FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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APOCRIFO

Massimo Maraviglia




Iddio ebbe appetito. Prese la lista e ordinò aringhe con le rape, formaggio due o tre fette di pane casereccio e mezzo litro. Fu sazio e di buon umore. Chiese il conto e assieme gli portarono una grappa della casa. Uscì che non era proprio brillo ma quasi. Intorno a lui tutto il creato fremeva di contentezza per come si erano messe le cose quel giorno. Iddio si guardò intorno soddisfatto, ruttò con energia e si predispose al suo solito, gravoso lavoro. L'universo tacque in ascolto: si era agli albori del mondo, tutto era incerto e sospeso.
Tirò fuori dal taschino della sua serica camicia a fiori la foglia di Beniamino sulla quale una mica di eterno prima aveva appuntato servendosi di un raggio di sole e di una lente d'ingrandimento smarrita dal portapenne di un bambino, la scaletta di cose da esautorare per quel giorno. L'acqua la luce la terra le piante gli animali l'uomo il gas il telefono il condominio... cavoli, aveva giàÊ fatto tutto! Ma era un tutto disordinato, privo di ritmo, mancava ancora la compostezza e la sequenza delle azioni i rimandi reciproci tra le cose... odoroso di tabacco Iddio mezzo fatto adagiò la sua infinita persona all'ombra di una fanciulla in fiore tutta tette e capelli, cercando di riordinare le idee che andavano fuggendo da un lato all'altro dell'universo producendo tuoni fulmini e qualche innocuo lapislazzuli. Intorno intanto il resto silente attendeva istruzioni. Attendeva da tempo invano. E l'entusiasmo di poc'anzi per il risveglio di dio che aveva lasciato tutto in sospeso, andava rapido scemando dando largo alla triste idea che in quel posto null'altro poteva accadere perché tutto era già accaduto. Iddio seccato da quel silenzio carico d'imbarazzante attesa, seccato dal solletico in testa fattogli dalla ragazza coi suoi lunghi capezzoli, sbottò inatteso: "E allora? Cos'altro manca? Suvvia, Fatemi dono di un vostro commento!" Il legale rappresentante dell'Associazione Verdi & Rizoma, uno spavaldo asparago con velleità da pino silvestre, si fece avanti: "Iddio signore nostro creatore del cielo e della terra... " "Taglia corto, che vuoi dire?" "Ecco, non abbiamo parole..." "Che vuoi dire?" "Quello che ho detto! Non abbiamo parole... molti di noi non hanno ancora un nome, dunque è come se non esistessero... dovremmo attivare provvedimenti in merito, altrimenti tutto il tuo lavoro andrà sprecato..."
Iddio tacque cercando le parole per controbattere una simile osservazione e non trovandole, facile gli fu convincersi che l'asparago arguto aveva suggerito proprio una bella traccia di lavoro. Ma trovare tutti i nomi per l'ingente quantità di manifestazioni che il suo spirito esuberante e generoso aveva prodotto, significava trascorrere l'eterno residuo a fare sempre la stessa cosa e siccome a Iddio piace esercitare il suo ingegno in maniera diversificata e multimediale, chiamò ad assolvere il compito di nomare tutte le cose un gruppo di volontari sedicenti esperti di nomologia applicata e ad essi affidò l'incarico d'inventariare ed etichettare tutto quanto il suo ludico spirito aveva partorito. In capo a due molliche di eterno il gruppo di lavoro aveva stilato l'inventario più ricco articolatissimo e dovizioso del mondo (poteva essere diversamente?) in cui trovarono posto persino una scorta di parole inutili e/o da attribuire a cose non ancora esistenti in quel momento, come gnek gnek, alacurdino, swap, nakara, parawikwik, omocinetico, casturzare, eleusino, ukulele, e così via dicendo. Fieri quel tanto che basta per apparire cretini consegnarono l'elenco su carta vergata 120 grammi al mq al signore Iddio che veloce diede una sbirciata per verificare che tutto fosse a posto. "Ottimo lavoro - disse scorrendo veloce il rotolo - mi sembra che vada bene..." in realtà, la sua era una analisi del tutto formale e sebbene mancassero nell'elenco ancora un oceano di elementi (nutella ad esempio, gnocca, cavaliere errante, parkondicio & porkodinci), lasciò correre, anche perché a lui, del fatto che le cose potessero anche non avere un nome e dunque rischiare di non esistere, non gliene toccava un beneamatissimo piffero: lui il suo lo aveva fatto. Ad ogni modo, per far contento l'universo, accondiscese. "Bene! - vibrò la voce col tono di un congedo - ora che ogni cosa ha il suo verbo, andate e divertitevi." Aveva voglia di cimentarsi nell'invenzione dell'organo a canne o magari sperimentare qualche nuova ricetta carina come quella con la quale aveva prodotto i girasoli e le lucciole e non voleva più essere disturbato. Ma si fece avanti il coordinatore del Comitato Universale Bestie - un opossum con una fame da lupo, un occhio di lince e un altro di bue, la grazia di un elefante, la furbizia di una volpe e la tendenza a godere come un porco che con voce da ocelot flautò insidioso: "Abbiamo i nomi è vero ma tu pensi che basti, o nostro signore Iddio creatore di ogni cosa, a far sì che il mondo si metta in moto?" "Perché, cos'altro manca?" - grave il divino intelletto rispose temendo un'ulteriore rottura di palle - "Manca... la trama su cui stendere le parole..." "Non abbiamo neanche un plot!" aggiunse un gufo indisponente come un tacchino" E Iddio, che in quanto intelligente è anche necessariamente buono, per non deludere il prodotto del suo intelletto, solerte trovò la soluzione: "Organizziamo un concorso e vediamo chi propone il soggetto migliore..."
