CLASSICA - RECENSIONI
a cura di Artaserse


Giorgio Gaslini, "Chamber music"
La bottega discantica (v. Nirone 5, Milano., tel. 02-862966), 1996.


Con Roberto Fabbriciani, flauto; Giorgio Gaslini e Massimiliano Damerini, piano; Ensemble "Les Harpes" (Valeria Madini Moretti, Sabrina Ciabotti, Paola Devoti, Elena Gorna); Enzo Porta, violino; Coto da camera "Euridice" diretto da Pier paolo Scattolin. Prime esecuzioni e prime incisioni assolute.
Sei "prime". Di cosa? Ma di musica, semplicemente. E lasciamo stare (mai come ora è il caso di dirlo) comode categorie. Perché qui si va dal "colto", con qualche strizzata d'occhio nientemeno che a Cage (se non mi sbaglio), all' "etnico" birmano, all'improvvisazione, alla poesia timbrica assoluta. In mezzo, tanta estrosa e musicale intelligenza. Che, in un'epoca di cialtroni alla Nyman, alla Glass, alla Reich o alla Adams, pare sublime. E lo è.
Diciamo solo che si tratta di prove intime, e di una interiorizzazione a metà fra l'assorto e l'esasperato, fra l'estatico e il doloroso, capaci tuttavia di sciogliersi in forme nette, dolci all'orecchio come aspre e dure. Ancora: pezzi inediti con organici inediti, come sono quelli per quattro arpe o per violino e coro da camera, saltati fuori da un riserbo di quasi mezzo secolo ("Logar" è del 1955) grazie a una etichetta discografica dal catalogo lieve e giovane ma già stupefacente.
L'autore è Giorgio Gaslini ("Ma come! Quante storie! Allora è un disco jazz!"), colto, fine, intelligente, catturante musicista nostrano. Spopola, letteralmente, in Cina, lo sapevate?
E ora i brani, uno per uno:
"Logar", per flauto e pianoforte (1955);
"Chorus", per flauto solo (1965. Dedicato a Severino Gazzelloni, che spesso lo ha eseguito);
"Chants-Songs", per flauto e pianoforte (1995);
"Myanmar Suite", per quattro arpe (1993);
"Oper Music", per due pianoforti (1993);
e per finire "Battiti", per violino e coro da camera (1994, su testi di Gaslini: "Silenzio", "Esco da me", "Le nuvole").



Friedrich Nietzsche, "Weihnachtsoratorium"
Sorriso (Bari); distribuzione Interbeat (Roma); 1996, 1 cd.


Oratorio natalizio per pianoforte, coro e tre solisti. Interpreti: Francesco Lotoro, pianoforte; coro della Radiotelevisione della Svizzera Italiana diretto da Diego Fasolis; Antonella Balducci (soprano), Furio Zanasi (baritono), Franz Joseph Selig (basso). Prima incisione mondiale.
La musica, spesso, è di una intensità agghiacciante. E visto che, prima d'ora, giaceva frammentaria (e ineseguibile) nelle carte di un editore pur famoso come la Baerenreiter, si può ben parlare di una riscoperta, per di più meritevole di elogi convinti: una riscoperta che, una volta tanto, non riguarda banale "fuffa", riportata a galla per puro sport dai soliti discografici a corto di idee, ma che schiude nuove (benché antiche di un secolo) possibilità espressive ed emozionali. La musica in questione è quella del "Weihnachtsoratorium" (Oratorio per la notte di Natale), ora disponibile in cd in prima incisione mondiale, che Friedrich Nietzsche (il filosofo noto più per i suoi rapporti teorici con la musica, e con Wagner in particolare, che per la sua attività di compositore) compose sui sedici anni, fra il 1860 e il 1861. Un' opera di una densità che sconvolge e cattura, in cui, accanto ad armonie wagneriane, troviamo espliciti rimandi arcaizzanti e barocchi (il testo stesso, poi, è a tratti in tedesco antico, e si fonda su brani di Justinus Kerner, del Vangelo e della Bibbia luterana), la cui portata musicale sembra andare ben oltre la semplice, stuzzicante aneddotica.
Francesco Lotoro, trent'anni, pugliese, pianista, già segnalatosi come scovatore di rarità (ha inciso, fra l'altro, la Sonata per pianoforte di Boris Pasternak) si è dato molto da fare.
Ha riorganizzato il piano dell'opera, suddividendola in tre scene più un epilogo dal titolo (non molto incoraggiante, certo; ma questa, sostanzialmente, era l'ottica natalizia di Nietzsche) "Dolore è il sentimento fondamentale della Natura". Soprattutto, ha passato al setaccio i frammenti Baerenreiter, espungendoli dagli errori; li ha completati ove mutili, e lo ha fatto, dice lui, in modo discreto, ma, anche, riscrivendo ex novo (qui metto le sue parole) "intere parti pianistiche, solistiche e di coro, sfruttando il più possibile i frammenti isolati, alcuni moduli armonici tipici di Nietzsche e avvalendomi della continua supervisione di Elio Piattelli e di Aldo Ciccolini". Ha ottenuto, infine, quello che conosciamo: un Oratorio di Natale per pianoforte, coro e tre solisti.
L'edizione discografica che qui si commenta, di recentissima uscita, è eccellente, sia per la qualità dell' incisione (fatta in studio, all'Auditorium di Lugano, nel dicembre 1994) che per quella interpretativa. Grandi interpreti, appunto: a parte Lotoro, ancora sconosciuto ai più, troviamo artisti poco bisognosi di presentazioni particolari, come lo svizzero Diego Fasolis e il "suo" coro della RTSI (specialisti fra i più apprezzati nel campo della musica antica) o Franz Joseph Selig, indimenticabile Sarastro nel "Flauto magico" che ha aperto l'attuale stagione del Teatro alla Scala.
Una nota sul libretto che accompagna il cd. Non è fatto male, ma contiene una spiacevole mancanza: il testo tedesco, debitamente riportato, è tradotto in inglese, francese e italiano (fin qui tutto ok); ma la spiegazione introduttiva e i curriculum degli artisti sono solo in inglese. Evidentemente si è voluto risparmiare. Peccato.



