FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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"A TESTA" E "A PIEDI"

Camillo D'Arco




Il rumore della pioggia ha rosicchiato completamente il mio sogno e m'ha tirato sveglio in piena notte. Peccato! Stavo baciando Diana, una brunetta della terza C, con grandi tette e gambe lunghe e sottili. Peccato veramente!

Apro gli occhi e mi appare una notte strana. Dove sono? Non riconosco la stanza e il letto e i rumori e le ombre. C'è una grande finestra a destra, senza persiane. Entra luce e una sagoma curiosa che si agita al vento. E' come un braccio enorme che saluta. Con tanti aghi dritti e puntuti. E sta insieme ad altre braccia e tutte insieme... tutte con quegli aghi... tutte a salutare dietro i vetri, illuminati da un'insegna al neon.

Ora ricordo: in questa città ci sono le palme! Non potevo crederci quando le ho viste ieri, tutte quelle palme! Dove stavo prima non c'erano e io pensavo che fossero alberi africani, o asiatici, che so! Invece quella meraviglia della natura sta là, a due passi dalla finestra e saluta, saluta nella pioggia e nel vento.

Ho gli occhi sbarrati e cerco di orientarmi nella penombra schiarita a ondate ritmiche dalla palma e dal neon ronzante dell'insegna. Sento il respiro profondo di mia madre che dorme a un metro da me insieme a Nadia, la mia dolce sorellina. Mi si apre il cuore quando guardo quella bambolina tutta occhi e riccioli biondi... Dormono strette strette le mie donnine, in una branda troppo piccola per essere comoda. Troppo lontana da casa per essere calda. Anch'io e Luca, mio fratello, stiamo stretti in questo letto. Lui dorme "a testa" e io "a piedi". Voglio dire: non condividiamo lo stesso cuscino. Anzi, dato che non c'erano cuscini per tutti, io dormo senza. "Dormire senza cuscini fa bene alla schiena" ha detto la mamma, così mi sono abituato a farne a meno.

Questa è la mia famiglia, questa è la mia condizione attuale! Mentre fuori piove e il vento muove le palme in un saluto monotono e incessante. Stringo nelle mani qualcosa di duro e caldo e piacevole al tatto. L'ho scoperto in collegio. Mi si drizza la sera quando si spengono le luci nella camerata ed io posso finalmente abbandonarmi a pensieri piacevoli... Non so ancora cosa farne di questo "coso", ma ho sentito dire dai ragazzi del liceo che va infilato tra le gambe delle ragazze. Poi, però, non mi hanno spiegato altro. Forse, quando sarò più grande, proverò con Diana...

Io sono il più grande dei figli e papà è morto. Quindi siamo tre orfani e una vedova. Che lavora in questo albergo in questa strana città dove c'è il mare e le palme che non avevo mai visto prima di ieri.

E' quasi Natale e la nostra famiglia si è riunita in questi pochi metri quadrati. Il padrone è stato buono a lasciarci stare in questa cameretta. La mamma è stata buona a togliermi per qualche giorno dal collegio. Io ci sto male in quella prigione per bambini ma qui, insieme con la mia famiglia, mi sento un re. Del resto, ora che non c'è più papà, sono io il capofamiglia. L'ha detto la mamma. E anche lo zio Edoardo.

Ieri sera abbiamo cenato in una cucina dove c'erano dei fornelli giganteschi e pentole grandissime. Anche quelle non le avevo mai viste prima. Ero ancora intronato dal viaggio in treno e per un momento ho pensato che la cuoca volesse ficcarci dentro me, in uno di quei pentoloni, con il sedano e le carote e tutto il resto... Invece la cuoca è stata buonissima. Tutta sorrisi e gentilezze, con quel suo faccione da scrofa e la sua cuffietta e il suo grembiulone a righe bianche e blu, tutto unto.

Io ho mangiato poco. In collegio mi sono abituato così, per difendermi dalle schifezze che ci danno al refettorio... Quando la scrofa s'è allontanata, ho rubato un panino e mi ci sono seduto sopra per appiattirlo e nasconderlo sotto la camicia.

