FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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STESSO DESTINO

Lorenza Braga




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cosa hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

... e le tue dita sfiorano una superficie bagnata. Le ritrai spaventata. Vino, l'odore è quello del vino. Stendi nuovamente il braccio in direzione del comodino e incontri quello che sembra un bicchiere rovesciato. Poi, eccolo, il filo della lampada. Risali lungo di esso per qualche centimetro fino a toccare l'interruttore. Un'abat-jour dai vetri colorati in stile liberty illumina dolcemente la stanza, ma il passaggio brusco dal buio alla luce ti fa strizzare gli occhi. Mentre tenti poco a poco di riaprirli presti attenzione a quel suono attutito che ti ha trascinata fuori dai tuoi sogni. E' un ronzio strano, a cui non sei abituata. Finalmente riesci a guardarti intorno per capire dove hai dormito. Una grande finestra coperta da una tenda di velluto verde. Ai lati della finestra due poltroncine imbottite rivestite di stoffa a fiori rosa. Una specchiera che sembra appena uscita da un mercatino d'antiquariato, con il vetro tempestato da quelle macchioline scure tipiche degli specchi vecchi e sul ripiano una miriade di bottigliette di vetro colorato dalle forme più strane. Alla tua destra una pesante porta di legno intarsiato. E alla tua sinistra un'altra porta, più semplice, ma con dipinti al centro gli stessi fiori delle poltroncine. Da sotto questa porta vedi spuntare un raggio di luce. Presti di nuovo attenzione a quel ronzio. Viene da quella porta. Ti sollevi su un gomito per ascoltare meglio, poi, con uno sforzo, raccogli le gambe e ti metti a sedere sul letto. Ti accorgi che addosso hai solo una maglietta, che, tra l'altro, non è neppure una delle tue. Odora di dopobarba. Dopobarba... Un rasoio elettrico, ecco cos'è il ronzio! Anche se ancora un po' confusa dal sonno, la tua mente è riuscita a collegarsi. Di là, in bagno, c'è Andrea, che si sta radendo, e quella è una delle sue magliette. I ricordi sono ancora un po' vaghi, ma il fatto di non aver nient'altro che una maglietta addosso e il bicchiere di vino rovesciato sul comodino ti lasciano perfettamente capire cosa può essere successo la notte precedente. Ti accorgi anche di avere un gran mal di testa e quel ronzio non contribuisce di certo a farti stare meglio. Devi aver bevuto un bel po'. Altrimenti non avresti quel mal di testa e tanto meno saresti finita a letto con Andrea dopo tre anni che non lo vedevi. Il ronzio è sostituito dallo scroscio d'acqua della doccia, e tu cerchi di ricollegare tutti i pezzi della serata precedente che ti stanno pian piano tornando in mente. Sei a casa di Luisa. Solo lei ha una casa del genere, con mobili antichi e persino arazzi e armature originali. Anzi, non una casa, ma un castello. Ci sei venuta di malavoglia, perché non ti va molto lo stare in compagnia di gente che non conosci. Solo la speranza che avresti rivisto Andrea ti ha fatto percorrere tutti quei chilometri fin lì. Erano anni che non lo vedevi e non lo sentivi. Certo però che risvegliarsi nel letto dove ha dormito anche lui è stato un po' troppo. Dopo che ti aveva ferita così tanto lasciandoti senza motivo non avresti certo voluto tornare a stare con lui. Tanto più che ora tu eri fidanzata con un altro. Volevi solo vederlo per sapere se ora era felice e se stava bene. Pensi a Marco, il tuo ragazzo, che non voleva lasciarti andare da sola a quella festa e alla litigata che avete fatto prima che tu partissi per venire qui da Luisa. Ti senti un po' in colpa per come sono andate le cose, ma poi guardi il bicchiere sul comodino e ti perdoni in parte. Non era tua intenzione fare l'amore con Andrea. Come al solito cerchi di scaricare le tue colpe su fattori esterni.
Ma cos'è successo a quella festa per farti finire lì?