AA. VV., "Tribute to Rodolfo Valentino for the centenary of his birth".
Fonoteca (ed. Crisopoli, Roma), distribuzione: Ducale (Brebbia, Varese); 1996, 1 cd.


Interpreti: Rodolfo Valentino, Giuseppe Milano, Raoul Romito (tenori).
L'uomo più stonato del mondo? Rodolfo Valentino, senza dubbio. Sentirlo cantare la celeberrima "El Relicario" di José Padilla o "Kashmiri song" di Amy Woodforde Finden è un'esperienza, dal punto di vista estetico, terrifica.
Ma non è questo l'importante. L'importante era che Rodolfo Guglielmi, in arte Valentino, nato a Taranto cento anni fa e morto a New York, nel 1926, per un attacco di peritonite, appena prima che il sonoro facesse la sua comparsa nel mondo del cinema, finalmente facesse sentire la sua voce. Provenienti dall'archivio di Marco Contini, noto collezionista milanese, messe insieme da Antonio Latanza, direttore (qui però in veste di privato appassionato) del Museo nazionale degli strumenti musicali di Roma, e corredate da una serie di altri documenti (canzoni sulla morte di Valentino, o brani per pianola meccanica), le due canzoni di cui sopra, le uniche incisioni conosciute della voce del mitico interprete di "Sangue e arena", sono state riversate in cd per la prima volta nella storia.



AA. VV., "Futurismo musicale"
Fonotipia (ed. Joking, Firenze), 1996, 2 cd.


2 volumi (Primo volume: "Le voci storiche". Secondo volume: "I suoni e i rumori: documenti sonori del Futurismo italiano").
Rarità come se piovesse, ancora. E, ancora, grazie al collezionista milanese Marco Contini e ad Antonio Latanza, direttore del Museo nazionale degli strumenti musicali di Roma, infaticabile cultore (e divulgatore) di particolarità straordinarie (qui, come prima, però, in veste di privato appassionato).
Oggetto delle attenzioni di questa formidabile coppia è, in questi due cd, il Futurismo dei Balla (il Giacomo pittore della cui voce, fra l'altro, nel 1° volume, è presentata l'unica incisione esistente, realizzata nel 1952), dei Marinetti (anche accompagnato al pianoforte da Aldo Giuntini) e dei Russolo e le sue infiltrazioni nell'arte musicale di Alfredo Casella o Gian Francesco Malipiero.
Da notare (ma l'elenco completo delle cose imperdibili non si può fare): le declamazioni di Marinetti ("Parole in libertà", "Definizione di Futurismo", "Bombardamento di Adrianopoli"), la suddetta incisione di Balla (contenente un ricordo di Marinetti), la "Serenata" e il "Corale" di Antonio Russolo per intonarumori e strumenti, gli intonarumori di Luigi Russolo in azione (gorgogliatore, ronzatore, ululatore, crepitatore), e gli scatenatissimi, futuristicissimi (benché l'autore lo negasse recisamente) "Trois pièces pour pianola" di Alfredo Casella.




| ^ | | SOMMARIO | SOMMARIO BREVE | INFORMAZIONI |