FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LO SCAMBIO

Arnaldo Citterio




"Niente da fare. No fame no sete. Finito di contare." Questo pensava LH73 lo scambio "doppio-trivalente". LH73 lavorava in una piccola stazione di provincia, non in una grande stazione centrale dove centinaia di treni sferragliavano ogni giorno, ma, appunto per questo si sentiva importante. Il suo compito era fondamentale: c'era la possibilità che a causa di ripetuti ritardi, il rapido 822 TEE Roma-Ginevra delle 17.05 che normalmente sfrecciava senza degnare di uno sguardo la piccola stazioncina, giungesse contemporaneamente al lento locale delle 17.40 che abitualmente si fermava, quasi contro voglia, per far scendere si e no due o tre persone.
Bene, lo scambio serviva per deviare momentaneamente il binario 1 sul 2 consentendo al rapido di sorpassare il locale fermo in stazione.
La possibilità che ciò accadesse era remota: 35 minuti tra un treno e l'altro erano considerati un tempo sufficiente con un discreto margine di sicurezza, tenendo presente che un rapido TEE non può portare più di venti minuti di ritardo previa restituzione dell'intero prezzo del biglietto con notevole disappunto dell'Azienda Ferroviaria.
Quel giorno LH73 era vigile e ben oliato, il tempo non prometteva nulla di buono, ma era comunque una splendida giornata, lui era pronto e sapeva quello che doveva fare; era contento di servire ad uno scopo, ma allo stesso tempo era annoiato. Nel 2020 il traffico ferroviario era totalmente automatizzato, i treni viaggiavano senza personale viaggiante, anche le stazioni erano automatiche eccetto che per il Sorvegliante, che doveva impostare a mano un programma di emergenza come ultimo e definitivo tentativo per rimediare a qualche inconveniente. LH73 era un servomeccanismo gestito dal computer delle Società delle Ferrovie; era "doppio-trivalente", doppio perché era sincronizzato con il suo gemello che doveva rimettere i binari in posizione originale dopo l'eventuale scambio, trivalente perché era alimentato da tre fonti alternative diverse in modo da garantire sempre il funzionamento. Tutta la rete automatizzata era fornita di scambi come LH73, ma lui era uno degli ultimi della sua generazione in quanto era fornito, per fortuna, anche di un programma autonomo personalizzato.
Ma andiamo con ordine.
Il rapido 822 correva indisturbato, orgoglioso della sua potenza, divorando chilometri e chilometri di rotaie, lasciandosi alle spalle solo un leggero strato di polvere segno del suo passaggio. Il cielo stava diventando nero, i raggi del sole lottavano per oltrepassare una densa coltre scura. Nella sala controllo della stazioncina il Sorvegliante si accingeva ad aumentare il livello di lipidi del suo corpo preparandosi ad ingurgitare un tramezzino alto 6 centimetri e lungo 20. Non si curò di leggere, come ogni giorno, il meteofax per controllare le previsioni del tempo, né di osservare il cielo dalla finestra.
Un fulmine squarciò la coltre scura e colpì un traliccio dell'alta tensione: la linea del rapido 822 restò isolata, il TEE incredulo cominciò a rallentare fino a fermarsi del tutto. Erano le 16.05. La linea del locale, perfettamente funzionante, consentiva al piccolo treno di continuare la sua lenta corsa. Una spia rossa di preallarme si accese sulla console del grasso Sorvegliante che, intanto, si stava accingendo ad affrontare la seconda metà del suo tramezzino.
La linea del rapido tornò attiva alle 17.45: l'822 riprese la sua corsa offesa da quella fermata imprevista; il temporale si placò così come si era formato, ormai nessuno ci faceva più caso, tranne Felice che, al contrario dei suoi compagni, non amava i videogames, ma anzi li odiava. Felice viveva in un suo mondo dove gli alberi ricoprivano le chine erbose di rubiconde colline, dove giocosi ruscelli si intrecciavano festosi. Era uno spot pubblicitario, trasmesso in TV, che richiamava i bei tempi prima della totale "Automatizzazione" quando la natura esisteva ancora, una volta. Felice indossò la tuta protettiva, necessaria per proteggersi dai dannosi campi magnetici generati dagli infiniti dispositivi elettrici disseminati per tutto il pianeta e con quell'immagine nella mente uscì di casa per correre in quei prati che solo lui vedeva.
Intanto il programma della Società delle Ferrovie eseguiva fedelmente le istruzioni, finalmente LH73 sarebbe entrato in funzione, tutti i controlli si susseguirono positivamente, anche la simulazione del movimento.
LH73 eseguì tutti i comandi alla perfezione, fiero del compito che presto si accingeva a svolgere.
Alle 17.40 il locale entrò nella piccola stazione mentre il rapido, intenzionato a recuperare correva velocissimo a pochi chilometri di distanza. LH73 si apprestò ad eseguire lo scambio di rotaie ed un annuncio automatico avvisò i viaggiatori di prestare attenzione al binario 1; qualcuno si chiese quando il binario 1 gliela avrebbe restituita.
Felice si chinò per raccogliere un fiore, che fiore non era, infatti era una pietra lavica che gli scivolò di mano e gli finì dritta su un piede. Felice si destò dal suo sogno e vide la triste realtà che lo circondava: un deserto di pietre e massi alle appendici della massicciata che proteggeva la ferrovia. In preda ad un cieco furore raccolse il sasso e lo scagliò con tutte le sue forze aldilà della massicciata. La pietra ruzzolò e
dispettosamente finì il suo rotolarsi proprio dentro lo scambio che LH73 doveva effettuare.
LH73 eseguì il comando di spostamento senza successo, era programmato per tentare più volte, ma la pietra lavica era bene incastrata.
Improvvisamente la console del Sorvegliante emise un acuto allarme sonoro, il grasso individuo si alzò di scatto per provvedere ma scivolò repentinamente su una fetta di cipolla caduta dal suo tramezzino e rovinò pesantemente a terra. Il disastro sembrava inevitabile, LH73 azionò il suo programma autonomo personale; cercò di muovere avanti e indietro le rotaie mentre la pietra continuava a rimanere cocciutamente al suo posto. Mancavano poche centinaia di metri poi la catastrofe. LH73 non poteva permetterlo, raccolse tutte le sue forze e prosciugò le energie degl'altri circuiti. La console si spense proprio mentre il Sorvegliante con i baffi sporchi di maionese ancora si chiedeva che diavolo stesse succedendo.
LH73 concentrò tutte le energie accumulate sul punto dove la pietra impediva il movimento, ci fu un sovraccarico, un cortocircuito, un'ultima scintilla e la pietra si schiantò in mille pezzi liberando lo scambio proprio un secondo prima che il rapido entrasse in stazione sul fatale binario. LH73 controllò che l'ultimo vagone del rapido fosse passato e poi, con l'ultima briciola di energia residua, comando ` al suo gemello di ripristinare la linea.
LH73 esalò l'ultimo segnale di operazione conclusa contento di essere riuscito a portare a termine il suo compito, l'unico per il quale era stato concepito.
Il suo ultimo "pensiero" fu:
"niente da fare. No fame no sete. Finito di contare."



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