FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL SONNO RISTORATORE
Alexander Mander
(ore 21)
"Qui dentro l'attesa sembra sufficientemente lunga da permettermi di formulare grandi, immaginose domande. Ad esempio: perché si glorifica sempre così tanto l'intelligenza dell'uomo quando il suo tratto fondamentale è la stupidità? E' sempre colpa di qualcuno quando succedono certe cose.
Prendete il mio caso. Io sono qui, mi sento abbastanza bene - salvo forse qualche problema di respirazione, arti anchilosati e così via - eppure, a dispetto di ogni logica, mi trovo rinchiuso in questa cassa di legno foderata di cuscinetti all'interno. Certo, sul morbido si sta comodi, ma ho paura che se non succede in fretta qualcosa di determinante comincerò ad avere un attacco di nervi. E' monotono, sapete, inoltre è tutto buio."
(Cambia il tono della voce, riprende quella sua naturale)
Avrebbe descritto così questa situazione?
Mi sembra di sentirlo Hitchcok. Mi vengono in mente quelle presentazioni ai telefilm prodotti sotto il suo nome; erano massime ammantate da un tono ironico e allo stesso tempo lugubre, nascondevano un qualcosa di inquietante. Si parlava anche di morte, si sorrideva alla bonaria faccia di Alfred e poi, dopo i canonici quaranta minuti, si rimaneva con un terribile peso sul torace. Angoscia allo stato puro. Angoscia anche adesso.
Se ci fosse qualcuno che mi potesse vedere, se potesse rimirare il corpo di quest'uomo sdraiato in una cassa di mogano nero, direbbe che ci vuole proprio un bel coraggio per sfidare la sorte invitandola a nozze, dandole l'occasione di realizzare una bella presa.
"Folle si chiude in una cassa e muore. Ritrovato in cantina un mese dopo dalla moglie."
Astemia, aggiungo io, e che cercava la pompa della bicicletta, perché altrimenti non si capirebbe cosa diavolo fosse andata a fare in cantina. Potrebbe essere questo l'aspetto ironico della vicenda. Si, penso proprio che il maestro del brivido avrebbe introdotto così l'odierno episodio di ordinaria follia.
Sto cercando di farmi sorridere ma non ci riesco.
Non ci vuole poi molto per comprendere l'assurdità della situazione in cui mi trovo e io, con tutto l'impegno, non riesco proprio a riscontrare alcun beneficio in ciò che sto facendo. Sono un folleÊe forse hanno ragione ma intanto la follia è confinata qua dentro, non ne esce neanche un po' e nessuno, fino ad ora, sospetta di nulla; finché non se ne accorgono rimango, finché resisto. Bell'eufemismo!
Voglio solo sperare che una volta fuori andrà decisamente meglio. Mi hanno assicurato del risultato, anzi, loro, la clausola del soddisfatti o rimborsati la dispongono a tutela di sé stessi nel senso che se, quando esco, sono soddisfatto sono io a pagare il doppio. Hanno giurato nessuna ripercussione, nessuna controindicazione per l'integrità psicofisica, al massimo una sensazione di svuotamento, per altro del tutto legittima data la finalità della cura.
Dunque..., mi sento... bene, a parte una terribile ischemia qui, nel cuore, il comodo trapuntato muscolo dell'anima, un cuscinetto puntaspilli come questo qui. Non provo dolore quando l'ago affonda, il sangue non scorre e i sentimenti non sono certo il suo pane quotidiano. Sto per tracollare, altro che arti anchilosati!
(breve silenzio, illumina il quadrante dell'orologio)
Bene e ora di andare. Ho un'appuntamento con Giovanna e me ne stavo scordando! C'è una sorpresa per me; cosa sarà questa volta, mi darà il culo o proveremo qualche nuova diabolica posizione? Staremo a vedere, confesso di aver bisogno di una bella scopata, di quelle selvagge tra sudore, saliva, umori di ogni tipo. Mi piacciono gli eccessi e Giuseppa non ne vuole proprio sapere. Cazzo, se facesse quello che mi va, non andrei con Giovanna. A pensarci però la Giuan è proprio un gran troietta, un troione! Andato il marito e subito a ciulare, alè! Ma tanto vale, così faccio del bene anche a lei visto che, con quel suo carattere di merda, non se la piglia nessuno e poi, diciamolo è pure sfatta. Va fin troppo bene per quello che ci devo fare. Non è mica amore.
