FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL CODICE

Massimiliano Griner




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e che questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

Ma sì, certo. Adesso ti ricordi. Ti era già capitato, e questa non sarà l'ultima volta.
Hai condiviso con lui lenzuola e cuscino. La coperta no. Faceva caldo. Altrimenti anche quella avreste condiviso. Hai una pista granulosa lungo la coscia che ti ha fatto raggrinzare una piccola porzione di pelle. Un filo di sperma che nottetempo ha guadagnato la via della fuga, e che da te fugge, o che tu in qualche modo scacci, come a volerlo rimuovere tutto, lui, dal tuo corpo. Ma perché non riesci a scindere il piacere alla sua forma pura dal sentimento? sarebbe così bello, riuscirci...
Ma quanti amanti hai, sorella minore? questo non è né il primo né l'ultimo di una serie non breve. Ogni settimana, uno nuovo me ne presenti! e sulla tua scena, per qualche minuto, la luce della ribalta gli fai assorbire. Poi... poi scompare. Ed io rimango, invece, ombreggiato di delusione. Riuscirai mai ad essere felice?
Perché lasci che cose diverse offendano la tua sensibilità, come alleate in una impresa comune? sembra che apposta ti esponi, vulnerabile come sei, alla violenza delle cose, quasi ambissi essere colpita... ora, ad esempio. Cosa mai ti aspettavi da un hegeliano? ti ha, dopo pochi giorni dal vostro incontro, ad un ricevimento semi-ufficiale del consolato tedesco, tempestato di lettere. E va bene. Alla prima non conoscevi la sua grafia. Poi hai imparato. Ogni giorno due o tre lettere; di più pagine, e scritte fittamente, verso e recto, un profluvio di segni vergati da una mano sensibile (anche Sade aveva una bella grafia), curatissima, come da pianista, quasi che solo il tuo arrivo nella sua vita aspettasse quella diga di pensieri raffinati e profondi per spalancarti, scusa, volevo dire spalancarsi, e vocali, e consonanti, e segni di punteggiatura a profusione, sulla carta extra-strong assalita dall'impeto di una stilografica un po' démodé che erutta con eleganza inchiostro verde.
Tu lo sai che lui non può sapere di te che quel poco che tu gli hai suggerito con la tua presenza incarnata. Ma lui a te, al tuo corpo, quel corpo che credevo non avesse occhi per guardare, è insensibile. Lo è anche adesso, dopo che ti ha coperto (confesso che credevo non volesse farlo: che ingenuità è suggerita dalla gelosia ad un fratello). E' come se il suo sguardo cadesse oltre, e le sue mani non servissero che a far danzare davanti a te le parole con cui ti avvolge quando ti parla, lo sguardo rivolgendo al basso, e tu ti guardi le scarpe, domandandoti se hanno qualcosa che non va, e allora intuisci una verità che è amara, sorella. Solo una vanità futile che non fa parte di te potrebbe aiutarti ad attribuire a te quelle parole con cui ti ha idealizzato.
Quanto manca a che ti dica: ecco, mi hai deluso! non sei stata fedele all'immagine che di te mi ero fatto! ed io che avevo creduto... ed io che avevo pensato... vattene, sei indegna del mio amore. Quanto meno, io soffrirò, se penso all'amore che ho messo in te. E ora scopro che tu non puoi ripagarmi, perché non sei all'altezza delle mie aspettative e altresì... -e altresì vaffanculo, superesperto del cazzo!
Fermalo! fermalo prima che sia tardi. Diglielo tu, che è indegno di te, del tuo amore, prima che sia lui a farlo. Digli che hai sbagliato, che non l'ami, che ne so... qualcosa inventati. Sarà capace di dire che hai usato il suo corpo! penso potrebbe arrivarci, imoutochan. Questi hegeliani! Corri ai ripari, prima che sia lui ad affrontare te.
