FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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FINCHE' DIO VUOLE...
Paolo Campanella
Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.
Aveva anche pianto; la cerimonia era stata toccante, molto toccante, forse anche troppo. Paolo, non fare lo scemo! Soffri anche di vertigini!. E già. Ci mancava solo che glielo ricordasse. Di sotto intanto la vita continuava normale; o almeno così Paolo pensava, visto che non riusciva a guardare di sotto. Ad un tratto il lampo di genio; non era difficile; in fondo nei film lo fanno sempre. Bastavano pochi metri e sarebbe rientrato dall'altra finestra, quella del vicino. Raccolse le forze; sudava; le macchine di sotto passavano veloci; una piccola folla si era già fermata a curiosare. Alzò un piede, quello destro. Nulla da fare; più forte di lui. Paolo, non fare sciocchezze, vuoi farmi venire un infarto? . Era troppo. Con un balzo, spavaldo, era davanti alla finestra. Naturalmente chiusa. Non doveva essere la sua giornata fortunata. Con una gomitata ruppe il vetro, e non solo quello, visto che si tagliò non poco. Pazienza. In fondo tutti, quando pensano di sognare, si tirano un pizzicotto; beh, lui aveva fatto l'alternativo. Si decise a rientrare; anche perché di più non avrebbe saputo resistere. La mano in tasca; cercò e sfilò una sigaretta. Ci voleva proprio. L'accendino era nell'altra tasca, e a dire il vero era pure scarico. C'era da aspettarselo. Fu per necessità che alzò gli occhi: uno studio, calmo e sopito l'ospitava curioso. Un muro di libri copriva la tappezzeria antica, di colore opaco e ornamenti fuori moda. Sull'enorme tavolo di legno polveroso, poggiava un grosso posacenere di cristallo, o presunto tale; nascosti dalla lampada i fiammiferi.
Paolo! Fumi anche! Ma almeno stai bene, vieni da qua, da nonna, dille cos'e successo! Effettivamente la nonna non sapeva che il nipotino, rampollo della famiglia, giovane, bello, studioso educato fumasse. Paolo aveva preferito tenersi nascosto; no, non per vergogna, ma per rispetto. Vinse la paura, nascose lo stupore: Non so chi dei due debba parlare di più... La nonna non diede peso a queste parole; era troppo felice per il pericolo scampato. Il comportamento di Paolo le era sembrato proprio strano! Passava di lì per fare la spesa ed aveva pensato di fare un salto a salutarlo; una volta avrebbe detto a portargli la merenda, ma ormai il suo bambino era cresciuto, anche se ciï era difficile da accettare.
Non aveva avuto bisogno di citofonare, le aveva aperto una giovane bella ragazza che stava uscendo proprio quando lei si apprestava ad utillizzare una di quelle nuove diavolarie. Come mille altre volte aveva affrontato, lenta, quei tre scalini sul tappeto rosso che portava all'ascensore; era salita al settimo piano, aveva percorso lo spazioso corridoio illuminato al neo, ed aveva suonato alla porta.
Beh, Paolo, appena l'aveva vista, era scappato urlante; l'ingresso, la sala, poi in camera sua, dove c'era trallatro quel coso che urlava musica rock. E poi, raggiunto, sul davanzale.
Come stai figliolo? Chiese dolce la nonna. Io, bene, credo, e tu, nonna? Rispose Paolo cercando di dare una parvenza di senso e tranquillità alle sue parole, anche se non era semplice. Pulcino, lo sai che nonna è anziana, ma se Il Signore vuole, fino ad oggi.... La classica risposta di nonna. Anche un mese ed un giorno prima, a casa sua, aveva detto lo stesso. Ed era proprio quello il problema. Il discorso prese una piega difficile; Paolo, incredulo, avrebbe preferito non essere mai sceso da quel cornicione, se non per fare un saltino di circa venticinque metri; la nonna, dal canto suo, pensava a come tranquillizzare il nipote, turbato da chissà quale problema. La gioventù! Non gli manca nulla e pure guarda cosa succede! Ai suoi tempi, ai tempi della nonna, quando era ancora la signorina Carmela, certe cose non le passavane neanche per la mente; e forse si stava meglio allora, senza tutte queste diavolerie.
Paolo prendeva tempo, o forse perdeva tempo, aspettava che qualcosa o qualcuno irrompesse, interropesse o almeno aiutasse quella discussione. Nulla da fare, sempre e solo due attori; eppure la casa era quella del vicino. Come era entrata la nonna? Come mai non veniva nessuno?
Dimmi, un po', pulcino, ce l'hai la ragazzina? Si, nonna, ma non è una ragazzina, ha vent'anni, èuna ragazza! Vent'anni? Ma dai, pulcino, come si invecchia!. E già; ma non si muore mai a quanto sembra... le parole, le frasi, erano sempre quelle. Evidentemente, anche se fosse successo realmente, la morte non avrebbe portato questa grande novità nella vita della nonna. Nessun cambiamento apprezzabile; sempre la solita cara, dolce, adorabile forse un po' noiosa vecchina.
