FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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COSMOGRAFIA: LINEE ESSENZIALI
Mariottini Fabio
Iddio ebbe appetito. Prese la lista e ordinò; aringhe con le rape, formaggio due o tre fette di pane casereccio e mezzolitro. Fu sazio e di buon umore. Chiese il conto e assieme gli portarono una grappa della casa. Uscì; che non era proprio brillo ma quasi. Intorno a lui tutto il creato fremeva di contentezza per come si erano messe le cose quel giorno. Iddio si guardò; intorno soddisfatto, ruttò; con energia e si predispose al suo solito, gravoso lavoro. L'universo tacque in ascolto: si era agli albori del mondo, tutto era incerto e sospeso.
Allora mentre il Padreterno si guardava attorno, grattandosi svogliatamente la lunga e canuta barba vide che c'erano ancora molte cose da fare. inizialmente aveva pensato di creare solo i concetti di spazio e di tempo, i due che gli potevano risultare più utili: lo spazio prima di tutto perché se un giorno avesse deciso di andarsi a fare una bella passeggiata non avrebbe potuto se non c'era nessuno spazio in cui muoversi, in cui sgranchirsi le gambe. Poi il tempo, perché Iddio amava perdere tempo (fortunatamente non aveva una moglie che gli dava per questo del perdigiorno) e quindi se voleva continuare nel suo passatempo preferito doveva pure creare il tempo. Queste furono le sue prime preoccupazioni.
Così ora Iddio se ne stava là a contemplare il continuo spazio-temporale a cui aveva dato origine (e che allora rappresentava il creato), e si accorse che tutto sommato lo spazio era monotono: tutto vuoto; come poteva andare a fare delle passeggiate in un posto, che era sì un posto ma al contempo era come un non-posto, visto che era tutto ugualmente e terribilmente vuoto. Poi guardò il tempo e si rese conto che se non succedeva nulla il tempo era come se non lo avesse fatto; ora tutto si poteva dire, meno che il Padreterno facesse delle cose vuote e inutili.
Così cominciò a creare qui e là qualche particella con cui giocare: mesoni, protoni, fotoni, elettroni, tachioni, nanoni e anche qualche tyusone. Ma le particelle erano troppo poche per riempire parti significative di spazio, anche se almeno avevano risolto il problema di dare dimensione al tempo. Poi la cosa cominciò un po' a scappargli di mano. Le particelle che si sentivano sole in uno spazio così grande e così vuoto cominciarono a raggrupparsi per scaldarsi una con l'altra e Iddio vide che nello spazio primitivo cominciarono ad accendersi alcune stelle. Le stelle poi si dovettero sentire sole a loro volta e si radunarono in Galassie e grossomodo ancora oggi le cose sono messe così. Oramai Iddio poteva essere soddisfatto perché c'erano un'infinità di Galassie per passeggiare e c'erano da vedere posti sempre nuovi. Ma ben presto Iddio si stancò anche delle galassie: - Viste una, viste tutte.- Aveva ogni tanto a dire.
Ma poi su una stella insignificante di una galassia come tante cominciò ad esserci una specie che cominciò a evolversi e progredire. - Questa sì che è bella!- Disse Iddio non appena se ne rese conto, e per i successivi dieci-ventimila anni, riempì il suo tempo (ed era propio il suo, visto che era stato creato di suo pugno) a guardare le vicende umane. Infine un giorno per rompere un po' il solito tran tran del suo lavoro di primo mobile decise di scendere sulla terra.
La terra era un posto molto bello pieno di gente e di cose da vedere. Dopo pochi giorni della sua vacanza sulla terra Iddio si accorse di avere appetito, anzi no, aveva proprio una gran fame, saranno stati eoni che non mangiava. Allora entrò in un ristorante sulla cui entrata campeggiava la scritta "Osteria da Peppe". Prese la lista e ordinò; aringhe con le rape, formaggio due o tre fette di pane casereccio e mezzolitro. Fu sazio e di buon umore. Chiese il conto e assieme gli portarono una grappa della casa. Uscì che non era proprio brillo ma quasi. Intorno a lui tutto il creato fremeva di contentezza per come si erano messe le cose quel giorno.
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