FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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BIANCA

Chiara Beaupain




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono.
Apri gli occhi.
La stanza è in penombra.
Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cosa hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota.
Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

... ma non lo trovi. Ti rendi conto invece che quella che pensavi fosse una lampada in realtà è una brocca d'acqua.
-Mi alzo in piedi-
Alzandoti batti la testa contro il soffitto.
-Il soffitto? Rimango bassa. Cosa vedo?-
Quasi niente, ma alla tua sinistra in basso sembra esserci una finestrella coi balconi chiusi.
-Provo ad aprire-
Apri la finestrella armeggiando con i balconcini, poi finalmente vieni investita dalla morbida luce di un sole al tramonto. Ti volti, non ancora abituata alla luminosità: ti trovi in una mansarda, col soffitto leggermente inclinato. Ci sono sette lettini, dalle coperte di vivaci colori. Tu dormivi di traverso su tre di essi accostati. Ai piedi di ogni lettino c'è una cassapanca.
-Apro quella più vicina-
Ci sono dei vestiti, dei pantaloncini, una camicina da notte, dei guantini di lana.
-Guardo fuori dalla finestra-
Un prato. E lo scuro intricarsi di un bosco, il sole sta ormai per scomparire dietro una vicina catena di monti. Non riconosci il posto.
-Mi muovo -stando attenta al soffitto -ci sono delle scale?-
Sì, alla tua destra, scendono.
-Scendo le scale-
Sono scalini piccoli e ravvicinati. Sotto ti trovi in una grande cucina... dove tutto è terribilmente piccolo: il tavolo ti arriva appena sopra il ginocchio, gli sgabelli e le panche ti paiono bassi, inoltre il soffitto continua ad essere decisamente troppo vicino.
-Mi sa che...-
A un certo punto senti delle voci: è un canto in lontananza che però si avvicina sempre di più.
-Esco dalla piccola porta: è piccola la porta, vero?-
Sì, è piccola.
-E aspetto-
Stai lì ad aspettare?
-Si si-
Ok, il canto si avvicina e cominci a distinguere le parole. Fanno: Torniam, torniam...
-Torniam da lavorar...-
Esatto.
-Scusa, come sono vestita?-
Oh, corpetto azzurrino, gonnona color panna, manichette a sbuffo e una coroncina fra i capelli, neri.
-Mi sento tanto...-
Dal sentiero che si perde nel bosco cominciano a spuntare delle figure. Sono piccole figurette con pale e piccozze, con corde e lanterne che si avvicinano di buon passo ondeggiando al ritmo del loro canto.
Improvvisamente si fermano, gli ultimi della fila inciampano su quelli davanti ma subito il gruppetto si ricompone in attonito stupore.
-Sorrido, del sorriso più biancanevesco che riesco a produrre-
Sono ancora lontani e non riesci a distinguerli bene, ma loro paiono aver capito e si avvicinano lentamente aprendosi a ventaglio.
-Come?!-
Si distanziano l'uno dall'altro e ti si avvicinano lentamente, brandendo la piccozza, o la pala. C'è uno più piccoletto degli altri che tiene davanti a sé un secchiello. Comunque è un secchiello di metallo.
-Vuoi dire che sono minacciosi?-
Voglio dire che lo sembrano.
Dietro di te hai la casetta, ai lati il bosco. Adesso i tipi sono abbastanza vicini per distinguerne il broncio e lo sguardo corrucciato dietro la barba.
-Ma sono i Sette Nani ed io... sono una bella fanciulla!! Agito le braccia con fare drammatico: ragazzi, graziosi nani, sono una povera fanciulla che si è persa nel bosco, bisognosa d'aiuto...-
I nani si fermano, continuano a incenerirti con sguardi d'odio, il più piccolo digrigna i dentini come se volesse farti paura, ma uno di loro sputa dal folto della barba: Dov'è Biancaneve, sei forse un'odiosa strega? dove l'hai fatta sparire!.
-Bianca...? Io non sono una strega!-
E allora dov'è Biancaneve e tu come mai sei uscita dalla nostra casa?!
-Mi sono semplicemente svegl...
Perché indossi i suoi vestiti?!
-Io...-
Ed hai lo stesso colore dei capelli?!
-E' che... Oh, insomma: io SONO Biancaneve!-
Qualcosa si è spostato nell'aria, lo percepisci con la coda dell'occhio, lo capisci dal pizzicore del naso, qualcosa si è mosso ed ora l'erba pare più verde e il tramonto più vero.
Ciao Biancaneve! Fa il piccoletto, tutto un sorriso, tutto un rossore.
-Ciao Cucciolo, e gli do un buffetto sul capo-