FUUOORII! Beh, forse sarebbe stato meglio che il vicino non fosse arrivato. La nonna non condivideva quell'atteggiamento scontroso e maleducato, ma Paolo non le dette il tempo di reagire trascinandola letteralmente fuori dalla porta fra le urla di quell'uomo grosso e scontroso che mal si copriva con una bianca canottiera.
Rientrarono nella loro, di casa, la nonna e il nipotino. Sempre amorevole nonna Carmela offrì, o meglio impose a Paolo una calda camomilla, che ti fa nonna, eh?. Paolo odiava la camomilla. La riteneva una bevanda insulsa e per di più dallo scarso effetto. Ma tanto nonna non avrebbe capito.
Esasperato dagli eventi Paolo si adeguò al paradosso. Che hai fatto ultimamente nonna? Oh pulcino, nulla di particolare; a dire il vero non ricordo ma sai, alla mia età... le solite cose. Ma è lo sprito che conta! Sin troppo! Lo spirito non era mai mancato a nonna; il suo particolare spirito che, tipico delle persone di una generazione diversa da quella di Paolo ritengono tutto logico, naturale; quello spirito che nel tentativo di proporsi si impone, ma non per cattiveria, no, non sia mai, non da nonna; per un semplice e fortissimo senso di giustizia che lo pervade e lo possiede, libero da interpretazioni e modifiche. Per il resto una gran donna, una gran donna. A quanto pareva addirittura di più di quanto Paolo avrebbe potuto mai immaginare.
Parlare con Paolo aveva sempre avuto un certo fascino su nonna Carmela. Non era l'unico nipote, ma anche se forse difficile da ammettere anche a se stessi era forse il migliore; e poi era così colto ed educato! Proprio un ragazzino che non ce n'è. Attento ascoltatore ma non passivo, divertente. Beh, un difetto lo aveva: parlava troppo veloce, e nonna faceva fatica a seguirlo, costringendolo sempre a ripetere e a soffocarsi un lamento nella gola. E poi la musica la sentiva davvero troppo alta! Con quell'affare! Sempre acceso! Ma si diventa sordi! gli diceva sempre; lui abbassava ma la volta dopo era uguale. Capirli, 'sti giovani, irrispettosi del proprio corpo, recettori di tradizioni che non intendono tramandare, fragili ed immaturi, ad un passo dall'essere i nuovi uomini.
Paolo insisteva: Ma dai, ci sarà qualcosa di particolare, di carino, che hai da raccontarmi. Nulla, nulla! Lo sai, pulcino, mi manca poco ancora, e devo aspettare, ma nel frattempo sono in pace con me stessa, tutto qui. L'importante è lo spirito!. Forse lo faceva apposta, o forse no, ed era sincera così. I pensieri di Paolo si accavallarono veloci nella sua mente, che, rovente, produceva ipotesi e tesi per spiegarsi ciò che stava succedendo; un sogno? Uno scherzo? Il primo era lo aveva già escluso, il secondo improponibile. Uno zombie? Ma no, non poteva neanche dire di aver visto troppi film, visto che Paolo non guardava la TV; e poi se li immaginava diversi! Un angelo? Non nonna! Brava ma non così meritevole. Pensò anche ad i suoi amici, che facevano sporadico usa di allucinogeni; ma nessuno glie li avrebbe somministrati di nascosto, e poi sapeva che gli effetti erano diversi, più confusi. Realtà, presunta tale; comunque era nonna, senza dubbio quella che gli si poneva di fronte.
Finì la camomilla. L'ultimo sorso gli sembrò una tortura, ma lo ingoiò per far piacere a nonna.
Paolo, pensò, ripensò. Meditazioni di ogni genere, più o meno profonde, più o meno accettabili. Decise in fondo, e accettò. Nulla, nulla di razionale; ma, almeno questo, anche se nonna non poteva saperlo, dava ragione a lui.
Giovane d'anni ma non di pensiero, solo ventenne ma con tanti, forse troppi ricordi già alle spalle, era convinto dell'inconsistenza di una ragione, di una giustizia, di una legge, di un qualcosa di vero, di un qualcosa di certo. Per lui la vita era divisa in due parti; quella che si vede, quella di tutti i giorni, quella che non invidia nessuno, e quella particolare, quella che non si vede, quella fatta di emozioni, di ragionamento, di pensieri. Ed era proprio la seconda a portarlo all'irrazionalità, allo scetticismo, all'inconsistenza, alla convizione che tutto, tutto, sia basato su convenzioni. All'estremo la nonna, con le sue certezze, con la domenica a messa, la camomilla di quando si sta poco bene, la cena alle otto in punto e la saggezza popolare, ma quella di una volta. La convinzione statica di un mondo segnato e perfettamente spiegabile. Beh, era per quello che nonna era ancora lì. Lei sapeva che, finché il Signore vuole, fino ad oggi..., sarebbe vissuta, per morire nel sonno accompagnata per mano da suo marito di fronte al Dio. E così non era stato; e così doveva essere. Per nonna, nulla poteva cambiare o smontare le certezze; e proprio questo ad un tempo distrusse e confermò quelle di Paolo. Ma, si giustificò Paolo, forse anche lei, nonna Carmela, era Dio del suo mondo...
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