Vado, si ma... accidenti qui non si apre. Fanculo, lo sai, è temporizzata. Sbattiti, agitati, otterrai un più veloce consumo d'aria. Ed è pure così secca che riuscirebbe a far bloccare la lingua anche alla logorroica, la moglie, la mia.
"Due marce, caricare tutti pinguino", ci vorrebbe... la pubblicità non fa male, nooo! Se non avessi fatto cadere l'occhio su quel volantino, probabilmente... probabilmente cosa?
Fa caldo e ambirei ad un po' di fresco altrimenti vado arrosto; sarebbe stato sufficiente predisporre una piccola bocchetta di aerazione, so che c'è dell'aria fresca lì fuori, l'aria della mia cantina. Possibile che non ci abbiano pensato? Mah... e quella volta che ho lasciato fido, come cazzo si chiamava quel pulcioso di un cane, chiuso nell'auto a seccarsi come uno stronzo al sole, non è che lo avessi fatto apposta ma non posso sopportare l'odore di bestia, mi assaliva ogni volta che tornavo a casa; lo stesso puzzo che trovo in ufficio, nella mia stanza - è del collega?- e in strada, addosso agli straccioni; loro però li allontano spesso con un calcio ben assestato, cosa che non potevo fare con pulcioso perché altrimenti chi la sentiva la Giuseppa e il Robertino, il cane era suo. Dico era perché è morto, ma non uso il passato remoto perché è successo poco tempo fa e a casa fanno ancora i piagnistei. L'azione cioè ha ancora effetti e svolgimenti nel presente, ah, ah... burlone... cialtrone.
Mi chiedo se ricomincierò ad essere l'uomo sfrontato di sempre. Me lo chiedo perché ormai è un mese che tutto questo va avanti e io non vedo, gli altri non vedono alcun miglioramento. Allo specchio la solita liscia e ben strutturata mascella, volitiva? Si, anche se di volontà, nelle cose che faccio, ne esprimo sempre di meno.
Ho uno strano e non ben precisato desiderio di correre, di mettermi in strada e guardare avanti senza mai abbassare lo sguardo sulle scarpe come mio zio che alla sua età macina ancora parecchi chilometri, sempre domandato come fa. Poi ho capito che nella vita si desidera accelerare il passo quando diventa necessario frapporre quanto più asfalto possibile tra il punto di partenza e l'arrivo, tra luoghi che non devono mai più coincidere. Per lui la partenza era un celibato livoroso e isterico, l'arrivo un successo nel lavoro cercato e ottenuto scrollandosi di dosso il desiderio di quello che non poteva avere, l'amore, le donne. Per me, l'uno è l'attuale modo di essere e l'altro... sento che potrei essere più buono... è il motivo per cui sono qui.
Che angoscia al pensiero che tutto questo possa non avere fine o che, variante, tutto possa finire nel peggiore dei modi. La corsa iniziata potrebbe non condurmi da nessuna parte. Rispedito ai blocchi di partenza. Tronfio, condannato ad essere l'arroganza, l'odiosità incarnata in persona, morto asfissiato senza possibilità di redenzione! Redenzione, bella parola sulla bocca delle beghine, di quelle beghine - fatemi toccare i coglioni - che a Natale e a Pasqua, nei giorni di festa, si recano in processione nella nostra abitazione con il loro carico di ipocrisia e... "egoista, badi solo a te stesso e a tua moglie non ci pensi? Tuo figlio, chi lo porterà alla maggiore età?"... le sento salire dallo stomaco come un vomitone bello maturo le vocine della suocera, delle nuore e dei parenti, disgustati dalla visione del corpo di un uomo lì, qui, spiaccicato in una cassa, distrutto dai sensi di colpa e dal disperato bisogno di recuperare la dimensione del vivere morale.
Stop! Non me ne frega nulla, del parentame vario, del Robertino, della Giuseppa e chi ne ha più ne metta. Andate a farvi fottere!
SILENZIO!
Ho necessità di stare tranquillo.
(breve pausa; si tocca il corpo dappertutto, ansima e riprende con voce più forte)
Bene così.
