FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it




MIAOW!

Matteo Rossi




"Ho paura dei bambini. Li ho visti scendere per il viottolo con i berretti bianchi, accompagnati da una signora che portava una valigia, sono i nipoti della padrona di casa. Ho fatto un balzo sul muretto e la signora, passando, mi ha carezzato con un sorriso. è sempre molto gentile con i gatti. I tre bambini la seguivano e si davano degli spintoni di soppiatto, ridendo. Sono stato a guardarli passare, senza muovermi."
Il tempo vola. Vola sulle generazioni; ne bastano appena un paio per passare da santi ad assassini, da tradizionalisti a reazionari, da verdi a cacciatori.
E così una dolce signora, con il cuore in buona parte intenerito proprio dagli anni, ha dato alla luce una figlia già meno sensibile alle tenerezze per il mondo animale.
La donna, a sua volta, come se non bastasse, ha creato ben tre pargoli, angelici agli occhi umani ma diabolici nell'allungata e deforme visione che solo due occhi da gatto possono proporre.
Se sopra i cinquant'anni gli animali si amano, sotto i venti si odiano, passando per l'indifferenza delle tappe intermedie.
L'età più pericolosa per l'incolumità animale si aggira sui dieci undici anni, quando per lo sviluppo occorre ancora qualche tempo e il violento istinto tra sfogo e repressione esplode non appena ne ha l'occasione.
E' per questo che i bambini mi fanno paura ed è per questo che quest'anno temo ancora di più l'arrivo dei tremendi nipotini della padrona. Sarà, infatti, proprio il loro decimo Natale in questa casa; la casa, che la dolce vecchietta mi offriva come caldo rifugio, si trasformerà in un campo di battaglia. è meglio prepararsi a scappare.
E che non voli un commento...! Avreste anche voi la mia stessa paura se solo foste gatti, cosa credete, che sia semplice questa vita? Sì, sempre spaparanzati a terra a non far niente, pronti a strusciarsi per mendicare qualche boccone e a fare le fusa per tenersi buoni questi strani umani che sarebbero altrimenti dei nemici davvero scomodi... è questo che vedete, sembra una bella vita, eh...? Ma dove sono finiti i periodi burrascosi che ci tocca vivere? In queste occasioni ci guadagnamo fino all'ultimo tocco i nostri cibi, fino all'ultimo minuto la nostra tranquillità.
Come i barbari discendevano le valli, i bambini ci si avventano contro, rendendoci la vita così difficile da farci miagolare i bei tempi passati.
Una lotta, un ciclo; e come ogni anno e ci sarà la calma dopo la tempesta; o almeno si spera.
Così tanti pensieri in un breve balzo sul muretto, unica ancora di salvezza che, tra gli scalpitanti piedi dei tre pestiferi bambini, mi avrebbe evitato di sicuro qualche calcione.
Camminavano lungo il viottolo, dietro la vecchia signora che reggeva una valigia. Un po' più giù li seguivano i genitori carichi dei restanti bagagli.
Erano arrivati. Non restava che aspettarne la partenza! Facile da dire! In effetti si sarebbero fermati solo per un paio di giorni, come di consueto, ma l'impressione che non sarebbero passati così in fretta fu tutt'uno con il vedere i loro volti assatanati.
Era il ventiquattro di dicembre! Per Giove, un giorno in cui ogni bambino sulla faccia della terra non pensa ad altro che ai regali di Natale... ogni bambino fatta eccezione per questi tre, e il destino ha voluto che fosse proprio la figlia della padrona di casa a metterli al mondo!
Il clima natalazio, sentito anche dai gatti per l'abbondare di avanzi sotto le tavole imbandite, svaniva piano piano lasciando posto ad una realtà che con il clima festoso aveva ben poco a che fare.
Inultile sprecare parole. Era ora di radunare i gatti del paese e di elaborare un piano di difesa.