Il mal di testa post-sbornia non ti aiuta per niente a ricostruire i fatti. Ti rimetti a guardare in giro per la stanza, in cerca di qualche tassello per completare il puzzle. Ti sembra che quella stanza abbia qualcosa di familiare, eppure sei sicura di non averla mai vista prima. Ai piedi del letto un oggetto attira la tua attenzione: è il tuo vestito da sera bordeaux. Ti toccherà stirarlo, è un disastro. Già si era stropicciato mentre stavi seduta sul divano a guardare gli altri che ballavano e ora così, tutto appallottolato lì sul pavimento... Sì, eri rimasta seduta per la maggior parte della serata a guardare i gruppetti di amici che ridevano insieme, scolandoti uno dietro l'altro quasi tutti i Bellini che c'erano sul tavolo accanto al divano. Ti stavi annoiando, e quei cocktail erano così buoni! Tra tutta quella gente conoscevi solo tre persone: Andrea, Luisa, e quella pazza di Sara, che doveva sempre far qualcosa per mettersi in mostra. Infatti, mentre la maggior parte degli invitati ballava, parlava e beveva, lei si era messa in un angolino a fare le carte a chi glielo chiedeva. Con le sue unghie nere, la sua voce bassa e suadente, i suoi vestiti stravaganti, riscuoteva un grande successo come cartomante e già dall'inizio della festa aveva una lista interminabile di interessati a farsi leggere i tarocchi. Sara ha sempre voluto farli anche a te, perché dice che hai una luce interessante negli occhi, e che, secondo lei, tu sei la reincarnazione di qualcuno che ha vissuto qualcosa di eccezionale. Ma tu hai sempre rifiutato. Tutte baggianate. Il destino se lo crea ognuno di noi, non un mazzo di carte. E soprattutto non credi alla reincarnazione.
Finalmente, quando tu ti eri già ingollata abbastanza alcool da ridere per ogni sciocchezza, Andrea era riuscito a liberarsi di quella bionda tinta che gli stava appiccicata ed era venuto a sedersi accanto a te. Avete riso un po', ricordato un po' i vecchi tempi, pensato un po' a quanto stavate bene insieme, poi lui ti ha detto una cosa che ti ha fatto venire i brividi. <<Mi sei mancata...>>. Ti ha guardata con quei suoi occhi scuri, ti ha preso la mano, ti ha tirata verso di sé e... ti ha baciata. E tu hai dimenticato all'istante quel noioso e geloso di Marco.
Dal bagno senti ancora il rumore dell'acqua che scende dalla doccia, a cui si è aggiunto anche il fischiettare leggermente stonato di Andrea. Sorridi. Il tuo però non è un sorriso totale, di quelli che ti illuminano tutto il viso. C'è qualcosa che ti turba e che non riesci a ricordare totalmente. Vedi solo figure confuse e non capisci se si tratta di fatti realmente accaduti o se si tratta del sogno da cui ti sei appena svegliata. Chiudi gli occhi e ti concentri, cercando di estraniarti dal presente.
Tra le immagini che ti compaiono davanti, mentre cerchi di ricostruire con la mente la serata precedente, vedi un uomo anziano, ma ancora di bell'aspetto, alto, snello ed elegante, con i capelli brizzolati. E' il nonno di Luisa e ti fa un complimento. Ti dice che gli ricordi sua moglie. Poi vedi un quadro enorme che ti sorprende: è il ritratto di una giovane donna che ti somiglia in maniera spaventosa e il vestito bordeaux che indossa contribuisce ad aumentare la somiglianza. Ricordi Sara che ti trascina in una stanza piena di arazzi, armature, animali imbalsamati e illuminata solo da candele. Alcune persone sono sedute intorno ad un tavolo rotondo. Una seduta spiritica. Colpa del vino se sono riusciti a coinvolgerti in una cosa del genere. Tu non ci credi a questa cazzate solenni, sei molto razionale. Le lettere indicate dalla tavoletta sono quelle del tuo nome. Qualcuno vuole spaventarti. Vuoi staccarti da quel triangolo di cartone colorato che scorre su quel maledetto tabellone. Ma quando togli la mano la tavoletta non si muove più. E' uno scherzo. Quella stronza di Sara con la complicità degli altri ti sta facendo uno scherzo proprio ridicolo. Solo i ragazzini ci cascano in queste storie di sedute spiritiche. <<Lo spirito vuole parlare con te.