Allora, avete sentito? Avete sentito cosa sto dicendo? Che non me ne frega nulla e di più - se quantificare il di più del nulla è possibile - dei capricci del moccioso, mongolo e ritardato; non mene fotte di quella spacca balle che tutte le sere mi propina i suoi manicaretti... "cucinati con tanto amore per te e spero ti piacciano..." che... correte, scappate che sennò vi spacco il culo, figli di puttana e... tutto quello che mi verrebbe da dirvi per insozzarvi di merda.
Niente, niente ancora e allora quando?
E' solo una questione di attimi e poi arriverà dritto dritto nelle reni, brutti stronzi! Se urlerò e piangerò non si fermerà vero? Mi farà soffrire come io sto facendo soffrire il mio prossimo. Per tutte le volte che ho calpestato e ho sputato, mi infliggerete supplizi?
Maledetti voi e la vostra teoria della sofferenza, sporchi comunisti del cazzo, con la vostla onolevolissima plonuncia me l'avete messo nel culo!
(urla)
Aprite! PEZZI DI MERDA!
(voce alta)
Scusa..., scusatemi, non lo faccio apposta ma io sono fatto in questo modo, proprio male, sono uno bastardo, fatemi quello che volete ma fatelo subito perché non ne posso più!
Non c'è nessuno fuori e la Giuseppa non ti può sentire, poverina lei ti aiuterebbe.
(ride isterico)
"Chi te lo ha fatto fare e perché ti sei segnato quell'indirizzo?"
Avevo tante altre cose a cui pensare. Eppure quel segno graffiato a mano sul cartoncino pubblicitario emanava magnetismo ancestrale; quando mi avvicinai facendomi spazio tra la calca della gente, tutta pigiata e compresa nel rientro a casa, vidi una scritta mettersi a fuoco... "C'è qualcosa che voi dovete condividere con noi per risolvere i vostri problemi, problemi per i quali gli altri non hanno alcun un rimedio, qualcosa di molto importante: la vostra anima."
Me li ricordo quegli occhietti malefici, dottor Ciao, i tuoi come quelli dei protomedici lacché adoranti, nella penombra del laboratorio, studio, magazzino di pozioni di saggezza orientale, regno di cianfrusaglie e decotti. Gonfi di febbre e di bramosia di sezionare il malcapitato, straboccanti di visioni da Mengele. Lo dovevo capire subito che ero nel posto sbagliato; e invece, così eccitato all'idea che avrei potuto raccontare... "sapete gente sto frequentando lo studio del dott. Ciao, un santone della medicina orientale, molto chic, alle pareti ha talismani vecchi di duemila anni e faccioni in legno di tribù dell'Africa nera.", mi sono lasciato prendere per mano come un bambino.
Quel..., quel deficiente di Michele andava in brodo di giuggiole quando gli parlavo delle meraviglie terapeutiche dell' "effetto tomba", così, con le stesse parole con cui me ne aveva parlato per la prima volta il dottore.
(pausa)
"Signore Dandoli suppongo" e già come faceva a saperlo se lo avevo chiamato per un appuntamento!
Decidemmo di incontrarci una volta alla settimana fino al completamento del quadro. All'inzio non ero molto a mio agio con il... dottore? analista? stregone? - non saprei veramente come definirlo quel tale - c'era tra di noi un imbarazzo, direi, naturale; lui chiedeva e dalle mie stentate risposte ricostruiva il non detto, il pensato. Ad un certo punto però, forse inconsciamente, ho assunto un atteggiamento circospetto e non gli ho più parlato con sincerità. Mi inventavo delle cose per cercare di allontanare da me il suo gelido sguardo indagatore. Un'impressionante capacità penetratrice scaturiva dal centro di quella piccola fronte di cinese, me lo sentivo vangare dentro alla ricerca degli scarti, del peggio della mia personalità; c'era da rimanere sbigottiti ascoltando quelle domande che si posavano esattamente dove avrebbero dovuto, preciso e strabiliante come una sfera magica. Lui se ne accorse e mi disse con la consueta calma che avrei dovuto essere sincero perché il successo della terapia era strettamente collegato alla precisa messa a punto della bara.
