FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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RI-CREAZIONE

Gennaro De Luise




Iddio ebbe appetito. Prese la lista e ordinò aringhe con le rape, formaggio, due o tre fette di pane casereccio e mezzolitro. Fu sazio e di buon umore. Chiese il conto e assieme gli portarono una grappa della casa. Uscì che non era proprio brillo ma quasi. Intorno a lui tutto il creato fremeva di contentezza per come si erano messe le cose quel giorno. Iddio si guardò intorno soddisfatto, ruttò con energia e si predispose al suo solito, gravoso lavoro. L'universo tacque in ascolto: si era agli albori del modo, tutto era incerto e sospeso.
La settimana precedente era stata massacrante: aveva creato tutti gli esseri viventi. Ora gli era rimasta la parte più delicata del lavoro: la messa a punto delle procedure di interazione tra i vari esseri. La volta precedente, quella in cui aveva creato Adamo, non era andato tanto per il sottile: aveva lasciato tutti liberi di fare il comodo loro con quelle due parole: crescete e moltiplicatevi. Ora che era alla sua seconda esperienza aveva voluto fare le cose per benino e si sentiva abbastanza soddisfatto del lavoro finora svolto. Certo, questa volta il processo era più lungo, ma a chi doveva dar conto? E poi, non era più così giovane come la prima volta e quindi se la poteva prendere un poco più comoda. Stavolta comunque aveva dalla sua l'esperienza. Era andato più lentamente proprio per non fare gli errori della volta precedente. Non aveva più riprodotto il rinoceronte, che era bruttino; la giraffa, poi, l'aveva ristrutturata completamente e le aveva tolto quell'orribile collo assolutamente fuori standard. Negli organismi piccoli aveva poi provveduto a una drastica semplificazione:niente mosche e zanzare e taglio drastico nel numero e nelle varietà di insetti.
C'era ancora molto da fare, e tante cose da affinare e da mettere a punto. Comunque il più era fatto e adesso si poteva permettere, dopo quella settimana da cani tutta passata a creare, una piccola pausa pomeridiana dedicata alla pennichella.
Una cosa era certa: quando dio riposava non si doveva sentir volare una mosca. A dire il vero un rumore si sentiva: era il suo pesante ronfare; ma uccelli, pesci, uomini, consideravano quel ritmico, non tanto gradevole suono, un canto divino.
Nel preparare i suoi programmi aveva cercato tutti i metodi per evitare che quanto già accaduto si potesse verificare di nuovo. Già, quei quattro citrulli degli uomini si erano messi a giocare alla guerra e, gioca tu che gioco anch'io, alla fine avevano inventato la bomba ai neutroni. Era una bella trovata: pulita ecologica, silenziosa. Non abbatteva o distruggeva nulla, né lasciava segni particolari. Il suo effetto era sulla libido umana e animale: la azzerava completamente. Ecco così che in trenta anni l'umanità e tutto il mondo animale e vegetale si erano estinti. Il buon dio le aveva provate tutte per far si che gli uomini e gli animali riprendessero a moltiplicarsi, ma niente, non c'era stato niente da fare.
Forte di quell'esperienza aveva quindi deciso di creare una umanità diversa. Innanzitutto aveva rinunciato ai dinosauri, al diluvio universale e a tutte quelle cose da trogloditi. Aveva preferito creare un ambiente tipo ventesimo secolo e là aveva inserito l'uomo.
L'uomo.......ma poteva ancora chiamarlo così? La prima volta, quando aveva creato quel bambinone di Adamo, gli aveva messo accanto Eva che, con la sua propensione al sesso, gli era stata ben daiuto nello sviluppo dell'umanità.
