POP & ROCK



"The Beatles live at the BBC."
Apple Records, lire 52.000 (prezzo indicativo)
di Lupus


Piccolo preambolo storico

I Beatles annoverano nella loro produzione una quantita` relativamente esigua di dischi "postumi", sempre che si vogliano far rientrare in questa categoria solo le edizioni ufficiali, quelle cioe` pubblicate da Apple -leggendaria casa discografica che credo non abbia bisogno di presentazioni- o con la supervisione della stessa. La quantita` di bootlegs relativi ai Beatles e` del resto sterminata, cosa ben strana in verita`, dal momento che i quattro, al contrario di gente come Zappa o gli stessi Stones, hanno pubblicato praticamente quasi tutto quanto a suo tempo registrato. Certo, sono rimasti gli scarti di studio, le cosiddette "outtakes": versioni di prova o semplicemente canzoni "venute male", brani completi di chorus e bridge ma per il momento privi di middle eight, arrangiamenti alternativi, a volte travolgenti, altre volte pasticciati, sempre e comunque interessanti per la comprensione del metodo di lavoro, svolto prevalentemente dai soli Lennon e McCartney, with a little help from George Martin. La maggior parte dei bootlegs e` andata a pescare in questo stagno, mentre altri se ne possono rinvenire nell' enorme (e sinceramente poco esaltante) mare magnum risalente ai demos dal vivo di "Let It Be", pezzi che sembrano suonati piu` per far passare il tempo che per produrre realmente qualcosa -e difatti si tratta per lo piu` di covers risalenti al decennio precedente, the glorious 50's. Rimangono da segnalare, inoltre, le registrazioni contenute nei celebri "Decca Tapes", ovvero il provino che i Beatles sostennero presso l'omonima major alla ricerca dell'agognato contratto discografico. Vennero respinti ("I complessini con la chitarra hanno fatto il loro tempo"), ma solo qualche settimana dopo riuscirono a firmare con la EMI e nel giro di due mesi erano in cima alla Top Ten (aneddoto: poco tempo dopo, l'ormai superstar George Harrison disse di Dick Rowe, il manager Decca che li aveva bocciati"Spero che quell'uomo si sia preso a calci fino a morirne", e c'e` di che sospettare che le cose siano andate davvero cosi`...!).
Tornando alla discografia "postuma"ufficiale, si segnalano solo tre dischi, tutti di notevole importanza storica e di diseguale qualita`: i primi due risalgono allo stesso periodo (1975-76): si tratta del famoso "Live in Hamburg", catturato rocambolescamente con un magnetofono tipo "Gelosino"(e si sente) nel 1960 (cioe` due anni prima del contratto con la EMI-Parlophone) e del frastornante ma incredibile "Live at the Hollywood Bowl", le cui registrazioni, mixate egregiamente da George Martin, illustrano invece l'apice della Beatlemania made in USA (1964-'65): cinquanta minuti di sforzi mostruosi dei quattro, che devono violentare la propria laringe per avere ragione, coi loro amplificatori, delle assordanti urla del pubblico femminile. Il disco in se` e` tanto affascinante quanto angosciante. Valore musicale cinque, valore emotivo dieci e mezzo. Dopo anni di voci di corridoio e spericolate illazioni a cura della stampa specializzata, vediamo uscire nel dicembre `94 questo "The Beatles Live at the BBC", doppio CD targato Apple, frutto del lavoro di Kevin Howlett, producer BBC e dello stesso inossidabile George Martin, il famoso (a ragione) "quinto Beatle".


Il disco (i dischi).

