FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it




IL SUICIDIA

Cristina Vergottini




E poi questo formicolio alla mano... non mi dà tregua, anzi, sta cominciando a salire, su verso il gomito e forse ben presto arriverà anche oltre. Almeno potessi muovere le braccia... niente da fare, questa bara è proprio costruita su misura. E poi, se proprio lo volete sapere, non ci tengo affatto a verificare se i miei arti rispondano ancora ai comandi oppure no. Però che strano, la immaginavo tutta diversa questa condizione di morto vivente.
Che ne so... qualcosa come volteggiare leggero fuori dal corpo, muovendomi libero per le stanze.
Così avrei potuto vedere che faccia ha fatto Anna quando mi ha visto penzolare dalla trave della soffitta con quel cappio che lei mi ha indotto ad infilarmi intorno al collo per la disperazione di essere costretto ad ascoltarla tutto il giorno solo perché anni fa - e giuro che non mi ricordo più assolutamente il perché - mi passò per la testa di sposarla.
In questi giorni avrei voluto essere un fantasma in piena regola, uno di quelli che si materializzano ai piedi del letto e dirle: "Sorpresa! Ce l'ho fatta! Mi sono liberato di te, ed ora ti posso finalmente guardare senza paura di quello che dirai, perché sono un fantasma e, se solo lo volessi, potrei maledire questa casa, trascinar catene per l'eternità e soffiarti nelle orecchie fino a renderti pazza e desiderosa tu pure di trovar la morte a causa di qualcun'altro!
Non so se lo farò... ci devo ancora pensare.
Nel frattempo ti lascio tutti i miei guai, i debiti, le ipoteche sulla casa, le vecchie foto che ti ricorderanno il nostro inferno quotidiano e le rate di pagamento dell'automobile che, del resto, tu sola hai voluto che comprassimo." In realtà poi è andata in maniera assai diversa, perché, quando ho sentito il click del mio collo che si spezzava, sono precipitato in un buio senza fine, in un vortice di nulla, per risvegliarmi poi in questa bara, in questo luogo di attesa, in cui verranno a prendermi, per portarmi chissà dove.
E' strano, non ho paura. Forse perché non mi riesco ad immaginare niente che sia peggio di quello che è stata la mia condizione terrena. A parte, ovviamente, un prolungato e continuo dolore fisico, ma, quanto a questo, non credo di dovermi preoccupare, perché io oramai non ho più corpo.
E sono sicuro che anche questo problema di respirazione ed il formicolio passeranno presto, non potendo essere altro che il frutto del rigurgito di qualche vena non ancora completamente svuotata di movimento oppure una suggestione della mia mente, l'unica cosa di me che sia ancora viva.
E questo che cos'è? Vedo una luce... Dio com'è forte!
Sono arrivati, vengono a prendermi.
Mi sento risucchiare, che sensazione strana... Chi l'ha detto che l'anima è come aria? A me sembra piuttosto che sia una cosa simile alla gomma, perché vi giuro che sto passando attraverso le fessure della bara come fossi una cicca da masticare, appiattita a dismisura.
E adesso vengo sospinto su, su nella terra come se fossi un elastico tirato da una forza inarrestabile.
Cos'è questo? Oddio, ma sì è marmo! Non ce la farò mai a uscire da qui...
Tiratemi fuori, per favore!
Aspetta... aspetta, ci sono quasi, ancora un pezzo... ecco! Libero.
Finalmente...
Ditemi che cosa devo fare ora. Cosa? Dovrei entrare in un altro corpo? In quello di un bambino appena nato?
Ma no, no, io sono un morto suicida, uno che si è appena ammazzato, non scherziamo, non se ne parla proprio, non ce la faccio... non un'altra volta.
Perché non mi fate fare qualcos'altro? Sarei perfetto come fantasma che tormenta i sonni di mia moglie, oppure, se credete, potrei andare ad infestare qualche vecchia casa di campagna, o, meglio ancora, perché non mi mandate a vivere da un medium? Potrei fare l'animatore di sedute spiritiche.
E poi, lo ripeto, io sono un morto suicida, non penso che mi spetti entrare in un altro corpo. Insomma, non me lo merito. Anzi, sono sicuro che la religione cattolica sia piuttosto severa a riguardo, è già grandioso che mi abbiano seppellito in terra consacrata, figurarsi se mi danno un'altra possibilità. E poi francamente sono io a non volerla.
Vi rendete conto di quello che mi aspetta? Tornare al mondo come neonato, tutto rosso in faccia, per poi finire attaccato al seno di una donna, che farà di me quello che vorrà finché non avrò l'età della ragione.
Ma, al di là di questo, veramente a frequentare le scuole dell'obbligo un'altra volta non ce la faccio proprio.
E' stato un tale incubo.
Ehi, giù le mani! Dove mi portate? Ah, questa sarebbe la donna che sta per partorire il mio nuovo corpo? Beh, grazie per la scelta! Dio santo, è bruttissima! Così verrò fuori brutto pure io. E la casa... me la chiamate una casa questa? E' terribile! Va bene. Brutto e povero, qualcos'altro? Dov'è mio padre? Non ditemi che è una ragazza madre! Figlio di N.N.? Ah, no... Eccolo lì il padre, che consolazione! Da come la guarda direi che non staranno insieme molto a lungo.
Adesso capisco cosa vuole dire essere un morto suicida, semplicemente che la scelta di dove si andrà a finire è condizionata, come limitata.
Grazie tante! Bella meritocrazia! Se avesse un senso direi che pure qui, nell'aldilà, vige un regime di privilegio.
E se mi rifiutassi? Ah, non posso... Ma guardate che ne verrà fuori un bambino terrificante, pieno di guai, di problemi. Dite che non mi ricorderò nulla della vita che ho appena terminato? Prego, della vita che io ho appena voluto che terminasse... E cosa cambia? io non ci voglio entrare in questo corpo, e che ne sapete voi che tra vent'anni non gli torni fuori come Inconscio tutto quello che ho subito io e che ha portato ad ammazzarmi?
Non posso scegliere? E va beh, al diavolo!
UUEEEEE!!! (vagito di bambino)



ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.