La via dell'arte
di Michele Ridi


"Il nichilismo è davanti alla porta:
donde ci viene questo che è il più
inquietante degli ospiti?"
Friedrich Nietzsche, "La volontà di potenza"


Leggendo adesso questo passo di Nietzsche si prova qualcosa di inusuale: nelle parole del filosofo di Rocken si avverte una sorta di consapevolezza del destino della società occidentale, qualcosa di profondamente sentito, decisamente distante dal razionalismo di molti pensatori, come dire, più "tradizionali". Già perché Nietzsche non utilizza un'esposizione canonica nell'espressione delle proprie idee: è visionario, profetico, parla per immagini. Forse uno dei motivi che rendono la lettura di Nietzsche così suggestiva è proprio il modo di scrivere del filosofo tedesco, una scrittura sempre al confine tra affabulazione artistica e razionalità filosofica; come a voler affermare la possibilità di un punto di contatto tra arte e filosofia. E in effetti troviamo spesso in Nietzsche accostamenti dei due ambiti, o meglio, troviamo alcune definizioni del genio artistico che fanno di quest'ultimo un "visionario illuminato", un individuo in preda ad una "ebbrezza dionisiaca", ad un sommovimento interiore che lo rende improvvisamente partecipe di una Verità.
Quello che però sorprende maggiormente chi vi scrive, è la constatazione che molte delle "profezie"nietzchane si siano effettivamente verificate, almeno alcune delle più importanti, prima fra tutte quella sul nichilismo. Nietzsche, con un secolo di anticipo, aveva definito con una precisione inquietante l'atteggiamento dominante del `900.

Ma cos'è il nichilismo? Essere nichilisti significa smettere di credere nell'esistenza di valori incontrovertibili, in una parola smettere di credere nell'esisitenza di un "senso"delle cose.
Il nichilismo come atteggiamento generalizzato è dunque la caduta dei valori, o meglio, della nostra fede nei valori; ciò che prima era solida certezza, improvvisamente non lo è più, è solo un modo come un altro di guardare alla realtà. Un po'quello che è successo con l'affermazione del sistema copernicano, la terra è improvvisamente rotolata ai margini dell'universo, e con essa l'uomo. L'uomo in questa condizione è sottomesso al dominio dell'effimero, del provvisorio; c'è una totale accettazione passiva dello stato delle cose, nessuna reazione, solo rassegnazione di fronte alla caduta dei valori. Psicologicamente l'impatto è devastante, la caduta di certezze che caratterizza la storia di questo secolo (si pensi alla teoria della relatività, alle geometrie non-euclidee) rende l'uomo simile ad un essere che cammina su un campo minato e si accorge di avere in mano una mappa sbagliata, ogni passo è un passo verso l'ignoto. Con una prospettiva del genere, sarà più che comprensibile che l'essere in questione decida di stare fermo dove si trova e rimanga paralizzato nella rassegnazione della propria impotenza. Nietzsche proponeva come superamento del nichilismo la tanto discussa teoria del "Superuomo", una teoria spesso interpretata, (grazie soprattutto alle edizioni "distorte"della "Volontà di potenza") come teoria di destra, la base ideologica delle dittature della prima metà del secolo. Ma se prescindiamo dalle interpretazioni politiche degli scrittidi Nietzsche e li consideriamo dal lato filosofico, ci accorgiamo che il "Superuomo", non è altro che un uomo che ha il coraggio di accettare l'assenza di una scala dei valori, in pratica un uomo che reinterpreta il proprio tempo e la propria esistenza; nel paragone che abbiamo fatto poco fa, un uomo che butta via tutte le mappe e ricomincia a camminare guidato dall'istinto. E'l'individuo che rinasce dalla propria disperazione, che, paradossalmente, accettando il non-senso restituisce il senso perduto all'esistenza.

A questo punto è lecito da parte di chi legge chiedersi il motivo di una così lunga digressione sulla filosofia nietzchana. La mia risposta è già implicitamente contenuta nella prima parte di questo editoriale e nell'editoriale del numero precedente. Dalla lettura di alcuni passi della "Volontà di potenza"si può trarre un'indicazione che a mio avviso ci riguarda molto da vicino: la superiorità dell'atteggiamento "artistico"verso l'esistenza rispetto a quello tradizionale. Nelle prime righe di questo articolo, ho fatto riferimento alla concezione nietzchana del genio artistico come essere ebbro; bene, secondo me la lezione che dobbiamo trarre da Nietzsche consiste nel comprendere che quell'ebbrezza, quella sorta di delirio che "prende possesso"dell'artista al momento della creazione è una delle chiavi fondamentali per ricominciare a camminare nel nostro personale campo minato. Quella che viene delineata nelle pagine della "Volontà di potenza"è un'ebbrezza liberatoria perché consente di uscire dalla prigione razionalistica, è un modo finalmente estetico di osservare la realtà. L'artista possiede la chiave per superare il nichilismo, nel comprendere la relatività dell'esistenza, egli afferma il proprio essere, e allora il vuoto di senso viene colmato dall'arte.

A questo editoriale ho voluto dare come titolo "La via dell'arte", un titolo impegnativo, ma credo che cominci ad essere chiaro quello che intendo sostenere. L'arte è spesso considerata un privilegio di pochi, una sorta di dono soprannaturale che pochi uomini hanno la fortuna di possedere. E'ovvio che questo discorso resta valido fintanto che per arte si intenda la capacità di creare il capolavoro; ma cosa succederebbe se intendessimo con la parola arte "soltanto"la possibilità di "vedere"la realtà con gli occhi dell'artista? Allora è evidente che forse dovremmo modificare le nostre posizioni: l'artista rimarrebbe comunque un individuo raro, ma sarebbe estesa virtualmente a tutti quella possibilità di osservare da un'angolazione differente la realtà. In poche parole ciò che Nietzsche ci vuole dire è che l'uomo moderno ha assassinato la propria creatività artistica, ha rinunciato a muoversi guidato dal proprio istinto, dalla propria potenza creatrice. "Vedere"il mondo con gli occhi dell'artista significa reinterpretare tutto quanto si vede, ricostruire il senso attraverso il non-senso.
A mio parere uno dei meriti di Nietzsche è quello di aver messo in evidenza proprio questa caratteristica dell'arte: l'arte è una delle possibili vie di uscita dal nichilismo, dall'incertezza paralizzante che ci costringe all'accettazione dello stato di cose.
L'arte è la possibilità di reinterpretare la realtà per non esserne schiacciati, per non cadere sotto il peso dell'incertezza, del dubbio.




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