Come lo stesso Howlett spiega, si tratta di registrazioni risalenti per lo piu` al biennio 1963-'64, con una spruzzata di quel 1965 che vide le ultime, vere esibizioni live del gruppo (l'ultimissima, il concerto di Candlestick Park, a S. Francisco, ebbe luogo effettivamente nel `66 ma era lo strascico del tour precedente). Ci troviamo dunque davanti a una sessantina di pezzi, alcuni dei quali sicuramente gia` editi in distribuzione pirata, inframmezzati da brevi interviste che da`nno l'occasione ai quattro di movimentare il tutto con gustose spruzzatine dell'umorismo "goon", tipicamente liverpooliano, a loro tanto caro. I nastri provengono, com'e` facile intuire, da esibizioni dal vivo effettuate negli studi della BBC, intese come operazioni promozionali: pur non esistendo allora altri canali radiofonici ("Radio London"e le sue imitazioni "illegali"nacquero e prosperarono solo intorno al 1966) era gia` frequente l'abitudine di offrire una promozione al prodotto disco effettuando mini spettacoli dal vivo che dessero ragione di potenza e potenziale di un gruppo (in questo senso i Beatles, allenati e preparatissimi alla dimensione live, offrivano una indiscussa garanzia di qualita` e di "pulizia sonora" all'operazione; altri gruppi, come per esempio i Kinks e gli Who, avrebbero certamente posto dei problemi non indifferenti). Al di la` della valutazione di ogni singolo pezzo, operazione esegetica sicuramente legittima ma troppo onerosa e certamente bislunga, e` opportuno fermarsi a considerare schematicamente i tre punti cardine criticamente riscontrabili che sorreggono le registrazioni in esame.

1) La qualita` tecnica audio di quest'opera e` buona. Attenzione, il giudizio positivo va inteso in termini relativi, poiche`, pur essendo stati i nastri rimasterizzati nonche` processati elettronicamente con mezzi indiscutibilmente all'altezza della situazione, essi non hanno -ovviamente- nulla a che vedere con quanto viene registrato e dato alle stampe oggi. Alcuni pezzi sono abbastanza fedeli, altri meno. Tutti, comunque, appaiono deficitari di quel beneficio, oggi scontato, come la stereofonia. Ma, come viene riportato in copertina, e` l'importanza storica cio` che qui conta realmente. E, del resto, i Beatle-fans si sono dovuti accontentare, negli anni, di tali e tanti fruscii che questo live li fara` perlomeno gridare al miracolo.

2) I due CD contengono pezzi editi ed inediti, tutti comunque in versione live. Nonostante i passati rumori della stampa, restera` deluso chi si aspettava in questo "ultimo rigurgito beatle"un'altra riserva di nuove, memorabili melodie firmate Lennon-McCartney. In queste due ore di musica non si potranno rinvenire nuove stupende "Strawberry Fields Forever"o comunque sconosciuti capolavori originali opera della suddetta coppia. Grande spazio alla selezione viene dato alle covers, che sono in nettissima maggioranza rispetto alle canzoni originali. Cosi`, accanto alle pluricelebrate "Hard day's night"e "All my loving" (quest'ultima presentata in una versione effettivamente strepitosa), il tono generale dell'album assume caratteristiche sostanzialmente Country & Western, a volte Rhythm & Blues, spesso Rock `n' Roll, e solo sporadicamente viene esplorato il versante autenticamente "Beatles", quell'impasto originale cioe` tra modi blues d'oltreoceano e il classico beat britannico confezionato tra il fiume Mersey e il"Reeperbahn"di Amburgo. Inutile dirlo, nella marea d'interpretazioni di pezzi di artisti americani fine anni `50, c'e` anche di che storcere la bocca. Carl Perkins, Chuck Berry, Little Richard ed Elvis Presley sono gli autori il cui repertorio viene maggiormente saccheggiato dai quattro, con esiti alterni. In effetti un autentico inedito originale Lennon-McCartney c'e` ("I'll be on my way") ma si tratta di brano gia` da tempo reperibile in versione di studio via bootleg, e comunque e` poca cosa.

