FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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OPUNTIA FICUS-INDICA
Mario Bartoli
Iddio ebbe appetito. Prese la lista e ordinò aringhe con le rape, formaggio, due o tre fette di pane casereccio e mezzolitro. Fu sazio e di buon umore. Chiese il conto e assieme gli portarono una grappa della casa. Uscì che non era brillo ma quasi. Intorno a lui tutto il creato fremeva di contentezza per come si erano messe le cose quel giorno. Iddio si guardò intorno soddisfatto, ruttò con energia e si predispose al suo solito, gravoso lavoro. L'universo tacque in ascolto: si era agli albori del mondo, tutto era incerto e sospeso.
Michele e Raffaele s'affrettarono a disporre il Suo tavolo da lavoro sul piccolo palco rialzato allestito nel giardino del bar trattoria " Al Paradiso ". Da quel parco, nelle serate d'estate, un'orchestrina intratteneva i clienti che ballavano sulla piccola rotonda.
Iddio salì sul palco, si tolse la giacca e l'appese con cura sulla spalliera di una sedia. Aprì un cassetto del tavolo e ne tolse un cilindro schiacciato, un mantello blu scuro costellato di lustrini d'argento disposti a forma di cielo stellato con ricamato, all'altezza del cuore, un triangolo dorato con un occhio all'interno. Non che avesse bisogno di quell'armamentario un po' istrionesco, ma Lui era fatto così: gli piaceva fare la scena specialmente quando aveva trincato un po'.
Intanto, una piccola folla, informata della notizia della creazione di un nuovo mondo, s'era radunata sotto il palchetto: molte anime beate, qualche legione di cherubini fuori servizio che svolazzavano tutt'intorno, qualche migliaio di Santi, e una comitiva di Anime Sante del Purgatorio in gita premio.
Dalla Trattoria uscirono per prendere le ordinazioni il gestore San Pietro ed alcuni camerieri: anime dannate, assunte con contratto stagionale a tempo determinato.
Tutti ordinarono caffè, cognac, grappe e digestivi; solo le anime del purgatorio presero gelati ed acqua minerale.
- Signore e signori -
Un applauso prolungato iniziò da una claque di Santi e s'estese subito agli altri gruppi. Un tentativo di "Ola" da parte delle anime del purgatorio, fu subito bloccato da un'occhiataccia dell'arcangelo Michele: dalla "Ola" al saltarello e al grido di " chi non salta un diavolaccio è", il passo era breve; era già successo e un po' di decoro per Di...ana bisognava conservarlo.
- Grazie, grazie, state comodi, oggi siamo arrivati al sesto giorno della creazione, avete visto nei cinque giorni precedenti come abbiamo creato l'universo MB17AP41, le galassie, le costellazioni, i sistemi stellari, alcuni pianeti, gli animali, le piante...-
Parlava e sul muro bianco dietro il palco, le varie fasi della creazione apparivano a colori. Erano belle immagini, girate da un famoso regista italiano, residente al momento all'inferno, che aveva ottenuto una licenza speciale proprio per l'occasione.
- Ora siamo arrivati all'ultimo atto: la creazione dell'uomo e della donna.-
Subito apparve sullo schermo, la diapositiva della Cappella Sistina con il particolare della Creazione.
- Ora ci accingiamo a creare anche su questo nuovo mondo la specie umana: il massimo livello mai raggiunto da una forma materiale...
- Scusi Dottor Iddio -.
Una voce proveniente dal gruppo dei gitanti del purgatorio interruppe la prolusione. Michele e Raffaele fecero per lanciarsi verso il gruppo subito fermati da un cenno della mano di Dio.
- Prego Signor Ceccarelli, parli pure.
- Conosce il mio nome?
- Signor Ceccarelli, io sono Dio, quando lei era, io sono, come ricorderà dal catechismo: io sono onnisciente.
- Sì lo so, il fatto è che sono dieci anni che sto in purgatorio, me ne mancano altri dieci, e queste cose laggiù si dimenticano. Volevo farle una domanda -
- Dica pure Signor Ceccarelli.-
- Volevo chiedere, se farà fare il test della mela anche ai nuovi Adamo ed Eva.-
- Certamente signor Ceccarelli, è nelle procedure: ad ogni creazione gli esseri umani debbono superare la prova del Frutto della Conoscenza, ma perché mi fa questa domanda?-
- Ecco dottor Iddio, ho saputo che in tutti i mondi finora creati, la prova non è stata mai stata superata, è vero?-
- E' vero purtroppo, ma sa, le procedure vanno rispettate, e poi sono gli stessi esaminandi, che tramite il proprio libero arbitrio, scelgono di mangiare il Frutto dell'Albero del Bene e del Male.-
- Ecco, a proposito dell'Albero, volevo chiederLe: ma quest'albero deve essere per forza di mele?-
- Non necessariamente, ma che differenza fa? -
- Io penso che forse un albero diverso possa dare una tentazione minore. Cerchiamo di metterci nelle vesti di Adamo ed Eva...-
Risata della platea.
