SOCIETA`



La televisione dei sogni
di Laura Carafoli


Un ragazzo di 16 anni, dopo una scossa di terremoto, esclama:"Caspita ragazzi era proprio come in TV!". Alcune persone ad una manifestazione si annoiano e dicono:"Avremmo dovuto restare a casa a guardarla in TV. Sarebbe stato piu` divertente"."Dieci persone assistono ad una violenza nei confronti di una giovane donna e guardano passivamente, nessuno si muove in suo aiuto, come se si trattasse di un inquietante programma televisivo". L'elenco di situazioni similipotrebbe essere esteso all'infinito perche` una volta che l'artefatto mondo televisivo viene a far parte della realta` dello spettatore, il mondo vero e proprio risulta essere l'ombra dell'iperreale universo elettronico. Gli eventi quotidiani aquistano un'alone di noia e pallore tanto che a volte non gli si attribuisce alcun valore. La linea di confine tra reale ed irreale si fa indistinta, e tutto cio` che fa parte della vita assume le caratteristiche di una visione.
I soliti studi sociologici e psicologici attribuiscono la colpa di queste deleterie conseguenze soprattutto ai contenuti dei programmi televisivi; si giudicano indecenti o violenti certi spettacoli, si moralizza vagheggiando censure d'ogni tipo. Queste posizioni (peraltro indispensabili) purtroppo non colgono il problema alla radice o se lo colgono non se ne occupano abbastanza a causa di intricati giochi d'interesse. La faccenda e` prima di tutto neurocerebrale, legata insomma allo stesso atto del guardare le immagini elettroniche presentate sullo schermo e al modo con cui l'occhio le recepisce. In questione e' la stessa televisione come mezzo tecnologico, non tanto la qualita` e la quantita` del suo messaggio. Nella vita reale noi percepiamo, grazie alla fovea (la parte dell'occhio che permette la messa a fuoco piu` nitida), solo una piccolissima parte dell'ambiente che ci circonda. In TV, invece, vediamo nitidamente anche il piu` sconfinato dei panorami senza che la visione periferica arrechi alcun disturbo. Se nella vita reale siamo distratti dalla periferia, nelle immagini televisive la nostra attenzione e' focalizzata al massimo. Unita a questa concentrazione puntuale c'e' anche un'altra caratteristica delle immagini televisive: la mobilita` dei contorni (sebbene lo spettatore non ne sia cosciente). Il movimento di cio` che vediamo non fa che catturare maggiormente la nostra attenzione, perche' l'occhio (e` scientificamente provato) fissa con maggior intensita` gli oggetti mobili piuttosto che quelli fermi. La diretta conseguenza di cio` e' il perenne stato di fuori-fuoco in cui si trova il cristallino quando guarda la TV. Si e' osservato che questa e' la stessa situazione che si accompagna agli stati detti "sogni ad occhi aperti", alle fantasticherie diurne. Ecco che il materiale percepito dalla TV assume un'aria di irrealta` dal sapore onirico assolutamente attraente.
Questo spiega l'ipnotico fascino che qualsiasi immagine elettronica possiede. Prima di essere attratti da un programma lo siamo dalla tecnologia televisiva stessa: questa e` l'evidenza dei fatti in tutto il suo devastante potere. Tutti i dibattiti etici o pedagogici arrivano solo dopo e non possono che prendere atto di una situazione invincibile (a meno di non far fare la fine alle televisioni che e' toccata ai libri in "Farenhait 451"). Avviene un vero e proprio adescamento giocato piu` sulle percezioni che sulle intellezioni. Noi non siamo che passivi recettori di quelle elettroniche lusinghe.
Uno sfondo azzurro cielo, un volto colorito e sorridente che ripete la stessa filastrocca ogni giorno alle stesse ore con lo stesso piglio, toni che danno carica e coraggio, una musica combattiva, risorgimentale, sempre la stessa.... ecco l'atmosfera ideale per qualsiasi dolce sogno ad occhi aperti. Solo cosi` si inducono gli spettatori a comprare dei prodotti ed e` cosi` che si vincono anche le elezioni nella nostra sfavillante epoca di utenza televisiva!
Non abbiamo bisogno di altre "certezze". O no?

BIBLIOGRAFIA:

Marie Winn, "La droga televisiva", Ed. Armando
Marshall Mc Luhan, "Medium e` il messaggio"