CLASSICA

Intervista ad Aldo Ciccolini
di Artaserse.


L'intervista che abbiamo fatto ad Aldo Ciccolini, celebrato pianista napoletano (ma francese da molti anni, ogni tanto gli scappano gallicismi del tipo: "Mi ha appreso" anziché "insegnato") è anomala. Sbocciata, in libertà e franchezza, da una lunga ed impegnativa seduta al ristorante, essa, più che intervista giornalisticamente "tesa", è ciacola, chiacchierata, cazzeggio sul più e sul meno. Pettegolezzi come se piovesse (mai maligni, Perù: e dopo vedrete perché). Come ricorda lo stesso Ciccolini: "Il pettegolezzo E` il sale della vita. Me l'ha insegnato Vitale". Chi era Vitale? Calma.
Ciccolini. Un anello per mano, un braccialetto d'oro al polso sinistro, una giacca rossa, una cravatta elegante, i capelli bianchi un po' scompigliati. Una età non troppo verde. E una condotta "da signore", così, in generale, tanto "dal vivo", fuori dal "lavoro", quanto alla tastiera (cioè "al lavoro"), sulla quale, da decenni, e con la medesima classe, offre Scarlatti, Beethoven, Schubert, Liszt, Satie, d'Indy, Debussy e una selva di amatissimi "minori". Spicca, fra questi, Mario Castelnuovo-Tedesco, instancabilmente in repertorio (quasi solo nel suo; non c'è pianista italiano che si ricordi, nemmeno nel centenario della sua nascita, del più famoso degli allievi di Pizzetti. A proposito, chi era Pizzetti? Vabbè, un'altra volta...).
I suoi gusti musicali? Citiamo alla rinfusa: detesta Schostakovic, "insopportabilmente prolisso"; Ashkenazy: "un pessimo direttore d'orchestra, uno dei peggiori che io conosca. Come faccia, poi, a dirigere e suonare contemporaneamente, non so"; ama Rota, ma soprattutto Morricone. Ma a questo punto bisogna dire due cose: la prima è che questi giudizi non sono mai tranchants e imperativi, bensì espressi col massimo della naturalezza e della gentilezza (per quanto sembri incredibile, vista l'apparente perentorietà delle affermazioni); la seconda, che nell'intervista che segue di musica in senso stretto si parlerà ben poco.

-Quando lei è nato, un pianoforte in casa c'era già?

"Sì, lo suonava mio padre, e poi le mie due sorelle".

-Suo padre era un dilettante?

"SI`, e direi piuttosto bravo".

-A Napoli, da ragazzo, dove ha studiato?

"Al Conservatorio".

-Ha studiato anche direzione d'orchestra?

"SI`. Mi sarebbe tanto piaciuto fare la lirica. Ma non ho potuto, mi accorsi, da solo, che non sarei stato in grado".

-E perché?

"Perché mi è sempre mancata la naturalezza, la spontaneità dell'attacco in levare. Smisi subito".

-Lei ama parlare di musica e di musicisti? Non la infastidisce parlare del suo lavoro?

"Non sono nevrotico, se è questo che intende dire. Possiamo parlare liberamente di tutto quello che vogliamo. Del resto, noi musicisti non siamo delle star, non è che la gente ci fermi per strada. In questo senso, credo, siamo poco autorizzati a comportarci da nevrastenici".

-Ecco: le è mai capitato di essere fermato per la strada? Per esempio in Francia, dove vive da molti anni e dove dovrebbe essere piuttosto conosciuto?

"Dunque...sì, un paio di volte".

-E cosa successe? Mi può raccontare?

"La prima fu un ragazzino, a Parigi, in un negozio di dischi. Era uno studente di musica, se non sbaglio. Mi chiese se potevo fargli un'autografo. Certo, risposi, perché no?".

-E la seconda?

"Fu con un tassista, sempre a Parigi. Arrivato alla fine della corsa, chiesi quant'era. E sa cosa mi disse? "Nulla, maestro". Ma io non potevo assolutamente accettare. Dovetti insistere".

