FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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INTENDERSI
Lia Binetti Rosini
Ho paura dei bambini. Li ho visti scendere per il viottolo con i berretti bianchi, accompagnati da una signora che portava una valigia, sono i nipoti della padrona di casa. Ho fatto un balzo sul muretto e la signora, passando, mi ha carezzato con un sorriso. + sempre molto gentile con i gatti. I tre bambini la seguivano e si davano degli spintoni di soppiatto, ridendo. Sono stato a guardarli passare, senza muovermi.
Per fortuna non mi hanno visto, essendo molto più bassi della signora, e arrivati vicino alla villa cominciarono a strillare: "nonna, nonna....". Subito la mia padrona uscì in giardino e cominciò a sbaciucchiarli e a dire che li trovava belli e cresciuti.
"Ma tu Clementina, che vestito sporco che hai!".
"In treno ho rovesciato la Coca Cola.".
"E tu Filippo sei molto spettinato e hai anche le scarpe sporche! Bene arrivata signora Colomba! Chissà com'è stanca da stamattina con questi tre diavoletti. La sua camera è la solita, vada a rinfrescarsi. Poi venga a fare un po' di merenda.".
"Si grazie, signora. Allora i bambini, intanto li guarda lei. Farò presto.".
Mi avvicinai un po', strisciando la pancia sul muretto per non essere notato. Volevo capire se erano sempre imprevedibili come l'anno scorso.
Fausto non lo avevo mai visto camminare. Stava sempre dentro ad una carrozzella tranne quando miagolava che lo prendevano in braccio e lo coprivano di baci e di cantilene. Ho provato anch'io a miagolare ma non mi hanno mai preso in braccio.
Adesso la nonna li ha portati a lavarsi le mani. Quasi quasi faccio un salto sulla tavola a prendermi un biscotto. Proprio buono. Se faccio svelto posso prenderne un altro. Ecco che arrivano. Col biscotto in bocca torno sul muretto dove mi sento più sicuro.
La nonna li fa sedere intorno alla tavola del giardino e, siccome Fausto è piccolo, gli mette due cuscini sulla sedia.
A me non li ha messi mai e se salivo sulla tavola mi mandava giù. Ma come potevo vedere cosa mangiava e se c'era qualcosa di buono per me se non salivo sulla tavola?
Questo la mia padrona non l'ha mai capito e diceva che dovevo chiamarmi contento perché mi metteva del cibo per gatti in una ciotola per terra.
Intanto quei biscotti, se non me li fossi presi da solo non li avrei mai avuti.
Adesso Clementina ha rovesciato la spremuta d'arance e la nonna la sgrida perché ha sporcato la tovaglia. Potrebbe metterle la spremuta in una ciotola per terra. Vedo che io non rovescio mai. Quest'anno le sue attenzioni sono tutte per il più piccolo.
"Fausto vuoi la focaccia?".
"No.".
"Vuoi questi biscotti buoni, buoni?".
"No!".
"Allora bevi un po' di arancia.".
"Nooo....".
Come lo capisco! Anche a me l'arancia non è mai piaciuta. Filippo sta mangiando la focaccia come se non mangiasse da una settimana e dondola le gambe con tanta velocità che guai ad essere accovacciati sotto a quella sedia.
Ad un tratto si gira verso di me e strilla: "Ecco Biro! Ancora vivo? Allora non gli è successo niente quando quella volta, prima di partire, l'ho messo nel water e ho tirato l'acqua! La mamma e il papà mi hanno sgridato per tutto il viaggio come se lo avessi ammazzato.".
A me quel ricordo faceva venire ancora i brividi e, spiccato un salto giù dal muretto, corsi dietro la casa, entrai per la finestra e andai a nascondermi sotto al letto della mia padrona. Protetto dal copriletto di pizzo all'uncinetto dormii tranquillo.
Quando mi svegliai era già buio. I bambini vociavano in camera da pranzo e dai rumori che sentivo penso che stessero mangiando.
Dei due biscotti che avevo avuto la precauzione di mangiare non sentivo più traccia. Piano, piano raggiunsi la cucina per guardare nella mia ciotola. Niente! Ciotola vuota. E mi toccava sentire la mia padrona che facendo la voce fina chiedeva a Fausto se gli piacesse il polpettone giacché lo rigirava sotto agli occhi come se non trovasse la bocca. A Filippo raccomandava di fare bocconi più piccoli e di masticare più a lungo.
La signora Colomba, che andava e veniva dalla cucina, se mi avesse visto mi avrebbe dato qualcosa da mangiare, lei è sempre molto gentile con i gatti, ma io non ritenevo prudente far notare la mia presenza finché i bambini erano in circolazione. Aspettai nascosto sotto la credenza.
Quando la signora Colomba arrivò in cucina con i piatti pieni di bucce, capii che la cena doveva essere finita. Tendevo le orecchie per sentire se salivano le scale per andare a letto, quando mi giunse la voce della mia padrona che diceva: "Visto che stasera Fausto ha mangiato quasi tutto il polpettone, Clementina non ha rovesciato il bicchiere e Filippo si è pettinato prima di venire a tavola, vi farò vedere i cartoni animati.".
Accesa la televisione si accomodarono tutti in salotto. Di solito la mia padrona quando guarda la televisione si mette sulla sua poltrona e mi tiene sulle ginocchia.
Andai a sbirciare da un punto strategico e cosa vedo? Clementina e Filippo sul divano, la signora Colomba su una poltrona e sull'altra, sì, la mia padrona, ma con Fausto sulle ginocchia.
E non finisce qui. I cartoni animati facevano vedere la storia di un gatto che veniva terrorizzato da un cane mastino. E loro ridevano!
