FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SANGUE

Vincenzo Scarpa




...e comincio ad essere assetato; ho bisogno di bere del sangue! Qualcuno si starà chiedendo chi sono. Forse un vampiro? No, semplicemente un normalissimo ragioniere che al posto di bere l'acqua beve il sangue uccidendo le persone. Mi sembra logico no?
Purtroppo per la gente comune questo è inaccettabile, perché commetto degli omicidi, ma loro? Non uccidono forse le mucche per mangiarne la carne? Non mangiano forse l'anatra all'arancia? E perché io non posso uccidere un uomo per dissetarmi? Qualcuno me lo sa spiegare? No, perché nessuno sa capirmi, nessuno si immedesima nei miei panni, nessuno si chiede cosa vuol dire essere privati della propia linfa vitale. E come essere in crisi d'astinenza, la stessa ed identica sensazione.
Ma passiamo ora ad un'altra domanda che mi offusca la mente. Chi mi ha rinchiuso qui dentro? E perché l'ha fatto? Che mi abbia visto uccidere a sangue freddo qualcuno? Che mi abbia visto bere nel preziosissimo calice? No, non è possibile, sarebbe la fine!
Un momento... sento dei passi. Sì, si stanno dirigendo da questa parte!
Chiunque sia, adesso si è fermato alla mia sinistra, tira fuori un mazzo di chiavi, ed apre un lucchetto. Chi potrà mai essere costui o forse costei? Sollevo il coperchio ed esco. Poi, reggendomi a malapena in piedi, mi guardo intorno e mi accorgo di essere in una fetida cantina piena di ragnatele e scaffali di legno logorati dal tempo.


