FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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...MA CHE VITA DA UOMINI!!...!

Chiara Valentina Cianfano




Ho paura dei bambini. Li ho visti scendere per il viottolo con i berretti bianchi, accompagnati da una signora che portava una valigia, sono i figli dellapadrona di casa.
Ho fatto un balzo sul muretto e la signora, passando, mi ha carezzato conun sorriso.E' sempre molto gentile con i gatti.
I tre bambini la seguivano e si davano degli spintoni di soppiatto, ridendo.Sono stato a guardarli passare senza muovermi.
Un brivido mi ha percorso freneticamente la spina dorsale facendo rizzare il mio bianco pelo: la paura si era trasformata ormai in terrore.
Già immaginavo quei tre mostriciattoli strapparmi sadicamente i peli unoad uno, inventare sulla mia testa ogni tipo di acconciatura, cavalcarmicome se fossi un equino... E' assurdo che un bambino che ha passato la suainfanzia cantando continuamente "nella vecchia fattoria iah iah ooh", a sei anni non sia ancora in grado di distinguere un gatto da un cavallo!!!!!!!!! Quando mi sono accovacciato sul muretto ho sentito una calda sensazione d ibagnato e non ho avuto bisogno di molto tempo per comprendere ciò che era appena successo: (purtroppo), potrà sembrare strano, ma anche noi gatti alle volte abbiamo problemi di incontinenza!
Una risata sarcastica mi aveva riportato alla realtà mentre stavo fissando quelle saette allontanarsi. Brigitte, la gatta la protagonista dei miei sogni proibiti di gatto-adolescente, aveva assistito a tutta l'imbarazzatissima scena e ne era rimasta molto divertita. I miei occhi pieni di vergogna erano completamente incantati dal sua ammaliante sguardo. Era la gatta più sensuale più sensuale e attraente del quartiere.
La guardavo mentre si allontanava ondeggiando lentamente con quel suo corpo sinuoso come se stesse sfilando in Piazza di Spagna. Le sue parole risuonavano dolci nelle mie orecchie, ma quando ne compresi l'offensivo significato, avrei voluto sprofondare nel buio.
"Charlotte, vieni, vieni" ripeteva Brigitte all'amica-gatta " E' inutile rimanere qui a perdere tempo con questo xxxxxxxx (meglio non riportare l'esatto termine, potrei sembrare volgare!!)"
Aveva ferito il mio orgoglio di gatto randagio, dovevo dimostrarle di essere adulto, dovevo difendere la mia dignità, ma qualcosa mi impediva dicorrere da lei.
Sentivo ancora quel brivido attraversarmi freneticamente la spina dorsale. Volevo voltarmi, ma avevo troppa paura che i miei presentimenti fosser oreali: loro, i nemici, erano in agguato.
Se mi avesse visto mio padre avrebbe sicuramente rinnegato un figlio vigliacco come me: dopotutto la parola "gatto" è sinonimo di astuzia, agilità, e io non ero assolutamente l'esemplare migliore per rappresentarla: le tre immagini perfette di furbizia, insulsaggine e irresponsabilità mi avevano appena dichiarato guerra ed io ero già pronto a firmare il trattato di pace. Due "barbari" mi stavano tirando per la coda mentre la bambina mi stava facendo le linguacce. Si sforzava emettendostrani versi che sembravano un incrocio tra un muggito (non di mucche pazze!) e un ululato: allargava la bocca al massimo delle sue possibilità aiutandosi con le sue mani sporche e, muovendo quella camaleontica lingua verde (probabilmente aveva appena finito di mangiare un ghiacciolo allamenta), mostrava l'imponente dentatura da scolaretta elementare. Uno spettacolo che ricorderò in eterno.
Di colpo la pace.
Proprio quella piccola vipera mi aveva preso in braccio teneramente e mi pronunciava dolci parole con tono persuasivo e incantevole. Era una situazione particolarmente nuova per me. Non so quale fenomenoscientifico mi permetteva di avvicinarmi al sole tanto da sentire il pelobruciare e di ricadere al suolo provocando un immenso urlo di uno dei duebambini: "Punto!!".
Quando avevo realizzato quello che stava accadendo era troppo tardi. Il pensiero che l'ascia di guerra fosse stata sotterrata si stava rivelando solo un bellissimo breve miraggio. Mi ritrovavo, infatti, ad essere uno dei protagonisti del famoso cartone animato "Mila e Shiro due cuori nella pallavolo": ovviamente nel ruolo della palla.
Roteavo, volavo, saltavo: cominciavo ad avere seri dubbi sulla mia natura fisica.
Sfortuna ha voluto che, dopo un potentissimo bagher della piccola vipera,io cadessi proprio in una bella pozzanghera.
Questo aveva fermato il gioco, ma non la guerra.
