FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LO STRANO CASO DEL SIGNOR BENEDETTO MICHELANGELI
Enrico Englaro
Queste poche ma lucide parole sono l'unica cosa che ci resta di Benedetto Michelangeli, di professione impresario delle pompe funebri. Allora, direte voi, anche i becchini ogni tanto muoiono! Certo, dobbiamo riconoscere che questa esperienza della vita, la morte, (scusate il paradosso) è stata oggetto di diverse opere letterarie. Liriche e poetiche ne hanno cantato l'oscuro fascino, fin dai tempi di Dante, per esempio, ammaliava l'idea di un viaggio ultraterreno, di un qualcosa aldilà della morte, la stessa letteratura gotica o pre-romantica ha umanizato vampiri, zombie e c. ma da questo fino ad arrivare a raccontare la fine di un qualsiasi mortale, per di più sconosciuto all'intera umanità, mi spiace, ne corre.
Non che questo Michelangeli fosse sconosciuto nel settore, anzi era una vera autorità del mestiere, però da quello che sappiamo era per tutti (possibili clienti e non) un vero e proprio sconosciuto. Dobbiamo iniziare da capo e spiegare l'antefatto per poi addentrarci in quello che definirei lo strano quanto inspiegabile mistero della scomparsa di Benedetto Michelangeli.
Benedetto lavorava onestamente e discretamente in una impresa di onoranze funebri da lui stesso creata negli anni '70, era quindi il proprietario di quello che lui stesso definiva "un'opera per l'umanità". Lavorava da solo, incessantemente, senza sosta, notte e giorno, con l'intento malcelato di produrre solo il meglio di sé. Non era sposato e non aveva più famiglia da anni, solo con sé stesso non poteva fare altro che dialogare con i lati oscuri della sua anima e il prodotto delle sue elucubrazioni mentali si esprimeva solo nella sua personalissima e pregevole arte di fabbricare bare o più volgarmente casse da morto. Lavorava di cesello per ore ed ore, per ottenere così un prodotto che, per quanto macabro possa sembrare, era piacevole ed accogliente. Veri oggetti d'arte, le sue bare, sarebbero potute divenire persino fonte di desiderio per qualche eccentrico collezionista. Gli intarsi, i piccoli rilievi raffiguranti scene religiose o anche le stesse epigrafi rendevano il tutto veramente splendido. Un'artista, un poeta dell'arte funeraria, e come tale non solo maledetto ma anche incompreso. Artista incompreso abbiamo detto, uomo laborioso, onesto, introverso ma anche mite, in sintonia con sé stesso. Era un uomo che non aveva nessun tipo di esigenze estranee al lavoro, mai una donna da amare, sì certo c'era stata la vedova del notaio G., mai un divertimento e mai un amico col quale parlare. Un uomo solo, incommensurabilmente solo.
Nulla però, nella vita di Benedetto Michelangeli, che al momento dei fatti aveva 42 anni, era stato scritto definitivamente. Come al solito o come in ogni buona storia che si rispetti: un incontro. Anzi, l'incontro, l'incontro determinante che avrebbe lanciato il Michelangeli nel firmamento europeo se non addirittura mondiale del ramo pompe funebri. Quel fatidico giorno giunse nel piccolo studio artigianale di Benedetto, confinato in un angusto paesino della bassa padana (di quelli desolati, grigi, nebbiosi e con la malinconia nel cuore d'inverno, mentre d'estate imperversano l'afa e le zanzare. La gente è burbera o gioviale a seconda delle stagioni, le ragazze t'ignorano d'inverno per portarti in primavera nei fienili o dietro i fossi a fare l'amore. Il vino è brusco e salutare...), uno strano personaggio che si presentò come il signor Giorgio Fanelli. Costui inizio subito con l'enumerare, dati alla mano, la pregevole attività lavorativa svolta dal Michelangeli negli ultimi dodici anni di onorato servizio. Le lodi, che questo sconosciuto sciorinò al nostro Benedetto furono incessanti ed anche fortemente lusinghiere. Michelangeli ascoltava con pazienza, mentre un latente sorriso cominciava a divenire il sintomo di una quanto mai repentina esplosione di gioia che avrebbe di lì a poco coinvolto il Michelangeli. " Non potrà certo negare caro signor Michelangeli" continuava come un fiume in piena il Fanelli " che i dati parlano chiaro il suo encomiabile lavoro non solo continua a dare lustro, prestigio e fama alla categoria degli impiegati nel servizio di onoranza funebre ma ha portato negli ultimi cinque anni ad un aumento della produzione, cioè del fatturato, e degli stessi decessi. Insomma per dirla in breve lei caro Benedetto ha costretto parte dei nostri clienti più riottosi a cedere cioè decedere, perché in realtà hanno compreso che le sue bare non sono semplici casse ma vere e proprie opere d'arte, investimenti per il futuro ed anche case sicure ed accoglienti e non per cinque,dieci o venti anni bensì per l'eterno. Bravo, un plauso, non solo da me e dalla Associazione Mondiale Operatori Funebri ma anche da l'umanità intera." A questo punto, Benedetto, non solo esplose dalla gioia ma fu colto anche dalla commozione e il pianto. Lui, proprio lui, era stato riconosciuto a livello mondiale. Un encomio solenne dell'Associazione Mondiale della categoria lo portava a divenire da sconosciuto a vera e propria star del settore. Fanelli presentò quindi un contratto, regolarmente vistato, con pieno titolo legale che non solo lo rendeva associato all'organizzazione mondiale dei becchini, ma che lo avrebbe visto relatore in tutta una serie di seminari, dibattiti e conferenze sparse per tutto il mondo. Per un attimo Michelangeli esitò e subito trasalì all'idea di poter girare il globo allo scopo di erudire i giovani artigiani della categoria, l'accettare e il non accettare erano lo stesso sentimento d'orgoglio e mistica ricerca. Per dirla in breve accettò, firmò tutto, senza remore e timori, era fatta, il successo, la fama e il danaro erano già parte integrante della sua nuova natura. E come dare torto ad un uomo messo in quelle condizioni? Il mito faustiano dell'eterna giovinezza d'altronde ci coglie di sorpresa anche nelle strade più chiare e luminose del procedere. Progetti, ansie, paure, sogni e illusioni sono riconducibili spesso al desiderio inumano ma anche umanamente comprensibile di essere eterni. Ed in questo il povero Benedetto, che non era mai uscito dalla proba via, ne è testimone inconsapevole ma non precorriamo nulla.
