ARTE - MOSTRE Louise bourgeois: 1938-1995 Musee d'Art Moderne de la ville de Paris; Fondation Cartier pour l'Art Contemporaine di Matteo Reale Due appuntamenti con l'arte contemporanea hanno visto Parigi protagonista, questi ultimi mesi. Due spazi riservati stabilmente ad accogliere le opere di artisti che caratterizzano o hanno caratterizzato il nostro secolo nelle arti visive. Il primo, il Museo d'Arte Moderna della Città di Parigi, ospita già da alcuni anni retrospettive di studio e approfondimento; l'altro, La Fondazione Cartier, è nata nel 1984 e presenta, accanto a una collezione permanente che si arricchisce di anno in anno, esposizioni temporanee ma attente, in uno spazio moderno e accogliente. Iniziamo con il raccontare Louise Bourgeois attraverso le cinquanta sculture e gli ottanta disegni esibiti dal Museo di Arte Moderna, tra i quali gli ultimi "Ragni" giganti (1995), creati proprio per questa esposizione, ricordando come l'ottantaquattrenne artista sia stata premiata alla Biennale di Venezia del 1993 per il Padiglione Americano e le sue sculture siano state scelte dalla galleria Karsten Greve per l'apertura della nuova sede di Milano. Nata nel 1911 a Parigi, si trasferì nel 1938 in America, a New York. L'impatto con la nuova realtà e una più lucida presa di coscienza la portano di lì a poco, nel 1947, a scegliere definitivamente la forma della scultura e ad abbandonare la pittura e il disegno. Proprio le sculture esposte a Parigi mi hanno confermato le impressioni già avute alla Biennale e da Karsten Greve: opere di alto impatto emotivo, scaturite da una continua ricerca nel cuore dei turbamenti psichici, che dà vita a mostri dotati di una propria identità: Impotenza, paura, ossessioni aggressive, talvolta scontate, altre volte polemiche: la Bourgeois "èpate le bourgeois". E' perciò arduo descrivervi la "Cella (occhi e specchi)", 1989-1993, dalla cui stanza reticolare ci minacciano due grossi bulbi oculari e specchi di varie dimensioni il cui scopo non è quello di "rifletterci" e di "farci riflettere" ma di esibire, di ributtarci addosso una verità non più sopportabile. E' forte e irritante la visione della "Bambina", 1968, enorme pene in lattex, appeso, scarnificato e trafitto da fili di ferro. Queste modalità espressive nascono da un lavoro solitario, a contatto con artisti indipendenti e naturalmente con i movimenti femministi, che l'ha nascosta per molto tempo al grande mercato. Rigidità e autonomia si respirano anche dalla lunga confessione in video che fa da appendice alla mostra e che rivela la Bourgeois come una donna piena di sé e francamente antipatica, se mi è concesso (tanto so che me lo concedete). La consacrazione artistica le arriva solamente a 71 ani, grazie alla grande retrospettiva del Moma di New York del 1982. Ricordo per finire il bellissimo "Paesaggio dolce II", del 1967, una scultura in alabastro di un animale inesistente, senza testa, dalle molte mammelle, e accovacciato sulle zampe. Che sia un uomo? La Fondation Cartier, brevemente. E' installata dal maggio del 1994 in un splendido edificio in acciaio e vetro progettato dall'architetto Jean Nouvel, nel cuore di Montparnasse, dove un tempo sorgeva la villa di Chateaubriand. E' circondato da un giardino "Theatrum Botanicum", allestito da Lothar Baumgarten e non ancora terminato. Lo spazio espositivo su due piani, costituito da grandi sale per un'ampiezza di 1200 metri quadri, ha visto dal 23 giugno al 10 di settembre le opere di Jean Tinguely, di Bodys Isek Kingelez e di Tom Wesselmann. Le prossime esposizioni saranno dedicate a James Lee Byars, Vija Celmins, Thierry Kuntzel, dal 29 settembre al 10 dicembre. INDIRIZZI MUSEE D'ART MODERNE DE LA VILLE DE PARIS, 11 AVENUE DU PRESIDENT WILSON, 75116, PARIGI FONDATION CARTIER POUR L'ART CONTEMPORAINE, 261 