Mi diedi qualche leccata per pulirmi. Mi strusciai sul muro per pettinarmi il pelo scompigliato. Insomma, bisognava rimettersi a posto, una certa cura nell'aspetto, per la presenza di gatte di gran classe, non era cosa di poco conto.
Ah, quasi scordavo, sono un gatto siamese, il mio nome è Ciotti e potete immaginarvi chi me lo abbia appioppato, già proprio loro... mi hanno chiamato così per via del suono così cavernoso e poco aggraziato del mio miagolio.
Con qualche balzo per i viottoli del paese non mi fu difficile raggiungere il covo dei gatti. Arrivai con il solito muso, adattato per l'occasione con l'occhio spento e una nota di tristezza e feci subito capire agli altri che non c'era nulla di buono da aspettarsi. Sberla, chiamato così per aver perso l'udito per mano della sua padrona, mi si fece subito incontro annusandomi un po'. D'altrone tutti intuivano l'evolversi del discorso.
Bastarono poche parole. Si doveva pensare a qualcosa di diabolico, sapevo che le menti dei tre erano già all'opera.
Mentre pensavo a loro cadde dal cielo uno strano oggetto, lasciando dietro di sé una striscia di fumo sospetta, molto sospetta.
Non ci fu nemmeno il tempo di scappare; qualche secondo e BUM! Uno scoppio fragoroso ci rintronò nella testa. Un petardo, così lo chiamano gli umani.
Che botto! Per poco Sberla non restò sordo pure dall'altro orecchio.
Un fuggi fuggi generale ci sparpagliò per il paese impauriti e confusi.
Le orecchie mi fischiavano ma riuscì lo stesso a sentire, poco più lontano, le risate dei tre marmocchi. Avrebbero dovuto pagare quest'affronto. Che figura! Davanti alle nostre gatte!
Mi avviai con cautela verso casa. La padrona era sulla soglia a chiamarmi, i tre bambini erano già dentro, seduti a tavola.
Amo le tregue durante i pasti! Ripulita la ciotola in breve tempo me la svignai approffitando del buon appetito dei bambini che si sarebbero trattenuti non poco a giudicare dai grandi piatti colmi che scorrevano veloci dietro i vetri della finestra.
Gli altri gatti già mi stavano aspettando quando arrivai. Dopo lunghi discorsi e progetti decidemmo per la soluzione più semplice: restare nascosti per tutto il giorno. I bambini non tardarono a venirci a cercare; tuttavia persero la loro giornata; solo un gatto riuscirebbe a scovare il nostro rifugio di massima sicurezza.
Beneintesi, la nostra non era mancanza di coraggio, restammo nascosti, sì, ma preparammo una vendetta a dir poco brillante.
Tutti gli animali hanno il loro biglietto da visita, come certo saprete; quando poi i gatti sono in calore, in particolare, fanno una pipì di una puzza così forte e penetrante da emanare odore per parecchio tempo. Questo tutti i gatti normali. Per Sniffo, un gatto del gruppo, parlare di puzza era un complimento; la sua aveva un odore talmente insopportabile da rischiare uno svenimento sul colpo.
Si era dunque pensato di bagnare qua e là i bagagli dei mocciosi prima che ripartissero. La puzza e le valigie sarebbero diventate una cosa sola. Come far sì che Sniffo fosse in calore al momento giusto? Nessun problema... qualsiasi gatto piomberebbe in calore guardando Lalla, la nostra gatta mozzafiato tutta curve e pelo! Qualche strusciatina, un po' di fusa e... il gioco era fatto.
Non restava che aspettare il momento migliore per colpire. Alla sera ritornai sui miei passi, mi infilai nella casa, zizzagando tra l'albero di Natale ed i regali posti lì sotto, poi sù dalle scale in fretta, dentro la stanza della padrona e subito nella mia cesta. Lì sarei stato al sicuro.
Era quasi mezzanotte e tutta la famiglia si stava preparando per andare alla messa. I bambini si lamentavano ma la loro madre con pochi strilli li mise a tacere.
