FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL FORO ERA A FORMA DI STELLA
Marcella Contarella Chiovaro
Sabato, ore 23,40
L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti.
In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada, né di così sinistro.
Anche il giovane assistente lo fissava, ad occhi spalancati.
Si troverà una spiegazione logica anche per questo... coso gli disse il patologo e con voce ferma riprese a descrivere al registratore:
<<Estratto dal ventricolo destro oggetto metallico. Massima altezza... mm. 18, massima larghezza... mm. 10. Bordo irregolare, simile ad un proiettile schiacciato. Sono presenti numero sei piccoli ami ritorti, snodabili, deformati, saldati grossolanamente sulla parte alta. Lunghezza mm. 4. Tale particolare proiettile giustifica la presenza di tessuti sfrangiati e l'isolita forma a stella del foro d'ingresso...>>
L'ispettore Jack Ferguson attendeva fuori dal cono di luce intensa proiettato dalla lampada, appoggiato alla parete.
Un'altra grana. pensò rabbrividendo.
Fame, freddo, sonno, un oggetto alieno e un foro a forma di stella. riepilogò.
Non aveva avuto neppure il tempo per un panino dal maledetto ritrovamento alle nove di quella mattina. Ora era quasi mezzanotte e avrebbe dato qualsiasi cosa per un bel caffè, forte, amaro e caldissimo!
Il caso si era presentato in modo anomalo fin dall'inizio.
Il ritrovamento era avvenuto in seguito alla telefonata di una donna, che aveva visto sporgere dal tetto della casa di fronte un piede.
Rivolto al cielo. diceva con voce tremante E' proprio un piede, con una scarpa marrone e un calzino rosso lampone, rivolto al cielo.
Avevano pensato subito ad uno scherzo, ma il sergente che aveva preso la telefonata non era dello stesso parere. C'era autentico panico in quella voce. Così avevano ritrovato l'uomo, col piede rivolto al cielo, la scarpa marrone, il calzino rosso lampone ed uno squarcio a forma di stella in corrispondenza del cuore, morto, naturalmente, da alcune ore.
Nessuno nel palazzo lo conosceva. Nessuno l'aveva mai visto in quella zona.
Non si capiva come, tra tanti posti dove poteva andare a morire ammazzato, fosse finito proprio su quel tetto.
Riportare giù il corpo era stata un'impresa, tanto la botola di accesso era stretta ed ancor più stretta era la scaletta a pioli in ferro, che la collegava al pianerottolo dell'ultimo piano.
Ferguson sussultò, mentre la mente vagava, si era quasi addormentato.
Allora Jack... Jack! ma che fai, dormi in piedi? la voce nervosa del patologo era proprio indirizzata a lui.
Ti ascolto Norman lo rassicurò
Dunque proseguì il medico in base alle prime analisi... posso collocare l'ora presunta della morte tra le 2. OO e le 3. OO della notte scorsa. In seguito potrò essere più preciso. Intanto puoi portarti via il... coso!
Grazie Norman. Ci vediamo.
Ferguson prelevò il contenitore col proiettile da consegnare alla Balistica e si diresse verso l'uscita.
Si troverà una spegazione logica anche per questo... coso. si augurò.
***
Venerdì, ore 2,10
Erano da poco passate le due, quando Adam, lasciata l'auto in una piazzetta a più di trecento metri di distanza dall'isolato, aveva suonato brevemente il campanello con la scritta <<Portiere>>, al numero 18 di Main Street. Si udì uno scatto ed Adam entrò richiudendo silenziosamente il portone dietro di sé.
Una figura non ben definibile (uomo, donna?), avvolta in una vecchia vestaglia l'attendeva nell'atrio, la luce restò spenta. Anche la voce non aveva sesso, era solo un rauco sussurro Si ricordi, io non la conosco. Una banconota passò da una mano all'altra poi Adam prese l'ascensore fino all'ultimo piano. Silenzio assoluto nelle scale buie.
Accese la torcia elettrica ed illuminò la botola sul soffitto.
Ci siamo. pensò, abbassando la scaletta a pioli. Pochi minuti dopo era appostato all'angolo destro del tetto.
