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GLI ORTAGGI SONO GELOSI?

Fiorenza Bariatti




Anche gli ortaggi sono gelosi; è questo che accomuna gli uomini alle loro simili verdure. Nel mio frigorifero è successa una rivoluzione: le carote con la barba e i peperoni verdi di muffa hanno cominciato a sputare sulle lattine di coca cola e di birra perché queste ultime hanno un gran ricambio mentre le verdure restano dimenticate per mesi finché non puzzano e, di conseguenza, vengono gettate. Non hanno stesso destino le lattine: sarà forse perché queste non emettono odori?
Dimentico spesso di aver fatto la spesa e la rifaccio. Vedo un rosso peperone dall'ortolano e lo compro subito, appena l'acquolina comincia a salire in gola; torno a casa e butto - anche con un po' di schifo - nella spazzatura il vecchio peperone giallognolo che non serve più.

Monologo di un peperone nel cassonetto, non differenziato, dei rifiuti solidi urbani.

"E' successo così: qualcuno ha aperto lo sportello del frigorifero e ha visto i cadaveri. Le coca cole piene di buchi; una lattina - la più massacrata, poverina - perdeva liquido dall'alto, dal basso e da tutta la sua circonferenza. Una gentile birretta cercava a stento di aiutarla ma la schiuma le impediva di avvicinarsi a lei. Dal ripiano superiore scendeva sul secondo ripiano, e da lì sul terzo, un miscuglio colorato di sostanze liquide dal nauseabondo odore. Olà, anche le bottigliette di aranciata - e pensare che parevano così discrete e riservate -, ma una guerra, anche se civile, è pur sempre una guerra ed è capace di scatenare gli odii più feroci e reconditi. Adesso sono qui, nel cassonetto, e penso alla stupidità degli uomini. Questi personaggi che vagano per mercati e supermercati, lì riempiono sacchetti e carrelli di cibi. Anche noi, povere verdure, siamo cibi e il nostro destino è scritto sin dall'inizio: veniamo coltivate per essere mangiate. Sappiamo perfettamente, nel momento stesso in cui veniamo colte negli orti, che finiremo in qualche casseruola a far parte di questo o di quel menu. Sole o accompagnate, siamo ben contente del nostro destino perché sappiamo che qualcuno godrà di noi.
Ma non sempre ciò accade. Io, ad esempio, sono finito nella spazzatura senza neppure provare l'orgoglio di essere stato assaggiato. Colpa della stupidità umana. Colpa di quello sciocco personaggio che per troppo tempo ha dimenticato i cibi nel frigorifero dove tutti noi siamo ammuffiti.
E sfido chiunque a vivere bene in un ambiente così. Noi non ci siamo riusciti, tanto che abbiamo cominciato a litigare tra noi, a spingerci l'uno contro l'altro e prenderci a male parole.
Tutto è cominciato quando una vecchia carota specchiandosi nell'alluminio che contiene il prosciutto ha visto crescere i primi peli sul suo corpo e - disgrazia! - sul suo viso. Da allora, tutti i giorni la carota ha vigilato sui suoi sempre più lunghi peli, finché la barba è diventata davvero eccessivamente lunga e, trattandosi di una carota, quindi di una signora, ciò era da considerarsi uno scherzo per il suo aspetto così arancione e fresco. La signora si consultò con la sua amica barbabietola che, in quanto barbabietola, era già più avvezza a problemi di peli e depilazione; poi ne parlò anche con il peperone ma lui era troppo indaffarato per darle ascolto poiché cercava in tutti i modo di tirarsi la pelle raggrinzita.
I capperi, chiusi dentro il vasetto ormai da anni (d'altra parte quando mai vengono utilizzati i capperi se non per il vitello tonnato, e quanto vitello tonnato si cucina nell'arco di un intero anno? Un vasetto dura anni e anni; e poi non vanno mica a male i capperi), invecchiati lì dentro, questi poveretti covavano odio e vendetta da parecchio tempo e, sarà stato il troppo caldo o chissà, proprio quel giorno decisero di scoppiare. Quasi in sordina forzarono il coperchietto e uno alla volta, arrampicandosi l'uno sulle spalle dell'altro, cominciarono la grande scalata fino a formare quasi una catena umana. Disciplinati rigorosamente in fila per uno se ne andavano in giro per quella scatola bianca che era la loro prigione, sicuri che prima o poi sarebbero riusciti ad approfittare del momento in cui lo sportello del frigo si apriva per schizzare fuori, finalmente liberi per il mondo alla ricerca di qualche affamato.