>>, ti dice Sara. Tutti tolgono la mani dalla tavoletta e rimanete tu e lei. Le dici che non credi a questa messa in scena. Toglie anche lei la sua mano, ma la tavoletta continua a muoversi sulle lettere del tuo nome. Una calamita, ci sarà una sicuramente una calamita. Sara ti mostra che non c'è nessuna calamita. E' molto seria. Tu ridi. E' uno scherzo, ripeti. La tavoletta si mette a girare vorticosamente sotto le tue mani e scivola sopra il no. Non è uno scherzo. Inizi a sudare. <<Posso raccontare tutto solo a te.>>, formano le lettere, e ripetono il tuo nome. Stai tremando. Il triangolo continua a scorrere su quell'alfabeto a caratteri gotici ma tu non riesci più a leggere le parole che si formano, perché immagini strane ti compaiono davanti agli occhi, come se tu fossi in trance. Vedi una donna con un vestito dello stesso colore del tuo. Vedi un bel giovane elegante che la bacia appassionatamente. Vedi un uomo vestito di nero che li spia. Nella mente di quell'uomo riesci a leggere <<Perché,... perché,... perché mi fai questo?>>. Scorgi un lampo d'odio nei suoi occhi. Poi una scena che ti sconvolge: l'uomo in nero spinge giù dal terrazzo il giovane, che viene trafitto dalle lance della cancellata sottostante. Vedi gli occhi sbarrati del ragazzo, la punte acuminate che gli trapassano il corpo, fiotti di sangue che gli sporcano il bel completo azzurro e i morbidi riccioli dorati. La donna dal vestito bordeaux urla. E' tutto così reale...
<<No, piccola, non tremare, non aver paura, non è successo niente, era sicuramente solo un sogno...>> ti dice la voce rassicurante di Andrea. E' seduto sul letto accanto a te, ti tiene stretta contro il suo petto e ti culla dolcemente, cercando di placare il tuo singhiozzo. <<Non dovevano farti quel brutto tiro della seduta spiritica ieri sera. Tirar fuori tutte quelle vecchie dicerie sulla nonna di Luisa e il suo amante solo perché tu le somigli... E' stato veramente un scherzo di cattivo gusto. Eri già abbastanza scossa per via di tutti quei cocktail che ti eri bevuta, ci mancavano solo delle storie spaventose per impressionarti...>>. La sua voce è calma e ti infonde fiducia. E' stato solo un sogno allora. Il racconto che le parole uscite dalla tavoletta di quella stupida seduta spiritica ieri sera ti è rimasto nella testa e inconsciamente devi averlo rivissuto in un incubo.
E se invece non fosse stato un incubo? Se la seduta spiritica ti avesse veramente fatto cadere in trance e ti avesse mostrato cose che gli altri non avevano potuto vedere?
Hai bisogno di un caffè. Andrea si offre di andare giù in cucina a fartelo preparare ma ha solo un asciugamano addosso e poi è ancora gocciolante. Gli dici che vai tu, che ora stai meglio. Ti infili le mutandine e una vestaglia ed esci dalla stanza. Percorri un lungo corridoio con un gran tappeto rosso al centro e ritratti alle pareti che ti scrutano. Giri a destra e scendi i primi gradini di un'imponente scala di marmo. Alzi gli occhi. Di fronte a te c'è un grande quadro dalla cornice barocca dorata. Al centro vi è dipinta una giovane signora in abito da sera bordeaux. Ti somiglia. Ma ha i capelli diversi. Sono... sono bianchi. Né biondo chiaro, né grigi, proprio bianchi. Un dubbio ti assale all'improvviso e il tuo cuore inizia a battere all'impazzata. Ti giri di scatto e corri verso la stanza dove c'è Andrea. Entri ed inizi a chiamarlo. Lui non risponde. Guardi in bagno, ma lui non è neppure lì. Ti avvicini alla finestra. Scosti le pesanti tende verdi. Non è una finestra, è una porta che dà su un terrazzo. Hai paura di quello che potrai scoprire ma apri freneticamente la vetrata ed esci lo stesso. Guardi sotto. Il terrazzo è sospeso sopra la cancellata acuminata che circonda il castello. Un urlo ti muore in gola alla vista di quel corpo così familiare trafitto da quelle punte. Ritorni tremando dentro la stanza. Ti senti svenire. Involontariamente alzi gli occhi e ti guardi allo specchio. I tuoi capelli sono completamente bianchi...



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