FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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CARMELA'S WORLD
Riccardo Flaim
Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista con i suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.
Fu travolto all'istante da quella indefinibile sensazione di sgomento che si prova quando, nostro malgrado, veniamo a contatto con qualcosa di inspiegabile e misterioso. Percepì il sangue che gli pulsava nelle tempie e il cuore che gli batteva all'impazzata nel petto tanto da fargli mancare il respiro. Si rese conto che stava pericolosamente oscillando avanti e indietro perché a tratti vedeva il baratro che gli si apriva davanti e a tratti il cielo caliginoso sopra la sua testa. Di certo, pensò, la cosa più sensata da farsi in quel momento era quella di muovere un bel passo indietro e stendersi supino sul tetto in attesa di riacquistare la lucidità necessaria per affrontare la situazione. Così fece e non appena percepì la rassicurante pressione delle tegole lungo tutto il corpo, chiuse gli occhi e aprì la mano sinistra che stringeva forte la fionda. Lentamente, uno ad uno, i suoi muscoli presero a rilassarsi. Faceva un gran freddo lassù: la nonna avrebbe detto "un frecc de biss". Spifferi di aria gelida si intrufolavano ovunque. Ma non aveva importanza... avevo ben altro a cui pensare: la nonna Carmela mi stava parlando dall'aldilà o da dovunque essa fosse. In fondo, trattandosi di lei, non c'era poi molto da stupirsi. Aveva sempre vissuto in un mondo tutto suo. Probabilmente quel suo strano modo di essere era dipeso dal fatto che era sempre stata un po' tocca o forse era stata colpa della salute troppo cagionevole che l'aveva afflitta per tutta la vita tanto che tutti noi, in famiglia, ogni volta che la nominavamo dicevamo: Povera nonna Carmela, ormai è più di là che di qua. E lo dicevamo anche a lei e senza poi tanti riguardi: Zitta tu, che sei più di là che di qua. E allora lei taceva, fiutava una presa di tabacco, chinava il capo e riprendeva a sferruzzare. La "Defendi Brother" di casa. Forse ora voleva prendersi una rivincita e dimostrare a tutti che se per tanti anni era stata più di là che di qua, ora, pur essendo del tutto di là, poteva fare qualche puntatina di qua. Povera vecchia, aveva sempre goduto di poca considerazione. Non che ne meritasse di più: diceva certe cose... strampalate a dir poco. Non sempre comunque, a volte, molto raramente, riusciva anche ad essere divertente. E allora erano guai, perché se giusto si rendeva conto di aver suscitato una qualche reazione, cominciava a ripetersi all'inverosimile fino a che mia madre o qualcuno di noi non se ne veniva fuori con l'immancabile: Stai zitta tu... eccetera eccetera. Memorabile era rimasta la sera in cui aveva chiesto a mio padre, nonché suo figlio, dei ferri da maglia fosforescenti per lavorare di notte senza dare noia a Bingo, il bastardino di casa. Naturalmente i soldi per esaudire il suo desiderio non c'erano, ma lei quella volta non aveva proprio voluto farsene una ragione e così si era messa a urlare nelle orecchie di mio padre: L'avaro è come il porco, che è buono solo dopo morto.
Abbiamo riso tutti, compreso Bingo e anche mia sorella che è muta ma per l'occasione aveva fatto dei versi tipo scarico del water in overdose di "Idraulico liquido". Un successone. Certo che poi l'abbiamo pagata cara: la nonna Carmela era come impazzita: improvvisamente si era trasformata in una "rapper" dell'ultima ora e giù con "l'avaro è come il porco, che è buono dopo morto" e via fino all'alba anche se alla fine aveva fatto un po' di confusione e farfugliava qualcosa del tipo "l'avaro è buono e il porco è morto". Una nottataccia. Comunque mio padre non è affatto un taccagno. Peggio. E' senza una lira. Se così non fosse io non starei certo qui, abbarbicato al cornicione di casa a lottare con le vertigini per andare a caccia di piccioni, così, giusto per portare qualcosa in tavola. E poi si sa, gli artisti non si occupano di queste "vili incombenze". Gli artisti hanno ben altro da fare: loro "creano", cercano "l'ispirazione", la "Stimmung", sono costantemente impegnati nella ricerca e nella realizzazione del loro "io profondo". Tanto poi c'è la nonna che produce a tutto spiano maglie e calzettoni seppure dalle forme e misure più improbabili tanto che gli unici che siamo mai riusciti a piazzare sono stati al cottolengo e al canile municipale. Hai voglia a spiegare alla nonna che, di solito, gli esseri umani hanno