Mi ritirai avvilito e affamato nell'angolo più buio e nascosto della casa.
Mi svegliai con la luce del giorno. Filippo scendeva le scale come il carrello di un ottovolante. Fausto si sentiva strillare nel bagno.
"No, le oecchie nooo!".
La nonna cercava di quietarlo dicendo che la buona colazione era pronta ad aspettare i bambini puliti.
Clementina era già seduta in giardino e la signora Colomba andava su e giù dalla cucina a portare in tavola il latte caldo e quant'altro.
L'Assunta, la ragazza che viene a fare le pulizie e a stirare, suonò il campanello come tutte le mattine. Le aprì la signora Colomba e le vidi salutarsi con tante smorfie. Finalmente furono tutti in giardino a far colazione. I bambini erano vestiti da mare con i berretti bianchi.
Trovata via libera in corridoio, andai in cucina a guardare nella ciotola. Ancora vuota! Allora mi avvicinai all'Assunta che aveva cominciato a fare ordine e guardandola negli occhi lanciai un lungo miao.
Grazie al cielo comprese il messaggio e chiamandomi "Povera bestia" mi mise un po' di latte nella ciotola. Mentre leccavo sentivo la voce della mia padrona: "Mi raccomando siate ubbidienti alla signora Colomba, non fatela arrabbiare e non andate nei pericoli. Il bagno breve e poco sole. + il primo giorno di mare e potrebbe farvi male. Tu stai dritta con le spalle e tu (facendo la voce fina) dai sempre la manina alla signora Colomba. Filippo, (con voce imperiosa) lascia stare i sassi che ti sporchi le mani.".
Filippo non se lo fece dire due volte e si liberò dei sassi lanciandomeli addosso mentre cercavo di raggiungere un cespuglio. + inutile, ci vuole molta precauzione con i bambini.
Finalmente li ho visti salire per il viottolo per poi svoltare verso il mare. Tornata la pace mi stesi sull'erba al sole a leccarmi dove ero stato colpito e consideravo che la mia padrona, a tutte quelle raccomandazioni avrebbe potuto aggiungerne un'altra, quella di rispettare i gatti. Di questo passo diventeranno come quei monellacci da strada che trovandomi piccolo e solo mi presero in mano e si misero a giocare gettandomi dall'uno all'altro come una palla di gomma. Quando furono stufi di giocare mi gettarono nel cassonetto delle immondizie. Dio solo lo sa il mio spavento! Buio, puzza e dislivelli che mi facevano scivolare come in un incubo.
Fu lì che l'Assunta mi trovò. Stava gettando il suo sacchetto quando il mio ultimo disperato miao la trattenne. Appoggiò il sacchetto in disparte e mi prese in braccio.
"Povera bestia!" disse "Ma come mai sei finito qua dentro?".
Avessi potuto parlare! Avrei raccontato come mai, ma noi gatti non abbiamo il dono della parola e dobbiamo arrangiarci a spiegare le cose come possiamo. La guardai implorante. Le leccai una mano. Lei mi carezzò con una guancia e mi portò a casa. Alla padrona spiegò dove mi aveva trovato e avendo visto proprio quel giorno un topo in cantina aveva pensato che anche la signora sarebbe stata contenta di tenermi.
Io cercai di incoraggiare il destino con dei miao aggraziati e dopo alcuni interminabili minuti di silenzio la signora si chinò, mi prese in braccio e mi carezzò. Disse che ero tanto carino e che bisognava organizzarmi. Infatti il giorno dopo mi arrivò una cuccia di vimini con il cuscino a fiorellini, due ciotole per vitto liquido e solido, una cassetta con i sassoliniassorbenti per i miei bisogni e un collarino azzurro con il campanellino.
Quando arrivava Assunta alla mattina mi portava il polmone o le sardelle o il macinato. Quando non portava niente c'erano sempre delle scatolette di scorta o i croccantini.
Alla sera la mia padrona mi faceva guardare la televisione tenendomi sulle ginocchia.
Potevo essere il gatto più felice del mondo se la mia padrona non avesse questi nipoti che vengono in vacanza qui.
Quando li sento arrivare dal mare la prudenza mi spinge al largo in altri giardini e per ingannare il tempo mi do alla caccia minuta: mosconi, farfalle, lucertole; oppure alla caccia grossa: topolini, talpette o uccellini.
Alla sera entro per la porta di servizio (che umiliazione!) e vado a dormire sotto al letto della mia padrona.
Una sera li sentii chiedere di me e la mia padrona rispose che se fossero stati più buoni forse mi avrebbero visto.
Mi fece piacere sentirlo dire e per incoraggiare la buona sorte mi presentai in camera da pranzo.
Fausto stava mangiando la cotoletta svogliatamente e la nonna per incoraggiarlo gli disse: "Guarda che se non la mangi tu se la mangia Biro!". A Fausto non parve vero d'avere un collaboratore e ogni sera, arrivato a metà della sua porzione di carne, diceva: "Questa è pe Bio!".
Una sera c'era pesce che a Filippo non piace, ma la nonna non ammetteva che non venisse mangiato. Allora Filippo, vedendomi vicino a lui, prese di nascosto il suo pesce e me lo diede.
Io sono un gatto che sa tenere i segreti e per non far scoprire la cosa me lo mangiai tutto senza lasciare la minima traccia.
Anche con Clementina mi resi utile quando mi allungava sotto alla tavola qualche pezzo di formaggio.
Adesso alla mattina vado presto sul muretto e quando loro passano incrociamo i nostri sguardi con aria d'intesa. Poi si allontanano con i loro berretti bianchi dicendo "Ciao Biro! Ciao Biro! Ao Bio!" e la signora Colomba, ignara dei nostri complotti, mi carezza con un sorriso.
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