FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA MACCHINA DI DALI'
Eugenio Fascetti
Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...
... ma non c'è nulla da trovare, non c'è nessuna lampada. I tuoi occhi cominciano a mettere a fuoco ciò che ti circonda. Non è decisamente la tua stanza! Non ci sono finestre vere e proprie, la luce entra da alcune aperture collocate in prossimità del soffitto; strani vetri lavorati finemente. Cerchi di sollevarti, ma le tue braccia sono deboli e così pure le gambe che sembrano essere state immobili per giorni, non ore. Piombi di nuovo con la testa sui numerosi cuscini. Cosa è accaduto ieri? Nulla di particolare. Come al solito alle otto circa hai cominciato a prepararti, una doccia e poi via di corsa lungo l'autostrada. Venti minuti a centoquaranta all'ora, solito ritardo e normale benvenuto del padrone del locale con una bella manata sul culo. Non hai mai capito perché dovevi essere lì due ore prima dello spettacolo tenuto conto che non eri la prima ad esibirti e che comunque tutti ti aspettavano senza lamentarsi troppo perché il tuo è il numero più atteso, ogni sera.
Un odore che ricorda l'incenso ti riporta al presente, sembra sprigionarsi lentamente da un punto imprecisato fino ad invaderti le narici e narcotizzarti nuovamente. Cerchi di resistervi spalancando gli occhi e solo allora ti accorgi di quanto è immenso il letto in cui ti trovi e della quantità di cuscini multicolori che ti circonda: non c'è né uno uguale all'altro diresti. Un velo finissimo e trasparente circonda il letto per tutto il perimetro impedendo ad un insetto di qualsiasi dimensione di penetrarvi. Continui a roteare la testa per cercare di renderti conto di dove ti trovi quando odi il rumore di una porta che si spalanca e la luce che penetra ti permette di cogliere per la prima volta le dimensioni della stanza, che ti appare eccezionalmente grande. Una figura femminile si avvicina leggiadra e decisa verso di te, finalmente. E' vestita in maniera strana, in una specie di costume orientale. E' alta e appena scostato il velo potresti dire anche molto bella, di una bellezza diversa però dalla tua. Si avvicina a te allargando il volto in un sorriso dal quale denti bianchissimi invitano anche te a sorridere.
Chi sei? Dove mi trovo?. Le parole ti escono quasi con un filo di voce, come se anche le tue corde vocali fossero rimaste inutilizzate per molto tempo.
Calma. Non agitarti, non ne trarresti alcun beneficio. Riposati, penserò a tutto io.
A tutto cosa? Voglio sapere soltanto dove mi trovo e possibilmente ritornarmene al più presto a casa mia!.
Nessuna risposta questa volta, c'è solo lei che si china su di te e di nuovo con un sorriso ottiene il risultato di calmarti. Forse perché sei terribilmente stanca, forse quel profumo così forte... L'ultima cosa che vedi è la sua mano che teneramente ti accarezza la fronte madida di sudore.
Potresti dire di aver dormito per un buon numero di ore ancora, la qualità della luce intorno a te è cambiata: quella che non riusciva a penetrare le piccole finestre non ha ora difficoltà a rarefarsi nella stanza, potendo attraversare liberamente le ampie arcate che si profilano contiguamente sul perimetro del nuovo luogo in cui ti hanno portato.
Questa volta sei semplicemente adagiata a terra ma non a contatto con essa grazie ad un numero consistente di stoffe e ancora cuscini. La tua testa è finalmente leggera e il tuo corpo riposato. Gli occhi possono ora ammirare la vista di un giardino che circonda la stanza, con magnifiche piante verdi che lambendo tutte le arcate contribuiscono a creare quella particolare illuminazione. Un gruppo di giovani donne, vestite sempre in modo alquanto strano, sembra praticare una qualche forma di gioco a giudicare dalle risa che provengono dal piccolo spiazzo in cui si trovano. Al centro della stanza vi è una specie di vasca, una piscina quasi vista la grandezza, nella quale una ragazza nuota beata e incurante di te. In che razza di posto sei capitata! Se non fossi stupita da quanto puoi ammirare intorno a te, probabilmente cominceresti ad urlare come una matta. Matta. Non sarai diventata pazza sul serio? Magari ti trovi in un ospedale psichiatrico e stai delirando. E' necessaria soltanto la giusta dose di quegli psicofarmaci che conosci bene per aver usato quando lo squallore della vita che conducevi ti era insopportabile, oppure immediatamente dopo una brutta avventura con un cliente. Pensi, mentre continui a percorrere cautamente il perimetro della stanza e così ad osservare l'infinita varietà di magnifiche vedute che ti si propongono attraverso tutto quel verde.