Piacque l'idea all'universo intero e tutti nel cullante ronzio del cosmo si cimentarono a scrivere con gli strumenti i più vari storie le più incredibili, banali, medie, sarcastiche sacrali cosmogoniche teleologiche mateologiche anfibologiche improbabili sgrammaticate razionali casuali e qualcuno nella foga del comporre la propria dimenticò ogni altra cosa compreso Iddio, compreso se stesso... qualcun'altro invece impegolatosi in intrecci senza capo né coda sentì il bisogno a un certo punto di chiedere aiuto a Iddio stesso il quale dal suo canto in panciolle e giocherellando coi bottoni del largo camicione a fiori assisteva pacifico al fervido operio dell'universo in moto, che in qualche modo somigliava a quello in cui tre fette d'eterno innanzi s'era cimentato l'estro suo nella creazione del Finito. E dio vide dare alla luce il magnum algida e il sapone kamai, la tele, il tumore, le calze a rete e le guerre, i furti e le piramidi, i trapianti di cuore e i viaggi intergalattici, il fax e i raggi X, il cinema di un certo Fellini, i kiwi e il cacharel, i diritti costituzionali e le valerionemariniche tuttebenzinone e nel guardare tanto operio a meno non potè fare di pensare: "Tuberi! Questa mia creatura mi sta superando in quanto a fervore di fantasia..." Ma non mancò chi colto dal morbo del dubbio al sempiterno si rivolse e chiese: "Padre! Di tutte queste storie che stiamo scrivendo, quale pensi che sia la migliore? Chi credi che vincerà?" E il buon dio che aveva persino dimenticato di avere bandito un concorso per la storia migliore rispose: "Tutti" "Tutti?" Non credi che siano un po' tanti tutti?" "No" secco rispose il sommo lisciando le tette alla fanciulla in fiore all'ombra della quale disteso s'era e più non s'era mosso - e il dubitante allora incalzò: "Se tutti vinceranno, nessuno s'impegnerà piùÊper vincere..." "Peggio per loro" laconico chiosò il divino, felice in cuor suo del fatto che il mondo aveva ormai raggiunto la sua graziosa autonomia e in ogni caso, che lo volesse o meno, comunque andava avanti per conto suo. Era in procinto Iddio di cimentarsi, sperandosi non visto, in uno dei suoi mirabolanti esperimenti quando il suo terzo occhio (gli altri due erano semichiusi e ancora umidi di grappino e mezzo litro) vide l'homo ecologicus trascinarsi con lo sguardo triste. "Cos'è che manca ancora?" lo anticipo' il padre, certo di un'ulteriore richiesta, e il pover'uomo: "Il senso... padre. Ci manca il senso..." "Che intendi dire?" "Molti di noi hanno scritto storie straordinarie, eppure, non ne capiamo il senso, il motivo, non so come dire..." e l'infinito intelletto comprese e in sé riflesse: "siamo già giunti alle menate del chi siamo, dove andiamo, cosa facciamo... " tenne per sé questo pensiero e mosso dalla sua inarginata bontà propose: "Cercalo tu il senso, figlio. Da qualche parte lo troverai..." ma l'homo ecologicus, non soddisfatto, osò insistere: "Signore Iddio padre onnipotente, facci dono del tuo mistero..." e dio severo fece: "La strada che porta al mio mistero è lunga e gravosa" e l'uomo convinto disse: "Sono pronto a percorrerla tutta, anche da adesso". Sperando in un diniego che non ci fu, Iddio provò con altri argomenti: "Il mio misteropotrebbe essere per te inutile..." "Lascia che io creda in esso, padre!" "E sia."
Diede a quell'uomo e a mille altri come lui un nome e mille e una prova da superare e in centomila caddero e in un milione si rialzarono e in diecimila riprovarono e in un miliardo si persero ed uno solo ritrovò la strada del ritorno a casa e non dimenticò la promessa fattagli dal padre e per la porta di servizio, all'ombra dei fiori della sua camicia si ritrovò: "Eccomi padre, ho percorso la strada lunga e gravosa che porta al tuo mistero. Ora vorrei condividerlo con te. E il dio lo fece avvicinare, gli carezzò la faccia con le sue grandi e calde mani, gli soffiò il naso ed asciugò il sudore, gli allacciò le scarpe e gli scrollò la polvere dagli abiti ormai quasi a brandelli, lo abbracciò e lo lasciò piangere per tutte quelle volte in cui dovette tenere duro e non potè... prendeva tempo per non dirgli che quel
mistero non c'era e se c'era lui neanche lo conosceva.
"Allora?" - chiese l'uomo asciugandosi le lacrime...



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