Il fato volle, però, che proprio quel giorno il frigorifero non venne aperto. Dal canto suo, il destino provvide alla mancanza facendo incontrare la fila di capperi con una acciuga arrotolata intorno a un'oliva piccante. Nude e unte d'olio l'acciuga e l'oliva se ne stavano attorcigliate nel loro bel vasetto, beatamente felici in un abbraccio d'amore. La visione fece capire ai capperi che nella vita, a volte, l'amore riesce a fare grandi cose: era così strano vedere quei due rotolarsi nel loro olio incuranti della loro sorte, senza badare alla straffottenza delle bibite.
Quando la fila di capperi ci andò a sbattere contro, il capofila non credeva ai suoi occhi: vedere tanta passione dentro a un frigorifero non gli era mai successo. A dir la verità il capofila dei capperi non sapeva esattamente che cosa fosse l'amore, né dentro il frigorifero, né, tantomeno, fuori. Ma la curiosità lo spinse, e con lui tutti gli altri disciplinatamente dietro, a entrare nel vasetto pieno d'olio.
La reazione dei due innamorati fu unanime: dopo aver cercato di ripararsi (l'acciuga cominciò a stringere a sé la piccola oliva fino quasi a soffocarla), cominciarono a prendere a male parole gli sventurati avventori (i quali, invece, cominciavano a provare un qualche piacere a rotolarsi nudi nell'olio d'oliva), poi con coraggio cercarono di respingere l'assalto ma, al contrario, si resero ben presto conto di essere sempre più schiacciati sul fondo del vasetto senza più diritto di replica.
Una carota gridava giustizia; una misera zucchina zoppicante rivendicava (parlando da sola) il suo colorito verde di quando era bella fresca; due piccole teste di aglio si agitavano a più non posso per cercare di diffondere il loro odore (ma inutilmente); una maionese smuntissima usciva timidamente dal suo tubetto; in un angolino una fetta di torta completamente spiaccicata piangeva le candeline che se ne erano andate... Insomma, il putiferio. Una rivoluzione civile, anzi culinaria.
Stanchi di ammuffire, i cibi cominciarono a prendersela con le bibite (quelle che hanno un gran ricambio: fuori due dentro tre). Loro, le bibite, se ne stavano quel pomeriggio d'estate belle ghiacciate al loro posto; incolonnate per quattro, occupavano quasi tutto il primo ripiano del frigorifero. Birra, coche, aranciate, succhi erano sempre sicuri del fatto che prima o poi se ne sarebbero andati da lì dentro, che presto o tardi avrebbero rivisto la luce del sole e, soprattutto, sapevano che il loro destino non era certo quello di finire schifosamente in una spazzatura, bensì quello ben più glorioso di una pancia. Tra loro si raccontavano tranquillamente, e con qualche godimento, quale sarebbe stato il loro destino: bocca, gola, esofago... pancia... E quale soddisfazione suscitava il solo pensiero di essere godute.
Di fatto, tutto questo odio e rancore ha scatenato un putiferio tanto grande che quando finalmente lo sportello del frigorifero si è aperto e il padrone di casa ha visto lo scempio che eravamo riusciti a combinare non ha esitato un attimo: armatosi di guanti di gomma ha spinto tutti noi dentro dentro un grosso sacco nero e ci ha portato qui, nel cassonetto. Almeno avesse provveduto a dividerci (alluminio, carta, plastica, frazione umida), invece no; tutti insieme qui dentro.
L'avevo detto, io, che il tratto fondamentale dell'uomo è la stupidità."



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