I miei peggiori libri
di Michele Ridi


Credo sia giusto che anche io, in quanto direttore della rivista, dia il mio contributo a questa rubrica. E' chiaro che ciò' che qui si intende per "brutto libro" non è necessariamente un libro da non comprare, non leggere o così via; semplicemente è un libro verso il quale nutrivamo particolari aspettative, di cui ci avevano parlato così bene, ma così bene che non poteva davvero essere un brutto libro. Beh, penso che prima o poi tutti ci siamo trovati in situazioni simili, a me in particolare è capitato con Kitchen di Banana Yoshimoto. Ora, lo so che Kitchen è piaciuto quasi a tutti quelli che l'hanno letto (il quasi è riferito al sottoscritto), ma io proprio non sono riuscito a mandarlo giù'. Non so se sia dipeso dalla mia condizione psicologica del momento o da un vero e proprio difetto nel testo, fatto sta che questa povera ragazza ossessionata dalle cucine mi risultava intollerabile.
Un altro discorso va fatto per quanto riguarda Paso Doble di Giuseppe Culicchia. Chi ci segue, sa già che il libro in questione è stato oggetto di grandi lodi nel numero precedente. Ora, proprio in virtù dell'entusiasmo del collega Lupus, del cui giudizio letterario, va detto senza ironia, mi sono sempre fidato, ho intrapreso la lettura di Paso Doble. Inutile dire che mi aspettavo grandi cose, umorismo, profondità di pensiero, una satira graffiante della mentalità efficentista milanese e, perché no, anche qualcosa di originale. Invece mi sono trovato di fronte ad un libriccino un po' tirato via, sviluppato, secondo me, su un'unica idea, peraltro nemmeno originale. Non dico sia un libro da buttare, questo no, ma è molto lontano dall'essere un capolavoro di inventiva letteraria; dopo tre pagine si sa già che non c'è più nessuna sorpresa, nemmeno il finale, che nelle intenzioni dell'autore vorrebbe essere amaro: è tutto troppo facile facile, l'umorismo, la trama, l'idea, la psicologia dei personaggi. E' vero che ogni tanto ci si imbatte in qualche felice intuizione umoristica, però il tutto è condito da un'atmosfera da sit-com all'americana, mancano soltanto le risate finte. Insomma, se "I Jefferson" diventasse un libro, forse sarebbe un po' più interessante di Paso Doble.
Dovete sapere che io sono uno di quei lettori monomaniaci che quando "scoprono" un libro particolarmente interessante si buttano alla ricerca di tutte le altre opere dell'autore del libro in questione. Bene, due delle mie grandi passioni di gioventù sono state verso Hermann Hesse e verso Leonardo Sciascia, era dunque inevitabile che prima o poi mi imbattessi in qualche delusione. Per quanto riguarda Hesse la mia più cocente delusione si chiama "Viaggio in India"; attirato dall'argomento (era ancora più che vivo in me lo smisurato amore per "Siddharta") mi sono immerso nella lettura di quello che pensavo essere un resoconto di viaggio profondo e filosofico. Al contrario mi sono trovato di fronte ad un noiosissimo peregrinare per i territori dell'India, filosofico sì, ma, mi ripeto, noiosissimo. Ricordo che la mia lettura era a tal punto frammentaria che mi ero costretto a leggerlo in una posizione abbastanza "scomoda" per non rischiare di addormentarmi dopo due o tre pagine.
Sciascia è invece l'autore di "La strega e il capitano", altra grande delusione della mia vita; va detto che probabilmente in questo caso la colpa non è dell'autore ma del sottoscritto. Mi spiego. Il libro mi è stato regalato e quindi io non sapevo assolutamente nulla del contenuto, mi aspettavo un romanzo ambientato, che ne so, nel periodo dell'Inquisizione, una storia nella Storia. Invece "La strega e il capitano" non è altro che un saggio storico su un rapporto tra un capitano spagnolo e una donna accusata di stregoneria, il tutto basato su un manoscritto autentico. Nonostante fossi intimorito dalla quarta di copertina, iniziai ugualmente la lettura. Beh, anche in questo caso non so dire se per colpa di uno dei miei periodi anti-saggistici o per colpa oggettiva di quello che stavo leggendo, non sono riuscito ad andare oltre la ventesima pagina.
Sempre a proposito di libri dei quali non ho terminato la lettura, un discorso a parte merita "Il partigiano Johnny" di Beppe Fenoglio. Per un sacco di tempo mi sono sentito dire che il libro di Fenoglio rappresenta una pietra miliare della letteratura italiana, una di quelle letture obbligatorie insomma. Ho tentato. Niente. Ho ritentato. Ancora niente. Per ben due volte a distanza di anni mi sono dedicato al tentativo di leggere questo libro, questa pietra miliare, senza riuscire ad andare più in là di una cinquantina di pagine. Non so perché ma non è mai scattata quella scintilla che fa in modo che ci si appassioni alle vicende raccontate nel libro e alla fine ho ceduto alla tentazione di smettere di considerare "Il partigiano Johnny" come una pietra miliare della letteratura italiana (se Maometto non va alla montagna....).



