FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it
IL LAGO SOTTERRANEO
Paolo Galbiati, Alessandro Asnaghi, Andrea Fracassi
"Niente da fare. No fame no sete. Finito di contare.". Queste le uniche parole che era in grado di pronunciare il mio amico Ezechiel Hardway, reduce da un lungo viaggio di esplorazione nel cuore dell'Africa Nera per conto dell'università di Portland. Purtroppo al suo ritorno non fu più lo stesso.
Io mi ero opposto sin dall'inizio alla sua decisione di prender parte alla spedizione di Alfric O'Brien, ma lui non ne aveva voluto sapere. Il suo spirito d'avventura era troppo grande per essere frenato da qualche parola. Il 29 settembre 1881, dunque, si imbarcò con l'altro sulla "Hero of Portland". Dopo 5 giorni di tranquilla navigazione, sbarcò a Boma e da lì giunse in sera a Kinshasa, la capitale. Ma ora è meglio che ceda la parola al suo diario, miracolosamente giunto intatto sino a noi.
4 ottobre 1881: Il mio nome è Ezechiel Hardway. Sono nato a Portsmouth il 21 aprile 1848. Scriverò questo diario per testimoniare il mio viaggio nel cuore dell'Africa Nera in caso di mia prematura scomparsa. Oggi lascio la capitale dello Zaire, Kinshasa, per addentrarmi nella giungla. Io e il mio amico Alfric abbiamo trovato 4 portatori e un elefante. Abbiamo comprato provviste per un mese e mezzo e materiale vario tra cui una lanterna, due corde robuste e 5 grossi coltelli.
5 ottobre: Ormai siamo nella giungla. Pappagalli variopinti gracchiano al nostro passaggio e scimmie saltellanti sembrano prendersi gioco di noi. I serpenti si mimetizzano con le lunghe liane, pronti ad aggredire le incaute prede. Un'aria afosa e opprimente rende più arduo il nostro cammino. Per fortuna l'elefante ci dà una mano.
15 ottobre: Dopo dieci interminabili giorni di marcia siamo finalmente giunti nella zona inesplorata. Verso sera ci siamo accampati nei pressi di una cascata sconosciuta formata dal Congo. Io e Alfric abbiamo deciso di chiamarla Cascata Lincoln, chiaramente in onore del defunto presidente americano. Ma la cosa che mi preoccupa di più sono gli uccelli. Stranamente evitano di avvicinarsi ad essa. Anche la vegetazione è sempre più sporadica e rinsecchita man mano che diminuisce la distanza da quella sconcertante massa, blu come il cielo durante la tempesta. E' come se le leggi della natura fossero invertite. Lo scrosciare dell'acqua è simile a un ghigno malefico ed osceno. Un'aria di inquietudine e oppressione grava come un pesante fardello sulle nostre spalle.
16 ottobre: Bondo (uno dei quattro portatori) ha scoperto una grotta dietro la cascata. Stava rinfrescando l'elefante quando ha notato uno scintillio tra l'acqua. Ironia della sorte, dietro la parete azzurrognola c'era una immensa cavità inesplorata. E' talmente vasta che sembra non avere fine.
17 ottobre: Io e Alfric abbiamo deciso di esplorare la grotta. Lui resterà al campobase, mentre io, con Zongo e N'Délé, entreremo nella cavità, che appare fetida e buia. Porteremo con noi provviste per 6 giorni, una lanterna, una corda e 2 coltelli.
20 ottobre: Abbiamo trovato delle rovine gigantesche! La caverna è più grande di quanto pensassi. Cupi edifici semisferici e nerastri si innalzano sino al soffitto e sembrano osservarci con ira. Ma la cosa più sorprendente è il materiale di cui sono composti: non ho mai visto niente del genere in tutta la mia vita! Sembra granito, se non fosse per il fatto che il suo colore è nero e che al tatto è viscido.
Zongo e N'Délé sono intimoriti da tutto ciò. Dicono che di simili edifici narrano alcune antiche e inquietanti leggende locali. Probabilmente saranno influenzati dalla nefasta atmosfera che regna da centinaia di migliaia di anni in questi luoghi oscuri.