due braccia e non quattro. Niente. Evidentemente nel suo mondo ne avevano quattro e stop. Povera nonna sempre così fuori posto e inutile. Ripensandoci ora inutile mica tanto: poco prima dell'epifania riuscivamo a vendere quasi tutti i suoi calzettoni chilometrici e per un bel po' potevo fare a meno delle battute di caccia e mangiare qualcosa di diverso. Ora, invece, da quando è mancata, due piccioni a giornata, che fa pure rima. Fra un po' ci spunteranno le ali e andremo a beccare pop corn in Piazza del Duomo. Mia sorella ha già cominciato la metamorfosi: il verso del piccione le viene benissimo (è praticamente l'unico fonema che emette, a parte quella volta del porco). Ieri le ho proposto di farmi da richiamo su per i tetti, ma lei, si è rifiutata categoricamente cominciando a mimare sé stessa che lavava, stirava, puliva, spennava, eviscerava, cucinava e metteva in tavola il piccione, concludendo la scena con una generosa tubata e un gesto molto eloquente anche se poco fine. Io non ho insistito più di tanto: già avere una sorella muta non è divertente, figuriamoci muta e sciancata o, peggio, sfracellata. Non voglio mica averla sulla coscienza. Anche mio padre è sulla buona strada: la sua ultima poesia si intitola "Ali per volare". Il sottotitolo è "D'amore e non di volatili". Tanto a quelli ci penso io. Mia madre, invece, di lavoro fa la musa, la musa ispiratrice. Di mio padre, naturalmente. Ed è un lavoro molto, molto impegnativo. Nei ritagli liberi fa il pubblico, la critica (sempre entusiasta), l'agente, l'ufficio stampa, la promoter, l'editor (queste ultime attività però non le portano via molto tempo). Piange per le poesie d'amore, ride per i racconti pieni di sense of humor e poi fa tante altre cose. E Bingo? Per parecchi mesi, prima che entrasse a far parte della famiglia, gli abbiamo dato la caccia pensando che fosse ora un alieno, ora un grosso ratto, ora un ghiro o qualcosa del genere. La nonna, stranamente, non aveva ancora detto la sua. Allora io un giorno le ho chiesto: Nonna, secondo te che cosa è quella cosa? E così lei, aveva messo giù il lavoro a maglia, alzato la testa, fiutato una generosa presa di tabacco e, con insolita parsimonia verbale, aveva detto: Bingo! In quel preciso istante abbiamo sentito da dietro la porta un solo, timido, fievole "bau" e tutti in coro abbiamo gridato: Un cane?!? Poi la porta si è aperta da sola e Bingo è entrato agitando tutte le sue code in direzione della nonna, che sorrideva teneramente, mentre gli infilava il maglione che aveva terminato in quell'istante. Perfetto, aveva detto. Ed in effetti era proprio così: la vecchia "Defendi" aveva colpito ancora. Una grande amicizia, quella della nonna e di Bingo. Si facevano certe risate... comunque lui ha continuato a farsele anche dopo. La sera, disteso sulle sue coperte, chiacchiera, ride e conversa proprio come se la vecchia "Defendi" fosse ancora lì. Una cosa da brivido.
Paolo fu investito da una raffica di vento fredda e inquinata. Provò a muovere le mani ma si accorse che erano ormai due pezzi di ghiaccio. Aprì gli occhi e li tenne fissi su quel cielo di periferia. Sì, ora che nonna Carmela era andata a stare in pianta "quasi" stabile nel suo mondo, sarebbe stato lui il solo a doversi occupare di quella famiglia così strampalata. E pensare che c'erano persone che vivevano in case confortevoli e riscaldate con tanto di televisione, Mara Venier, tacchino ripieno e tante altre cose. Loro no. Loro erano ripieni di piccione e la sera, dopo avere acceso il fuoco, tutti insieme, invece della tivù stavano a sentire suo padre che declamava poesie. Loro vivevano nella periferia di Milano in un vecchio condominio di sette piani ormai abbandonato da anni e pericolante... Pericolante?!? Paolo si alzò di scatto e gridò: Ehi, nonna! Non è che per caso sta per crollare la casa?!
Paolo! Rientra, per favore.
Ho capito nonna! Ma perché? Perché devo rientrare?
Ma insomma Paolo, quante volte te lo devo ripetere... come se non ti avessi fatto berretti di lana a sufficienza... per non parlare di tutti quei bei guantini dalle dita colorate... col freddo che fa...
Lo so, nonna, è che i tuoi guanti hanno venti dita...
Testone che sei! Quante dita pensi di avere?
Oh nonna, stai zitta per favore...
Grazie Paolo! Era proprio questo quello che volevo sentirmi dire.
Un'ultima folata di vento, questa volta tiepida, scompigliò a Paolo i capelli, portandosi via per sempre le ultime parole di nonna Carmela.
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