BOULEVARD RASPAIL, 75014, PARIGI Interrogatorio su una retrospettiva dedicata a Costantin Brancusi Domande di Matteo Reale, Risposte di Matteo Reale DOMANDA: quando e dove si è svolta la retrospettiva? RISPOSTA: a Parigi, al Centre Pompidou, è cominciata la scorsa primavera ed è terminata alla fine di luglio. Il Centre Pompidou, noto anche come Beaubourg, è un centro polifunzionale, sede di mostre temporanee come quella di cui parliamo e di un ricco, anche se un po' confuso, Museo d'Arte Moderna, di una efficiente biblioteca su due piani. E' stato realizzato dagli architetti Piano e Rogers e un'opera del genere manca in Italia. D:e sarebbe così interessante da parlarne su Fabula Riview? e tu hai visto davvero la mostra? R: non troppe domande alla volta, per favore! Io l'ho visitata per conto della redazione, su specifico invito del nostro "diretur", visto che mi trovavo a Parigi. E comunque Brancusi è uno dei più grandi scultori di questo secolo. D: Chi è questo Brancusi? R: Brancusi è un'artista rumeno nato nel 1876 e trasferitosi ben presto, nel 1904, in Francia, per studiare all'Accademia delle belle Arti. Fu inizialmente colpito e ispirato dalle opere di Rodin, mostro sacro della scultura francese tra ottocento e novecento.(A proposito, bello anche il Museo Rodin). Ma già nel 1908, l'anno seguente al suo primo successo al Salon di Parigi, inizia ad abbandonare la rotonda classicità rodiniana, la purezza espressiva ma un po' statica, imprimendo una svolta "geometrica" al tratto delle sue linee. Si vedano i numerosi "Baiser", presenti anche al Centre Pompidou, nei quali segni e scanalature modellano in un abbraccio le passioni, ormai risvegliate, dei sensi e dell'anima... D: ferma la tua logorrea e spiegami perché fece questa svolta. R: perché erano gli anni dell'esplosione del Cubismo, di una rivoluzione espressiva fortissima. Le famose "Demoiselles d'Avignon" di Picasso sono proprio del 1907. E comunque Brancusi sentiva l'esigenza di ritornare a studiare l'arte popolare del suo paese d'origine, che lo ispirò anche gli anni successivi e che gli permise di approfondire i rapporti spaziali all'interno delle opere, la tensione emotiva ormai dichiarata, la semplicità ancestrale dei soggetti. In questi punti si salda l'incontro tra la modernità e l'arte primitiva e popolare. D: Addirittura! come le sai tutte queste cose? R: Naturalmente ho letto i testi informativi messi a disposizione dai curatori della mostra e mi sono informato io stesso. Tra l'altro l'allestimento era disposto in modo intelligente, lungo numerose sale che riunivano gruppi di opere riunite secondo un tema e secondo il percorso artistico dello scultore. D: allora parlami di questo "percorso". R: Brancusi scolpì materiali diversi, dal legno al bronzo al marmo. Il legno fu impiegato in opere di ispirazione religiosa o mitica: come "Adamo ed Eva", uniti in un unico blocco, dalle quattro labbra negroidi, che segna la riconciliazione degli opposti. Il bronzo e il marmo rappresentano soprattutto, anche se non esclusivamente, una fase di stilizzazione e raffinamento che lo portò a composizioni ovoidali, semplici e levigate, come "L'oiseau", la "Maiastra" (uccello mitico rumeno) o "Princesse X", per me le più pure e intense, che bilanciano la leggerezza della figura con la pesantezza della materia. Proprio con queste ultime, di cui scolpì molti esemplari durante la sua vita, raggiunse la popolarità internazionale tanto da meritare delle personali anche in America, nel 1926, nel 1933 e nel 1955. D: a quest'ora sarà morto, vero? R: Brancusi si spense nel 1957 a Parigi, dove lavorò sempre. Ancora oggi esiste, di fronte al Centre Pompidou, il suo piccolo laboratorio. I suoi strumenti di lavoro sono stati esposti alla mostra. D: credo che questo potrebbe bastare. Grazie. R: non c'è di che. |