Pensi che non hai mai faticato a trovare lavoro, ti sei subito distinta: far immaginare tutto, ma non far vedere mai completamente tutto. Una discreta bellezza naturale ha fatto il resto, garantendoti un numero quasi ininterrottamente nel corso degli anni, dieci ormai; forse il limite massimo per una carriera come la tua. Sempre in locali di second'ordine, s'intende. Ieri sera, una sera come le altre.
Fai quasi un salto quando senti una mano che si appoggia sulla tua spalla, ti volti ed è di nuovo lei, la donna di prima. Ti prende per mano e dolcemente ma decisamente ti invita a seguirla. Non hai la forza di protestare, forse ti sta portando da qualcuno che ti potrà dire finalmente che diavolo stai facendo lì.
Nulla di tutto ciò. Ti conduce invece verso una parte della sala che sembra essere dedicata alla toletta a giudicare dalla presenza di uno specchio e dalla quantità di ampolle, oggetti assomiglianti a pettini, spazzole e molto altro disposti ordinatamente su alcuni mobili di splendida foggia.
Improvvisamente senti la collera salirti come un'onda dal centro del tuo corpo, dall'ombelico che per la prima volta percepisci essere scoperto, fino al cervello, ed in un attimo ti liberi della stretta di lei ed anzi la spingi con forza facendola cadere. La porta è distante ma ora le tue gambe sono salde. Evitando tutti gli oggetti disseminati per la camera ci arrivi. Non c'è una vera e propria maniglia, ti aggrappi ad una specie di pomello, tiri, spingi con violenza, ma la porta, pesante ed immobile, sembra non accorgersi nemmeno di te.
Come si apre! Cominci ad urlare.
Apri questa porta del cazzo!. La prendi a calci e pugni fino a farti sanguinare le unghie.
C'è una via d'uscita più facile. E' sufficiente scavalcare un muretto attraverso uno qualsiasi degli archi e ritrovarsi così nel giardino, all'aperto finalmente.
Di nuovo cominci a correre con l'energia che ti è rimasta. Nel frattempo la donna, ormai riavutasi dalla sorpresa ed intuito ciò che vuoi fare, non si muove, la senti soltanto gridare alcune frasi incomprensibili mentre con un agile salto atterri sul prato.
Non hai tempo di riflettere, prendi una direzione qualsiasi cercando di non finire con la testa fracassata addosso ad un albero. Non riesci a capire esattamente dove stai andando perché ad un certo punto la vegetazione si infittisce ed hai l'impressione di essere inseguita da un coro di voci senza corpo tanto i loro passi devono essere leggeri ed invisibili. Corri velocemente, ma lo stupore ti immobilizza quando improvvisamente sbuchi in uno spiazzo del tutto simile a quello che hai visto prima ed un nugolo di ragazze, festosamente, si chiude su di te fino a costringerti a terra, rannicchiata su te stessa, priva di lacrime.