"Ma quale bara!?"... un colpo quando pronunciò quella parola, le due dita di una mano avevano assunto la classica posizione scaramantica a corna, le altre indugiavano nell'apotropaica tastata di coglioni. Pensavo scherzasse, che fosse un tentativo per spaventarmi sulle possibili conseguenze della mia condotta, un consiglio da medico, di quelli che cercano di sfruttare la deterrenza delle conseguenze disastrose per riportare il paziente ad una vita igienicamente corretta. "Al punto in cui lei è - diceva con voce liquida - non le rimane che la bara, potrebbe costarle caro ma credo non ci sia altra soluzione." Scandiva le sillabe come loro, i cinesi, sanno fare e con la naturalezza richiesta in queste situazioni delicate. "Vede, l'effetto tomba, come noi lo chiamiamo, è la particolare azione curativa della scatola di saggezza. Si questo è il suo vero nome. Le sembra magniloquente? Non lo è perché, se ne accorgerà quando l'avrà provata, agisce con incommensurabile saggezza sulla sua psiche. Se adesso ha dei problemi di equilibrio e sente l'impulso al male agire su di lei, non deve far altro che sollevare i piedi da terra. Dopo aver appoggiato le natiche sul bordo, si sdraierà lungo e alzerà il l'asse laterale destra fino alla posizione di blocco; allungherà le braccia fino ad incontrare il coperchio. Con l'ultimo gesto si chiuderà dentro. Sblam..., ognuno di questi movimenti dovrà essere eseguito lentamente, poiché è e deve essere valutato con estrema attenzione. Si renderà conto che l'azione è personalizzata, non c'è nulla che non sia studiato e preparato per soddisfare l'esigenza del singolo paziente."
E boom..., eccoti il fesso ingabbiato!
Niente più incertezza e la circospezione dei primi incontri era svanita, dopo quelle parole tutto mi sembrava convincente e altamente probabile: la scenografia dell'azione terapeutica prospettata, la bara recapitata direttamente nella mia cantina; i paludamenti per annullare la personalità; una tuta in acrilico nero con gli zip destinati a chiudere bocca e orecchie; la procedura di immersione e quei movimenti lenti e ben ponderati; e ogni ambaradan possibile e immaginabile. Quasi un sonno dei sensi, una catalessi e c'erano tutti gli elementi per farsi venire dei dubbi!
CRIMINALE!!!!!
Che mi avesse drogato? Mi ha dato della droga, si perché altrimenti non tremerei così ogni qualvolta varco la soglia di casa. Saluto mia moglie e tremo, mi avvicino al bambino e tremo. Adesso sto tremando ma lo faccio anche quando stringo la mano a qualcuno. Nel volto di ogni interlocutore io vedo un nemico anche in quello del Ginetto - c'è di che aver paura! - non era capace di farsi rispettare quando gli saltava in aria il piatto della minestra giù in mensa figuriamoci quando gli ho fottuto il posto al marketing! Non si è mica ritrovato la voce per dire beh... coglioncino lui, povero, pace. Amen. Speriamo solo che lo abbia messo a punto a dovere questo porco pezzo di legno! Millantava, l'ho detto, si tratta al massimo di regolare la corsa di un fottutissimo timer elettrico, anche se in realtà di congegni io non ne ho mai visti. E poi, bella forza, ci vuole molto ad immaginare che cinque minuti in più di questo strazio possano piegare anche un tipo come me.
