FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SENZA TITOLO

Carlo Furia




E adesso? In teoria dovrei continuare, completare queste dieci righe con un racconto da concorso letterario. Un concorso che ha un nome di un animale, che gli dà il sapore di un gioco di ragazzi, simpatico in apparenza. Ma allora che mi impedisce di raccontare una storiella divertente, magari un po' originale con un bel finale a sorpresa, di quelle che hanno tanta presa sui giovani? In realtà ancora non riesco a trovare alcun buon motivo per giustificarmi questa impossibilità, c'è qualcosa che mi sfugge e, se devo proprio essere sincero, che m'inquieta. Sono alcune ore che non riesco a pensare ad altro che a questo. Non trovo niente di arginato o arginabile nella mia mente. Tutti i miei pensieri si riducono ad un'amalgama buia, densa, inscindibile, quasi quasi dolorosa. Aspetto un poco e cerco le più stupide distrazioni, nulla si muove. Perché un foglio con sopra stampate poche righe sta sconvolgendo la mia giornata? Devo smetterla, devo, voglio riconquistare la lucidità per rispondermi.
Un secondo, ricapitoliamo. Stamattina esco per comprarmi un libro su Pogorelich, entro nella mia libreria di fiducia, faccio qualche passo incerto (chissà poi perché ogni volta che entro in una libreria il mio andamento si irrigidisce e perde spontaneità), vedo dei fogli con un disegno non ben identificato per la distanza a cui mi trovo, mi avvicino e lo prendo, lo piego leggendo le prime righe non completamente concentrato e lo ficco in tasca, anzi no, lo tengo in mano. Da questo momento in poi tutto si fa più nebuloso. Mi ritrovo fuori dal locale senza aver comprato alcun libro, ne su Pogorelich ne su qualcun altro, ho solo questo pezzo di carta ripiegato in mano. Ecco, lo apro mentre mi incammino verso casa -oggi più che mai sento la necessità di tornare e sdraiarmi nel mio caldo guscio. Leggo, non avevo male intuito, già da quella veloce occhiata nella libreria avevo colto il tono del progetto. Ci sono dietro certamente dei giovani zeppi di belle speranze che stanno incominciando a definire, un po' per gioco un po' sul serio, le loro ambizioni. Sì, qualcosa si sta delineando, forse sto capendo il perché di tutta questa faticosa confusione. Un semplice foglio in bianco e nero che mi parla di giovani colorati, vitali ma soprattutto vivi... Ancora una volta le parole mi sono amiche e consigliere...VIVI...VIVI... Ecco credo che tutta la spiegazione sia nella vicinanza (e lontananza) di quelle sette righe che in qualche modo parlano della morte e questo aggettivo che ritorna alla vita. Non ce nulla di più banale ora, mi sono ricordato che sto per morire e che non potrò più sentirmi vivo. Seccante, no?



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