FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ARZIGOGOLO OVVERO DELLA CONFUSIONE: TRA ESTRO E PAZZIA
Gigi Salemi
Così doveva incominciare il primo atto.
Un'opera che iniziava con un fine tale da rappresentare l'eterno giro di vite al quale il suo Mondo era soggetto.
Accese una sigaretta, Diana ultima dea, musa della sua arte, sollievo nei suoi affanni.
Aveva ormai deciso di riconoscere la maglia che lo tratteneva dall'esplosione dell'Idea floreale della quale era costituito.
Egli era il padre del demiurgo,l'iperuranio non era che una sua emanazione,era l'Idea per eccellenza,era l'Autore.
Un giorno, accecato dall'orgoglio e dall'amore per le sue opere,aveva deciso di migrare sulla terra. Ma il fato volle che un suo compare,tale signor Onnipotente,che aveva assunto il compito dell'Autore lassù,gli impedisse il ritorno tra i numi.
E un'opera teatrale gli pareva adatta a rappresentare la Sua costrizione in un palpitante complesso organizzato di agglomerati molecolari più o meno funzionanti,a seconda del suo contributo al grado di entropia dell'universo. Odiava l'organizzazione.
La forma era la sua oppressione;il caos prima causa e fine ultimo.Il caos inteso come armonia dei contrari.Il caos come arte.
Una scena della Sua vita vissuta,con sagace ilarità narrata,piacevole ad un pubblico meschino quale quello degli uomini fieri di essere tali: le più utili propaggini della loro razza.
Ma non era questo che importava;il suo era un atto egoistico,fine a se stesso o al suo autore (comunque alla Sua stessa anima) era una rappresentazione della sua condizione di Idea imperitura sottoposta alla prigionia di un corpo terreno,che già impediva di adempiersi alle leggi della fisica,chiudendo l'infinito della sua mente nei centimetri cubici del suo cranio.
Poi c'è questo odore..., certo l'ultimo inquilino deve aver fatto una ben brutta fine!
E poi questo silenzio. E' questo nulla rombante che mi innervosisce.
E le sue sfumature,fruscianti come lombrichi mannari - amici miei,che malinconia in una notte di luna piena, non giovano certo al mio umore, già spossato dal fattaccio. Sono sulla strada dell'epilessia.
Ho le dita mostruosamente aggrovigliate e gioco a passare il palato con la lingua,per non dire come mi esalto ad aprire e chiudere gli occhi: tic, tic, chiusi, aperti, vorrei che mi vedeste.Certo se mi vedeste sarebbe molto diverso... o forse che voi mi vedete bene e non me lo vogliate dire (alzandosi a sedere per poi subito ricadere supino nella bara).
In effetti è possibile. Anzi,ho come l'impressione di essere osservato.(si alza e guarda il pubblico).
No, deve essere la claustrofobia. Poi se ci fosse qualcuno mi aiuterebbe,a meno che non sia sadico come quella mia sorella...
Già in effetti è proprio possibile che ci sia qualcuno che se la stà spassando a non compatirmi. Se 'o becco je do fuoco!'(...)
Comunque non vedo nessuno. Anzi non vedo proprio nulla.Oppure vedo il nulla, che non è che un altra maniera di vivere la cecità.
Senza contare che potrei essere io stesso parte del nulla..., e ci sono un mare di possibilità, potrei anche essere una pirofila ipnotizzata da Jucas Casella per quanto ne so io. E anche tu, spione dei miei pensieri, ricorda che potresti essere nient'altro che un porcellino d'India illuso... quanta confusione... tutta fine a sé stessa...
E' la spietata analisi che spesso viene idolatrata come intelligenza,una casistica che porta alla confusione, e di qui alla stupidità, per tornare al discorso di prima. In ogni luogo,in ogni forma,sotto le più varie sembianze, l'uomo non glorifica altri che sé stesso: Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza ed egli subito lo ricambiò...
(entrano la Donna e il Fratello.)
Fratello: E' qui che l'hanno sotterrato?
Donna: Si,credo di si, ma non ricordo bene sai, non mi importava granché, non sarebbe meglio aspettare ancora qualche luna piena?
Fratello: No laggiù le radiazioni positive potrebbero metterci anni ad arrivare in quantità sufficiente da consentirgli di ritrasformarsi in umano..., ma come hai fatto a non riconoscerlo? Insomma, è tuo fratello! E perché hai aspettato sei mesi a dirmelo?
(scavano) No, qui non c'è.
Donna:(piange) Non mi sgridare,non ne ho colpa,anche tu avresti agito così! Ahi!Ahi, che dolore all'inguine! E' un bel pezzo che non sciacquo le olive. Ma non voglio insozzare questi soffici cuscinetti,qualcuno potrebbe pensare male di me.
Fine scena prima.
Nel frattempo nella mia testa (cioè quella del vero scrittore), le facoltà mentali già cominciano ad attaccare l'Autore loro creatura come madre gelosa del figlio.
