FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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VITA DA GATTA PERSIANA...

Dario Cusatelli




Ho paura dei bambini. Li vidi scendere per il viottolo con i berretti bianchi, accompagnati da una signora che portava una valigia, sono i nipoti della padrona di casa. Feci un balzo sul muretto e la signora, passando, mi accarezzò con un sorriso. E' sempre molto gentile con i gatti. I tre bambini la seguivano e si davano degli spintoni di soppiatto, ridendo. Sono stata a guardarli passare, senza muovermi.
Finalmente entrarono in casa, così riuscii a scendere indisturbata ed a dirigermi verso il Signor Albero che mi ha
sempre accolto amorevolmente.
"Salve Signor Albero, come va oggi?" gli chiesi.
L'oramai vecchio Signor Albero, una quercia secolare, mi rispose con voce rauca ma gentile.
"Non male, l'autunno sta' iniziando a farsi sentire ed i miei rami, ormai vecchi, non riescono a mantenere vive tutte le foglie...".
"...Ahai...", si sentivano già le prime foglie staccarsi dai rami, ed anche se la loro sofferenza era solo momentanea, io mi rattristavo per la loro sorte.
Ripresi a parlare con il signor albero dopo qualche secondo passato ad osservare la povera foglia (ormai morta) cadere giù.
"Le dispiace se mi arrampico per riposarmi un poco su di un suo ramo e per parlarle?"
"Certo che no, mi fa sempre piacere fare due chiacchiere con te, lo sai! E poi sei troppo rispettosa nei miei confronti, anche se sono più vecchio di te puoi benissimo darmi del tu, te l'ho detto così tante volte ormai!"
"Lei lo sa che non le mancherei mai di rispetto, e poi sono così abituata a darle del lei che quasi non ci faccio più caso!"
"Va bene. Ma prego, accomodati pure."
E così iniziai la mia scalata verso il mio ramo preferito. E dopo essermi raggomitolata per ricavare il maggior calore dal mio bel manto bianco e lungo, sentii la voce del signor albero iniziare il discorso (è un po' da pettegola, ma non posso fare a meno di dirvi che il signor albero è un tipo davvero molto curioso).
"Allora, di cosa volevi parlarmi?"
"Ha visto anche lei i due bambini che sono arrivati poco fa?"
"Certo! Sono tanto graziosi! Devono essere parenti della padrona di casa, giusto?"
Non vorrei sembrare cattiva dicendo questo, ma il signor albero è abbastanza smemorato e di certo non si ricordava che i due 'furbacchiottì che erano appena entrati in casa ci avevano già onorati della loro presenza l'anno precedente. Ma per non far pesare al Signor Albero questa dimenticanza feci finta di non ricordarmene neanche io.
"Già, penso siano i suoi nipotini. Spero però che si comportino bene e che non mi facciano scherzi strani."
"Ha ha ha!" Il Signor Albero si mise a ridere "mi ricordo ancora quando vennero quegli altri due ragazzini, sempre parenti della signora. Quante te ne fecero passare! Ha ha ha. Mi viene ancora da ridere se ripenso a quando ti appesero sul filo dove appendono i panni sporchi legandoti le zampe come un salamino! Ha ha ha"
Il Signor Albero si divertiva a certi ricordi, ma io non potevo far altro che sperare di non capitare più fra le mani di quei due monellacci.
"Scusami." continuò il Signor Albero "Non volevo prenderti in giro, ma lo sai che non riesco a non ridere!"
"Non si preoccupi." cercai di non metterlo in imbarazzo "Ormai non ci penso più neanche io!"
"Comunque" riprese il Signor Albero "stai tranquilla, questi ragazzini mi sembrano molto più calmi dei primi due."
"Lo spero." la sua memoria peggiorava sempre di più "Ora è meglio che rientri, è quasi ora di cena ed ho un certo languorino. Arrivederci!"
"Buona cena, e vienimi a trovare quando vuoi..."
Iniziai a scendere, e mentre mi avviai verso la porta sentii il Signor Albero dirmi ancora qualcosa.
"In bocca al lupo Felix, ha ha ha!"
Già, 'Felix', scusate ma non mi sono ancora presentata, mi chiamo Felix (o almeno così mi chiamano tutti) e sono una gatta persiana bianca. Dicono tutti che sono adorabile, ma non vorrei sembrare immodesta facendolo notare.
Adesso però andiamo avanti con la storia...