"Ma scherzi ci vuole una laurea!" Non crederà mica, dottor Ciao, che io torni da lei dopo questa infinita allucinazione; gli ho pure mollato parecchi verdoni, si, si, soldi a palate si è preso, la carogna! Al giorno d'oggi è facile truffare alla grande la gente, basta un nulla, solo la volontà di fare il salto di qualità. Già perché ciascuno di noi, nel suo piccolo, quotidianamente raggira il suo prossimo. Quando gli vende la mela marcia al mercato, quando gli fa capire che il giudice sarà clemente con lui se solo vorrà maggiorare il contributo spese, che Dio lo risparmierà a patto di prenotare un letto all'Ospedale del Bambin Gesù. Ed io che ho passato una vita a cercare di capire come fare per vendere un fustino di detersivo in più, forse non sono da meno, per questo avrei dovuto accorgermi del tranello; io che il grande salto l'ho fatto. Condannando a morte un uomo, il Ginetto, sempre lui, che avrebbe distrutto la mia vita, sottraendogli il bene più prezioso con il più spregevoli dei tranelli. Gli è mancato tutto, nel lavoro squalificato, dell'amore defraudato, senza figli. Si è lasciato andare nel vuoto dopo che quella sera verso la fine dell'anno aveva intuito il licenziamento, dopo avermi visto a braccetto con sua moglie, la Giovanna. Era un uomo buono sempre in bilico tra l'onesta' dei principi e la politica dell'azienda. Non avrebbe mai acconsentito, era il capo ufficio, alle operazioni per il rilancio del settore marketing; trenta o quaranta licenziamenti e passaggi interni di personale super sponsorizzato. Io ero uno di questi, un interno, un privilegiato, un senza merito, un leccaculo rampante. Che pena quando fu il suo momento. Ho l'immagine di lui sudato mentre cerca disperatamente quelle carte sulle quali aveva annotato la relazione, densa di dati e di prove più che convincenti frutto di mesi di lavoro, sulla pericolosità di quel taglio all'organico e dello scandalo delle promozioni. Ma niente, le mani mulinavano sul tavolo scostando via l'inutile in cerca della confortante visione dei diagrammi di flusso. Quella era la migliore occasione per presentare al consiglio di amministrazione le sue conclusioni sulla faccenda. Mi guardò con una faccia che io giudicai da pusillanime, non avevo capito la forza dell'accusa.
L'accettazione del verdetto del consesso nei suoi confronti e per me l'anatema. Anatema, già... intanto metterò fine quanto prima a questo strazio e poi lo svergognerò, il cinesino, agli occhi di tutti. Andrò da Lubrano in televisione, si, da lui, che idea! Gli dirò..., mi farò aiutare dai suoi esperti come aveva fatto quel tizio...aveva acquistato - per inciso sempre da un maledettissimo muso giallo - un fantomatica miracolosa scatoletta al laser curativa di tutte le patologie del mondo. Alla fine scatterà la sacrosanta denuncia.
Volevo guarire, uscire dal baratro, non essere prematuramente tumulato!
Ho qualcosa ai piedi, sento un formicolio. Sarà la posizione? E' come se ci fossero degli insetti che cercano di salire ai piani alti percorrendo le vie linfatiche del corpo. Come migliaia di soldati, interi eserciti, vestiti con le uniformi naziste, quelle in scala ho di Roberto. Ci giocavo anch'io con gli Atlantic, perché non ho mai giocato con lui? Mi piaceva giocare, ci mettevo amore e sentimento nelle battaglie che apprestavo sulla moquette di casa; non moriva mai nessuno, alla fine con un sacrosanto armistizio le truppe tornavano in patria per dedicarsi alle loro famiglie, da quel momento, durava sempre più spesso lo scorrere dei pochi minuti, si cambiava il set e tiravo fuori il sacco delle bambole, "La Famiglia Felice" con la loro fattoria e gli animali e qualche volta anche il gruppo dei "Workers Playmobil".
(illumina il quadrante dell'orologio)
E' finita, è finita... si aprirà fra pochi secondi. Ci deve essere da qualche parte un congegno con la precisione di un cipollone svizzero.
CAPITO?!
Sono trenta minuti che sono qua dentro! Ciao ha detto che mezz'ora può bastare! E' stata messa a punto perché la durata sia quella adatta al mio caso.
(batte le nocche sul rivestimento del coperchio)
Cucù c'è qualcuno lì fuori?
Aprite, aprite, ci sto lasciando le penne!
Ah, ah...bello il bagno, l'acqua scorre tutta intorno, calda, un po' più calda per favore..., va bene grazie. Galleggiare m'è dolce in questo mare..., la brezza spira lenta e rifocilla questi mie polmoni, sinceramente pensavo di non poter resistere senza aria per tutto questo tempo. Come non l'avevate capito che la terapia consiste in un'apnea forzata, cioè mi hanno contingentato l'aria.
Ma io ci porterò mia moglie e mio figlio al mare questa domenica così troveremo tutta l'aria che ci serve per sopravvivere e loro non potranno limitarcela; non avrò più bisogno di stare qua dentro. Lì mi laverò, mi immergerò fino al collo e starò ore a staccarmi di dosso tutto lo sporco che ho accumulato in tutto questo tempo, via, va, lo sporco, m'incrosta la vita e... non ce la faccio, non ce la facio...prite...volio... vederti in... facia... amore..., caro.... vogio... predeti in bracio... con... tutto... il tuo peso... dei... dieci.... anni, voglio farlo prima che...che.... prma hhe ia trop trdi...pria chh ia op vechio.