Si assestò meglio per non perdere l'equilibrio ed estrasse da sotto al giaccone il binocolo a raggi infrarossi. Ma non ce ne sarebbe stato bisogno, la finestra centrale dell'attico del palazzo di fronte era illuminata da una luce soffusa ed inquadrava due figure in atteggiamento inequivocabile.
Adam si concesse un sospiro di profonda soddisfazione. L'aveva incastrata la rossa! Dopo due mesi di appostamenti, un raffreddore, tre multe per sosta vietata e ore di sonno perdute, dato che la tipa aveva l'abitudine di riuscire a scomparire nelle ore notturne per farsi ritrovare solo all'alba, ora non gli restava che stendere il rapporto finale.
E fu l'ultima cosa che pensò... un botto... un impatto... uno squarcio a stella.
***
Venerdì, ore 2,20
Finalmente c'era silenzio in casa. La nonna, che non aveva mai sonno, aveva spento la televisione da almeno dieci minuti. Suo fratello era rientrato da mezz'ora ed i suoi genitori dormivano da un pezzo.
La notte è mia. pensò Marc.
Marc aveva dodici anni, alto per la sua età, vivace ed avventuroso.
Nella sua mente prendevano vita le vicende più eccitanti, ogni fatto accaduto nella giornata diventava lo spunto per meravigliose immaginarie avventure e le ore della notte erano le migliori per creare i suoi films.
Non c'era nessuno che venisse ad interrompere le sue cavalcate nel deserto o le sue esplorazioni di nuovi mondi e le sue attività di agente segreto rimanevano un mistero per tutti. Marc amava la notte.
E in quella notte particolare Marc, ossia l'agente K 412, aveva una nuova arma segreta da provare ed era molto eccitato.
Scostò le coperte con un calcio, aprì lo zainetto, che aveva prudentemente nascosto sotto il letto, e sul fondo, ben avvolta nella sua sciarpa gialla, ecco l'arma sottratta al laboratorio degli agenti nemici, nel quale era riuscito ad entrare di soppiatto, dopo aver superato mille difficoltà.
Marc uscì sul terrazzo, doveva agire in fretta, da tre giorni un cecchino gli faceva la posta da un tetto di fronte. Non che lo avesse visto chiaramente, ma sapeva che c'era, la sua esperienza di vecchio, navigato agente non poteva ingannarlo.
O io o lui. pensò. Si accucciò dietro la balaustra di cemento, le braccia tese verso l'alto, l'arma stretta a due mani, come ogni agente che si rispetti e fece fuoco.
Il contraccolpo gli strappo' di mano la pistola, che volò oltre la balaustra sul cassone di un vecchio camion cigolante carico di rifiuti, e lì si inabissò. Il rombo del motore ansimante che riempiva la notte, aveva coperto il rumore dello sparo.
Ben fatto agente K 412 si congratulò Marc rialzandosi L'arma è perduta, ma il nemico è disintegrato!
***
Giovedì, ore 11,00
Il laboratorio Effetti Speciali era in subbuglio. Steve sentiva la rabbia montargli dentro come una rossa marea inarrestabile.
Chi è entrato? urlava Chi ha lasciato aperto? Chi si è permesso di toccare il mio lavoro?
Avevo appena terminato di modificare la pistola, l'avevo caricata col proiettile ad uncini, l'ho lasciata un attimo, dico un attimo, sul bancone, il tempo di andare a rispondere al maledetto telefono in corridoio!
Chi è entrato qua dentro? Se è uno scherzo imbecille di qualcuno, lo butto fuori a calci, gli spacco la faccia! Tre giorni di lavoro persi per ottenere un perfetto foro a stella!
Le sue urla si spandevano ad ondate, nessuno osava fiatare.
E nessuno si ricordò dei ragazzini in visita guidata al Museo degli effetti speciali che mezz'ora prima erano sfilati in perfetto ordine davanti al
laboratorio sulla cui porta campeggiava la scritta E' severamente vietato l'ingresso.
L'arma non fu ritrovata, l'assassino non fu identificato e, mentre la rossa continuava indisturbata a godersi i suoi incontri infocati al numero 15 di Main Street, Jack Ferguson cominciò ad odiare le stelle.
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