Io non potevo fare a meno di tremare pensando al momento in cui i due ragazzini mi avessero rivisto, così cercai di farmi notare il meno possibile. Entrai, come sempre, dalla porta principale (dovete sapere che la mia padrona ha fatto un buco nella porta grande quanto basta per farmi passare, poi ha messo una specie di porticina che mi basta spingere per far si che si sollevi, così posso entrare ed uscire di casa ogni qual volta ne ho voglia) e mi ritrovai così nell'ingresso, subito mi rifugiai sotto la specchiera che si trova sulla parete destra ed iniziai a pensare alla strada più breve per arrivare in cucina, dove di certo mi aspettava la mia dolce padroncina.
Dovevo attraversare il salotto!!! Questa sarebbe stata l'impresa più difficile perché sapevo che i due bambini erano lì, così iniziai a correre verso il divano e mi ci infilai sotto. Cercavo di non respirare per non far rumore e fu allora che sentii la mia padroncina chiamare per dirmi che la mia cena era pronta!. Dovevo essere veloce, dovevo arrivare al tavolo e di lì con uno scatto raggiungere la cucina, così mi impegnai, iniziai già a contare i salti da fare ed ero proprio sul punto di saltare, quando...
"Ahai, che dolore!", sentii la coda quasi staccarsi dal resto del corpo e solo allora mi resi conto che uno dei due bambini stringeva la mia povera coda cercando di tirarmi fuori.
Avevo fallito!!!
A quel punto resistere era diventato inutile, mollai il tappeto che stringevo con le unghie e mi feci trasportare fuori dal bambino.
"L'ho trovato! L'ho trovato!", gridava, "Vieni Andrea, l'ho trovato!".
In quel momento spuntò dalla porta della camera da letto il secondo bambino. Iniziò a gridare anche lui.
"Bravo Dario, adesso ci giochiamo un poco."
"No, vi prego," supplicai "non mi fate del male!"
Ma a questa mia implorazione il ragazzo che mi teneva disse solo "Hai visto che ha miagolato?!".
'Miagolatò, è l'unica parola che non sono ancora riuscita a capire, che mai vorrà dire? Io ho supplicato (magari miagolare significherà supplicare!), però quando mi arrabbio con la mia padrona lei mi dice "Smettila di miagolare", allora significa anche arrabbiarsi!? Vabbé lasciamo stare e andiamo avanti con la storia...
Proprio in quel momento, grazie a Felinus (è il nostro Dio), sentii la voce della mia padrona.
"Su ragazzi, lasciate stare Felix, deve mangiare. Dopo potrete giocare con lui quanto vorrete, va bene?"
"Uffa", era il bambino che continuava a tenermi per la coda a parlare, "proprio ora che l'avevo trovato!"
"Dai", intervenne l'altro, "non fa niente, ora ceniamo anche noi e poi giochiamo di nuovo a trovare il gatto."
"Va bene", finalmente mi lasciò la coda ed io approfittai del momento per raggiungere la mia padrona che si era appoggiata sul montante della porta della cucina.
"Vieni Felix, la tua pappa e pronta. Oggi pesce!" Finalmente una bella notizia!

Dopo un'abbuffata di buonissimo pesce (la mia padrona mi tratta sempre bene, sono stata fortunata a trovarne una come lei) andai subito in camera da letto e mi appisolai sotto le coperte. Sentivo le voci provenire dalla sala da pranzo così non ebbi paura di essere martoriato dai due bambini.
Mi addormentai quasi subito, ma la mia pace durò poco, subito mi sentii prendere per la pancia!
Maledizione! Erano di nuovo loro! Adesso mi teneva l'altro bambino mentre il primo iniziò a parlare.
"Dai Andrea, adesso giochiamo con il gatto! Lo cuciniamo???"
"Siiii," rispose quello che mi teneva "tu prepara la pentola mentre io porto il gatto di là."
Mi stavano portando in cucina, iniziai a capire le loro intenzioni quando vidi le bollicine dell'acqua, ormai calda, avvicinarsi sempre più!
Iniziai a graffiare (lo so che la mia padrona mi ha detto di non graffiare mai nessuno, ma era una situazione di vita o di morte e non volevo raggiungere gli altri gatti in paradiso, almeno per ora!). Graffiavo, graffiavo, ma i due bambini non si facevano niente! Era un incubo, sentivo il calore dell'acqua aumentare sempre più!
"Aiutoooo" iniziai a gridare "Aiutooooo", ma nessuno mi ascoltava, oramai ero spacciata. Sentii che la presa del bambino iniziava a venir meno, ero a pochi istanti dalla mia morte e cosa potevo fare? "Aiutooooo" continuavo a gridare, ma ormai era la fine. Il bambino mi lasciò cadere nella pentola piena di acqua bollente... e fu allora che mi risvegliai nel letto in cui mi ero appisolata subito dopo mangiato, ero tutta sudata e tremavo dalla paura, mi voltai e trovai accanto a me la mia amica fidata, la mia gattina preferita, quella che mi regalò mia zia per il mio compleanno.
"E' stato tutto un sogno" furono le prime parole che mi vennero in mente "piccolina mia" mi rivolgevo alla mia gattina ora "non ti farò mai più dei dispetti, lo prometto!" e intanto la mia gattina ignara di tutto quello che avevo passato continuava a dormire senza farsi troppi problemi...

Avevo 13 anni allora, la mia gatta non era mai venuta a dormire con me, nel mio letto, quella era la prima volta e da allora venne sempre, anche se mi stendevo solo per riposarmi. Forse è una gatta magica, forse ha capito che non le avrei più fatto passare tutto quello che le facevo passare prima. Ero stata una bambina dispettosa con lei, ma da quella sera diventammo ottime amiche.
Ora ho 19 anni e lei viene ancora da me ogni qualvolta mi poggio sul letto, e mi rende felice facendomi sentire il suo affetto. Quella sera ho capito una cosa. Se si vuole ricevere affetto da qualcuno bisogna ricambiare quell'affetto cercando di essere il più buoni possibile con chi ti stia accanto, persona o animale che sia.
Anche gli animali hanno dei sentimenti, ora ne sono sicura.



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