FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ECSTASY

Dario Fani




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti si infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

..., accendi la luce e tutto ciò che ti si illumina intorno ti è sconosciuto. Due colpi improvvisi e inattesi alla porta, gli stessi che ti hanno strappato al sonno, poi la voce:
Ada mi senti? una pausa e ancora Stai bene? Sei sveglia?
Un momento di silenzio: La colazione è pronta...
Ora scendo... rispondi con lieve affanno. Drizzi la schiena e la spingi contro la spalliera tirando il lenzuolo a te. Un impalpabile paura ti fa sudare. Tu non sei Ada. qual è il tuo nome? Non lo ricordi, ma certo non sei Ada. Anche se Ada è un nome familiare. Con lo sguardo ispezioni ogni centimetro della stanza. E' una camera da ragazza. Le bambole allineate sulla mensola di fronte ti fissano coi loro occhi immobili. Bambole da collezione. Quanti anni ha Ada, venti? Venticinque? E soprattutto chi è Ada? Una camera ordinata e essenziale che non ti dice nulla della sua proprietaria. Ma sei certa che è la prima volta che ti trovi in quella stanza. La prima volta? E allora come hai potuto dire Ora scendo...? Come potevi sapere che si doveva scendere per la colazione? Ancora quella sgradevole sensazione di disagio. Cerchi di ricordare, ma c'è un insondabile vuoto nella tua testa. Il rumore dei passi, giustifichi. Certo, hai udito il rumore dei passi scricchiolare sulle scale di legno e istintivamente hai detto ora scendo. Sciocchezze, quel rumore è venuto dopo la tua risposta.
Ada ti muovi! strilla la voce da basso. Di nuovo paura. Chi sei e cosa ci fai in quella camera? Davvero non lo sai. E come ci sei finita? Ada, gente dal basso ti chiama Ada, perché?
Un rumore viene dalla porta accanto. Qualcuno è in quella stanza. Chi? E chi è che ti chiama da basso? Una donna, forse tua madre? Il tuo più grande desiderio è tornare a sprofondare nella tranquillità dei tuoi sogni. Ma non puoi farlo, la faccenda è grave e va risolta. Ada I LOVE YOU! fissi quella specie di cartello che è appeso sull'attaccapanni a muro. Un foglio rosso con scritta bianca, è solo uno stupido cartoncino, ma ti gela il sangue. Non puoi dire perché, ma è la tua calligrafia, ne sei certa. E anche i due fiori disegnati a fare da cornice alla scritta, anche quelli sai per certo che sono opera tua. E' il tuo modo di disegnare. Già tu disegni, anche di questo improvvisamente sei certa. Per istinto ti volti, alle spalle, sopra il letto sta appeso il diploma di maturità: Ada Coletti, cinquantadue sessantesimi, Liceo Artistico Michelangelo. Liceo Artistico Michelangelo, te lo ricordi! Questo sì lo ricordi. Finalmente un vero ricordo: un portone, un grosso portone sulla piazza e tre gradini di marmo, alti, rovinati e pieni di scritte e incisioni. E le tue amiche ferme su quelle scale.
Ada per favore vieni giu!
Neppure ascolti quel richiamo. Scale e un muretto, il muretto su cui sedevi, prima dell'orario di ingresso. Ma quanto tempo fa? Leggi la data millenovencentonovantaquattro, guardi il calendario: tre anni. L'unica tua specie di ricordi risale a tre anni fa. Un ingresso di scuola, l'unica certezza e invece il resto ti rimane perfettamente sconosciuto. Perché? Questo non lo sai, ma un po' della tua ansia lenisce. Ha ragione quella voce da basso: tu sei Ada, questa è la tua camera e questo è il tuo letto, solo che al momento non lo ricordi più. Fissi nuovamente quel cartello Ada I LOVE YOU!, stupida narcisista. Respiri a fondo.
Ada verrà zia Maria a pranzo vieni giù per cortesia...
Zia Maria? Mai sentita. Anche di questo sei certa. Di nuovo quell'irrefrenabile ansia che ti toglie il respiro. Di nuovo paura. Cosa fare? Scendere. Ecco cosa. Scendere senza dire nulla. Fingere, cominciare a fingere, poi i ricordi torneranno da sé. Come quelli del liceo. Certo ti darai una bella lavata, un po' di trucco sul viso e... trucco? Ada usa il trucco? E come lo usa? Quanto ne usa? Cerchi di fare uno sforzo. Di catturare un ricordo, ma niente, non ti sembra d'aver mai messo del trucco sul viso. Mai? Davvero mai? Fà niente. La cosa da non dimenticare ora è che tu sei Ada. Loro non staranno a guardare il trucco al mattino. Scenderai come se tutto fosse normale e nessuno sospetterà nulla. Tutt'al più diranno Oh come sei strana oggi Ada... e tu Ma... niente di grave, ho dormito male, un po' di mal di testa... e nei momenti di maggiore imbarazzo tirerai fuori un bel sorriso capace di sciogliere qualunque incertezza, funziona così il mondo, da sempre. Non c'è altro, fingere e sorridere. Basta incertezze. Basta con le tue stupide paure: tu sei Ada! Aldilà di tutti i tuoi dubbi, sei Ada. Altrimenti non ti troveresti in quella camera, in quella casa e nessuno ti chiamerebbe così! Sei Ada. Ti infili la vestaglia e fai un grosso sospiro. Importante sarà fingere bene all'inizio, così che nessuno s'accorga di nulla e piano piano i ricordi torneranno e se non tornano se ne faranno dei nuovi. Ti ripeti di non aver paura e stai per scendere quando un rumore improvviso ti ferma. Viene dalla stanza accanto. E' lo scroscio di uno sciacquone. La porta di fronte a te improvvisa si apre. Una ragazza in pigiama esce e ti fissa. Ha un walkman in mano e la cuffia alle orecchie. La toglie e ti guarda sbalordita.
Emanuele!? Che cazzo ci fai ancora qui? sbotta rabbiosa, mentre continua a fissarti incredula. Emanuele? Certo che anche Emanuele è un nome dal sapore familiare. Insomma non è nuovo, qualcun altro deve averti già chiamato così. Sorridi, per istinto.
Che ci fai con la mia vestaglia? Te ne devi andare subito! Se i miei s'accorgono che sei qui è finita...
E'... è la prima volta che vengo qui? domandi incerto.
E' l'ultima! digrigna la ragazza.
Tu sei Ada vero? ancora più incerto.
'fanculo Emanuele, vattene di qui! Subito!
Raccogli pantaloni e camicia e ti cali dalla finestra, niente di complicato, è un primo piano. Mentre ti allontani qualcosa nel cervello ritorna a funzionare. Emanuele... certo che sei Emanuele. Se quella ragazza, rivolta a te, a gridato Emanuele, non c'è altra spiegazione. E poi Emanuele ti calza meglio di Ada, molto meglio. Cerchi un angolo riparato per vestirti, ti ravvivi i capelli e esci alla luce. Ricordi anche di avere un motorino incatenato nei paraggi. Cominci a cercarlo. Sei veramente sereno ora che sei certo d'essere Emanuele. Ma ti prometti, dio come te lo prometti, che non toccherai mai più un goccio d'alcool, ne una pasticca d'ecstasy in vita tua; mai più, neppure il sabato.



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