FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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L'ENTITA'
Daniele Biglia
L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza dal sangue che lo ricopriva usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti.
In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada, né di così sinistro.
Rimase a fissarlo per alcuni istanti, poi scosse le spalle e lo posò in un contenitore bianco. Estrasse da un cassetto un minuscolo sacchetto di plastica e v'inserì l'oggetto. Applicò un'etichetta e scrisse: oggetto numero novecentoquarantadue, probabilmente un.... S'interruppe, la penna a mezz'aria, incerto. Poi sbuffò e ripose il sacchetto in una busta di carta, che archiviò insieme con altre. Domani si sarebbe informato, pensò.
Guardò fuori dalla finestra e poi adocchiò l'orologio. Era notte fonda, doveva affrettarsi.
Si tolse i guanti sporchi e li gettò via. Spense la luce sul tavolo e spinse fuori dalla sala la barella che trasportava il paziente addormentato. Poi, con un'agile mossa del gomito, pigiò l'interruttore e il locale fu immerso nel buio.
Fissò l'uomo addormentato. Da tempo erano buoni amici, ma stranamente non conosceva niente del suo passato.
Egli si rifiutava sempre di parlare della famiglia e dl luogo da cui veniva. Di lui sapeva solo come si chiamava, dove abitava e che lavoro faceva. Null'altro. E l'oggetto nel suo corpo era un altro dei misteri che si aggiungeva alla lista.
<<Strano>>, mormorò. <<Eppure siamo amici da un pezzo>>. Poi scosse le spalle, sorridendo, e spinse oltre la barella.
Venti minuti più tardi l'amico era quasi vestito, la felpa rossa e i jeans, pronto ad infilarsi le scarpe.
Aveva i capelli scomposti e lo sguardo assente. Dopo tutto era normale -pensò il chirurgo -dopo un'operazione così.
Uscì dalla sala e dopo pochi minuti il giovane amico lo raggiunse.
<<Allora, ti senti bene?>> gli domandò.
<<Sì... sì, mi sento abbastanza bene>> rispose l'altro, con un tono piuttosto vago.
Poi, incuriosito, il medico aggiunse: <<Che diavoleria era quella che ti ho trovato nel braccio?>> e indicò con un dito la sala operatoria.
L'uomo si sistemò il cappotto e con aria perplessa affermò: <<Non ne ho la minima idea>>.
Il dottore fece per parlare ancora, ma l'altro lo anticipo': <<Beh, ora è tardi, ci vediamo. E grazie per il favore!>>. Disse queste parole mentre s'allontanava rapidamente.
Il chirurgo, un poco seccato, lo stette a guardare con aria interrogativa mentre spariva dietro un angolo. Che significa non ne ho la minima idea ? -si domandò. Ma dovette accontentarsi di sospirare, deluso. Ah quell'uomo -rifletté -un enigma. E chissà perché aveva voluto svolgere quell'operazione in segreto, tra l'altro con il rischio di farlo licenziare. Ma lui ad un amico non avrebbe mai detto di no. E poi... aveva insistito tanto.
Quella sera si fece molte altre domande, mentre si cambiava, si sistemava il soprabito e si avviava verso l'uscita. Uscì in silenzio dallo studio, certo che nessuno l'avesse visto.
Domani -pensò nuovamente -domani saprò qualcosa di più. E s'incamminò verso l'uscita.
Ma l'indomani le risposte non vennero. Il suo assistente, giunto in studio prima di lui, lo avvicinò con aria preoccupata. Fece un cenno di saluto col capo.
<<E' da stamattina che faccio ricerche su quel... coso>> esordì, perplesso. <<Ma... niente! Non esiste nulla di simile al mondo, o almeno credo. Comunque dovresti rivolgerti ad esperti e non affidare ricerche come questa ad un povero assistente>> aggiunse, con un'espressione vagamente ironica.
L'altro, dal canto suo, rimase con la bocca spalancata per alcuni secondi poi, quasi balbettando, s'affrettò a rispondere: <<Certo, scusa, non avrei dovuto, ma mi incuriosiva troppo>>. S'interruppe, imbarazzato, poi si calmò e aggiunse con tono serio: <<Comunque, vieni nel mio ufficio e dammi dei dati più precisi>>. L'altro annuì e insieme si avviarono verso lo studio, una piccola stanza, accogliente, ben arredata.
Il chirurgo si tolse la giacca e sedette pesantemente sulla sedia, portandosi le mani al volto e cominciò a fissare il vuoto. Poi si mise a guardare l'assistente. Era un ragazzo magro, alto, i tratti del volto tipicamente orientali. Lo aveva assunto da poco tempo ma, data la sua brillante intelligenza e il suo acume, lo aveva spesso incaricato di svolgere alcune piccole ricerche extra o comunque di classificare i più strani reperti trovati nei corpi dei pazienti. Stava scribacchiando qualcosa su una cartelletta piena di appunti e schizzi. Poi gliela porse, s'appoggiò al muro e cominciò a spiegare.
<<Sarò breve: per aspetto, forma e dimensioni somiglia molto ad un proiettile di una calibro trentotto ma è più leggero, e poi ci sono quegli aghi>> fece una pausa. <<Venti piccoli aghi ricurvi disposti asimmetricamente sulla superficie dell'oggetto>>. Il dottore ascoltava, attentissimo.
<<Li ho ingranditi e sembrano avere un foro all'interno, come... come se fossero dei minuscoli aghi per siringhe>>.
L'uomo, turbato, si finse calmo e ringraziò il giovane, complimentandosi per il lavoro svolto. Poi lo congedò e rimase immerso nei suoi pensieri, solo.