<<E questa sarebbe la tua Arte?-schernendo l'autore -Questa è "l'espressione dell'Idea floreale"? Ma fammi il piacere!
Certo che nel secondo paragrafo te la sei tirata alla grande. Idea imperitura, essenza del Sublime, si, si,un paio di coglioni!>>, interviene spietata Critica, una delle più severe voci della mia coscienza.
Creatività,balia dell'Autore, che dal timore si è già nascosto tra due neuroni, subito addossa a se stessa il peccato d'orgoglio, più per vanto che per onestà, ma, in ogni modo, la sua autorità, dalla quale tutte le mie facoltà mentali dipendono,consente al suo amante, quest'oggi l'Autore,di proseguire Quella che dovrebbe essere la sua "Opera".
Egli si rimise allo scrittoio. Critica l'aveva demolito.
L'accendino infiammò un altra bionda.
<<Già,non sono una creatura sognata da altri,ma questo non mi impedisce di esistere, né di sognare a mia volta...>>
Così riprese a scrivere.
Aveva perso per strada quella che era stata la sua prima intenzione, ed ora si accingeva a portare avanti una sorta di divertissemant per trimalcioni di teatro...
Scena Seconda:
(la bara è vuota appeso sopra un cartellino: TORNO SUBITO)
(Entra il Protagonista)
Ah,che dolce sensazione di leggerezza.Gli uomini dovrebbero pisciare più spesso,perché quando pisciano si sentono più buoni...
<<Si, così può andare,>> pensò l'Autore.
Stava scrivendo proprio una bella storia: Le Mirabolanti Avventure Del Lombrico Mannaro.
Un uomo in fase-lombrico, trovato in camera da letto dalla sorella e scambiato per un lombrico qualsiasi, viene gettato dalla finestra nell'orticello della vicina ove quest'ultima lo raccoglie insieme all'insalata. Come varca la soglia di casa, il marito ultrasettantenne assale la verzura, ingoiandone a cespugli, senza badare a lombrichi di sorta. La moglie, che è incazzata e poi ha l'amante, gli pianta un bomba a idrogeno travestita da frullatore rotto in bocca poi attacca la spina e glielo fa esplodere in faccia. L'uomo è immune all'idrogeno, come il lombrico, tuttavia l'esplosione gli procura un infarto ed egli crepa, mentre il lombrico no. I funerali vengono celebrati la stessa notte, pisché la signora Vicina ha fretta di fuggire all'estero col citato amante. Il lombrico viene seppellito insieme al vicino e al suo inquilino, tale Verme Solitario, Tenia per gli amici, anche se di amici ne ha molto pochi, perché infatti è solitario. Inoltre non è immune all'idrogeno, e muore prima di aver conosciuto il lombrico, che, dal suo canto campa mangiando carne umana fino a che del vicino non rimane che l'odore. Per una fortuita coincidenza astrale accade che nello stesso momento in cui le radiazioni positive sono giunte al lombrico in quantità tali da rendere possibile il ritorno alla dimensione umana, i batteri e gli altri agenti sottoterreni hanno completamente decomposto il cadavere prima occupante la comoda cassa, bella pronta quindi per ospitare il nostro protagonista,che formula grandi e immaginose domande fino a quando il fratello,di ritorno dal viaggio di nozze (era lui l'amante della vicina!) lo riesuma. Felice di ritrovarlo vivo il Fratello fa firmare il testamento dal protagonista, che viene poi prontamente risotterrato. La Sorella viene avvelenata e il fratello e la vicina vivono insieme felici e contenti.
L'Autore era eccitato.
Avrebbe potuto quasi trasformarlo in un racconto...no,no,avrebbe perso il suo impatto paradossale...
Quanto era eccitato.
Eppure sapeva che avrebbe potuto essergli letale.
L'eccessivo impeto poetico poteva mandargli in là la fantasia anche molto al di là dei limiti posti alla razza umana. Lui non era un uomo, lui era l'Autore... E infatti successe.
L'Autore non riuscì a contenere la furia dell'armata di Talia che prepotente intimava la liberazione dell'orda dei suoi mostri magnifici. Già gli rodevano il polmone e ad ogni colpo di tosse una nuova,magnifica fiaba si librava danzante nella stanza fumosa, presto ormai casa di fate e folletti che, di contro al loro ruolo, si accanirono violentemente sugli inermi resti umani che per tanto li avevano imprigionati strappando arti a destra, organi a manca, brandelli a morsi. A ogni nano un dito, a Biancaneve un braccio, a Topolino un occhio, Grande Puffo, rosso, distribuiva denti in parti uguali ai suoi piccoli amici.
In breve dell'Autore non era rimasta che una macchia sul pavimento.
Il resto,le buone creature delle fiabe,se l'erano mangiato.
Per ripicca.
<<uccidere un uomo per un tacchino...ridicolo!>>, rimprovera Auto Critica.
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