Dopo l'ultimo smacco ricevuto dagli umani aveva deciso che non si voleva far più fregare: aveva creato la razza umana senza sesso: non più uomini o donne, ma esseri umani tutti uguali. Sì, è vero, si era vendicato, ma la sua era stata una decisione sofferta. Era stato per ben tre giorni a pensare su come fare perché l'umanità si moltiplicasse. La prima idea era stata quella di lavorare a numero chiuso: "Faccio due miliardi di individui, li metto sulla terra e gli dò vita perpetua". Aveva poi scartato questa soluzione perché non voleva abbassarsi al rango di un operaio alla catena di montaggio. Due miliardi di persone sono sempre due miliardi, per farli ci vuole tempo, anche a dio.
Pensò poi a una forma di attrazione mentale tra due individui che, raggiunta una certa intensità, facesse sviluppare automaticamente un nuovo essere. Anche questa idea fu scartata.
Alla fine, pensa e ripensa, escogitò un meccanismo semplice come l'uovo di colombo: "Creo cento milioni di individui; gli do una vita di durata standard; visto che sono tanto magnanimo elimino le malattie e le cause di premorienza. Ogni venti anni ciascun individuo si sdoppia". Ci pensò su una notte, la notte -si sa- porta consiglio, e il giorno dopo iniziò la creazione dei primi dieci milioni di individui.
A questo punto pensò che sarebbe stato comodo evitare che gli umani passassero attraverso gli stadi dell'infanzia, fanciullezza, adolescenza, età adulta e vecchiaia. Li creò adulti e basta.
Ne venne di conseguenza che evitò a questa gente di doversi istruire: li creò già belli e istruiti.
In quei primi giorni di esistenza del nuovo mondo aveva tuttavia notato che nel capitolo istruzione c'era qualche piccolo problema. Il primo giorno dopo che aveva completato la release beta del mondo ebbe la prima brutta sorpresa. Andò dall'oste e chiese un pollo arrosto. Il cuoco prontamente si diede da fare e gli portò un bel galletto ruspante. L'unico problema è che il giovanotto lo aveva arrostito con tutte le piume. Non vi dico la fatica per spennarlo e per mangiarlo! Non gli andò meglio il giorno successivo. Chiese un brodino leggero. Si aspettava un onesto pezzo di carne di manzo cotto a lungo in una moderata quantità di acqua calda e aromi. L'acqua c'era, gli aromi pure, ma la carne.....zampette di rana: tante, piccole, e fetide. Il pranzo di quel giorno invece era andato meglio: una aggiustatina ai programmi di apprendimento e aveva potuto mangiare le aringhe con le rape, il formaggio e il pane. La finezza del grappino a fine pranzo era stata poi tutta dell'oste: veramente una piacevole sorpresa.
Adesso che la parte generale era stata completata si doveva dedicare al gravoso lavoro di messa a punto dei dettagli e alla "prova su strada" finale. Per far ciò c'era da riguardare con attenzione tutto il lavoro fatto e verificare che tutto quello che era stato previsto si svolgesse come da programma. Quindi dio si mise pazientemente ad osservare quanto accadeva nel mondo.
La prima cosa che lo sorprese fu lo stupore col quale gli uomini entravano in contatto con quelle che nel mondo precedente si chiamavano "tecnologie". L'automobile aveva subito incontrato un alto indice di gradimento. Tutti erano contenti di averla e utilizzarla e molti la veneravano addirittura. Dio non lo dava a vedere, ma sotto sotto la cosa gli dava un certo fastidio. Non parliamo poi della televisione: gli uomini stavano davanti agli apparecchi per giorni interi, affascinati e ipnotizzati dai suoni e dai rumori che uscivano da quella scatola presente in tutte le case. Il computer, invece, non riscuoteva grande successo. ma il motivo era semplice: era già stato tutto inventato e non c'era nulla da studiare, simulare,
calcolare. Anche le previsioni del tempo, che nel mondo precedente avevano fatto fare grandi brutte figure agli scienziati più quotati, si potevano ottenere grazie ad un sistema di elaborazione che sfruttava una serie di satelliti. La cosa interessante è che si poteva intervenite a volontà sulle condizioni atmosferiche e avere quindi la pioggia e il bel tempo semplicemente facendo clic su una ben definita area geografica. Solo un ristretto numero di individui, marciando controcorrente, si dava da fare per sviluppare programmi per capire come funzionasse quella parte del corpo umano che nei manuali di anatomia, trovati là e scritti da chissà chi, si chiamava cervello. Altri, ed erano veramente pochissimi, avevano iniziato a lavorare al computer per cercare di capire quale fosse la funzione delluomo nelluniverso.
