FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PARE LO ABBIA PERSO IN CAMPAGNA

Gian Vincenzo Olivier




"Ho paura dei bambini. Li ho visti scendere per il viottolo con i berretti bianchi, accompagnati da una signora che portava una valigia, sono i nipoti della padrona di casa. Ho fatto un balzo sul muretto e la signora, passando, mi ha carezzato con un sorriso. E' sempre molto gentile con i gatti. I tre bambini la seguivano e si davano degli spintoni di soppiatto, ridendo. Sono stato a guardarli passare, senza muovermi".


Forse ridevano pensando già a degli scherzi atroci. I cuccioli degli uomini a volte, sanno essere crudeli. Mi si rizza ancora il pelo se penso a come sono riuscito a sfuggire a quei due qualche sera fa. Avevo intuito subito che era meglio non mi notassero, quelli. Erano sui quattordici anni; venivano avanti per la strada prendendo a calci sassi, lattine vuote, qualsiasi cosa capitasse loro a tiro. Uno si era fermato a urinare su una motocicletta. Mi ero già sollevato sulle zampe pronto a scattare e come uno dei due mi ha visto, me la sono data a quattro senza esitare. Purtroppo non c'erano case né alberi dove trovare scampo; mi sono infilato sotto l'unica macchina della zona, sperando fossero troppo pigri per stanarmi, ma mi sbagliavo. Mentre il primo con un pezzo di legno cercava di obbligarmi ad uscire sul davanti, l'amico con un bastone in mano era pronto a spaccarmi la spina dorsale appena fossi sbucato da lì sotto. Ma non sono nato ieri. Non vado nel panico così facilmente. Con un balzo sono schizzato da dietro una ruota e ho galoppato più che potevo fino al sentiero che si srotola verso i campi. Hanno provato a rincorrermi, anche a tirarmi i bastoni, ma sono riusciti a colpirmi una volta soltanto e di striscio. Se la sono poi presa con Mirko. Semplicemente l'hanno sorpreso che dormiva. Lo hanno afferrato per la coda e sbattuto a destra e sinistra come si fa con i tappetini delle auto. Ho sentito le sue grida terrorizzate. Le hanno sentite tutti i gatti del quartiere, quella notte. Se l'è cavata. Qualche umano è uscito in strada sentendo le urla straziate e i due codardi se la sono squagliata, temendo credo, di venir pestati a loro volta. Lo hanno lasciato più morto che vivo. E' stato subito soccorso, si sta riprendendo bene, pare. I bambini della casa di Mirko non sono nemmeno andati a scuola il giorno seguente. Secondo me i ragazzini che se la prendono con noi, hanno problemi a scuola o in famiglia. Anche noi quando non troviamo gatte ben disposte diventiamo molto aggressivi e ci sfoghiamo coi nostri simili, con le lucertole, i topi, le mosche.

Forse mi preoccupo troppo; i ragazzini probabilmente ridevano per l'eccitazione della vacanza, di un posto nuovo tutto da scoprire, da assaporare. Ed a noi gatti non ci pensano proprio.

...Questo tepore mi invoglia a dormire. Andrò ai prati dietro le case dove mi sento al sicuro; lì non viene nessuno; quasi mai. Solo di rado passano dei cacciatori che, per fortuna, ancora non sparano ai gatti, e qualche donna, che si ostina a coltivare su fazzoletti di terra rubati alla boscaglia. Il brutto è che per arrivarci si passa sotto il muretto della casa grigia, quella con le finestre solo su in alto. E quando passo di là, anche se di tempo ne è trascorso ormai, mi metto in agitazione. Non ha senso, ma è così. Non si è mai capito chi sia stato, e questo è ancora peggio per noi. Non sappiamo da chi guardarci. Lo hanno trovato al mattino. Del sangue chiazzava il muro e le donne che stavano andando nei campi, avevano pensato a una preda di noi gatti. Girato l'angolo invece, su un carrello da supermercato rovesciato, pendeva Gioco, o meglio quello che era stato Gioco. Aveva le orecchie tagliate, il sangue era colato già sopra il pelo, verso gli occhi. In uno era infilato un chiodo. Le zampe legate con nastro adesivo alla griglia del carrello; un grosso lembo di pelle penzolava all'esterno, lasciando scoperta la carne sull'addome. In bocca aveva un sasso in modo che non potesse urlare, e una cicca di lato. Gli umani lo chiamavano Frugolo per quella sua costante di saltellare, di rincorrere, di cercare sempre il gioco con gatti o uomini che fossero. Qualcuno lo ha presto staccato e sepolto sotto un cespuglio di more.

