FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UNA PROVA
Alberto Cantaloni
Iddio ebbe appetito. Prese la lista e ordinò aringhe con le rape, formaggio due o tre fette di pane casereccio e mezzolitro. Fu sazio e di buon umore. Chiese il conto e assieme gli portarono una grappa della casa. Uscì che non era proprio brillo ma quasi. Intorno a lui tutto il creato fremeva di contentezza per come si erano messe le cose quel giorno. Iddio si guardò intorno soddisfatto, ruttò con energia e si predispose al suo solito, gravoso lavoro. L'universo tacque in ascolto: si era agli albori del mondo, tutto era incerto e sospeso.
Gran bei momenti quelli, ne avevo già vissuti molti e posso assicurare che in quei casi l'eccitazione, lo stupore e la sorpresa non erano solo parole.
Sin dall'inizio s'era capito che ci sapeva fare e quando si lasciava catturare dalla frenesia non c'era verso di trattenerlo, doveva piantare tutto e seguire il filo che aveva in mente, che invariabilmente lo portava a compiere un'opera superba.
Era in vena quel giorno ed il grappino gli aveva allentato i freni inibitori quanto bastava per rivoltargli il cervellone ed estrarre l'ennesima, ma non per questo meno sbalorditiva, idea.
Il rutto, il suo tipico tonante richiamo, fece in modo che tutti abbandonassero le proprie occupazioni per riversarsi al suo cospetto, impazienti. Presto ci sistemammo ed in breve calò il silenzio: egli si guardò attorno, molto sicuro di sä, ed iniziò.
Come suo solito introduceva il nuovo numero con una breve descrizione di ciò che andava a rappresentare, con quel tono sempre un po' solenne, ma mai pomposo: la sua intenzione era quella di creare un pianeta - e fin qui si può parlare di routine - e di popolarlo.
Lì per lì non riscosse l'ovazione che probabilmente si attendeva: tutti quanti annuimmo rispettosi, ma non cogliemmo l'intera portata del suo pensiero.
Mi sia concesso esprimere la mia opinione.
Con cose di questo genere ci aveva già provato in passato, ma non fu nulla di memorabile, forse i punti meno alti della sua produzione; bei pianeti, niente da dire, cosparsi di mari, terre, che col passar del tempo aveva imparato ad arricchirli di suoni, odori e colori dimostrando un insospettato buon gusto: senza offesa, ma da uno abituato ad agire così in grande non mi sarei mai aspettato tanta delicatezza nello scegliere le tinte di certi tramonti.
Ultimamente si era spinto oltre ed aveva deciso di non lasciare immobili quelle terre, popolandole con specie diverse di piante e di ani- mali.
Sì, ma che noia!
Sia chiaro, nutrirò sempre la massima ammirazione per chi, come lui, riesce ad esprimere tanta nobiltà in un capolavoro come gli alberi dimostrano di essere: immoti all'occhio, frenetici se considerati con l'anima, poichä solo questa può percepirne il respiro, il flusso della linfa dalle radici alle foglie e riconoscere il suono che ognuno di loro manda, unico e inconfondibile.
Io, però, prediligevo il suo lato più imponente.
Impazzivo di gioia ogni volta che si apprestava a creare una stella, non so dire per quanto tempo rimanessi a bocca spalancata incantato dallo splendore e dalla luminosità che riusciva a donar loro e anche lì coi colori non scherzava affatto.
Poi, da gran gigione, ci giocava e usando il cosmo come un poligono atomico dava il via alla festa: esplosioni, rumori assordanti, giochi di nuvole inimmaginabili; occorreva esserci perchä cose di questo genere a raccon- tarle perdono.
In altre circostanze dimostrò di essere il migliore anche senza ricorrere a tanta scenografia, come quando ci riuniva spiegandoci il concetto d'infinito ed immancabilmente qualcuno ribatteva: "Ho capito ho capito, ma alla fine, cosa c'ä?".
Insomma, queste son cose degne di lui, non quelle palle di terra con tutti i loro bei mari, alberelli ed uccellini, cose tanto carine ma nulla più: ä accademia, roba da cartoline.
