FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ESPERIENZA
Pier Maria Lorenzi
Mi ricorda quando da ragazzo avevo la passione della fotografia, e sviluppavo continuamente rullini fotografici in una camera oscura di fortuna: la lampada si accendeva quando la pellicola era già al sicuro nella bacinella a tenuta di luce, ma fino ad allora solo le dita comunicavano con l'ambiente circostante. Era bello, la percezione del tempo che passava era come più lontana.
In questo momento vorrei stare sciando: come quando prima di dormire se si pensa (ma non è un vero pensare, è una sensazione quasi fisica) di tirare un calcio a una palla la gamba scatta di riflesso, così sento le ginocchia che seguono il pendio, i quadricipiti femorali tesi e in pieno movimento, ascolto il rumore, lo aumenta fino al deciso cambio di direzione e si spegne, e così via per tutta questa immaginaria discesa con gli abeti ai margini della pista, la nuvole fresche e mosse, il busto rigorosamente verso valle.
Comunque non sono calmo. Saremo sopra Bujumbura? Che nome, alle superiori sapevo tutte le capitali africane a memoria, ma è solo dalla guerra in Ruanda che so di preciso che Kigali è città di quel paese mentre Bujumbura è in Burundi, è facile confondersi. La guerra ha dunque avuto per me una sua utilità: ho sentito Kigali-Ruanda tutti i giorni per due settimane buone, e i cadaveri che galleggiavano nel lago; per esclusione da una parte ed echi mnemonici dall'altra anche Bujumbura-Burundi mi si è rivelata coppia indissolubile. Non ho mai avuto paura dell'aereo, e non ho mai capito, nei miei pochi viaggi, l'itinerario esatto che l'aviogetto seguiva, anche per la poca visibilità esterna - sempre molta foschia - o per il posto a sedere centrale; però dalle mappe nelle riviste delle compagnie aeree si riesce a capire la rotta? Non credo, deve essere solo una indicazione, un più o meno, un in condizioni normali forse, non è certo un mezzo di trasporto così preciso come il treno.
Si vede che qui dentro non ho nulla da fare. Se chiudo e apro gli occhi non rilevo differenze visive, il nero è più fondo con gli occhi aperti, ma di averli spalancati me ne accorgo solo se stringo e palpebre, per un subitaneo nervoso baluginio che mi rivela la differenza. A cosa può servire questa cosa? Sono solo qui dentro, non possiedo una qualsiasi utilità (posto che ne debba avere una in generale come per un dogma superiore). Quante ore sono passate? Se davvero l'Africa centrale è sotto di noi, almeno dodici. La relativa vicinanza di Bujumbura non è così certa, è forse un desiderio di esotismo a buon mercato, da mito del buon selvaggio, la verità è che potremmo essere dappertutto. Sopra ogni lago, ogni montagna, ogni città, ogni mare. E' stimolante e triste a un tempo.
Nel nome della scienza! e una bella manata sulle spalle. Ricercatore all'Università di Roma, la Sapienza!, dottor Emilio Marchini. E questo bel programma spaziale coordinato nell'ambito della Comunità Europea, programma psicologico. Un mese nello spazio in una bella e comoda bara e, dottore, alla fine vediamo un po' la sua zucca a che punto è. Dodici ore. Se è vero, ne mancano più di settecento, che non fa neanche impressione come cifra. Stia tranquillo, non sarà un problema muscolare, poi un bel periodo di rieducazione in Tirolo - sì, mi hanno proprio detto: "in Tirolo" - Verrà alimentato da una pistola ad alta pressione che ad intervalli regolari le sparerà dentro tutti i componenti proteici e minerali di cui avrà bisogno. Lei potrà parlare, noi registreremo le sue impressioni, ma le raccomando di non recitare per un pubblico immaginario, sia spontaneo, a noi interessa il suo stato mentale al rientro, pensiamo che la somma spazio più bara sia molto destabilizzante per l'uomo moderno occidentale.
Ho risposto "bene,magnifico", ero contento - un ricercatore per la ricerca! - e poi sei anni di stipendio accreditati sul conto. E d'altronde passare un mese qui dentro o facendo le solite cose che differenza potrebbe fare, visto che sono sempre trenta giorni?