Cosa aveva a che fare il proiettile con l'oscuro passato dell'amico? Probabilmente nulla, ma non sarebbe stato conveniente chiederglielo.
Poi decise. L'avrebbe inviato in giornata ad un laboratorio di analisi. Conosceva un amico che ne gestiva uno e gli avrebbe raccomandato la massima riservatezza.
L'assistente entrò e lo informò dell'arrivo di un paziente. L'uomo s'alzò e s'infilò il camice, scrollandosi di dosso tutti i suoi dubbi. Avrebbe atteso, per il momento.
Quel momento durò più di un anno. Per mesi e mesi il chirurgo attese, poi si mise in contatto con il laboratorio ma la questione fu rapidamente liquidata. Gli venne detto che le ricerche erano lunghe e che c'era ancora molto da aspettare. Da allora se ne disinteressò e la vita continuò come sempre.
Poi, una fredda sera di novembre il suo assistente gli consegnò una busta bianca con il simbolo del laboratorio di analisi. Si chiuse nel suo studio e l'aprì, con trepidante foga. Stranamente, s'accorse che le mani gli tremavano e che era tremendamente agitato. Davvero insolito, lui non era tipo da perdere la calma per così poco. Forse il suo intuito gli diceva che nella busta c'era qualcosa di incredibile. Ma nemmeno il suo intuito, né la più fantasiosa delle menti avrebbero potuto prevedere quello che entro pochi secondi avrebbe letto il chirurgo, casuale spettatore di fatti insoliti.
Persa ogni preoccupazione prese tra le mani il foglio e cominciò a leggere rapidamente fra le righe sottili.
<<L'oggetto non appartiene ad alcuna tecnologia conosciuta. E' una piccola capsula, progettata apposta per contenere piccole quantità di liquidi. All'interno abbiamo trovato una microscopica quantità di un agente in grado di influire sul DNA. L'agente mutante è stato analizzato e possiede la capacità di mutare qualsiasi creatura in un essere umano, sconvolgendo totalmente il suo patrimonio genetico.
La preghiamo di mettersi in contatto con noi al più presto. Sarà difficile mantenere a lungo il segreto. Firmato: laboratorio di analisi...>>.
L'uomo fissava la lettera, sudato e turbato, senza più sapere cosa stesse accadendo. Non telefonò al laboratorio, ma, verso sera, compose il numero del suo amico e paziente. Il suono del telefono rimbombò a lungo, prima che qualcuno alzasse la cornetta.
Egli pareva star male, ansimava, la voce roca. Gli raccontava cose assurde e non lo lasciava parlare. Il dottore alzava la voce, ma senza risultato.
Il giovane delirava, rideva ed entro pochi secondi ciò che diceva non era più comprensibile. Poi parve allontanarsi dal telefono e i suoi gridolini isterici risuonarono sempre più lontani. Quando il dottore decise di attaccare un terrificante grido, oscuro, tonante, esplose dalla cornetta. Quel grido non aveva nulla di umano, troppo potente, un tono di voce troppo basso. Inoltre nessuna voce al telefono avrebbe costretto un uomo ad allontanare la cornetta dall'orecchio, per evitare di rimanere assordati. Ma fu proprio quello che il dottore fu costretto a fare. Attaccò la cornetta, ancora in preda al panico, grondante di sudore. Fece un sospiro profondo e, voltandosi verso la porta scorse i volti del suo assistente e della sua segretaria che lo guardavano preoccupati.
Correva rapido nella notte, ombra fra le ombre, muovendosi rapido tra le fioche luci notturne, ansimando. Correva freneticamente, ma più freneticamente pensava, confuso, senza trovare un fondo di ragione in tutto quello che stava accadendo. Aveva una certa paura, lo ammise a se stesso, ma era troppo altruista, non si sarebbe tirato indietro. Il suo amico stava male, non gli importava se era pericoloso andare da lui, ma lo avrebbe fatto. E senza ripensarci.
Giunse alla villetta dell'amico, ora una spettrale abitazione avvolta dall'oscurità, minacciosa, imponente. L'oscurità non era solo la mancanza di luce, era presente, viva, quasi palpabile. Questo pareva al coraggioso chirurgo, mentre tentava di aprire la porta. Ma non s'accorse degli strani fasci di luce dietro alla casa.
La porta scattò e s'aprì senza difficoltà. Anzi, ad un certo punto si spalancò e l'uomo vide una finestra infranta e fuori luci abbaglianti che si sollevavano in cielo. Qualcosa di proporzioni gigantesche si allontanò nel cielo.
Poi, la sua mente stravolta andò all'amico. Dov'era. Cosa sapeva di tutti quei fatti e, soprattutto, come stava ora?
Ma la creatura che lo uccise non era il suo amico. Moriva, si accasciava al suolo, vita innocente stroncata da qualcosa di diverso. Pensava e capiva tutto, tutto quello che era successo. <<Stupido altruista>>, borbottò, esanime, ma tuttavia sorrideva, sorrideva e si autocommiserava, rimproverandosi per la sua imprudenza e curiosità. Ma non c'era tempo per pensare. Ora era tempo di andare. Sarebbe toccato a qualcun altro fermare il pericolo che il suo falso amico costituiva. Chiuse gli occhi mentre l'alito della cosa gli percorse il collo e qualcosa di pesante gli diede il colpo di grazia. Amico. No. Creatura aliena, nuova nemica dell'uomo, oscura portatrice di morte, fatale e orrenda entità.
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