FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UN GATTO VENDICATIVO

Lorenzo Massignani & Marco Orlandi




Ho paura dei bambini. Li ho visti scendere per il viottolo con i berretti bianchi, accompagnati da una signora che portava una valigia, sono i nipoti della padrona di casa. Hanno fatto un balzo sul muretto e la signora, passando, mi ha accarezzato con un sorriso. E' sempre molto gentile con i gatti. I tre bambini la seguivano e si davano degli spintoni di soppiatto, ridendo. Sono stato a guardarli passare, senza muovermi.
Questa mia fobia degli uomini è dovuta a una successione di episodi accaduti l'estate scorsa nella casa in cui stanno entrando questi tre personaggi. Infatti, in questo luogo, sono successi dei fatti veramente strani. Altrettanto strana era la casa. Era rivestita totalmente in legno di ciliegio ed aveva una soffitta e due piani, nei quali erano situate le spaziose camere dei ragazzi e della loro governante. Le camere avevano dei letti a baldacchino molto singolari, ed erano circondate da meravigliosi mobili di stile ottocentesco, dove Italo, Jacopo e Oreste (i tre bambini) tenevano i loro vestiti. La cosa curiosa di questa stanza era la mancanza di finestre che di giorno la rendeva cupa e fredda. Invece la camera di Elena (la governante) era tutt'altra cosa: un elegantissimo letto al centro del locale, dei famosi quadri appesi alle pareti ricoperte da una variopinta carta da parati, che faceva risaltare notevolmente con i mobili posti all'interno della stanza. Nel medesimo locale erano poste delle piante multicolori che lo rendevano luminoso e allegro. Al piano terra dominavano un grosso camino e una sedia a dondolo; c'era anche un grande tavolo in noce del tardo ottocento.
Quando l'estate scorsa arrivarono per me iniziarono gli incubi; infatti, raggiunta la casa, i tre bambini mi presero, uno per le zampe posteriori, uno per quelle anteriori e l'altro per la coda tirandomi con forza, fino quando non intervenne la signora Elena. Da quell'istante capii che quella non sarebbe stata una estate briosa. Il giorno seguente, mentre stavo tranquillamente appisolato sul muretto, Italo,preso un secchio d'acqua gelida, versò tutto il contenuto sul mio gracile corpicino: feci un balzo ai piedi del muretto, dove mi aspettava Oreste con un grosso sacchetto. Appena lo vidi cercai di scappare, ma Jacopo tempestivamente mi sbarrò la strada; allora Oreste mi intrappolò nel sacchetto, dove restai immobile lungo tutto il tragitto che conduceva alla loro buia stanza. Soffermatisi sul letto mi presero e mi strapparono i baffi uno ad uno, fino a quando Elena, sentendo il mio insistente miagolio, sbatté la porta e mi strappo' dalle mani crudeli dei tre ragazzi, salvandomi. Ma questa estate chi subirà saranno quei tre malandrini. Di fatto sto progettando per loro degli scherzetti che non gradiranno affatto.
E' un mercoledì particolarmente soleggiato e osservo le tre pesti che si rincorrono per il giardino. Nel frattempo mi godo la comodità di un cuscino posto dalla governante sul davanzale della finestra. I tre fratelli non si assomigliano per niente: Italo ha dodici anni, è cicciottello, presuntuoso, arrogante e maleducato. Oreste ha dieci anni, è magro ed ama molestare gli animali, soprattutto quelli domestici, mentre Jacopo è basso, anarchico e ha undici anni. Nonostante tutto essi sono molto legati fra di loro, in quanto la pensano sempre allo stesso modo, e hanno sempre voglia di divertirsi a spese di altri. In questo momento i tre ragazzi mi si avvicinano con un'aria non molto amichevole, e noto che Italo e Oreste si allontanano da Jacopo... mi hanno accerchiato! Allora io, con un balzo alla superman, li evito proprio nell'istante in cui i tre mi saltano addosso contemporaneamente sbattendo uno contro l'altro la testa.
