IL CONCORSO LETTERARIO DI FABULA



IL TACCHINO LETTERARIO

Bene, come promesso pubblichiamo il racconto vincitore del primo concorso letterario di Fabula. Chi ha avuto la pazienza di leggere l'editoriale, sa gia` di cosa si trattava: c'era un incipit, quello virgolettato, dal quale l'autore doveva sviluppare un racconto il piu` possibile coerente.
Devo dire che questa iniziativa ha riscosso un discreto successo: nelle mani della giuria sono giunti trentacinque testi concorrenti al premio consistente in un tacchino, e la scelta non e` stata semplice.
Quella che segue e` la cronaca fedele della drammatica seduta finale della giuria di Fabula.
Lunedi` 27 febbraio 1995 alle 22.30 in un luogo imprecisato, si riunivano le seguenti persone: Lupus, Figiazzi, Emilio Capodeskj, Ippo Condrio e Michele Ridi per quella che essi stessi definivano "la riunione finale".
Ognuno dei partecipanti portava con se' un foglietto sul quale erano scritti i giudizi su una ristretta cerchia di finalisti, scelti questi ultimi in altre estenuanti e drammatiche sedute.
All'inizio l'atmosfera era serena, i giurati sedevano tranquilli chiaccherando del piu` e del meno, ma poi improvvisamente qualcosa cambio`: Lupus pronuncio` la fatidica frase "Allora, cominciamo?".
I sorrisi si spensero, gli sguardi si fecero piu` attenti. Tutti i giurati presero in mano i propri foglietti e li lessero, tutti tranne uno a dire la verita`, e fu subito chiaro che esisteva un conflitto. Si` perche', se non c'erano dubbi sul terzo classificato e sul premio speciale della giuria, primo e secondo erano esattamente a parimerito: due a due. Si rese necessaria dunque l'opinione del quinto giurato che fino ad allora aveva voluto rimanere neutrale. Ma ancora non si riusciva a decidere perche', come e` umanamente comprensibile, il quinto giurato non se la sentiva di porre, lui solo, la parola fine al Tacchino Letterario.
E allora si decise per una lettura ad alta voce dei due testi in questione, una specie di ballottaggio. Al termine della lettura la decisione era presa, all'unanimita`: aveva vinto Pacioni, autore di un "tacchino" davvero notevole e scritto bene.
I giurati a quel punto se ne andarono ognuno per la propria strada, ognuno provando quella strana sensazione di gioia mista a tristezza. La gioia di aver concluso qualcosa e la tristezza di non aver piu` nulla da concludere.
M.R.