FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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L'ANNIVERSARIO

Paolo Galbiati




Paolo! Rientra, per favore urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.

Tu non puoi essere mia nonna Carmela! gridò Paolo Mia nonna è morta!. Senti, mi fai un piacere? Perché non rientri che ne parliamo tranquillamente?. Il giovane rifletté un attimo e decise che dopotutto, era una buona idea. Forse era stato un po' troppo impulsivo quando era scappato di corsa fuori dalla finestra.
Il giovane, titubante, rientrò pian piano e guardò in faccia sua nonna. Era circondata da un'aura verde e aveva un aspetto etereo, alquanto surreale. Figliolo, non fare più una cosa del genere. Se io fossi stata viva, mi avresti fatto prendere un altro infarto. Paolo strabuzzò gli occhi Vuoi forse dire che mentre parli con me non sei viva?. Certo che no! Perché, ti sembra forse che io abbia un aspetto normale?. In effetti, la nonna aveva un aspetto che definire inconsueto è un eufemismo. Ma allora chiese Paolo cosa sei?. La nonna rispose, con tono serio e grave Io sono lo spirito di tua nonna. Sono venuta sino a qui perché ti devo chiedere un favore. Dovrai portare a termine una cosa che io non ho fatto in tempo a fare. Ti ricordi di quella bottiglia di Barbera del 1861 che una volta ti avevo fatto vedere? Paolo fece cenno di sì col capo Devi sapere che quel vino mi fu regalato dai miei genitori per il matrimonio con il nonno. L'avevamo tenuto in serbo per anni, e avremmo voluto berlo in occasione delle nozze di diamante. Ora, il sessantesimo anniversario è proprio questa sera. Mi faresti il grandissimo favore di portarla davanti alla nostra tomba e di brindare per noi?. Il giovane doveva molto ai suoi nonni, e non se la sentiva proprio di voltare loro le spalle nel momento del bisogno. Va bene, ma dov'è questa bottiglia adesso? chiese Paolo. Beh, mi ricordo che la tenevo in casa, nel passaggio segreto, in un bauletto. Il giovane sbarrò gli occhi Passaggio segreto? Quale passaggio segreto? Non mi avete mai detto niente!. E secondo te perché si chiama passaggio segreto? Se tutti ne fossero stati a conoscenza, non sarebbe più stato tale. E come l'avremmo chiamato? Passaggio conosciuto?. E dove si trova allora? domandò il ragazzo, sempre più incuriosito. Al momento non ricordo proprio. La vecchiaia a volte tira brutti scherzi. E come faccio a trovarlo, allora?. La nonna sospirando, ribatté: Sei sempre stato un ragazzo in gamba e per questo io e il nonno siamo sempre stati orgogliosi di te. Sono sicura che te la saprai cavare anche da solo. A presto, figliolo. E così dicendo, la nonna scomparve.
Era proprio in un bel pasticcio, ed era già mezzogiorno. Immediatamente, Paolo uscì di casa e si diresse verso la dimora della nonna. Era a quattro passi da lì, e in meno di cinque minuti era già arrivato. Con un sonoro scatto, la serratura dell'entrata si aprì. Cigolando, la porta si spalancò, rivelando l'atrio spazioso. Non aveva la più pallida idea del luogo da cui iniziare la ricerca del fantomatico passaggio segreto. La casa aveva 5 stanze, un bagno, una cantina... era come cercare un ago in un pagliaio. Tuttavia, Paolo non si perse d'animo e incominciò la faticosa ricerca.
Dopo tre ore di infruttuoso lavoro, decise di prendersi una pausa. Si sedette sul divano in soggiorno e pensò al da farsi. Dove poteva cercare? Nei film, di solito, i passaggi segreti si aprivano con qualcosa tipo libri finti estratti da scaffali, braccia mobili di statue, o roba del genere. Tutte cose alquanto improbabili in un casa normale come quella. D'altronde, era tutto quello che sapeva su di essi, poiché dal vero non ne aveva mai visto uno.
Improvvisamente, gli venne un'idea. Se ci fosse stato il passaggio segreto dietro un muro, quest'ultimo al picchiettare di una mano avrebbe prodotto un suono particolare, come quello di un oggetto cavo. E così Paolo incominciò a picchiettare ogni singolo muro. Dopo aver bussato come un malato di mente per altre tre ore su ogni parete della casa, non era ancora venuto a capo di nulla. E per di più la mano gli faceva un male incredibile. La giornata volgeva al termine e lui non aveva combinato niente di buono.
Frustrato, si sedette di nuovo sul divano. Non sapeva più dove cercare. Spossato come non mai, si mise a fissare il vaso di fiori finti che c'era sul tavolino lì davanti. Era proprio brutto e non capiva perché la nonna non l'avesse mai buttato via. A pensarci bene, da quel che si ricordava, era sempre stato lì. E tra l'altro, gli sembrava che fosse anche un bel po' storto. Non ci aveva mai fatto caso. Si alzò e lo raddrizzò. Clic. Senti un lungo rumore, come di ingranaggi che si attivano, e di scatto si girò. Il divano su cui era stato seduto per così tanto tempo si era spostato di lato, rivelando dei gradini che conducevano verso il basso. Incredibile. In tutti questi anni, non aveva mai neanche sospettato una cosa del genere.
Prese una torcia elettrica e scese lentamente le scale. I passi risuonavano pesantemente nell'umida e tetra oscurità che la luce artificiale timidamente cercava di scacciare. Finalmente, giunse in fondo alla scalinata. Un rumore ovattato lo fece sobbalzare. Due occhi di fuoco lo fissavano. Fece un passo indietro e, raccogliendo tutto il suo coraggio, puntò la torcia verso ciò che si annidava nelle tenebre. Un grosso ratto uscì fuori da un ammasso di scatole e si infilò in un buco nel muro. Di fianco, c'era una vecchia scrivania ammuffita su cui era appoggiato un bauletto di noce.
La serratura era aperta. Con il cuore in gola per l'emozione, Paolo lo aprì. Una vecchia bottiglia di vino rifletteva una strana luce che sapeva di antichità. L'etichetta era usurata e le scritte su di essa erano illeggibili. Riuscì a distinguere solo due parole: Cavour e 1861. Finalmente era riuscito a trovarla! Felice come mai fino ad allora, prese il vino e con le ali ai piedi uscì dal passaggio segreto. Prese tre bicchieri, e si diresse verso il luogo dove i suoi nonni lo aspettavano, il camposanto.
Il guardiano stava chiudendo l'entrata del cimitero, quando Paolo, trafelato, arrivò. La prego, tenga aperto ancora cinque minuti chiese il giovane ansimando. Il signore con la barba bianca gli rivolse un sorriso Va bene. Solo cinque, però. Sotto il sole che ormai tramontava, il ragazzo depose i tre bicchieri sulla pietra dei suoi nonni. Aprì la bottiglia e lasciò che il vino sgorgasse. Alzò il suo bicchiere contro il cielo, che mostrava le prime stelle della sera. E in un turbinio di luci si sentì un suono chiaro e cristallino.
Paolo si svegliò dal suo lungo sonno. Era nel suo letto, a casa sua. La luce del mattino inondava di vita la sua camera. Sentì bussare alla sua porta. Andò ad aprire, e vide che erano la nonna e il nonno.



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