FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UNA DISPENSA UNIVERSALE
Francesco Venturi
Iddio ebbe appetito. Prese la lista e ordinò aringhe con le rape, formaggio due o tre fette di pane casereccio e mezzolitro. Fu sazio e di buon umore. Chiese il conto e assieme gli portarono una grappa della casa. Uscì che non era proprio brillo ma quasi. Intorno a lui tutto il creato fremeva di contentezza per come si erano messe le cose quel giorno. Iddio si guardò intorno soddisfatto, ruttò con energia e si predispose al suo solito, gravoso lavoro. L'Universo tacque in ascolto: si era agli albori del mondo, tutto era incerto e sospeso.
La divina digestione era già a buon punto quando Dio Signore si voltò verso l'Osteria del Cielo, dove aveva appena mangiato, come se la vedesse per la prima volta.
E non era davvero così visto che pranzava e cenava in quel ristorantino da tempo immemorabile. Aveva assaggiato i piatti più disparati, bevuto qualsiasi nettare, sempre in quel locale.
Ora fissava l'insegna che fluttuava a mezz'aria con fare pensieroso.
Dal locale uscì lo spirito che fin dal Primo Momento l'aveva servito.
-Il Signore desidera qualcosa d'altro?-
-No, no. Rientra pure. Stavo Pensando. Cosa ho mangiato oggi?-
Lo Spirito lo guardò con aria stranita, non aspettandosi affatto di essere interrogato a quel modo.
-Rape,Signore. Rape formaggio e aringhe.-
-Era tutto davvero buono. Ora dovrei lavorare ma, vedi, vorrei sapere dove prendi gli ingredienti per preparare i miei piatti...-
Lo spirito si fermò a riflettere qualche minuto.
Dio fissava l'infinito cercando di mettere a punto qualche piccolo dettaglio del suo progetto.
- Io non lo so.-
-Come?- Chiese il Signore ritornando al Suo cuoco
-Io Signore non so davvero da dove venga la roba che mangiate.-
-Immagino che siano i miei desideri che si realizzano istantaneamente nella tua cucina. Non può essere che così.-
Il cuoco si grattava la fronte eterea.
-Oh, certo Signore deve proprio essere così. I Vostri desideri...-
-Credo che d'ora in poi non potrò permettermi di pensare al cibo né di desiderare. Ho un duro lavoro da fare...-
-A che cosa state lavorando Signore?-
-Ad una sciocchezza che comunque richiederà molto impegno. All'Universo.-
-Oh, sì, me ne avevate parlato.-
-Ora però c'è un grave problema. Cosa mangerò se non potrò pensare a niente?-
Lo Spirito entrò nella locanda a controllare la dispensa.
-Mio Dio, c'è rimasta poca roba. Desideri vecchi, per lo più.-
-Dici "Mio Dio" perché sei allarmato o perché stai parlando con me?-
-Non lo so. Ma come faremo?-
-Potrei fare una piccola modifica al mio progetto...-
-Voi siete sempre nel giusto Signore. Quello che farete sarà la cosa migliore.-
-Sai quelle cose a forma sferica di cui ti avevo parlato, i pianeti?-
-Sì, ricordo qualcosa. Quelli che gireranno in tondo?-
-Beh, ne ho creato uno strano. Per il momento è ancora incandescente, ma con una bella glaciazione potrei solidificarlo. E farne un pianeta mercato.-
-In che senso, Signore?-
-Un pianeta dove coltivare gli ortaggi ed allevare le mie carni preferite.-
-Credete che si possa fare?-
-Penso proprio di sì, per quello che so sono Onnipotente.-
-Ci vorrà qualcuno che sorvegli la Vostra roba, Signore.-
-Eh, sì. Potrei creare degli esseri pensanti. Lasciarli a guardia del pianeta. Poi manderò mio figlio a dare un'occhiata di tanto in tanto.-
-Ottima idea. Ha già in mente qualcuno di preciso?-
-No, ma che importanza ha? Basta che siano esseri amanti della buona cucina. Gli altri particolari sono irrilevanti. Li farò a tua immagine e somiglianza.-
-Ne sono lusingato Signore, ma come farete ad assicurarvi che essi abbiano i vostri stessi gusti?-
Dio si passò una mano luminosa fra i capelli bianchi.
-Cosa hai detto che è rimasto in dispensa?-
-Una lepre in salmì, della polenta e una mela.-
-Farò un esperimento. Li tenterò con queste cose. Se cederanno vorrà dire che avrò creato il popolo giusto.-
L'Universo attendeva, incerto ed informe, il proprio destino.
In qualche istante perso nelle Galassie indefinite Iddio fu di ritorno, accompagnato da un largo sorriso.
Lo spirito lo attendeva fuori dalla locanda, angustiato ma fiducioso.
-Come è andata Signore?-
-Hanno ceduto.- Rispose trionfante
-Alla lepre?-
Iddio scosse il capo eterno con entusiasmo.
-Alla polenta?-
-No, è proprio questo il bello. Si sono lasciati andare subito. Per una mela hanno rinunciato al Paradiso Terrestre.-
-O Dio, che buon lavoro avete fatto! Come avete chiamato degli esseri così strambi.-
-Io non li ho chiamati. Ma so che si chiameranno uomini. è giunto il momento di mettersi davvero al lavoro. Per prima cosa avrei voglia di una bella fiorentina, ma penso che mi dovrò accontentare di una bistecca di brontosauro, purtroppo l'evoluzione ha le sue esigenze, ci sono criteri severi da rispettare...-
-Come chiamerete il pianeta Signore?-
-Oh, non ci ho pensato. Dunque...un pianeta che terrà il nostro cibo, mmhhh? Terrà il nostro cibo. Terrà. Terra. Che ne dici?-
-Ottimo. Allora io vado ad apparecchiare..?-
-Certo, certo. Io invece vado a creare.-
-A stasera, Signore.-
Frattanto fra l'energia globale del futuro Universo correva voce, e non a torto, che Dio, l'Assoluto, aveva cominciato il suo progetto dalle cose più semplici e di meno conto.
Da un pianeta d'acqua, frutta, verdura e selvaggina, tutto protetto e curato da sciocchi guardiani.
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