Zongo ha trovato un curioso bassorilievo in un grande edificio che sorge al centro delle misteriose rovine. E' adornato da strane iscrizioni che mi ricordano il sumero arcaico. A giudicare dalle immagini, sembra raccontare di un'antica civiltà aliena di creature simili a polipi viola dalla testa di pappagallo. Sembra che avessero una proboscide per vedere e un lungo tentacolo che facevano schioccare come una frusta per comunicare tra loro. A quanto pare essi giunsero da una lontana e remota galassia in un'epoca in cui l'uomo non era ancora comparso sulla faccia della Terra. Atterrarono in questa zona e decisero di scavare una immensa grotta dietro alla cascata, dove poi costruirono i loro giganteschi edifici perché non sopportavano la luce del sole. Lavorarono per notti e notti duramente e, finalmente, dopo un mese esatto terminarono i lavori. Poi il bassorilievo si interrompe per ricominciare più in là. I Polipi si rifugiarono al disotto della grotta artificiale, in prossimità di uno sconfinato lago sotterraneo. Il motivo del loro spostamento mi è sconosciuto, ma deve essere stato qualcosa di estremamente preoccupante. Da ciò che mi è sembrato di capire essi prosperarono per milioni di anni indisturbati, finché quella stessa cosa che li aveva costretti a vivere lì si manifestò di nuovo. E a questo punto il bassorilievo si interrompe ancora, per non proseguire più.
20 ottobre, Sera: N'Délé inciampando ha scoperto per caso una botola impolverata in un piccolo edificio prismatico! Che sia quella che conduce al Lago? Abbiamo deciso di accamparci qui per passare la notte anche se questo posto non ci ispira nessuna fiducia. Domattina esploreremo il passaggio. Incomincio a preoccuparmi per la quantità di viveri a nostra disposizione: ne abbiamo per soli 3 giorni.
21 ottobre: Il lago esiste davvero! Nerastro e infinito si distende davanti ai nostri occhi sconcertati. Un alone di perversità lo circonda e ci confonde. Ci accamperemo qua, in attesa di esplorarne completamente le rive.
Sera: Zongo e N'Délé hanno bevuto l'acqua del lago nero. Io li ho avvertiti che era pericoloso, ma loro non mi hanno dato retta. Era come se una forza misteriosa li costringesse a berla. Per quanto mi riguarda, ho mangiato le poche cibarie rimasteci e ho bevuto solo l'acqua che avevo portato con me da fuori. Ma abbiamo provviste solo per 2 giorni, e anche il petrolio della lanterna comincia a scarseggiare.
22 ottobre: L'aspetto di Zongo e N'Délé mi terrorizza. Hanno un colorito verdastro e la loro pelle è rinsecchita. Deperiscono a vista d'occhio. Ciò nonostante abbiamo esplorato buona parte delle rive del lago nero: niente da fare, non abbiamo trovato niente. Improvvisamente ho incominciato anch'io a sentire un sussurro provenire dalle acque maledette.
Sera: Zongo e N'Délé sono ridotti a un mucchio di polvere verdognola. Ho continuato lo stesso l'esplorazione, anche se da solo e con provviste per un solo giorno. Quella stessa forza misteriosa che ha ucciso i miei portatori mi impedisce di fuggire. Vuole tenermi qui finché non avrò più da mangiare e da bere, dimodoché sarò costretto a bere la sua acqua nera come il cielo notturno senza luna. Cerco di oppormi, ma è sempre più difficile. Devo accendere la lanterna a intervalli, il combustibile sta per finire.
Più tardi: Ho finito le provviste, e ormai accendo la lanterna solo per narrare questa mia atroce esperienza. L'orribile richiamo di quella cosa mi rimbomba nelle orecchie, assordandomi e terrorizzandomi.
25 ottobre: Per 2 giorni non ho voluto scrivere per far economia di petrolio, ma ormai la situazione è giunta a dei livelli spaventosi. Purtroppo non ho più la volontà per resistere a quella forza, ripugnante e abominevole più di qualunque cosa mai esistita.
Un momento: le acque del lago si stanno rischiarando! Qualcosa sta uscendo dalle onde impazzite. Un volto agghiacciante e antico più del mondo sta emergendo. Era da questo che gli alieni hanno cercato inutilmente di fuggire giungendo sul nostro mondo. Ma lui li ha trovati e annientati, come ora egli ha trovato me. Devo cercare di fuggire, anche se sarà inutile...
Qui finisce il diario del mio amico Ezechiel Hardway, che fu poi ritrovato svenuto davanti alla cascata da Bumba, uno dei portatori rimasti al campo con Alfric O'Brien. Quest'ultimo lo riportò subito a Portland, in America, in modo che ricevesse cure adeguate. Nonostante siano passate diverse settimane, non si è ancora ripreso. Anzi, la sua pelle ha assunto un colorito verdastro e rinsecchisce a vista d'occhio.
ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.