Egli ci vide perplessi, ma non volle darvi importanza ed incominciò.
Paff!
Dal nulla cielo e terra - fa sempre effetto, non dico di no - poi la luce e quindi le acque; fin qui era un film già visto e per questo non riuscii a trattenere uno sbadiglio: Iddio mi vide, ma non se ne curò e proseguì nel suo lavoro. Venne così il turno dell'arida - amava chiamare la terra in questo modo quando lavorava di fronte ad un pubblico numeroso - e la divise ordinatamente dai mari. Applausi, ma senza l'entusiasmo riservatogli quando si prodigava in altre esibizioni, ben più coinvolgenti, come ad esempio il lancio delle comete.
Incurante del nostro scetticismo continuò e notai che a differenza di altri momenti, dove era così preso da non accorgersi del nostro clamore, questa volta il compimento di ogni suo gesto era accompagnato da un commento alquanto formale, ed ora gli sentivo annunciare la prossima mossa che consisteva nel ricoprire la terra di erba verdeggiante e piante fruttifere.
Proseguì quindi con gli animali: "Producano le acque i rettili animati e viventi, e i volatili sopra la terra sotto il firmamento del cielo." gli sentivo dire e intanto mi guardavo intorno un po' sovrappensiero.
Oramai era prossimo alla conclusione del lavoro e già veniva acclamato rumorosamente e i battiti di mani e le esclamazioni di stupore rompevano quell'aura mistica allestita dalla solennità delle sue parole e dalla gravità dei suogesti.
Questo fu, fino a quando venne richiamata l'attenzione per l'epilogo e lentamente il vociare scemò.
Iddio aspettò che venisse ripristinato il silenzio prima di riprendere e, austero come solo lui sapeva essere, si raccolse per pochi attimi per poi prorompere: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza!".
... tuttora mi viene ricordata l'espressione esterrefatta che tenni fino a che qualcuno mi urtò precipitandosi verso la piccola calca che già si era formata. Ripresomi mi girai istintivamente verso di lui, che stava dando un'ultima occhiata al putiferio che aveva scatenato, per poi andarsene, soddisfatto di aver trasferito l'attenzione da sä al suo lavoro.
Forse fui l'unico a non rispettare la sua intenzione, ma questo mi permise di cogliere quell'attimo di esitazione che lo sorprese mentre si stava allontanando.
Lo vidi fermarsi, girare la testa verso la sua ultima creatura, osservarla, perdere qualcosa della soddisfazione originale e riprendere con velocità il suo cammino...
... Iddio si era duplicato, decuplicato, centuplicato e più.
Questa non era come la trovata dell'ubiquità, non era solo un altro dei suoi trastulli, questa volta aveva deciso di andare oltre. Forse era solo la noia, la mancanza di un avversario con cui misurarsi.
Non so bene cosa ebbe inizio quel giorno e non so se le conseguenze di quel gesto vadano attribuite a lui solo, autore di tutto questo, od anche a loro, gli uomini, per definizione autonomi ed emancipati, davvero non so dire.
Di certo le cose non furono più le stesse...
... nei primi tempi egli volle seguire da vicino la crescita di questo nuovo mondo, intendendo offrire collaborazione, ma venne frainteso: alcuni uomini la interpretarono come insindacabile volontà, altri la scambiarono invece per insopportabile invadenza. Da allora tante cose accaddero, alcune gradite altre molto meno, ma nulla riuscì a ripagare le sue speranze, mortificate al comparire dell'ennesimo trapassato che mostrava o il più bieco servilismo oppure una feroce voglia di essere risarcito: sembrava che nessuno volesse rendersi conto di avere le sue stesse responsabilità...
... parecchio tempo dopo lo riincontrai casualmente e riuscii appena a salutarlo, prima che un gruppetto di trapassati lo assalisse con le proprie lamentele infarcite di insopportabili vittimismi.
Egli non abbozzò la minima reazione: taceva volgendo loro le spalle e fissava il vuoto con la stessa espressione di chi, per la prima volta dopo troppo tempo, ha di nuovo appetito.
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