Sotto le righe
di Grisù


Gli autori, raramente noti, spesso anonimi, dei risvolti di copertina o delle presentazioni nei cataloghi delle case editrici sono senza dubbio inventivi "travet" dell'arte. Ho deciso di rendere loro omaggio, con una nuova rubrica, oggi inaugurata dal Catalogo Primavera-Estate 1995 (come le collezioni di Valentino) della "Baldini e Castoldi", alla cui copiosa generosità indirizzo un doveroso ringraziamento. Mi permetto di aggiungere un breve spazio di Suggerimento in cui aiutare i suddetti impiegati a migliorare il lessico, ma risparmiando dal pubblico ludibrio gli autori dei libri, per una volta incolpevoli: a voi il tentativo di indovinare il loro nome.

1. "Un nuovo personaggio di culto ormai entrato nell'immaginario collettivo con il suo linguaggio surreale e visionario". Quale personaggio romanzesco si nasconde dietro questa inventiva presentazione? Una creatura di Gadda o un personaggio dell'Ulisse di Joyce? Nientepopodimeno che Frengo di Mai dire gol. Diario di un anarchico foggiano, pagine 128, lire 16.000.
Suggerimento: "Il più grande personaggio dell'umorismo contemporaneo, frutto di un profondo scavo filologico nel dialetto italiano, una satira ai limiti dell'eversione".
2. "Una geografia epica che trova gli accenti della grande narrativa". "...in pagine dal sapore epico e ironico". Si sprecano l'epicità e la grandiosità per gli scritti di questo giornalista e scrittore. Storie dei Lombardi, pagine 440, lire 34.000 e La leggenda dei mondiali, pagine272, lire 22.000.
Suggerimento: "Più epico e ironico dell'Iliade di Omero".
3. "Analisi sottile e linguaggio brioso sono le chiavi di volta per raccontare la teoria economica al grande pubblico, magari partendo da fatti quotidiani apparentemente lontanissimi dall'economia". L'economista in pantofole, pagine320, lire 34.000.
Suggerimento: inutile.
4. "Personaggi femminili indimenticabili,...sullo sfondo del colorato folklore caraibico.Per riscoprire il rapporto profondo con le proprie radici culturali e con le donne della famiglia". Mai avuti parenti ai Caraibi, purtroppo. Parla con la mia stessa voce, pagine 208, lire 24.000.
Suggerimento: "Se vuoi riconciliarti con tua moglie non devi perderti 'sto romanzo".
5. "Eterna metafora della vita, i gesti bianchi dei tennisti sono vicini alle illusioni infantili: fuori da queste non resta che il malinconico crepuscolo del dopopartita". Non ho ancora trovato ciò che non è metafora (addirittura, chissà come mai, "eterna") della vita: il Camel Trophy, la cucina, gli esami, la corrida, l'uncinetto. Ma, fortunatamente, ho perso da tempo le mie illusioni infantili. I gesti bianchi, pagine 406, lire 28.000.
Suggerimento: "La dolente atmosfera del campo da gioco si permea di un velo sottile di inconsolabile tristezza allorquando lo stanco gladiatore bianco fa ricomparsa sul pur sempre aspro e incerto terreno dell'Esistenza".




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