FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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DUELLO SOLITARIO

Selvaggia Malvezzi




Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.

Certo, come dettava la tradizione di famiglia l'aveva baciata, ma questo non poteva averle dato nuova vita: né lui era un principe, né tantomeno nonna Carmela ricordava, neppure lontanamente, Biancaneve.
A dir la verità non era nonna Carmela ad inquietare Paolo in quel momento. Gli era già capitato, e non solo una voltBa, di avere qualche divergenza di opinione con lei, proprio come quando era ancora viva e lucida. Il problema era raggiungere il palazzo confinante e l'unico modo era attraverso i cornicioni. Doveva assolutamente restituire la somma di denaro che la banca gli aveva dato in prestito. Però doveva restituirlo al direttore. Personalmente. Non poteva certo passare dall'entrata principale perché gli sportellisti l'avrebbero bloccato. Dal loro punto di vista era presuntuoso pensare che il direttore di una grande banca potesse avere tempo da dedicare ad un mini correntista con pochi soldi e tanti problemi.
Tutto doveva essere iniziato per un assurdo disguido del quale, fra l'altro, Paolo non era ancora a conoscenza. Tutto ciò che Paolo voleva era sdebitarsi e più ci provava più si indebitava. La cosa era assurda ed irrazionale¼: come poteva una banca continuare a elargire denaro senza neppure voler prendere in considerazione l'ipotesi di un rientro? Proprio a lui, Paolo, che era un ragazzo comune come tanti altri. Tanto più che i soldi lui non li aveva mai richiesti! Nonna Carmela aveva ragione quando gli ripeteva Sei un pasticcione caro Paoletto, più fai e meno concludi caro mio.
E ora questo assurdo debito gli pesava più che mai. La cifra ignota, la sitæuazione incredibile e l'impotenza lo angosciavano ma ciò che gli era del tutto insostenibile era quel ruolo di parassita con cui la banca lo aveva etichettato.
Nelle ultime due settimane Paolo aveva provato diverse volte a spiegare agli sportellisti della sede centrale della sua banca questa sua enigmatica situazione. Era certo di aver provato tutti gli sportelli e tutti gli orari; ciò nonostante le reazioni che aveva collezionato erano tutte uguali. Io non devo fare versamenti né prelievi, vorrei solo capire e risolvere un terribile errore o malinteso che c'é stato tra me, correntista della filiale di Busto Arsizio, e la vostra banca, era l'esordio di Paolo.
Ma scusi, se Lei ha il conto a Busto perché mai si rivolge a noi?, ribatteva ogni sportellista come se venissero programmati tutti nello stesso identico modo.
Semplicemente perché ho il conto là per motivi personali ma io abito e lavoro qua, a Milano.
Capisco. Ma noi abbiamo il suo specimen? Intendo dire se Busto ci ha inviato una copia della sua firma.
Si. Avete tutto ma se ha dubbi La prego di chiamare Busto. Ad ogni modo tutto ciò esula dal mio problema in quanto, come Le ho già detto non voglio affatto prelevare. Anzi vorrei che smetteste di prelevare Voi per me... proprio quando Paolo, spazientito, arrivava al nocciolo della questione qualcosa faceva scattare un meccanismo dall'altra parte del vetro. Nel momento in cui veniva interrotto, Paolo capiva che ormai era fatta.
A ma allora Lei è il correntista 19863 della 276. Perché non me l'ha detto subito. La sua busta è giunta proprio stamane con la posta interna. Tenga. E arrivederci.
Cosa poteva fare a questo punto? Riversare subito l'importo serviva a ben poco in quanto la volta successiva si sarebbe trovato una busta con doppia razione, inoltre, se come sospettava Paolo, alla base di tutto questo c'era un prestito bancario gli interessi su quella somma li avrebbe pagati comunque. E poi era ora di finirla con questo giochetto assurdo. Dunque a Paolo non restava che parlare con i vertici, almeno lì avrebbe potuto provare a giocare la sua ultima carta, ossia il conto dell'azienda paterna... già ma prima bisognava raggiungerlo questo ufficio.
Con una forza, sia fisica che di volontà, che non avrebbe mai pensato di possedere, Paolo si dirigeva verso il finestrone del direttore. Quella traversata sul cornicione era diventata un duello tra lui e la forza di gravità. Nonostante si trovasse in una situazione di netto svantaggio, e ne fosse perfettamente conscio, perseverava a dar battaglia avanzando di pochi millimetri per volta. Il suo corpo su quel cornicione al settimo piano gli era di impiccio: aveva la sensazione di non riuscire a muovercisi dentro. Ad ingoffirlo ulteriormente c'era poi quell'enorme peso del debito sul quale ora infieriva anche la forza di gravità.