Il ciclo di conferenze iniziò e con esso il vorticoso giro d'Europa e del mondo intero, dove il Fanelli, in qualità di Segretario dell'Associazione, gestiva le attività delle assemblee mentre Benedetto illustrava a migliaia di provetti artigiani-funerari le splendide aperture professionali e sociali del ramo. Amsterdam, Berlino, Calcutta solo per citare qualche tappa dei viaggi, due giorni qua e tre là, una settimana in Sud-Africa e cinque giorni in Bielorussia insomma un affascinante ed estenuante giro del globo. Michelangeli, nella parte del leone, diveniva grande oratore ed animatore delle folle, istruiva i giovani ed elaborava tesi. Si ricorda che durante la Conferenza dell'Associazione, tenutasi a Katmandu, sostenne l'ardita quanto elaborata tesi di un nesso logico non casuale tra il tipo di bara o sepolcro e la religione del defunto, tale da prospettare un 'estrapolazione dell'anima o Karma. Insomma era diventato un vero profeta del settore, un filosofo potremmo pure dire. Fu proprio a Chicago, nel luglio scorso che il nostro piccolo eroe decise, nella sua ultima quanto ormai celeberrima Conferenza, di dare diretta dimostrazione delle sue tesi. Fervevano i preparativi, i soci erano in attesa e lui, tardava ad arrivare. Fanelli spazientito lo cercò via telefono, nella stanza dell'albergo non c'era. Nel frattempo l'oggetto della dimostrazione era già pronto: un bara, in noce massello, con intarsi a mano del maestro-Michelangeli ed arredo interno in porpora di damasco con cuscinetti ricamati a mano e raffiguranti gli stemmi dell'Associazione corporativa. Con un po' di ritardo era arrivato il maestro nella sala gremita di persone, mentre Fanelli si scusava per lui con tutti i soci convenuti. Silenzio in sala, Michelangeli iniziò il suo discorso, dal quale citiamo alcuni brevi passi: "Buona serata, grazie, grazie di essere qui convenuti con noi, cari soci dell'Associazione Mondiale Operatori Funebri (...), sosteniamo quindi che esiste una corrispondenza biunivoca tra la nostra futura dimora, cioè l'Aldilà, e quello che noi comunemente chiamiamo bara. Crediamo quindi che, attraverso una cassa corrispondente a determinati requisiti etico-religiosi, il defunto possa iniziare un viaggio ultra-terreno destinato a corrispondere esattamente coi caratteri impressi alla bara stessa (...), se noi decoriamo una bara, che sarà sempre personalizzata, per un cittadino belga di religione cattolica dobbiamo tenere in dovuto conto di farlo rispondendo a certi canoni precisi (...), il risultato finale sarà che quel belga potrà trovarsi alla fine del suo "viaggio" nel Paradiso. Avremmo così dimostrato che le nostre bare altro non sono che speciali navicelle per Viaggi ultra-terreni, ed è quello che mi appresto a dimostrare proprio in questa serata. Come potete ben vedere sono solo attrezzato con questa piccola apparecchiatura di registrazione nella quale registrerò appunto le impressioni di questo viaggio. Signori, stiamo aprendo una nuova Frontiera che è l'ultima e la più affascinante."
Entrato in quella cassa che venne ovviamente inchiodata vi rimase per oltre due ore. Alla riapertura Michelangeli era letteralmente scomparso. Scomparso nel nulla. Non c'erano tracce di lui all'interno della bara ma solo quel piccolo registratore dal quale abbiamo sbobinato e riscritto le sue ultime parole fra noi: "Qui dentro l'attesa sembra sufficientemente lunga da permettermi di formulare grandi, immaginose domande...".
Che dire di tutta questa storia che ha dell'incredibile? Dove è finito Benedetto Michelangeli? Si deve ritenere che l'esperimento sia riuscito oppure no? A queste ed altre domande non potremo mai dare risposta a meno che un giorno Benedetto, l'unico vivente che lo possa raccontare, torni dal lungo inimmaginabile viaggio.
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