Non sono l'unico, vedo, ad aver pensato di fare un pisolino. Ecco Arruffo che sonnecchia sotto il corniolo. Ha sempre il pelo in disordine, non per nulla ha quel nome. Gli uomini lo chiamano Taffy, un nome da bonbon. E' un tipo decisamente schivo, però l'altra settimana stranamente mi raccontava del bambino che vive in sua casa. Passerebbe tutto il giorno a carezzargli il pelo, a soffiargli sopra gli occhi, a grattargli la gola. Perfino quando fa i compiti lo mette sulle ginocchia e lo accarezza lento. Arruffo, quando la cosa si protrae a lungo, scapperebbe, ma sa che è inutile, porte e finestre sono sempre chiuse, allora, perché il tempo gli passi più in fretta, si abbandona a dormire. E' certo che al bambino piace sentirlo ronfare o vederlo dormire acciambellato lì accanto. Ha un aspetto piuttosto rude, ma è un buon gatto, non graffierebbe il bambino al quale in fondo è affezionato, nemmeno se lo segregasse in casa un intero mese. Un santo, quasi. Quando era piùù piccolo, il ragazzino gliene ha fatte passare di tutti i colori. E lui pazientemente sopportava. Sono praticamente cresciuti insieme. Se lo tirava dietro prendendolo per la coda. Per la coda! Neanche per una zampa. Le rare volte che lo prendeva dietro le orecchie, era talmente maldestro che gli procurava comunque dolore. Una volta lo ha perfino messo in lavatrice! Fortuna volle che appena avviata, la madre se ne accorgesse, salvandolo dall'affogamento nel cestello. L'unica reazione che aveva alle angherie del piccolo erano dei lamenti sommessi e, quando proprio non ne poteva più, un urlo più forte e una fuga strategica sopra l'armadio. Quantomeno lui non l'hanno castrato. Ormai qui in zona ci sono più castrati che integri. Per loro è come fosse niente. Mica li tagliano a loro gli attributi! Mica se le fanno chiudere le loro tube! Ti portano dal veterinario, e quello zac! in un attimo non puoi più fare prole. Il peggio è che ti rimane la voglia di accoppiarti! Certe micie poi, sono così adorabili! Come si fa a non desiderarle? Non si sentisse più lo stimolo, pace. Ma così è una pena, un'umiliazione che dura tutta la vita. C'è chi la prende con filosofia, io credo che ne morirei in poco tempo. Anche per le gatte dev'essere mortificante. Come possono abituarsi a non sentirsi più pregne; a non vedere più i gattini nascere da loro stesse, e cercare le mammelle, e crescere fino a cavarsela da soli?

Mi sento così rilassato! Devo aver sognato, ma non ricordo cosa. E' tempo di mettere della carne sotto i denti. Un salto a casa, due miagolii, una strofinatina di coda alla padrona, e un buon boccone profumato arriva sulla ciotola.

Toh, la signorina dell'edicola ha un nuovo gattino. Carino tutto nocciola. Però mi pare un po' troppo piccolo per stare già senza mamma. C'è il rischio che poi continui per tutta la vita a succhiare qualsiasi cosa. Speriamo non faccia la fine di Reno, che lo ha preceduto. Aveva i denti che sembravano limati e un'aria spaurita da fare angoscia... Pare la signorina lo abbia perso in in campagna.



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