Una voce mi sorprende alle spalle: "Salve signor Steel. Ha passato bene questi ultimi minuti? Era abbastanza confortevole la sua cassa?"
Chi è che parla? Mi giro e vedo un uomo dalla barba irsuta e dal naso rubicondo che mi osserva divertito ed allo stesso tempo profondamente adirato nei miei confronti.
Gli rimando furioso: "E' lei che mi ha rinchiuso in questa lurida cassa? Trova la cosa molto divertente?"
"Sì, se la cosa può farle piacere".
Serro i pugni. Non gli salto addosso solo a causa dell'estrema debolezza; tuttavia, ho ancora la forza per urlare: "Mi vuol prendere per il culo? Ma si rende conto di quel che ha fatto? Voleva forse uccidermi?"
Scrolla le spalle: "Beh, lei l'ha fatto molte volte no? Cosa c'è di strano se voglio provarci anch'io?"
"Che diavolo sta farneticando? Io avrei ucciso delle persone? E per quale motivo avrei dovuto fare un'azione del genere?"
"Per questo". Tira fuori dalla tasca una provetta sigillata contenente del sangue. Maledizione, con questa sete non posso propio resistere e così mi avvento su di lui. Quello però, con un'agilità mai vista prima d'ora, si sposta e finisco contro il muro. Ricevo poi un calcio sul viso e mi accascio dolorante sul pavimento.
"Lo vede che ho ragione? Alla vista del sangue non ragiona più. Ecco la motivazione dei suoi molteplici omicidi: il sangue. è solo per questo fluido rosso che lei ha ucciso decine e decine di persone".
Poi si avvicina e mi poggia un piede sulla testa: "Una di queste era mia moglie, la signora Rubert. Se la ricorda vero?"
Glenda! Come potrei scordarmi di lei? Era davvero una donna molto carina con quel suo naso aquilino e quelle lentiggini sulla fronte. Già! Peccato che era perfida, vendicativa, ed inoltre totalmente incapace di svolgere le sue mansioni; però, a volte basta un semplice gesto di intesa coi superiori che tutto si accomoda. Capito l'antifona? E questo idiota lo sapeva? Sapeva delle tresche di sua moglie? Scommetto di no. Vediamo: "Sì certo, mi ricordo di Glenda. Lo sa come la chiamavamo noi colleghi? Glenda Rubert l'aprigambe. Vuole che le dica perché?"
"Stia zitto maledetto! Lo so che mia moglie mi tradiva in continuazione, ma tutto sommato le volevo bene ed a letto sapeva come soddisfarmi. Per me questo era sufficiente".
Mi metto a ridere a squarciagola: "Lei, se mi consente, è propio un idiota. L'amore consiste di ben altro signor Alex Rubens".
Toglie il piede dalla mia testa. "Signor Steel, se qui c'è qualche idiota quello e lei. La lascio sfogare solo perché non uscirà mai vivo di qui; subirà una morte lenta e dolorosa, una morte che si addice a dei luridi assassini come lei".
Ha propio intenzione di fare sul serio! è accecato dalla rabbia e dalla sete di vendetta, una sete ben diversa dalla mia. D'altronde nei suoi panni molto probabilmente farei la stessa cosa; ha perso la persona che amava di più al mondo grazie ad un ragioniere che per nutrirsi le ha tagliato la gola un pomeriggio di tre mesi fa. Ma cosa posso farci? è la conseguenza di una legge dettata dalla natura con molta precisione, la cosiddetta legge del più forte. Perché il leone rincorre la gazzella e la riesce ad uccidere? Perché corre più forte e si sa difendere molto meglio. Nel mio caso, è la stessa cosa; io sono il leone che rincorre la gazzella, la raggiungo e la uccido per poi saziarmi. In questo caso però, il leone è stanco e denutrito, mentre la gazzella è agile e scattante e devo stare quindi molto attento a non lasciarla andare via. Riprendo così il discorso: "Mmmm, lei è davvero in gamba lo sa? è il primo che riesce a scoprire il segreto più nascosto del mio essere. Mi dica, come ha fatto?"
"A cosa le serve saperlo? Tanto ormai è spacciato".
"Beh, il condannato ha diritto all'ultimo desiderio, no? Suvvia, non vorrà negarmi quest'ultimo favore".
Rubert consulta frettolosamente l'orologio, mi fissa negli occhi e corruga la fronte. Quali saranno le sue intenzioni?
Con una sonora risata trionfale, riprende per mia fortuna a parlare: "E sia, tanto ormai non è più pericoloso. Vuol sapere come ho fatto eh? Le da fastidio essere caduto in errore? Bene. La sera che lei uccise Glenda riuscii per puro caso ad assistere alla scena, e vidi così la sua fetida bocca avvicinarsi al suo collo esile e delicato per potersi dissetare. Non le nascondo il fatto che avrei voluto ucciderla all'istante, ma cosa avrei raccontato poi alla polizia se qualcuno mi avesse visto? Che avevo ucciso un assassino? No, troppo rischioso, era meglio vendicarsi in una maniera più atroce e soprattutto più sicura. Decisi di pedinarla fino alla sua vettura, presi il numero della targa e conobbi così l'ubicazione del suo alloggio, una zona periferica - me lo lasci dire - squallida e repellente piena di sporchi negri pidocchiosi come lei. Per questi tre mesi non ho fatto altro che spiarla ogni sera, dopo aver consumato un pasto frugale ed aver sopportato una dura giornata lavorativa. Ma in questo modo, sono venuto a conoscenza della sua passione per il rugby, delle passeggiate domenicali con Alice Welton, e soprattutto dell'ora del suo rientro: più o meno le otto di sera. Cinque ore fa l'ho aggredita sotto casa facendole respirare un fazzoletto imbevuto di cloroformio. Poi l'ho trascinata sul furgone, portata nella cantina di questa villetta isolata dal resto del mondo ed infine, quando ho visto che stavate riprendendo i sensi, ho aperto questa fetida cassa e vi ci ho chiuso dentro da circa un quarto d'ora. Ora siete soddisfatto?"
"Direi di sì." - gli rispondo -"Vedo anche che le piace essere spiritoso! L'ha fatta lei questa cassa a forma di bara?"
I suoi occhi sono posseduti da una possente malvagità che posso facilmente percepire, ma non mi spavento più di tanto. Costui è solo uno stupido fallito rimasto sconvolto dalla scomparsa di quella sgualdrinella da quattro soldi di sua moglie. Lo dimostra anche il fatto che, carico di orgoglio, replica: "Sì. Non ho voluto acquistare una vera cassa da morto perché trovavo la spesa del tutto inutile per un vampirucolo di serie b come lei. Le pare?"
Povero illuso. Cosa succede quando il leone denutrito riacquista le forze? Che uccide la gazzella! Evitando di rispondergli, gli salto addosso e, afferratolo con entrambe le mani, lo scaravento per terra e gli azzanno sanguinosamente la gola. Rubens, colto di sorpresa, cerca di divincolarsi emettendo grida inarticolate, ma è troppo tardi e nessuno può intervenire; ha sottovalutato il suo avversario, un grave errore che spesso può portare alla morte.


Ed infine eccomi qua, in compagnia di un cadavere straziato dalla mia violenza che ho deposto in una rozza cassa da morto, e di una tanica piena di benzina che ho appena aperto. Spargo l'infiammabile liquido per tutta la cantina e poi, dopo essermi posizionato sull'uscio ed aver gettato la tanica vuota contro la "bara", accendo un fiammifero che lascio cadere sul pavimento. E mentre le fiamme fanno il loro dovere, io esco dalla lugubre villetta e mi fermo a contemplare la bellezza della luna piena che risalta solitaria nel bel cielo stellato. è davvero una notte stupenda, tipica degli assetati di sangue come me; è ora di catturare un'altra gazzella...



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