(ore 21,35)
La cantina era immersa nel buio quando la porta si aprì. Un barlume di luce tremolante si insinuò dalla fessura, dapprima piccola, poi sempre più grande, tra lo stipite e il battente della porta. La signora Dandoli con un accendino in mano cercava di farsi strada nel luogo che fra tutti quelli della casa le era meno conosciuto. Non stava cercando la pompa della bicicletta, la cantina doveva nascondere da qualche parte una scatola di candele.
Non vedeva affatto bene ma intuì che nel mezzo della stanza c'era qualcosa e non doveva esserci. Si diresse quindi verso il centro, con le braccia tese nella penombra, fino al punto in cui incontrò con i piedi la cassa.
All'improvviso la luce nell'ambiente e il coperchio della scatola nera, levigatissima, lunga almeno quanto il marito, scattò su sospinto da una potente e allo stesso tempo invisibile molla.
Sdreng! Come scherzo non fu male; si stampo' sulla faccia della poveretta con tutto il dolore della sorpresa. Lei, sbattuta a terra, si prese il volto tra le mani per scoprire che era maschera di sangue.
Urla e urla, ma mai come avrebbe gridato pochi minuti più tardi, quando trascorso l'arco di tempo richiesto per alzarsi, si affacciò sullo spettacolo che la spalancata cassa le offriva.
(ore 22, a sirene spiegate)
- Ma guarda come è conciato questo, cazzo ci faceva con la tutina di pelle! - Sei proprio un pistola mai sentito parlare dei sadomaso?
- Ah, quei pervertiti che godono facendosi del male!
- Già!
- Cazzo ci provano, non è già abbastanza il dolore che la vita ci riserva? - Ma sai, questi qui si divertono, almeno fino a quando non tirano le cuoia; qualche rotella nel cervello, sai, c'è anche chi lo fa per convinzione religiosa, dicono di avvicinarsi alla spiritualità assoluta cogliendo il senso della precarietà umana, mortificando il corpo.
- Però! Hai studiato, eh?
- Si vede!?
(ore 23, nei corridoi di un padiglione)
Il lettino sospinto dal lettighiere scivolava lungo il corridoio, in fondo la porta della cella frigorifera; con la spavalderia tipica dei vent'anni il ragazzo, assicuratosi di essere solo, decise di rinverdire i fasti della sua infanzia quando, esuberante, si lanciava in folli cavalcate sul carrello del supermercato. Fu sufficiente una breve rincorsa per imprimere la giusta velocità al macabro mezzo. Surf con il morto, ma fino al capolinea e non oltre la porta!
Ci fu lo schianto e poi, a terra, sul lucido pavimento, si incontrarono per la prima volta il baldo Fabrizio e lo smunto signor Dandoli e con loro gli altri ospiti della morgue. L'unico imbarazzo fu procurato dalla difficoltà di ricollocare i corpi, sparpagliati un po' dappertutto, nel legittimo giaciglio. Dovette improvvisare senza eccedere nello zelo.
Fu allora che il signor Dandoli cambiò le sue generalità.
(ore 12, in una chiesa)
-...è stato un uomo buono, rispettoso dei suoi doveri, un padre di famiglia affettuoso con i figli, un marito che ha saputo mantenere fino alla morte la promessa di rispettare e di onorare la moglie, sempre pronto a porgere una mano agli altri nel momento del bisogno. Il Signore ne terrà conto, non disperate, perché in quel Giorno tutti saremo giudicati per ciò che abbiamo fatto, qui, sulla terra. E quest'uomo varcherà la soglia dei cieli e riposerà con i giusti. Non importa se ha sofferto una vita di stenti, povero e fiero di essere un timorato di Dio, ha saputo mettersi al riparo dalle tentazioni terrene, sollevandosi al di sopra dei giudizi degli uomini. Vedete questo è uno dei pochi casi in cui, assodato che il tratto fondamentale della natura umana è la stupidità, l'intelligenza ha prevalso sull'impulso. Un estremo saluto al caro Marco Policelli.
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