La serata passa tranquillamente tra racconti di miniera e lavaggio di piattini e posatine. La notte dormi in un'altra stanza, apparentemente nuova di zecca, finalmente fatta su misura per te. E la mattina dopo i prodi nanetti ripartono alla volta della montagna.
Sei in casa da sola, è quasi mezzogiorno: fa un poco caldo e dalle finestre aperte ascolti i dolci rumori del bosco.
-Dolci?-
Lo stormire delle fronde alla brezza leggera, il veloce scalpiccio dei capretti selvatici, il cinguettare sbarazzino... e poi gli alberi tossiscono.
-...-
E' un rumore improvvisamente vicino alla finestra: il corposo scatarrare di una vecchia, insieme con tutti i suoi incomprensibili borbottii senili, e infine una voce stridente e cigolante che chiama: Ehilà!
-...-
Ehilà!
-La vedo?-
Ehilà!
-Mi avvicino alla finestra-
Ciao, bella fanciulla. E' una vecchina ammantata. Ha i ciuffoli di capelli bianchi che scappano fuori dal cappuccio, le spalle ricurve, le pantofole tutte rattoppate.
-Buon giorno, vecchina-
Eh, proprio un bel giorno è! Guarda, cosa ho appena raccolto. In una mano tiene un bastone ricurvo, di quelli per cogliere mele dagli alberi. Nell'altra tiene un cesto: un bel cesto di mele rosse.
-Delle belle mele...-
Un gesto lento e inevitabile, la mano percorre l'arco di spazio che vi divide e porge il purpureo frutto. Ha due occhi azzurri come un lago di montagna, la vecchia.
Prendine una!
-No, grazie, adorabile vecchina-
Sono molto buone
-Non sono mica fessa, le rispondo dolcemente: no, grazie-
I laghi della vecchina scendono di temperatura.
-Ci credo che sono molto buone, ma non ho fame-
Bambina, non capisci: mangia una di queste mele
-Io non mangerò nessuna di queste mele, e proprio niente di quello che mi darai!-
Io ti offro solo una mela
-No! Non è solo una mela-
La vecchia non fa una piega: E allora cos'è?
-C'è il veleno in quella mela-
La vecchina sembra pensarci sopra. Lucida un poco la buccia, la rimira in controluce, ti guarda: E' vero?
-Beh... si-
Non si muove una foglia, non scorre una goccia d'acqua, non canta un uccello, non fruscia un pezzo di stoffa.
-Come?! Chiudo l'imposta-
Non c'è nulla da afferrare, l'imposta c'è ma è come se fosse finta, tutto dipinto, tutto immobile, tutto di un'altra dimensione.
-La vecchia?-
Ti guarda, i suoi occhi sempre più penetranti. Non si muove un capello. La mano è sporta verso di te e il frutto luccica come fosse l'unica cosa vera dell'universo.
Cosa fai?
-Guardo la mela-
E' una mela rossa, con le lentiggini gialline e il picciuolo.
Cosa fai?
-E' avvelenata? Non guardarmi così enigmaticamente. E' avvelenata, no? Io sono Biancaneve, quelli erano i sette nani, questa è la regina cattiva trasformata...-
Già.
-Ci siamo tutti: Biancaneve, i sette nani, la regina cattiva...-
Cosa fai?
-...-
...
-La prendo-
La vecchina ti fa un largo sorriso: Assaggia quanto è buona, assaggia.
-Mordo...-

C'è qualcosa di vero nel modo in cui Bianca si muove questa mattina, c'è qualcosa di solido. Come la consapevolezza che il mondo sia più giusto. E' perché questa notte ha fatto un sogno strano, di quelli che si ricordano tutti interi per dieci minuti e poi sono già spariti da qualche parte nella memoria. Arturo la guarda con gli occhi languidi di chi si è svegliato e vuole continuare il sogno piacevole che faceva mentre dormiva. Le sfiora il viso con due dita e la bacia ancora, dolcemente, sulle labbra, cancellando il ricordo di un qualsiasi veleno passato.



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