- Nelle vesti... si fa per dire, insomma Adamo ed Eva, se pure fisicamente nascono adulti, sicuramente dal punto di vista dell'esperienza di vita, sono come dei bambini.
Stanno lì, in quel bellissimo giardino, nudi e bruchi come Lei li ha fatti. Arriva un marpione di serpente, tenta Eva, una ragazzotta un po' ingenua e per forza di cose non ancora consapevole dei pericoli dell'esistenza, la quale invece d'ammazzare il serpente e confezionarsi una bella borsetta con la sua pelle, gli dà retta. Così si ritrova davanti ad un bell'albero di mele con i rami bassi e una bella mela matura a portata di mano, che sta là bella e invitante: bè, dobbiamo concederle almeno le circostanze attenuanti. Fosse stato scelto un altro tipo di albero, meno accessibile, che so: un pino, con una pigna della Conoscenza a trenta metri di altezza, o ancora meglio un grosso cespuglio bello spinoso di fichi d'India, alto 4 o 5 metri con un fico del Bene e del Male proprio alla sommità. Adamo ed Eva, nudi come stavano, forse ci avrebbero pensato due volte prima di cedere alla tentazione.-
Ceccarelli aveva pronunciato questo discorso tutto d'un fiato e tutti erano rimasti ammutoliti. Gli angeli ed i Santi lo guardavano severamente; gli altri non osavano neanche respirare.
Dio, prima lo guardò fisso, poi scoppiò in una risata omerica, ma forse sarà meglio dire biblica.
Subito le aiuole del giardino e gli alberi intorno si coprirono di fiori; sulla terra, per il tempo della risata, non morì più nessuno, un paio di popoli che combattevano da anni decisero di fare la pace, un miliardario americano vendette tutto e donò il ricavato ai poveri, nel deserto del Sahara scoppiò un temporale, un bambino caduto da un terrazzo rimase miracolosamente illeso. A Lourdes, un paio di storpi gettarono via le stampelle, un cieco comprò un giornale e si mise a leggerlo, un muto si mise a cantare l'Aida ed in Italia fecero un governo che durò cinque anni.
Questi incredibili avvenimenti accaddero ed altri ancora che non sto qui ad elencarvi: tanto forte è il potere della risata di Dio.
Contagiati dalla risata del Padreterno tutti i presenti cominciarono a ridere.
Il pomeriggio veramente prometteva d'essere molto allegro.
- Signor Ceccarelli, la voglio accontentare: l'idea del fico d'India pieno di spine in mezzo all'Eden è eccezionale. Lo metterò in sostituzione dell'albero di mele, con un bel Fico della Conoscenza proprio alla sommità e vedremo se la tentazione di mangiarlo sarà frustrata dalle spine del cespuglio. In premio per la bell'idea, le accredito un'indulgenza di dieci anni di purgatorio. Michele, provvedi, e tu San Pietro portaci un bel piatto di fichi d'india, sbucciati mi raccomando, che festeggiamo col signor Ceccarelli.-
Ceccarelli, fu accompagnato in una cabina da Michele che gli porse l'abito bianco dei beati. Il Signor Ceccarelli si tolse il suo consumato camiciotto grigio da anima del purgatorio, indossò la candida tunica dei beati, e subito un'aureola di stelline lucenti gli cinse la testa. Certo non era grande e luminosa come quella dei Santi di prima categoria, ma comunque era una bella aureola. Considerando il fatto che si risparmiava dieci anni di purgatorio, era una bella svolta: "dalle stalle alle stelle" era proprio il caso di dirlo.
Mentre il Ceccarelli si cambiava, nella cucina della trattoria tre anime dannate, assunte come sguatteri, prendevano a mani nude da un grosso cesto i fichi d'India e incuranti delle spine li sbucciavano, e li ponevano su un piatto. Quando fu pieno, Lilith una di loro, che in vita era stata una nota cortigiana, li portò nel giardino della trattoria.
Alla vista della donna vestita con una corta tunica rossa, la divisa dei dannati, tutte le anime sante si fecero da parte evitando di guardarla. In verità dal gruppo del purgatorio arrivò qualche fischio e qualche commento salace all'indirizzo della procace creatura subito zittito da un'occhiataccia di Michele.
I fichi non erano molti, ma bastavano ad accontentare tutti, in paradiso erano abituati alla moltiplicazione del cibo: pane, pesci, frutti eccetera.
Ceccarelli fu invitato direttamente al tavolo del Signore Iddio che golosamente già aveva cominciato a mangiare un fico dopo l'altro.
