Con il capo cosparso di cenere
di Michele Ridi


Il titolo di questo editoriale dovrebbe dare al lettore un'indicazione precisa di quali siano i miei sentimenti. Purtroppo in questi mesi le cose sono andate un po' maluccio per Fabula Review, o meglio, diciamo che il sottoscritto ha indegnamente trascurato la preparazione del numero che state leggendo. I motivi? Tanti e variegati. Innanzitutto il più coercitivo: sono impegnato a servire la Patria, civilmente si intende, e questo porta via una buona fetta del mio tempo come potrete immaginare. Poi c'è il fatto non trascurabile che Fabula tutta sta vivendo un momento piuttosto difficile, dovuto a ristrutturazioni interne e esterne, ampliamento delle proprie attività e simili. Insomma, una serie di circostanze che ci hanno portato a uscire con questo enorme ritardo senza il dovuto rispetto per i nostri affezionati lettori. D'altra parte tutto il progetto di Fabula, rivista compresa, si regge sulla disponibilità e la buona volontà di pochi individui che investono una certa parte del proprio tempo per mandare avanti la baracca; quindi, fatalmente, siamo esposti ai capricci del caso. Può capitare che uno o più membri dello staff siano presi da impegni pressanti e non trovino più il tempo e l'energia necessari, oppure che all'interno delle attività del circolo si presentino delle urgenze. Insomma, il succo di tutto questo discorso è che vi devo/dobbiamo delle scuse, e vi assicuro che personalmente mi dispiace davvero aver ritardato così tanto l'uscita di questo numero, perché ci teniamo alla nostra rivista, con tutti i suoi difetti, i suoi errori ortografici e i suoi ritardi. La mia speranza è che anche voi ci teniate abbastanza in considerazione da perdonare le nostre mancanze, tenendo conto che tutto quello che facciamo, lo facciamo per la gloria, come si dice.
Passando a cose più serie, sono lietissimo di annunciarvi la conclusione del Tacchino Letterario 1996. La giuria si è riunita e, devo dire senza alcuna discussione, ha scelto il vincitore di questa edizione. Non posso nascondere la mia soddisfazione nel dirvi che la partecipazione quest'anno è stata davvero massiccia. Due parole sul vincitore. A giudizio unanime, come dicevo, ha vinto "Il Lambròs" di Chiara Beaupain; un testo davvero originale che sviluppa l'incipit di Spinato in modo convincente. Non posso dilungarmi perché le motivazioni delle scelte della giuria saranno rese note a settembre in concomitanza con la premiazione ufficiale.
Per quanto riguarda il numero che vi apprestate a leggere, credo lo troverete decisamente interessante; a partire dall'intervista fiume con Tommaso Labranca ("Andy Wharol era un coatto" e "Estasi del pecoreccio"), grande trashologo e in questo periodo gettonatissimo ospite televisivo, per finire con le numerose recensioni, le consuete rubriche dedicate alla musica e all'arte. Insomma, nonostante il ritardo e l'emergenza, abbiamo cercato di far uscire un numero degno e che, speriamo, incontri il favore dei nostri lettori. E per concludere rimanendo in tema con il titolo di questo editoriale, mi cospargo il capo di cenere e ringrazio tutti i collaboratori che si sono dati da fare al posto mio, in particolare l'indispensabile Figiazzi, artefice della grafica delle pagine Web di Fabula, che si è incaricato della sistemazione di questo numero: senza di lui probabilmente non stareste leggendo queste parole.




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