Devi essere svenuta nuovamente perché ti trovi esattamente dove la donna ti aveva condotto prima che tentassi di fuggire. Sei quasi nuda. La vedi sfilarti delicatamente le mutandine ormai uniche rimaste a proteggerti e improvvisamente ricordi di aver ammirato la semplicità di quel gesto così intimo in un altro tempo, nel tuo mondo. Ora rivedi quel volto di donna con gli abiti che le appartengono mentre ti spoglia in una normale camera da letto di una casa di campagna non lontana dalla tua città. Con lei c'è un uomo seduto in un angolo buio. La pioggia battente sui vetri risuona di nuovo nelle tue orecchie e con gli occhi puoi di nuovo percorrere a ritroso la strada fangosa che vi aveva condotto lì, in silenzio, all'interno dell'auto, come spesso accadeva in quelle circostanze quando con due parole ed un'occhiata d'intesa era stato già stato tutto stabilito seduti al tavolo di alluminio umido del locale. Non era andata diversamente ieri sera: dopo il numero un cenno al barman da parte loro, una voce nel camerino con il numero del tavolo al quale recarsi. Tutto sotto lo sguardo benevolo del padrone del locale che non ne voleva sapere di quanto facevate dopo ma a cui la cosa non dispiaceva, visto che comunque attirava clienti. Dieci anni passati così, il locale, e gli uomini, senza essere più in grado di stabilire quelli che ti avevano pagato e quelli che avevi scelto di amare. Cercando disperatamente ogni giorno di non precipitare, persino di darti una istruzione attraverso le letture tra un numero ed una prestazione a pagamento. Una coppia come le altre all'apparenza. I migliori clienti, i più sicuri di questi tempi e gli unici che eri costretta ancora ad accettare. Generalmente facoltosi, con lui che vuole vedere la compagna alle prese con un'altra donna senza arrivare spesso nemmeno al rapporto a tre. Era andata così anche ieri. Bellissima lei, molto attraente anche lui anche se aveva fatto in modo di rimanere come avvolto in una sorta di cono d'ombra lasciando che fosse lei a concordare. Ripensandoci ora, lui non aveva detto nemmeno una parola. Avresti potuto giurare di non aver udito affatto la sua voce.
Ora le mani di lei ti accarezzavano le cosce, frizionando chissà quale mistura di unguenti ed un effluvio di fragranze vi avvolgeva entrambi in una nuvola, come la sera precedente l'odore del fogliame fradicio d'acqua vi aveva accolti all'arrivo al casale. Le stesse mani esperte, come di chi deve aver compiuto spesso quel rituale, ti avevano spogliata e condotta lentamente ma inesorabilmente al culmine del piacere come mai nessuno, uomo o donna aveva saputo fare, tanto da farti dimenticare del tutto, ora potevi ricordare, la presenza del compagno di lei nella camera.
Un sorriso ed un progressivo avvicinamento al pube del tampone intriso sembravano come voler confermare che stavate ricordando insieme, attraverso le mani di lei, i godimenti della sera precedente, ora finalmente ordinata nel tempo e nello spazio. Adesso, di nuovo, quella beata sensazione che qualcuno si prendesse cura di te, oltre le gioie dei sensi. E attraverso le labbra di lei lo stesso canto, incomprensibile ieri notte: l'ora del risveglio..., l'ora del risveglio..., che ti aveva accompagnata fino al momento in cui ebbra di piacere eri precipitata beatamente nel lago nero dell'incoscienza.
Dopo averti rivestita con gli abiti che una ancella aveva silenziosamente deposto, eri seduta di fronte allo specchio scoprendo il tuo volto sorprendentemente rinfrescato, levigato dalle rughe comparse in tempi recenti, finalmente libero di esprimersi in tutta la propria luminosità. Merito probabilmente, pensavi, di tutte le essenze di cui ti aveva asperso il corpo. Un calore tiepido sembrava emanare dal pavimento ed alcuni raggi di sole avevano ancora la forza di far apparire vivace l'acqua della piscina. Il vociare intorno si era ormai dissolto e lei ti stava pettinando i capelli lentamente e dolcemente versandoti sulla testa un olio denso.
Dove mi hai portato, Sofia? Rompendo il silenzio, pronunciando per la prima volta il suo nome che ora ricordavi aver sussurrato tante volte mentre giacevi sotto le sue labbra la sera prima.
Sei nella casa del principe. Udivi la sua voce profonda senza poterla vedere in viso a causa dello specchio troppo piccolo.
In che anno siamo?.
Circa mille anni prima del tuo tempo.
Perché ha scelto me?
Sono io che ti ho scelto. Per averti visto sempre desiderare.
E ora qui cosa farò?
Sei una delle concubine e sei stata affidata alle mie cure.
Per sempre?. Lo specchio parve illuminarsi dovendo percepire anch'esso la trepidazione nell'attesa di quella risposta.
Si.
E lui quando mi chiamerà?.
Forse stasera. Ti aveva appoggiato la testa al suo grembo accarezzandotela con un bacio leggero.
Forse mai.
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