- L'aiuterà lo yoga! Le facciamo fare un bel corso intensivo che le risulterà utilissimo per rilassarsi.
Ho detto grazie. Mi viene da ridere, ieri nel mio letto e ora qui. E se ognuno, una volta nella vita, dovesse seguire la via della bara volontaria, il mondo cambierebbe, al ritorno saremmo tutti più buoni o più cattivi? E le guerre, esisterebbero ancora più sanguinose o verrebbero cancellate dagli umani passatempi? Oh, la verità e i suoi dubbi! So bene che non ci sono risposte a domande del genere, solo io sto girando come un merluzzo caricato a molla intorno al pianeta Terra, senza nemmeno poterlo vedere. Forse solo a me toccherà non fare più guerre. La portinaia sarà felice, e anche il suo gatto, le volte che con un bel calcetto gli strappavo un miagolio di stizza e dolore in fondo ero contento: non mi aveva la sua padrona consegnato una lettera in ritardo, o piegato un plico dove l'avvertimento ben chiaro era "non piegare"? A stare chiusi in una bara i pensieri corrono via per associazioni mentali ben strane, o magari qui senza alcuna cosa da fare, senza distrazioni possibili, l'io pensante si accorge di questi movimenti del cervello e li segue e accarezza e coccola nella loro strada, e così per ogni altro pensiero che a ondate viene subito dopo, in un canale zeppo e ingorgo, fino al sonno che aprirà un passaggio parallelo, dove altri movimenti si accavalleranno con ancor maggior rimestolio di parole e immagini rivelate. Finirò per confondere sogni e pensieri.
Finalmente ho sonno: che bello, sento sto facendo una fatica giusta che mi accompagna con naturalezza. Ho visto l'interno dell'astronave: è come me l'ero prefigurato, lucido e pulito, asettico, tutti i batteri spazzati via, ogni malattia a migliaia di chilometri da qui, ogni microrganismo lasciato sul pianeta di partenza. Ora cercherò di rilassarmi, il sonno sta arrivando, lucidamente lo sento entrare nei muscoli e negli occhi. Domani sarò di nuovo qui, questo mese insolito mi farà crescere più di dieci anni di vita ordinaria, io con il solo tempo e la negazione dello spazio. O la sublimazione: perché una bara-casa-astronave deve essere negativa e non solo diversa?
Un'abitazione giapponese da terzo millennio.
Base di lancio nella Guyana francese, circa due mesi dopo.
- Bentornato, signore. La clavicola è guarita?
- Sì grazie, sto meglio, la frattura è composta, la spalla mi fa ancora un po' male.
- Bene, signore: sono contento che sia tornato.
- Chi abbiamo su, adesso?
- Adler, Stone, Merckowitz e Damiani.
- Stanno rispondendo bene?
- Sembra di sì, finora tutto a posto, d'altronde sanno di essere elementi di prim'ordine, e sono fieri di partecipare al programma.
- Quelli che sono rientrati nei giorni scorsi?
- Rispondono bene agli stimoli rieducativi. Per l'uso della parola prevediamo ancora tre mesi.
- Il test del supermercato?
- La maggior parte ha riconosciuto gli oggetti sugli scaffali: reagivano con le mani ed erano monitorati sui riflessi nervosi. Erano felici di trovarsi fra cose che avevano lasciato ma che il loro cervello non ha dimenticato. Come previsto sono come bambini.
- Comportamenti anomali?
- No. Ah beh, un italiano, Marchini mi sembra, arrivato davanti ai pannolini per bambini, si è messo a piangere e ad applaudire, le pulsazioni hanno avuto un'impennata; comunque una regressione nella norma.
- Non era la sua navicella ad aver subito un guasto all'impianto di aspirazione rifiuti organici?
- Vediamo. Ah sì, ecco qui la scheda: alla navicella di Marchini le ultime due settimane di volo in effetti è saltato l'aspiratore. Quando l'abbiamo recuperato due tecnici sono svenuti per le esalazioni.
- Come stanno?
- Nessun problema.
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