Così questa è la sua stanza. Devi aver bevuto, ieri sera, altrimenti non saresti qui, adesso. Però non te ne dispiace. Sobria, non ti saresti lasciata andare. E questo non sarebbe stato giusto. Non puoi vivere di rimorsi, di cose desiderate e non fatte. L'alcool può essere un buon mediatore d'affari sentimentali -o sessuali -se lo usi correttamente. Va bene così, semplicemente. Se passi l'unghia sulla pista di sperma rinsecchito, si stacca con facilità. Ed è tutto.
Ma lui dov'è? deve essere in cucina, forse sta preparando la colazione. Hai molta fame. Mangiare ti piace, e ti piace forse quanto fare l'amore, ma adesso desideri proprio un rivolo di latte fresco nella bocca, caldo al punto giusto, che ti rimbalzi tra i denti e la lingua, o forse più ancora il profumo di una tazza di caffè appena pronta, o immergere un biscotto ai cereali nella tazza che ti scalda le mani, spalmato di marmellata al fiore di loto -visto che di te tante cose sa, saprà anche che ti piace la marmellata al loto?
E invece niente. Non c'è profumo di caffè. Non c'è marmellata di loto, per te. Senti invece un ticchettare sommesso di tasti. Nudo, nella stanza di fianco a quella da letto, l'hegeliano è seduto al suo computer, illuminato dalla luce del monitor, quasi fantasmatico, e lavora alla sua tesi di dottorato. Non ha nemmeno aperto uno spiraglio, e l'aria sa di sesso e di chiuso. Odori. Penetranti. Inequivocabili. Ma tutto sommato non sgradevoli. Lui li percepirà, gli sfuggono oppure li ignora? è dotato dell'olfatto? A volte pensi di no. Che modo strano di fare l'amore, il suo. No, niente da eccepire, in realtà, no. Che poi farlo strano non è un fatto di cadenze, di gesti, di posizioni... no. E' qualcosa di diverso, di indefinibile, come un'assenza, nei suoi occhi, nel suo tenerli rigorosamente aperti, per esempio. E' un modo di essere, freddo forse, distaccato, astratto. Non lo sai definire bene, ma che importa. Lo senti, no?
Ti alzi svogliata. Forse una buona colazione ti avrebbe aiutato a non pensarci. E' una cosa, quella che ti turba da diversi giorni, per cui non puoi fare nulla. In fondo, chi sei? una studentessa di legge? si, ma agli inizi. Quando avrai finito ne sarà passato di tempo. E poi cosa dice che ti occuperai del penale? in effetti il penale è il tuo campo, non il civile, e tu lo sai... ma tuo padre non è mai stato d'accordo, lui che, poliziotto, tra le altre occupazioni di un non allegro mestiere, si è calato nell'inferno delle prigioni anni '70 per cercare armi nascoste, e per te avrebbe desiderato una pacifica carriera dietro la scrivania di una banca. Bè, aver evitato la banca è già un successo non minimo.
Però sei anche una traduttrice. Un'ottima traduttrice, pensi mentre ti infili il reggiseno, guardandoti allo specchio. Il tuo vero lavoro è questo. E forse, anzi, ne sei sicura, se avessero assegnato a te la traduzione di quei nastri, le cose sarebbero andate diversamente. Non ci sono dubbi.
Infili le mutandine, ti rassetti in qualche modo i capelli e ti dirigi verso l'hegeliano. E' troppo preso dalla composizione per salutarti in modo decente. In compenso ne uscirà un'ottima tesi di dottorato. Forse tra qualche anno questa negligenza amorosa, questa neghittosità ottusa verrà ripagata con una cattedra. Avremo, chissà, tutto un rinverdire di studi di estetica spaventiana, e forse un ridimensionamento non insignificante dei cattedratici seguaci della filosofia analitica. Tu queste cose le ignori, mentre ti dirigi in cucina a mettere una caffettiera sul fuoco, ma la sua indifferenza non ti ferisce di meno. Ma come è cominciata tutta la vicenda? no, non con l'hegeliano. Con i tunisini.
