POP & ROCK- RECENSIONI a cura di Lupus Blur, "The Great Escape". Food-Parlophone Questo disco ha indubbiamente dell'incredibile. Non piace al primo ascolto, tantomeno al secondo, al terzo ci si comincia a chiedere se non si sia stati vittima di un raggiro. Ma dal quarto ascolto in poi si comincia a vedere la luce, ed è una luce fortissima. "The Great Escape" è un lavoro capitale nella carriera dei Blur, un grande, bellissimo disco dedicato all'accuratezza, alla leggerezza, alla raffinatezza. L'equilibrio ritrovato tra "Modern life is Rubbish" e "Parklife", uno sfrontato omaggio a praticamente tutti i generi musicali "pop" esistenti, scolpito nella pietra con scalpello sapiente. E; indubbiamente, una grande lezione di arte pop. Hai visto il video di "Country House" e sei rimasto negativamente impressionato dalla sua apparente semplicità e banalità, ma se ascolti attentamente -e più volte- la canzone ti rendi conto che non è affatto semplice nè tantomeno banale. "Stereotypes", "Charmless man", "It could be you", "Yuko and Hiro" e naturalmente la grandissima "The Universal" sono spie di un talento da considerarsi ormai epocale, del tutto fuori da ogni arbitraria ed effimera generalizzazione pop, gemme che riscattano anche i momenti di maggiore insicurezza disseminati qua e là nel CD. Un disco forte e pieno che dura nel tempo e che è impossibile pentirsi di aver acquistato. RED HOT CHILI PEPPERS,"One hot minute" Warner I RHCP hanno fatto penare i loro fans per quasi tre anni, ma alla fine il tanto annunciato (e altrettanto rimandato) nuovo parto della loro immaginazione musicale è stato dato alle stampe. Meglio dire subito che non si tratta di clamorosa svolta artistica. Il basso di Flea pompa come e più di prima, la voce di Anthony Kiedis urlacchia e rappa come tutti ben sappiamo. "One Hot Minute" si sviluppa insomma sulle solite tre direttrici che nei RHCP abbiamo da tempo imparato ad amare: la prima è frenetica, pesantissima, pestatissima ("Warped"), la seconda, leggiadra, fluida, squisitamente pop e assolutamente ad uso e consumo delle stazioni FM ("Aeroplane", "My Friends"), la terza strambamente e, almeno musicalmente, intimista ("Pea"). Da segnalare la partecipazione al disco di John Lurie e la presenza di "Transcending" un pezzo eulogistico dedicato al prematuramente scomparso River Phoenix, grande amico di Flea e Kiedis. In definitiva, un buon disco a cui manca decisamente la scintilla della genialità ma che brilla per potenza e onestà di intenti. Non mira in alto, ma dove mira prende. MR. BUNGLE, "Discovolante" Warner A distanza di quattro anni dal loro incredibile ed annichilente esordio, i folli funamboli che compongono la "comunità musicale" americana di Mr. Bungle si sono rifatti vivi con un album ancora più pazzesco ed estremo del primo. Il tutto potrebbe non risultare chiaro, ma non lo sarà nemmeno dicendo che dietro a questo nome ed a sei pseudonimi si nascondono complesse, abilissime (e probabilmente celebri nelle loro reali identità) personalità musicali che hanno fatto della bizzarria e dell'eclettismo la loro bandiera. Parlare della loro musica è assolutamente impossibile: un miscuglio titanico a trecentosessanta gradi di tutto quanto l'orecchio umano abbia mai potuto ascoltare dagli albori della civiltà (almeno presumibilmente) ad oggi, un tentativo -fattosi ancora più radicale con questo disco- di esprimere l'inesprimibile e di suonare l'insuonabile che, ancor prima di concedere la possibilità di formulare un giudizio positivo o negativo, lascia allibiti. Una cosa posso dire con certezza: i musicisti del progetto Mr. Bungle sono certamente i migliori che mi sia mai capitato di ascoltare: il loro virtuosismo raggiunge vette inconcepibili. Trattandosi, come detto prima, di suonare l'insuonabile, bisognerà porsi nella condizione di voler ascoltare -spesso- l'inascoltabile: ecco quindi boati tremendi, rumori angoscianti, frammezzati da gentili melodie e organetti sommessi, vocalizzi virtuosistici e spaventosi gutturalismi. I riferimenti che, in sede di descrizione, si potrebbero fare richiamano alla mente le cose più radicali di John Zorn e i Naked City; il problema è che, davanti ai Mr. Bungle anche questi coraggiosi e difficili sperimentalisti sembrano esponenti del pop più zuccheroso e radiofonico. Ma più vado avanti a scrivere più mi accorgo dell'inutilità delle parole davanti a questo inascoltabile esempio di estremismo, evidentemente più sgradevole che gradevole, almeno secondo il senso comunemente dato questi aggettivi. Segnalo, in chiusura, la presenza di un pezzo cantato -se così si può dire- in italiano: "Violenza domestica" ("Escolta, escolta bene: sai che puoi fidarti solo di me, non ti crederanno mai: perché la tua lingua è mia e senza la lingua i denti non possono dire niente. Non sono mai stato cattivo come adesso.) |