Presi sonno. Mi svegliai solo quando entrò in stanza la dolce vecchietta che, tornata dalla messa, si accingeva ad andare a letto. Alzai il muso, miagolai per darle la buonanotte e, riappoggiando il capo sopra la zampa, sprofondai nuovamente nel cuscino.
Il mattino seguente mi svegliò il rumore. Avete mai sentito silenzio la mattina del venticinque dicembre? Che festa strana il Natale, non ho mai capito cosa si festeggi... C'è da dire, però, che mi piace un sacco giocare con quelle palle colorate che appendono all'albero. Scesi al piano di sotto. Tutta la famiglia era seduta ai piedi dell'albero ad abbracciarsi, a ridere, a passarsi enormi pacchetti e piccoli regali...che spettacolo! A vederli così quei bambini sembravano davvero... angeli. La padrona, non appena mi vide, mi prese in braccio, come per augurarmi buon Natale. Mi accarezzò piano piano ed io ricambiai con le fusa la sua tenerezza. Non appena mi riadagiò a terra, un odore di caffè mi penetrò nella narici. Che schifo! Come fanno a bere certe cose gli umani?
Approfittando del tranquillo quadretto di famiglia, me la svignai, prima che i tre marmocchi volgessero il loro interesse su di me.
Tra la festa per i regali e i preparativi per un altro pranzo, la mattina e il primo pomeriggio passarono senza costringerci a scappare per tutto il paese.
Per il resto ci pensò la provvidenza. I genitori dei piccoli, infatti, decisero di partire il prima possibile per raggiungere la loro località sciistica preferita, l'alpe di Mera, che distava un bel paio d'ore, se non di più, dal nostro paese.
Così misero i figli al lavoro per preparare i bagagli e caricare le valigie nella macchina. Loro si lamentavano, ma bastarono, come al solito, pochi strilli della madre per zittirli. L'autovettura era poco più in giù in quanto gli stretti viottoli non ne permettevano il passaggio.
Era il momento di agire. Sniffo e Lalla si appartarono. Io e Sberla, con il sostegno morale degli altri gatti, tenemmo sott'occhio le valige dei tre piccoli delinquenti.
Dal 'miaow!' che giunse alle nostre orecchie capimmo che Sniffo era bell'e che pronto. Come lo invidiavamo in queste situazioni! Lalla era proprio una gran sventola di gatta. Era per il bene della società e per fortuna si trattava solo di qualche strusciatina...
Le valigie erano vicino alla macchina e solo uno dei tre bambini le teneva d'occhio. A me e Sberla il compito di distrarlo. Questi, infatti, non appena ci vide, si chinò a terra, raccogliendo qualche sassolino, e iniziò a lanciarli verso di noi.
Sniffo, con un balzo felino, si trovava già sopra una valigia. Una goccia qua, una là e via sulle altre due valigie. Bastavano poche gocce per un effetto garantito. Parola di esperti.
Terminato il suo compito, Sniffo se la diede a gambe levate e noi non tardammo molto a seguire il suo esempio.
Dal fondo del viottolo, comparvero, con le ultime cose, la vecchia signora, gli altri due bambini e i loro genitori, mentre il terzo si riavvicinava alla macchina picchiettandosi le mani una contro l'altra per pulirle.
Tutto era pronto per la partenza delle pesti! Ci guardammo in faccia soddisfatti. I tre bambini ci squadrarono con aria di superiorità. Non ebbero il tempo di capire il luccicare dei nostri occhi. Tutti si salutarono. La macchina partì. è vero, la Pasqua si avvicinava pericolosamente e il Natale seguente sarebbe stato sempre l'undicesimo, non meno preoccupante. Tuttavia lasciateci almeno godere questi brevi ma intensi momenti di gloria. Senz'altro erano già con le mani a tapparsi il naso e sui loro vestiti sarebbe restato a lungo l'odore della nostra vittoria. Peeerdeeenti! Così accompagnammo la loro partenza. Era proprio il caso di augurar loro 'buon viaggio'. E che viaggio!



ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.