Sotto di lui invece la vita scorreva. Tra le vie vedeva la gente dirigersi verso le proprie mete, vedeva il popolo della finanza entrare ed uscire dai bar, inseguire i taxi e correre in ufficio. Vedeva i ragazzini invadere i cortili a macchia d'olio per poi essere risucchiati nelle proprie aule allo scadere del tempo per la boccata d'aria. Tutti avevano qualcosa da fare, qualcosa che li coinvolgeva. E Paolo povero illuso che si era preparato tante di quelle spiegazioni sul perché si trovasse in cima ad un cornicione... aveva pensato di dire che voleva pulire i vetri, che cercava il giochino che sua cuginetta aveva lanciato fuori dalla finestra e che ora cercava disperatamente... Si era perfino immaginato la scena con pompieri ambulanze e televisioni sotto il suo cornicione che lo pregavano di non suicidarsi. Per qualche istante avrebbe potuto gustarsi la sensazione di essere divo. Ma la realtà era ben diversa. Gli unici ad accorgersi di Paolo erano i piccioni. Questi ìgrigi ed inesprissivi pennuti che si trovavano quotidianamente a lottare per un posticino su tetti e grondaie erano molto infastiditi da quel gigantesco usurpatore di cornicioni.
La voce di nonna Carmela nel frattempo si era fatta molto fioca. Di sicuro non a causa della lontananza poiché Paolo non aveva percorso più di mezzo metro. Riusciva a distinguere solo poche parole torna indietro... se non vuoi farti male, non essere capriccioso... tutto tuo padre.... Ormai aveva superato la metà del suo pellegrinaggio finanziario, non poteva permettersi incertezze o indecisioni. Forse anche per questo non riusciva a cogliere le parole di nonna Carmela. Inconsciamente Paolo non le voleva sentire.
Soltanto mentre era sul balcone con la mano sul vetro della porta finestra del direttore, quella tanto ambita finestra, Paolo si rese conto dell'assurdità del suo atto. Come minimo sarebbe stato arrestato per aver tKentato di rapinare una banca. Proprio lui che in realtà voleva evitare di prosciugarne le riserve monetarie con i suoi prelievi repentini ed imposti oltre che involontari.
Paolo era bloccato. Di tornare indietro non se ne parlava neppure, era troppo rischioso: sapeva che non ce l'avrebbe mai fatta perché la forza che l'aveva guidato nell'andata non l'avrebbe più assistito in caso di un viaggio di ritorno...
Signorino Paolo, venga dentro cosa fa li' si prenderà un accidente! Venga dentro. Una mano ben curata lo trascinò all'interno. Ma chi era quella ragazza che lo aveva chiamato per nome? La voce gli sembrava nota.
Forse una conoscente di famiglia? No, direi proprio di no. La ex di qualche amico o compagno di studi? Assolutamente no. Non rimane che la segretaria di qualche collega, cliente o fornitore di papà. Già, doveva essere così... Ma certo ora ricordo era nell'ufficio dell'avvocato... questo discorso con se stesso fu interrotto dalla ragazza di prima.
Signorino Paolo. Ma insomma si vuole decidere a seguirmi? L'avvocato, il notaio ed il direttore della banca la stanno attendendo già da un pezzo. Incominciavano preoccuparsi. Iniziavamo tutti a temere che le fosse accaduto qualcosa. Certo che non ha mica un bella cera... si sente bene? Vuole un po' d'acqua?
No, no è tutto a posto... o quasi. Ma scusi come facevano a sapere, tutti quanti, che sarei venuto? Proprio oggi poi.
Mi dispiace ma non sono in grado di poterLa aiutare. A dire il vero non riesco a seguirLa. Penso sia il caso che si accomodi dal direttore.
Paolo, sempre più sconvolto e più incredulo, si diresse verso la porta indicata. Camminava con la stessa cautela di quando era sul cornicione.
Forza non La mangiano mica! la ragazza lo incoraggiò.
Oh, eccolo il nostro signorino, anzi dottor, Paolo. Complimenti ed auguri per la sua laurea dKa tutti noi.
Dinnanzi a lui s'era schierata una processione di alcune tra le figure più importanti ed influenti della città. C'era il direttore della banca alla quale si appoggiavano la maggior parte dei professionisti in città, il più leggendario degli avvocati ed infine, a complentare il trio c'era un notaio. Paolo stava lì e li fissava senza essere in grado di sentire una sola parola, non riusciva più a scindere ciò che era realtà da ciò che un suo fortissimo desiderio. Di nuovo risvegliarlo dal suo trans fu una voce femminile proveniente dalla scrivania, o meglio dall'interfono sullo scrivania: Direttore, ho la Camera di Commercio in linea....
Confermi pure. Grazie.
Subito
Bene siamo tutti qui riuniti per esaudire l'ultima volontà del mio cliente, nonché caro compagno di pesca. Non tutti di noi però ne sono al corrente... vero Signirino Paolo? E dunque, eccoLe la lettera che Le spiegherà tutto. Annunciò con aria soddisfatta l'avvocato Paolo prese la lettera e lesse a voce alta come richiedeva una dicitura sul sigillo della busta:
Caro Paolo,
Complimenti, a te per la laurea, ed al mio caro discepolo pescatore, ora direttore di banca, per aver saputo attuare questo piano. Spero che la tua sorpesa di laurea ti sia gradita, anche se forse le modolità con cui ti è stata presentata non sono molto rilassanti. Sapevo di non potere assistere personalmente e così ho voluto farti avere il mio regalo. A rate, meno frequenti di quelle ottenute finora, riceverai il patrimonio che avevo messo da parte per te. Ti prego accetta...
Il nonno.



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