Colavo di fango, puzzavo di un insieme di cose che non oso nominare, sembravo un cencio, ma i barbari non si davano pace e alla dichiarazione di uno dei tre alleati (il bambino più basso e tozzo) aveva seguito un'allegra esultanza. Ero già pronto psicologicamente ad un'altra tortura. Avrei scommesso qualsiasi cifra che mi avrebbero lavato, asciugato, pettinato, ma mai avrei immaginato che mi avrebbero persino truccato!!!!!!!!!!!!!!!!!
Era ormai pomeriggio inoltrato quando cominciavo ad avviarmi verso il mio ponte preferito.
Dalla testolina mi cadevano dei riccioli che mi coprivano la visuale, ma mistavo accorgendo di essere particolarmente ridicolo, perché tutti i gatti-passanti, del quartiere, mi stavano deridendo.
Mi ero fermato a specchiarmi in una pozza. Avevo il volto avvilito, mi sentivo umiliato.
Puzzavo di un fortissimo profumo francese umano il cui nome, se non mi sbaglio, era "Lulù", ed ero ornato di rossi fiocchetti ovunque e di unrossetto color corallo.
Stavo scoppiando in una risata liberatoria quando, mi sentii, prendere perun orecchio, ma questa volta nessun brivido mi aveva percorso frenericamente la spina dorsale, sentivo solo odore di..........MAMMA!!!!!!
Aveva le narici rigonfiate dalla rabbia e il muso proteso duramente inavanti.Aveva cominciato ad urlare che io ero la vergogna della famiglia eche aveva capito il motivo per cui avevo preferito andare via di casa. Aveva concluso, infine, dicendo che comunque ero suo figlio e mi voleva bene anche se ero diventato GAY (??), mi avrebbe riaccettato in famiglia. Mia madre stava piangendo e io non riuscivo a parlare.
La timidezza, il timore degli altri e soprattutto di se stessi, gioca brutti scherzi.
Avevo deciso di reagire e cercare di superare queste mie paure: era ora di crescere!
Stavo perdendo tutto: la mia dignità,la mia famiglia, il mio primo amore Brigitte, il rispetto dei gatti del quartiere.
Senza rendermene conto, mi ero avvicinato a mia madre teneramente e, riempendole il musetto di bacini, le avevo raccontato tutto.
Era il primo grande passo verso la vittoria.
La notte l'avevo passata a pianificare il contrattacco, possibilmente spietato e soprattutto risolutivo; dovevo far capire a quei tre bambini chei gatti non sono giocattoli, ma esseri viventi e come tali devono essere rispettati e apprezzati.
Ma come? le avevo pensate tutte: avrei voluto presentarmi dinanzi a loro con la mia cat-banda di teppistelli, spaventarli durante il sonno, magarianche parlargli, ma non credo mi avrebbero capito!
Stava sorgendo il sole ed io ero ancora indeciso su quale vendetta attivare. Riflettendo, però, avevo capito che dovevo fare tutto da solo, eradiventata una sfida con me stesso ormai e dovevo una volta per tuttedimostrare di essere degno del nome che portavo: IO SONO UN GATTO RANDAGIO!!!!!
Erano circa le dieci e mezzo quando la piccola vipera, la palla di lardo e il terzo bambino, un fringuello dai capelli rossi, uscivano di casa con la loro zietta per andare al parco. Un pensiero sconvolgente mi balenò in mente.
Proprio verso la loro meta abitava il mio dolce "zuccherino" Brigitte e l'idea che anche lei avrebbe potuto subire quello che avevo subito io il giorno precedente mi aveva fatto rizzare il pelo. Stavo correndo a chiamare i rinforzi mentre udivo già il lamentoso miagolio della mia gattina: non c'era tempo da perdere, i tre barbari le si erano già avvicinati.
Ero piombato dinanzi a loro con sguardo duro e intrigante con l'intenzione di farli scappare, ma erano più forti di quanto credessi.
Mi sentivo sconfitto in partenza, mi stavo già perdendo d'animo, non avevo la minima fiducia in me stesso. Volevo mollare tutto, ero un incapace.
Mi voltai.
Il famoso brivido mi percorse freneticamente la spina dorsale, ma questa volta mi stava facendo l'effetto contrario: senza neanche rendermi conto si stava sprigionando, da non so quale parte nascosta del mio corpo, una forza immensa, travolgente.
I miei occhi vedevano solo una luce, una luce brillante, infinita. Ero ricaduto a terra perdendo i sensi per qualche istante e, quando mi ero ripreso, ero rimasto allibito da quello che ero stato in grado di provocare.
Le tre pesti, i tre barbari, le tre immagini di furbizia, insulsaggine e inresponsabilità, stavano scappando, emettendo urla furibonde, verso la loro zietta. Giustizia fatta.
Brigitte si era avvicinata a me e baciandomi mi aveva detto sensualmente: "Mio eroe...". Stupito di me stesso, mi ero scostato con aria fredda e gaudente.
Ormai avevo trovato quello che cercavo, e non era certo Brigitte! E' proprio vero quello che disse Hugo von Hofmannsthal: "L'UOMO SCOPRE NEL MONDO SOLO QUELLO CHE HA GIA' DENTRO DI SE'; MA HA BISOGNO DEL MONDO PER SCOPRIRE QUELLO CHE HA DENTRO DI SE'; A QUESTO SONO PERO' NECESSARIE L'AZIONE E LA SOFFERENZA."... Anche per i gatti...



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