- Le confesso signor Ceccarelli, che il fico d'India è il mio frutto preferito, speriamo invece che Adamo ed Eva continuino a preferire le mele.-
Anche Ceccarelli morse un fico d'india e l'inghiottì, ma un maledetto semino gli andò di traverso e incominciò a tossire, subito Michele premuroso, iniziò a battergli sulla schiena.
- Guarda il cherubino, guarda il cherubino - indicando un angioletto che svolazzava in alto - guarda il cherubino...-
- Guarda l'uccellino, guarda l'uccellino, e smetti di fumare, che tutte le mattine è la stessa storia.-
Le mani, un po' pesanti della signora Olga, battevano sulle spalle di Ceccarelli che seduto sul letto tentava di domare il suo eccesso di tosse.
Si guardò intorno Ceccarelli: la sua camera, l'armadio, la specchiera, la moglie nel letto vicino a lui.
Era stato un sogno!
Assolutamente realistico, ma un sogno.
Lo raccontò alla moglie che si mise a ridere e lo prese in giro:
- Mangia meno a cena, ieri sera ti sei abbuffato di rape ed aringhe e poi sfido che sogni d'essere morto, non mi hai fatto chiudere occhio tutta la notte: russavi, ti rigiravi e smaniavi nel sonno. -
Ceccarelli non ritenne opportuno replicare. Un po' turbato per lo strano sogno, s'alzò per iniziare il solito tran tran di tutti i giorni: colazione, auto, parcheggio, ufficio.
In ufficio però, l'attendeva una grossa sorpresa, la signorina Liliana aveva portato da casa in un portapranzo una decina di magnifici e profumati fichi d'India già sbucciati.
Una zia dalla campagna glieli aveva portati, e lei gentile e generosa come sempre aveva pensato ai suoi colleghi. Fece il giro della stanza con il suo portapranzo, e Ceccarelli notò che le ricordava stranamente qualcuno. La minigonna rossa, le forme procaci, i capelli biondi, ecco a chi somigliava in modo impressionante: l'inserviente dell'Eden, Lilith, la dannata che serviva i fichi in paradiso. Mentre faceva queste considerazioni, Liliana arrivò davanti alla sua scrivania e gli porse sorridendo la scatola con i frutti.
Ceccarelli ne prese uno e l'addentò. Poi improvvisamente ebbe un sussulto, si portò le mani al collo e fece cadere la sedia, vide la stanza, i colleghi, Liliana girargli intorno, sentì la gola gonfiarsi, gli mancò il fiato, cadde.
Buio, silenzio, cosa era accaduto?
Ancora buio, poi voci concitate.
- Shock anafilattico -
- Ha mangiato un fico d'india.
- Probabilmente un'allergia.
- Continua il massaggio cardiaco.
- Prepara una barella.
- Presto una tracheotomia, cannula, ossigeno.
- Lo perdiamo.
- Defibrillatore a 300.
Poi incominciò a vedere dall'alto il suo corpo steso su un lettino e medici e infermieri che s'agitavano intorno a lui. Vide nel corridoio i suoi colleghi discutere preoccupati, la signorina Liliana che piangeva, un collega che telefonava a sua moglie Olga per avvisarla, la moglie che scoppiava in singhiozzi.
Una serie di visioni che s'accavallavano senza tener conto dello spazio e del tempo. Poi rivide il suo corpo, con tanti tubicini ed elettrodi attaccati, un cannula alla gola, uno schermo con una linea verde che pulsava, un medico che parlava a sua moglie.
- Coma profondo e irreversibile dovuto a una forte reazione allergica. Signora suo marito è tenuto in vita dalle macchine; le chiedo il permesso d'espiantare gli organi.
- Che espianti brutto scemo, che sono vivo - gridò Ceccarelli.
-Vivo insomma, così e così.-
Si girò; vicino a lui c'era un angelo.
- Tu con i fichi d'india hai un fatto personale; su ti è venuta la tosse ed ora anche l'allergia. Il Capo ha voluto che ti mostrassi qualcosa, Lui è fatto così ama gli eventi spettacolari, quindi ti ha organizzato questo scherzetto per farti vedere come sarebbe andata a finire con Adamo ed Eva, ma guarda tu stesso.
Ed ecco che agli occhi di Ceccarelli apparve prima una galassia, poi come se zumasse in rapida successione con una macchina da presa, un sistema stellare, una stella con una ventina di pianeti che giravano intorno. Poi da un pianeta azzurro molto simile alla terra, ma con i continenti emersi di disegno diverso, focalizzò un continente. Quindi una gran vallata, con in mezzo un giardino fra due ruscelli, pieno d'alberi carichi di frutti e fiori, gli animali tutt'intorno che giocavano insieme: leoni e gazzelle, lupi e agnelli.
