ARTE



Omaggio ad Alberto Burri
di Matteo Reale


Alberto Burri e` da considerare il massimo esponente della pittura italiana del dopoguerra insieme a Lucio Fontana, e uno dei maggiori del secolo: il suo posto e` accanto a quello di De Chirico, Modigliani e Morandi. Ma a differenza di questi ultimi egli si dedico` (tranne una parentesi iniziale) esclusivamente all'astrattismo.
Nasce nel 1915 a Citta` di Castello, in Umbria, al confine con la Toscana e a pochi Kilometri dalla citta` natale di Piero della Francesca, Borgo S. Sepolcro. L'inizio della sua carriera artistica e` decisamente anomalo: compie studi scientifici (si laurea in medicina a Perugia) e scopre la sua vocazione solo durante la reclusione in un campo di prigionia. Viene infatti catturato catturato dagli Alleati durante la Seconda guerra mondiale e trasferito a Hereford, in Texas, dove inizia a comporre le prime opere di stampo figurativo. Al ritorno in patria si trasferisce a Roma, dedicandosi esclusivamente alla pittura ed espone i primi lavori nel 1947 e nel 1948.
E' pero` dopo un viaggio a Parigi, dove si immerge nella contemplazione delle avanguardie (Klee, Miro`, Arp), che opera la radicale svolta astrattista. La critica ha indicato il suo soggiorno nella capitale francese come il momento determinante della sua nuova ispirazione, ma l'unicita` del percorso di Burri sembra escludere delle influenze dirette. In ogni caso dal 1950 l'artista inizia a creare le rivoluzionarie tele "materiche": il Gobbo, il Sacco, il Nero. Le tele sono dette materiche perche' e` la materia grezza a costutuire l'elemento portante della composizione, e anche l'elemento trasgressivo. Il Sacco, per esempio, e` fatto di pezzi di sacco cuciti insieme a mano a cui l'artista ha aggiunto colore, creando una specie di piaga sanguinolenta attaccata con il Vinavil alla tela. Il ricordo dei collages surrealisti potrebbe trarre in inganno: non si tratta piu` di una tridimensionalita` accennata, ma evidente: l'opera non allude ma presenta, si offre con le sue lacerazioni e le sue contusioni.
La grande novita` e` quindi nel considerare i pezzi di materia "strappati alla vita" come dotati di valore estetico intrinseco. La materia e` bella, e` viva, non e`, nella nostra epoca, disprezzabile e lontana dall'arte, anche se reca su di se' i segni di una violazione, di uno stupro che l'uomo compie nei suoi confronti nel momento in cui l'assoggetta ai suoi bisogni. Siamo ormai lontani dal "ready-made" di Marcel Duchamp, il quale prendeva oggetti della nostra realta` e ne faceva delle opere d'arte (come il famoso Orinatoio), perche' Burri, intervenendo sulla materia bruta, non crea il valore artistico ma lo svela.
In questo periodo, siamo ai primi anni 50, aderisce al gruppo "Origene" con Ballocco, Capogrossi e Colla. Successivamente si dedica a nuove composizioni come i Grandi Sacchi, i legni e i ferri. Intanto giunge il riconoscimento della critica e del mercato internazionale. Le cosiddette "combustioni" segnano un altro momento importante della sua opera: sono tele su cui plastica di diversi colori viene bruciatalentamente sotto il controllo dell'artista: la plastica si rapprende, si fa su di se', si buca, dando forma, o sarebbe meglio dire vita, a composizioni sempre nuove. Nei primi anni 70 e` invece la volta dei bellissimi Cretti bianchi e neri: terra segnata di crepe e screpolature. Gli ultimi anni sono riservati ad opere piu` fredde ed eleganti, colorate e geometriche.
Con Burri e` scomparso l'artista piu` rappresentativo del recente panorama italiano. Le oltre 2000 opere eseguite in 50 anni di fervida attivita` hanno permesso all'arte nostrana di essere conosciuta, apprezzata e valorizzata in tutto il mondo, ponendosi alla testa del rinnovamento culturale del dopoguerra.