Sto con gli occhi sbarrati e guardo un soffitto estraneo. Da quando sono orfano ne ho visti tanti, tutti diversi. All'inizio pensavo ´Questo è quello giusto!" poi, dopo un anno di vagabondaggio da zii, parenti sconosciuti, collegio, e ora quest'albergo... ho capito che per molto tempo ancora nessun soffitto mi apparterrà più del precedente. Meglio così. Si dorme scomodi con Luca "a testa" e io "a piedi" e non vedo l'ora di cambiare ancora. Forse ci sarà più spazio...

La mamma dice che io sono molto intelligente e che devo studiare e diventare presto una persona importante, uno che guadagna molti soldi. Con i primi soldi che guadagnerò voglio comprare un letto per Nadia e un letto per Luca e un letto per la mamma e un letto per me. Basta con questo affollamento che toglie il respiro!

Beh, in collegio dormo in un letto da solo, però la mattina devo rifarmelo... devo fare il "cubo", come dicono loro, che poi vuol dire mettersi a lavorare già appena sveglio. Non mi piacciono questi lavori da femmina. A me piace progettare astronavi. Ho inventato un motore termonucleare che voglio realizzare appena sarò diventato ingegnere. Ne ho parlato ieri sera alla mamma prima di addormentarmi. Luca, come al solito ridacchiava e non mi prendeva sul serio. Nadia mi guardava con quei suoi occhioni azzurri e lucidi (credo di essere il suo eroe preferito). Poi la mamma mi ha detto: ´Vabbè, adesso dormi, che ne riparliamo quando sarà il momento!" e ha spento la luce.

Quest'anno finisco le medie e poi voglio fare il liceo e poi... all'Università e divento ingegnere e costruisco la mia astronave intergalattica che mi porterà su Betelgeuse, nella costellazione di Orione. "Tu devi fare il ragioniere e andare a lavorare da zio Edoardo e guadagnare subito tanti soldi per tornare a stare tutti insieme in una casa nostra." Questo mi dice la mamma. Dal giorno che morì papà che era ingegnere e aveva inventato una macchina per tagliare automaticamente le lastre di vetro. Io "sento" di aver ereditato da lui la passione per la meccanica e "sento" di dover diventare ingegnere e "sento" di dover inventare quel motore per viaggiare nell'iperspazio... io "voglio" andare via di qua, dal collegio, da questo letto "a testa" e "a piedi"... ricostruire la mia famiglia su Orione. la mamma starà a casa e non dovrà più fare la cameriera e non dovrà più farsi rimproverare dal padrone di questo albergo sul mare in mezzo alle palme. Che ci facciamo noi in mezzo alle palme?

Stringo in mano il mio "coso" e lo muovo come se fosse la cloche della mia astronave. Avanti! Via! Verso Orione! Mi volto verso il muro a sinistra e l'ombra di quel braccio che saluta coi suoi aghi fuori dalla finestra mi segue come un'ombra cinese. Chiudo gli occhi ma il sonno l'ho perso. E' diventato come una crosta di formaggio rosicchiata dal rumore della pioggia. Peccato! Per Diana della terza C, la sezione mista. Noi del collegio frequentiamo sezioni solo maschili. Ma quando entriamo nella scuola, nel corridoio, per le scale, ci capita di incontrare le ragazze e le seguiamo con occhi avidi... Qualche volta Diana si volta verso di me e mi sorride e mi impresta i suoi libri di Salgari. Qualche volta arrossisce quando imito Janez con la sua sigaretta e allora abbassa gli occhi e scappa in classe. Gli piaccio? Vorrei baciarla.

Uh! Mi è venuta in mente proprio adesso un'idea per il mio motore termoionico! Devo prendere subito qualche appunto! fare degli schizzi... Macché! Le gambe di Luca mi bloccano, mi tengono prigioniero in questo lettuccio. Riesco a vedere solo il muro e le ombre in moto perpetuo. Di qua il muro, di là le gambe di Luca che dorme "a testa". Sono in trappola!

"Devi fare il ragioniere!" Fortuna che ho ancora nella camicia quel panino schiacciato di ieri sera. La mamma non vuole che mangi a letto, ma io, in collegio, mi sono abituato a mangiare quando posso. Senza orari. Non ho fame, adesso, ma io adesso posso mangiare.

"Devi fare il ragioniere..." Mordo il panino e mi appare sfolgorante la costellazione di Orione. Non c'è dubbio! Da grande farò l'ingegnere!



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