La polizia gli sta nelle vicinanze da diversi giorni. Un gruppetto di maghrebini come ce ne sono tanti, in giro. Sospettano però che questi stranieri senza permesso di soggiorno siano coinvolti in un traffico di droga. Introducono nel gruppetto un informatore. L'informatore ritorna e dice di non capire sempre i suoi connazionali. A volte parlano strano, dice. Decidono di farlo tornare in mezzo a loro con un registratore nascosto.
Quando ritorna con i nastri, c'è da mettersi le mani nei capelli. Chi potrà decifrare quei suoni praticamente privi di consonanti, quelle voci intrecciate, sovrapposte, eccitate, velocissime, mischiate ai rumori della strada? Consegnano il nastro ad uno studio legale. Non il tuo, purtroppo, il tuo si occupa di cause civili. In quello studio lavora una ragazza che frequentava con te il corso di arabo a Torino. Non ti era mai stata simpatica, con quella sua montatura verde brillante e le labbra dipinte di rosso sgargiante. La ragazza si mette all'opera, e dopo qualche giorno consegna una traduzione giurata della registrazione.
Uno dei tunisini viene immediatamente arrestato: gli altri riescono a non farsi prendere. Il dialogo era in codice. Un codice esoterico usato dal gruppetto per comunicare e svolgere segretamente la loro attività criminale. Per questo gran parte del dialogo risulta incomprensibile. Il tunisino non ha documenti. Non conosce l'italiano. Non ha dimora fissa, né un lavoro. Non è trasparente, come si dice. Viene calato in quell'inferno dal nome anodino di custodia cautelare. Contro di lui viene intanto istruito un processo, in cui verrà difeso da un avvocato chiedo alla corte clemenza d'ufficio.
Migliaia di casi, così, in Italia, ogni anno: che c'è di strano? però qualche giorno dopo riesci a procurarti una copia del nastro della registrazione. Vuoi provare te stessa a decifrare un testo arabo cifrato. Ti piacciono le cose difficili, apparentemente impossibili. Come risolvere puzzle di cinquemila pezzi che raffigurano mucchi di confetti colorati, o lo studio del giapponese.
Azioni il registratore e incominci a decifrare. E, parole dopo parole, ti assale un sospetto, la paura di vedere confermarsi quello che hai immediatamente intuito ma che vorresti non fosse vero. Ma questo non è un codice! per niente. Ha tutta l'aria di un dialetto, di una variante locale dell'arabo moderno! neanche tu comprendi con esattezza tutte le sfumature di quel dialogo concitato, ma escludi che si tratti di un gergo, o di un codice cifrato. Non traspare alcuna intenzione criminosa, da quelle parole.
Telefoni immediatamente allo studio legale da cui proviene la traduzione giurata e chiedi della tua ex collega. Non è in ufficio. Commetti l'errore di alludere al motivo della telefonata. Forse è per quello che riuscirà sempre, nei giorni successivi, ad evitare di rispondere al telefono. Evidentemente non vuole ritirare la traduzione. E' stata regolarmente pagata. E poi, che figura ci farebbe, ad ammettere di aver fatto un errore così grave?
Il caffè è quasi pronto. E domani è pasqua. Ti è passata la voglia di berlo. Finisci di vestirti. L'hegeliano si è accorto che esisti. Forse è un po' tardi. Lo saluti in modo sbrigativo. Lui ti chiede quando vi rivedrete. Ti telefono, gli rispondi. Sembra contento di poter continuare a lavorare alla tesi.
Sei sulla metropolitana. Il tunisino passerà la pasqua in una cella. Non sarà l'ultima festa che lo vedrà dentro. Non riesci a trattenere delle lacrime per questo sconosciuto, per quest'uomo che non hai mai visto, per la sua sofferenza così ingiusta. Un'anziana signora che siede accanto a te cerca di consolarti. E' stupita di vedere una ragazza così giovane e in salute piangere in quel modo. Chissà cosa pensa. All'amore, forse. Quanto sono deludenti, gli uomini, ti dice. Già. All'amore, ha pensato. Ne convieni, mentre ti asciughi le lacrime con il fazzoletto che ti ha porto. Gli uomini sono proprio deludenti.



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