FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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FAVOLA
Monica Borruso
Così pensava sconsolato il povero Spazzino. Nono era il suo vero nome ma glielo avevano imposto per dileggio il patrigno e i fratellastri, avevano visto che egli era molto lento nell'apprendere l'uso delle armi e gli avevano imposto di fare tutti i lavori di casa: Spazzare, pulire i pavimenti, lavare, cucinare e soprattutto tener lontani i topi, che in quel periodo erano molto numerosi. Quella sera, poi, pareva si fossero moltiplicati per l'occasione. Al castello ci sarebbe stato un grande torneo di tiro con l'arco e il cavaliere che si fosse dimostrato il migliore avrebbe avuto in sposa la principessa. Il re era ormai vecchio e non aveva altri figli oltre a lei e perciò desiderava che la figliola sposasse un bravo cavaliere che un giorno avrebbe saputo difendere il regno. Spazzino aveva insistito tanto per andarci, ma il patrigno non volle assolutamente dargli il suo consenso, anzi gli disse: "Vai a cacciare i topi, stupido Spazzino! Forse così imparerai ad essere un po' più svelto! E non temere, ci saranno altri tornei nella tua vita!" E così, per evitare che fuggisse per andare anche lui al torneo, lo rinchiuse nel baule. Ma quando l'aveva fatto, il baule non era foderato di cuscini. Da dove spuntavano? La risposta la diede un luce azzurrina che balenò improvvisamente nella casette, distruggendo in un attimo tutti i topi. Era la fata gattina, la quale, sconfitti i topi aprì il baule in cui era rinchiuso il povero Spazzino e gli disse: "Quei cuscini li ho messi io per renderti la cassa più confortevole. Ma ora sei triste, lo so vorresti andare al torneo e io ti accontenterò: Bibbidi bobbidi bu, il cavaliere più audace sei tu!
E dopo che la fata ebbe detto le parole magiche il misero vestito stracciato di Spazzino si trasformò in una splendida armatura e sulle sue spalle era appesa una faretra tutta d'ora che conteneva frecce d'oro. E così Spazzino arrivò al castello quando il torneo era già cominciato. I suoi fratellastri avevano superato la prova ovverosia il re già pensava a loro come ai probabili sposi della principessa (si doveva solo fare uno spareggio per decidere quale dei due avrebbe vinto) e stavano mostrando al sovrano tutti i loro trofei di caccia: teste d'alce, pelli d'orso, di volpe, di conigli che si erano portati da casa per vanteria (non avrebbero tollerato che un altro fosse scelto al loro posto) e per assicurare al re che loro erano veramente i migliori tiratori d'arco del regno. Ma, viste queste prede, il re cambiò idea, perché non voleva che il futuro genero fosse crudele con gli animali né che fosse un uomo vanaglorioso. Mentre i due boriosi stavano finendo di mostrare al re la loro vastissima collezione di trofei, spazzino con le sue frecce d'oro trafisse a metà tutte le altre frecce già conficcate nei bersagli. Il re allora decise che quello era il cavaliere che avrebbe regnato dopo di lui, nemmeno i suoi fratellastri sarebbero stati altrettanto bravi,e poi il re giA' cominciava ad annoiarsi dei loro trofei e fin dal primo momento in cui Spazzino era arrivato al castello aveva calamitato la sua attenzione (e non solo la sua) I due fratellastri gelosi se ne ritornarono a casa tutti immusoniti, gli altri invitati restarono perché tra poco sarebbero iniziati i balli; Naturalmente la principessa avrebbe danzato con il nostro eroe. Ballarono felici tutta la notte fino all'alba, quando spuntò il giorno spazzino venne colto da un pensiero improvviso: "Povero me! E' già giorno! Cosa diranno i miei fratellastri se non troveranno la colazione pronta? sicuramente il mio patrigno mi picchierà, devo andare!" Salutò rapidamente la principessa con una riverenza, le disse addio e corse via come un pazzo ma sullo scalone del castello perse le frecce d'oro. Ma la fata gattina, che questa volta era invisibile, lo aiutò una seconda volta facendo in modo che i fratellastri non si accorgessero del fatto che era uscito di casa e gli diede nuova energia per lavorare (era stanco dopo aver ballato tutta la notte e senza l'aiuto della fata gattina non ce l'avrebbe fatta) Nel frattempo al castello la principessa piangeva perché quel cavaliere così bello ed affascinante era scappato via senza neppure dire il suo nome lasciando come unica traccia le frecce d'oro. Il re decise che avrebbe mandato i suoi messi in tutte le case per cercare il proprietario di quelle frecce e così fu fatto. Naturalmente tutti dissero che le frecce erano le loro, persino i fratellastri di Spazzino, ma a quei bugiardi le frecce non volevano stare in mano, fuggivano via, come animate da una forza occulta. La casa di Spazzino era l'ultima del paese, ma nessuno era riuscito ancora a tenere in mano quelle frecce, nonostante tutti dicessero: "Sono le mie!" Allora il messo del re, notando un ragazzetto agile e smilzo (era Spazzino) gli chiese: "Sono tue queste frecce?" Spazzino disse di sì ma i suoi fratellastri si misero a sghignazzare come iene dicendo; "Sì,proprio tue, stupido lumacone! "Ma la fata gattina lo aiutò per la terza volta, rivestendolo della stessa corazza meravigliosa che indossava la sera del torneo. Allora tutti riconobbero il cavaliere sconosciuto e i suoi fratellastri con il patrigno si gettarono ai suoi piedi implorando il perdono per tutti i maltrattamenti e Spazzino, che era buono, li perdonò e acconsentì che vivessero anche loro a Palazzo con lui. Spazzino sposò la bellissima principessa e diventò principe. Frutto di questo felice matrimonio furono tanti principini, buoni e coraggiosi come lui.
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