-Lui cedette?

"Non ci pensava nemmeno. Cedetti io. però gli dissi chiaro e tondo che in cambio doveva accettare, quantomeno, un invito a cena".

-Accettò?

"SI`. Parlammo tutta la sera".

-Che persona era?

"Una persona molto "media", culturalmente parlando. Uno della piccola borghesia decaduta, che faceva il tassista per campare".

-Un ascoltatore di classica?

"SI`. Amava molto Wagner, e lo ascoltava anche in macchina".

-Non è commovente, in fondo, che uno non voglia essere pagato perché ammira la tua arte e quindi si inchina, quasi si prostra, ad essa?

"Oh sì, in assoluto, sono perfettamente d'accordo. E' una delle cose più commoventi che ci siano. Ma anche delle più umilianti e prostranti, appunto. Ed è per questo che lo invitai fuori a cena. Non volevo che si umiliasse troppo, non sarebbe stato giusto".

Mangia con grande calma. Arriva il cameriere per il secondo. Ciccolini dice di non poter prendere carne. Si accontenterà di un piatto di formaggi ("Ma niente grana o pecorino, per favore"). E' vegetariano?

"Si, sono buddista".

Questa, credo, la sanno in pochi. "Buddista? E perché? E da quando?".

Lui, placido come al solito: "Non lo sapeva? Ma non saprei dirle da quando, esattamente. Ormai è storia di moltissimi anni fa. Buddista mi sembra, quasi, di esserlo sempre stato".

-Il primo contatto però se lo ricorderà...

"Mah, vagamente. Abitavo ancora a Napoli, ero un ragazzo, conobbi uno studente di Calcutta...".
Forse è per questo (anche per questo) che la sua serenità pare intoccabile. "Non ho mai parlato male di nessuno, nemmeno alle sue spalle". "Non voglio male ad anima viva, non porto rancori". E via così.

-Niente risentimento, dunque. Nemmeno verso i critici che l'hanno recensita male?

"Oh no! Poverini, fanno il loro mestiere, in fondo informano anche loro, quasi come i giornalisti normali".

-Legge sempre le recensioni che la riguardano?

"SI`, il mio agente le raccoglie e me le spedisce via fax. Le leggo tutte".

-Mai un'arrabbiatura?

"No".

-Nemmeno un sorriso ironico sotto i baffi, del tipo: questo non ha capito un'acca, cosa scrive a fare?

"No. Solo una volta, a Napoli, ricevetti una recensione sotto forma di attacco personale. Una cosa violentissima".

-In pratica, uno che ha preso a pretesto il fatto musicale per dare addosso a lei.

"Esattamente. Non l'ho ancora dimenticato, ma non è che porti rancore".

-Lei era allievo di Vincenzo Vitale, il grande didatta napoletano?

"No, eravamo solo molto amici, legati da una intimità assoluta. E il bello è che i suoi allievi non dovevano sapere nulla. Ogni tanto mi diceva: 'Aldo, 'amm'anciucià', che significa: 'Aldo, dobbiamo chiacchierare, spettegolarè"-

-Perché questa separazione fra lei e gli allievi di lui? Forse perché Vitale era "il professore" e basta?

"SI`, per lui contava molto la separazione dei ruoli".

-Quindi non è mai stato suo allievo. Perché?

"Lui, veramente, me lo ha proposto. Ma io non potevo accettare. Gli dicevo: Vincè, se lavorassi con te con ti sopporterei più. A me andava di continuare a frequentarlo fuori dal lavoro. Abbiamo passato insieme dei momenti indimenticabili. L'ultima volta che lo vidi fu a Capri. Mi diceva: 'Aldo, non fare lo stupido, operati al cuore, non fare come mè. Non mi sono mai operato. Vincenzo morì due mesi dopo".

-Ci sono pianisti che, ovunque vadano, si portano dietro lo strumento prediletto. Anche lei?

"No, amo troppo il mio pianoforte per portarmelo dietro, sballottandolo di qua e di là. Suono su quello che capita".




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