RECENSIONI



Marlen Haushofer,"La mansarda"
Edizioni e/o, lire24.000
di Laura Carafoli


Marlen Haushofer (Frauenstein,1920- Steyr,1970) scrisse questo romanzo nel 1969 e l'anno dopo mori` di cancro. La mansarda (pubblicato nel 1994 dalle Edizioni e/o) e` quindi il suo testamento artistico-spirituale, ma e` anche un illuminante e disperato percorso esistenziale. Raccontare le vicende della protagonista di questo libro porta inevitabilmente alla biografia della stessa autrice: Marlen come la donna del romanzo ha trascorso la propria vita nell'apparente tedio di una famiglia borghese nel dopoguerra austriaco, nei ritmi monotoni della routine coniugale, nel ristretto giro di amicizie di una citta` di provincia. Ed e` proprio questa la materia narrativa del romanzo, che si divide in sette capitoli che hanno per titolo i diversi giorni della settimana. Ogni giorno e` dedicato a varie faccende domestiche, a visite non desiderate, alle innocue preoccupazioni per il pranzo o per i figli. Ma ogni piccolo gesto, ogni banale azione o cruccio sono accompagnati da terrificanti considerazioni, da ossessivi pensieri espressi con un filo di voce ma dal potere devastante. Il libro diventa cosi` un diario intimo della disillusione, della oppressione, della mortificazione: un calvario quotidiano.
Questa casalinga, educata ad una silenziosa rassegnazione ma tormentata al punto da far urlare tutta la sua anima, trova dei momenti di stordimento, di pace provvisoria, all'interno di un luogo solo suo: la mansarda. In questa piccola stanza puo` dedicarsi a quello che suo marito superficialmente chiama "hobby", ma che in realta` ha piu` il sapore di un'essenziale pratica per non soccombere: disegnare insetti ed uccelli. Da anni ormai l'interrogativo che la assale quando ha in mano la matita e` lo stesso: "come faccio a disegnare un uccello che non sia l'unica creatura di questo mondo?". Tutti i volatili usciti dalla matita della protagonista hanno infatti in comune la desolante caratteristica di sembrare gli unici della loro specie. Nel desiderio di esorcizzare l'isolamento, che non e` sicuramente quello di una illustratrice, bensi` quello di una donna che per tutta un'esistenza ha dovuto lottare con la solitudine e l'indifferenza, e` concentrata forse l'essenza di questo romanzo. La vita e' tollerabile ed accettabile solo nella consapevole autosegregazione, fra le mura di una mansarda, per esempio. Le vicende narrate pero` non si limitano al presente, la Haushofer trova uno stratagemma per far rivivere anche il passato della protagonista, attraverso le pagine di unsuo antico diario rubatole che quotidianamente e misteriosamente la donna trova nella posta in grandi buste gialle. Ecco che fa irruzione un passato doloroso, legato ad una presunta sordita` momentanea. Allora la scelta fu ancora piu` radicale, la chiusura al mondo era coincisa con la chiusura isterica delle orecchie. Attraverso le pagine ritrovate si rivive un profondo senso di perdita e di disagio che pero` aiutera` la protagonista a disegnare, nel silenzio pacato della mansarda,"un piccolo drago dagli occhi gialli" al quale finalmente non servono gli altri, che sa stare anche da solo e che non e` piu` alla disperata ricerca di uno scambio di sguardi.