Dio si mise anche a osservare attentamente i rapporti tra gli umani. La guerra non era stata prevista nel nuovo mondo e mancavano del tutto motivi di conflitto tra i singoli o tra i gruppi organizzati. La vita scorreva tranquilla, ma era una tranquillità strana, artificiale.
Altro motivo che contribuiva a questa tranquillità era la completa e assoluta omologazione degli individui: tutti uguali, tutti belli, tutti giovani, tutti pacifici; tutti istruiti.
Erano passati alcuni giorni, dio ogni giorno faceva le sue scrupolose osservazioni del mondo e prendeva appunti. Intorno a mezzogiorno andava dal suo oste, sceglieva un paio di piatti e si rifocillava. il mezzo litro e il liquorino a fine pasto erano diventati immancabili. Il ritocco ai programmi di istruzione aveva avuto buoni effetti e la cucina era migliorata notevolmente. Quello che non gli piaceva tanto era l'umore dell'oste e quello dei suoi aiutanti: cortesi, premurosi, ma visibilmente apatici per tutto quanto non attinente al lavoro.
Era qualche giorno che dio pensava di provare il sistema di riproduzione della razza umana. Aveva osservato con attenzione la curiosità quasi morbosa con la quale gli uomini osservavano gli animali, la loro diversità in maschi e femmine e i riti da essi seguiti prima e dopo l'accoppiamento. "Retaggio di una vita inferiore - pensò dio - ben diversa dalla mia ultima idea-capolavoro".
Gli venne anzi in mente di verificare la efficienza effettiva di questa sua grande novità, non se la sentiva di aspettare venti anni.
Il giorno successivo prese l'orologio del tempo e lo mise avanti di diciannove anni, undici mesi e dieci giorni e stette ad osservare quello che accadeva.
Quella mattina gli uomini si svegliarono che erano venti anni più vecchi, ma questa età più anziana si poteva appena percepire. Il loro comportamento era invece notevolmente più stano: tutti erano apparentemente ancora più tranquilli rispetto ai giorni precedenti. Non era una tranquillità derivante da calma interiore, ma dall isterilirsi della loro anima. Quello era il giorno dello sdoppiamento. Dio se lo era immaginato come il giorno più bello nella vita di un individuo, quello nel quale luomo doveva gioire perché in lui si perpetuava la vita. Non fu così. Ogni uomo si trovò accanto una sua copia più giovane, ma oltre all'aspetto fisico, i due non avevano nulla in comune: erano due perfetti estranei.
A questo punto dio cominciò a pensare seriamente che forse aveva sbagliato qualcosa nel creare così quel mondo nuovo. Si guardò intorno criticamente. La vita animale scorreva senza traumi, ma anche senza tensione: gli animali erano poche varietà e ciascuno era stato creato per svolgere una funzione utile; il cibo era in abbondanza per tutti e non c'era competizione tra le specie. Anche i fiori erano in poche varietà e un prato era ben diverso da quello del mondo precedente: non più quel tripudio di odori e di colori; non più ronzii di insetti che si posano di fiore in fiore.
Si rese conto che la sua idea di perfezione non era adatta a questo nuovo mondo che aveva creato, perché aveva tolto a tutte le creature la fatica e la gioia di misurarsi ogni giorno tra di loro e con il resto del creato. Allora fece quello che solo una grande mente può fare.
Reset.
Tutto scomparve.
Poi, con santa pazienza, si rimise al lavoro e creò un nuovo Adamo e una nuova Eva.



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