3) Nonostante le apparenze, questo non e` un disco dei Beatles, ma del solo John Lennon. Tutte le virtu` di questo doppio album appartengono indiscutibilmente a lui, i difetti agli altri tre. Non tutte le canzoni qui presentate possono essere belle in se`, riuscite, accettabilmente suonate od arrangiate dal gruppo ma se c'e` una cosa che non puo` mai essere messa in discussione e` l'interpretazione di colui che, allora, era ancora formalmente il "capo del complesso". Non e` di chi scrive la vocazione a santificare l'opera omnia o la personalita` di Lennon (ed anzi, personalmente trovo insopportabile il suo lavoro post Beatles con l'eccezione di due soli albums), ma in questo disco e forse soloin questo - si parla solo di doti di performer, lasciando perdere il versante compositivo - si da` come piu` che ampiamente dimostrata la tesi secondo cui John Lennon e` stato indiscutibilmente non solo di gran lunga il miglior cantante all'interno degli stessi Beatles, ma anche il piu` grande vocalist della storia del Rock. E non sembri affermazione esagerata: basta solo dare un ascolto alle incredibili interpretazioni, vicine o lontane dalle sue corde personali, di pezzi che vengono addolciti o scarnificati, fatti a brandelli o coccolati con registri che non appartengono solo alla propria innata fisicita` vocale, ma che sono indici di gusto senza pari, sensibilita` ed intelligenza musicale fuori dalla norma. Le prestazioni soliste di Paul McCartney in questo senso sono tutte su un altro livello, molto ma molto piu` ordinario: la voce flautata scade in un impiastro di melassa ed il piglio rock and roll si trasforma in un'autocaricatura allo zibibbo che, nei rari momenti in cui non e` imbarazzante, assume fatalmente i toni grigi dell'inutile, in ragione anche di "classici di repertorio"provenienti dal cabaret o dall'equivalente inglese dell'avanspettacolo. Persino George Harrison (che nei dischi dei Beatles deve aspettare il 1968 per poter dire di aver imparato a cantare) sembra ottenere risultati migliori, ed in effetti e` a lui che vien dato spazio maggiore dopo che a Lennon. Le performances vocali del quale, ripetiamo, valgono da sole l'acquisto del disco. Per quanto riguarda l'esecuzione strumentale, e` risaputo che i Beatles non sono passati alla storia per essere dei virtuosi dei loro rispettivi strumenti (pur essendo in ogni caso abbastanza originali ed eclettici nell'uso degli stessi da supplire a tale mancanza) ma degli onesti mestieranti, teorici della funzionalita` rispetto all'architettura dei pezzi.
Per dare a Cesare quel che gli e` proprio, Paul McCartney e`, anche qui (come cioe` in tutta la discografia Beatle), l'unico che possa conferire al proprio strumento una certa estrosita`, non disgiunta dalla raffinatezza di una musicalita` tutta innata. Lennon e` comprensibilmente relegato ad una ritmica elementare, visto anche lo sforzo vocale, mentre Harrison suona una chitarra guida i cui stentati cromatismi sembrano essere stati cuciti a tavolino, tanto sono pedissequamente fedeli alle versioni originali. Qualche frase incerta, pericolosamente in bilico sul crinale della stecca, ogni tanto c'e`, ma considerando che George era allora poco piu` di un teen-ager, e` tutto sommato perdonabile. Chi sconvolge e` Ringo: il batterista piu` bistrattato di tutti i tempi (e forse qualche motivo c'era anche) suona in modo usualmente mediocre per il 99% del tempo, pero` poi in un pezzo ("I'm gonna sit right down and cry over you") tira fuori dei numeri assolutamente insospettabili: penso che nessuno possa credere che chi suona in quel pezzo sia il buon vecchio Starkey: e invece, incredibilmente e` proprio lui! In nessun pezzo dei Beatles si e` mai sentita ne` mai si sentira` una batteria del genere (tra l'altro anche abilmente microfonata): improvvisi stop ritmici intervallati da sonore rullate superveloci che partono una via l'altra con contorno di tocchi a tom e charleston dosati con sapiente mestiere. Una vera sorpresa.

In conclusione, chi scrive e` convinto che "The Beatles live at the BBC"sia testimonianza storica assolutamente imperdibile e comunque dotata di godibilita` notevole (sempreche` si vogliano accettare i presupposti sopraelencati) ma che non sia disco da regalare a chi i Beatles non li conosca meno che bene. Non si tratta di un'esotericita` da fanatici, ma chi non ha ancora avuto modo di apprezzare appieno il piu` grande fenomeno musicale del secolo non potra` certo farlo a partire da questa raccolta.