Se non fosse stato per il grosso cespuglio di fichi d'India proprio nel bel mezzo, la veduta sarebbe stata la replica animata dell'illustrazione dell'Eden stampata sul suo libro di religione delle medie.
Ceccarelli mise a fuoco due persone: un uomo ed una donna completamente nudi che facendo del loro meglio per non pungersi, con una lunga canna di bambù, cercavano di staccare l'unico frutto dalla sommità del cespuglio.
-Vedi - disse l'angelo - si ricomincia da capo.-
- Ma manca il serpente - disse Ceccarelli e mentre lo diceva già pensava d'aver detto una stupidaggine, ma con l'illustrazione del suo libro di religione, oltre al melo, l'altra differenza era l'assenza del serpente.
-Il serpente c'è sempre!-
Si girò a guardare l'angelo, ma non sembrava più tanto angelico, la fisionomia dell'essere era cambiata, niente di spettacolare era eguale a prima, ma l'aspetto era divenuto più femminile, guardò meglio rassomigliava a Liliana, no a Lilith l'inserviente dannata della trattoria, con inquietudine sentì la voce della creatura diventare quasi un sibilo, gli venne in mente l'aggettivo viperina, ma può una voce essere definita viperina?
- Il serpente c'è sempre, anche se non ne avete molto bisogno. Voi ometti, siete bravissimi a peccare da soli.
-Fermi, fermi non lo fate.-
- Non essere sciocco Ceccarelli. Pensi davvero che ti possano sentire?-
Ceccarelli si sentì disperato, tutto da capo, tutto da capo senza speranza.
- Si ricomincia tutto da capo, la morte, la vecchiaia, la malattia, la sofferenza, la fatica, il sudore della fronte, partorire con dolore, la violenza, la prepotenza dei potenti, la disperazione dei diseredati.-
E come per un controcanto, l'essere che gli era vicino assumendo via via un aspetto meno inquietante:
- Ma anche l'amore, la famiglia, la solidarietà, la gioia dei risultati raggiunti con le proprie forze, il gusto della libertà, la scoperta del mistero, la musica, la poesia, l'arte...
Ceccarelli guardò meglio l'essere, aveva perso l'aria inquietante, in una incredibile metamorfosi s'era trasformato in un persona comune, banale come lui, aveva ancora l'aspetto femminile, ma ora gli ricordava la signora Olga, sua moglie.
- Ma perché rinunciare al Paradiso Terrestre? -
- Per curiosità, solo per curiosità, per capire di più, per essere più simili a Lui, ma responsabili di se stessi, e poi diciamocelo una buona volta, il Paradiso Terrestre tutto così pulito, e l'erbetta, e i praticelli, e i ruscelletti, e il lupo con l'agnello, e che palle!
L'angelo, il diavolo, Lilith, Liliana, Olga si trasformò ancora, ma stavolta totalmente; il mantello azzurro con le stelle ed il triangolo, il cilindro in testa, gli occhi allegri di ragazzo che ha appena combinato uno scherzo: era il Divino Gigione con l'alito ancora profumato di grappa.
- Va bene Ceccarelli, la tua ora è ancora lontana, ma se vuoi puoi tornare su, direttamente in Paradiso, senza purgatorio, una bella veste bianca, un'aureola luminosa, la sera in balera a fare due salti, e tutte le domeniche pomeriggio il mio spettacolo di creazione di mondi.
Ceccarelli, guardò in basso, vide ancora il dottore che cercava di convincere sua moglie per la donazione degli organi, ripensò agli scazzi dell'ufficio, al traffico, all'inquinamento, alle prossime elezioni, alle guerre e gli venne la tentazione di mollare tutto.
Ma poi pensò pure alla sua casa, ai figli da sistemare, alla moglie, ai suoi amici, a Liliana, alle partite, alle mostre d'arte, ai libri, al sole di primavera, al mare. Era una vittima della vita, come tutti condannato a vivere, e come risposta non gli venne in mente che una frase trita e ritrita, una battutaccia volgare ripetuta tante volte per scherzo:
- Signore Iddio, chi dalla lotta desiste è figura molto triste...
...ma chi desiste dalla lotta è un gran fio de 'na mignotta.-
Il dottore si voltò di scatto. Olga istericamente cominciò a gridare:
- E' vivo, è vivo, ha parlato, l'ho sentito: ha detto una parolaccia, ha detto una parolaccia.
I sensori impazzirono, una allarme suonò e infermieri e dottori si precipitarono intorno a lui.
Su un lontano pianeta, un uomo e una donna:
Colto il frutto ne mangiarono. Si aprirono allora gli occhi di tutt'e due e s'avvidero che erano nudi...
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