RECENSIONI



Luis Sepulveda, "Il mondo alla fine del mondo"
Guanda, lire 12.000.
di Vanamonde


Quando vedo un nome sudamericano sulla copertina di un libro, immagino istantaneamente pagine in cui non hanno posto le sfumature, i sentimenti esistono solo al massimo gradodella loro intensita`, gli eventi si suddividono in apoteosi e catastrofi; insomma, una specie di heavy metal letterario, privo di mezzi toni e di silenzi, che, se a volte colpisce, piu` spesso frastorna. Probabilmente questa immagine che mi si forma spontaneamente nel cervello e` causata da un pregiudizio infondato, dovuto alle mie esperienze negative. Cio` non toglie che sono rimasto particolarmente sorpreso quando ho aperto "Il Mondo alla Fine del Mondo" e sono stato catturato dalla prosa secca ed essenziale di Sepulveda. Il quale, a dire la verita` e` sudamericano per modo di dire: nato in Cile, ha passato buona parte della sua vita in esilio, parte in Europa, parte vagabondando per mare come militante di GreenPeace. E ha riversato parte delle sue esperienze in questo libro. Il quale parla appunto di un militante di Greenpeace, cileno emigrato in Europa, il quale un giorno
riceve una telefonata da un misterioso marinaio. C'e` una baleniera giapponese, la Nishin Maru, che sembra sia stata demolita, ma in realta` e` stata trasformata in una nave pirata per poter cacciare impunemente le balene al largo della Terra del Fuoco. A quella nave e` successo qualcosa, ma il marinaio non vuole rivelare cosa: l'uomo di GreenPeace dovra` vederlo con i suoi occhi. E' quasi tutta qui la trama di questo insolito romanzo, nel quale non succede quasi nulla, e viene detto molto poco, eppure ogni pagina emana lo spirito di secoli di avventure, il mistero di luoghi che sono tuttora tra i piu` selvaggi e solitari del mondo, e uno spirito ecologista intenso ma depurato da qualsiasi fanatismo e semplificazione. Si rimane stupiti di fronte all'energica essenzialita` di questo libro, e lo si legge di un fiato.