La notte le tre pesti si sono trovate nella loro stanza per prepararmi uno scherzo da farmi domani. Li spio per cercare di capire le loro intenzioni.Oggi,venerdì,Italo mi viene in contro con aria amichevole, mi accarezza, ma io con i miei artigli gli lacero la mano, però Jacopo e Oreste mi bloccano. Sono finito! "Jacopo, Italo,Oreste!!!" urla la governante. Per fortuna, l'ora di pranzo è scoccata. Nel mio piattino c'è un invitante coscia di pollo che mi fa scaricare immediatamente la paura sviluppatasi fino ad un attimo prima, che però riemerge appena Elena si accorge della mano ferita di Italo:"Italo cosa hai fatto alla mano?" "è stato quel gattaccio" -Elena aggiunge irritata-. "Lasciatelo stare quel povero gattino, può essere malato". Potrei essere sicuro di scamparla, ma so che non sarà così: ricordando le vicendo vissute l'anno scorso ne sono certo. Menomale che il soggiorno estivo dei tre ragazzi sta per finire: mancano solamente due giorni. E' sera. Sono appisolato nella mansarda e penso il modo in cui potrei dare loro una lezione che rimanga loro impressa fino a quando vivranno.
E' mattino e il sole è già alto nel cielo e osservo Elena che prepara la colazione ai bambini, che mezzi addormentati, guardano silenziosamente la televisione. Dopo dieci minuti le tre pesti mi attirano in cucina con l'odore di una invitante salsiccia posta nel bel mezzo di un tavolo. Mi avvicino con passo felpato e curando che in quella stanza non ci fosse nessuno. Salto sul tavolo e mentre mi pongo ad agguantare la salsiccia, i tre mi circondano, ma io mi dirigo velocemente verso l'angolo cottura e, involontariamente, appoggio una zampa sul pomello del gas. Nel frattempo Italo mi rincorre... " Ahhh..." Mi volto e vedo Italo che strilla con le mani appoggiate sul volto e attorno lui Oreste e Jacopo. Scappo sul davanzale della cucina e origlio la spiegazione di ciò che era appena successo. "Quell'animale, appoggiando la zampa sul pomello del gas, l'ha acceso. Purtroppo quando mene sono accorto era troppo tardi per frenare la mia rincorsa e dunque mi sono ustionato gran parte del viso." E gli altri due, dopo aver ascoltato il fratello maggiore iniziano la mia ricerca, ma, per mia fortuna, sono in mansarda a riflettere sull'accaduto. Da questo momento in poi dovrò stare più attento.
E' giunta ora di pranzo e Italo, seduto a capotavola, spiega a Elena come si sono svolti i fatti. Frettolosamente Elena, preso con sé Italo, sale in macchina e si dirige lungo la strada che porta in città. Probabilmente lo starà portando dal dottore. Dunque io mi ritrovo a casa da solo con gli altri due. Per qualche ora mi ritiro sul grande ciliegio in giardino a riposare. Mi sveglia una sassato proveniente dal basso: è Jacopo che cerca di farmi del male. Con un balzo mi sposto su un ramo posto più in alto, ma Jacopo, accortosi che i suoi tiri non avevano alcun esito, si arrampicò sul ciliegio con l'intento di catturarmi. Dopo alcuni istanti scrash!!! Un ramo aveva ceduto e Jacopo, sfortunatamente cadde dall'albero e, nel tentativo di attarrare con i piedi, cadde per terra urlando a squarciagola. Oreste lo carica sulle spalle e lo porta in cameretta. Jacopo ha una gamba rotta. Proprio in questo momento arriva Elena che era appena tornata dal dottore. La osservo uscire con Jacopo in braccio, anche ora si dirige dal dottore. Quando torna è ormai sera, e Oreste e Italo, si sono coricati a letto e dormono. Farò lo stesso. Vado in mansarda e mi sistemo dentro la mia cesta. L'ultimo giorno è arrivato: il sole sta per sorgere e io osservo l'alba. Ma ad un tratto sento la porta aprirsi, è Oreste che vuole vendicare i suoi fratelli. Scappo e mi dirigo verso la cucina. Con mio stupore vedo Oreste che vola alla superman sopra la mia testa, e si schianta contro la porta di vetro della mansarda. La lastra rompendosi provoca un profondo taglio sul braccio sinistro di Oreste. Il tendine è leso e Oreste avrà la mano sinistra immobilizzata per il resto dei suoi giorni. Elena carica in macchina Oreste e va per l'ennesima volta dal dottore. Non so se quei bambini in futuro ritorneranno.



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