FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UNA STRANA GIORNATA
Samantha Beretta
Paolo! Rientra per favore urlava nonna Carmela.
Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertiggini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema.
Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista con i suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.
Paolo guardò il gattino della nonna sul cornicione a dieci passi dalle sue gambe, sotto di lui vi era una folla numerosa, che ad ogni minuto aumentava sempre più.
Paolo si fece coraggio e si azzardò a fare un passo verso il gattino ma, si bloccò di colpo poiché l'occhio gli cadde verso il basso; terrorizzato si tirò indietro e si appoggiò al muro.
Era un palazzo molto grande, costruito alla fine degli anni venti, ma ristrutturato qualche anno addietro; era di color giallognolo, con i cornicioni e le arcate bianche; intorno vi era un parco molto grande, con un laghetto, una fontana, delle panchine ove poter riposarsi e qualche piccolo animale.
Paolo dal cornicione del palazzo vedeva tutto questo, ma proprio sotto di lui vi era la piazza da cui partiva la strada che conduceva al centro della città; per una manciata di secondi guardò di sotto, stando attento a non cadere; ora la folla era raddoppiata, vi erano pompieri, poliziotti, ambulanze, il parroco che parlava attraverso il megafono ed infine un carro funebre, lo stesso che c'era al funerale della nonna.
Paolo chiuse gli occhi; ripensò al motivo che lo aveva spinto su un cornicione al settimo piano, quando soffriva di vertiggini; era per Birba, il gatto della nonna, l'unico ricordo che gli aveva lasciato.
In quello stesso momento giurò a se stesso che non sarebbe sceso da lì finché non avesse preso Birba con sé e fosse rientrato.
Apri gli occhi, chiamò Birba, ma vide che si era allontanata ancora di qualche passo; la gatta si girò e si mise a miagolare, forse gli era presa un po' di paura.
La gatta era di razza persiana, aveva il pelo candido come la neve e soffice come il cotone, Paolo si divertiva a chiamarla Pelosona.
Paolo pensò che la gatta avrebbe voluto andare da lui, solo che non poteva girarsi, in quel punto il cornicione rea molto stretto.
In quel momento si accorse che qualcuno lo chiamava, fece uno sforzo e guardò giù, avvinghiandosi però ad una finta colonna; vide che era un pompiere, vestito di color arancione con un copricapo giallo fluorescente. Lo chiamava e gli diceva di non suicidarsi poiché era un giovane e aveva ancora tutta la vita davanti a sé.
Paolo urlò senza guardarlo, ma non voleva affatto suicidarsi; aveva le occhiaie color indaco, che pian piano si scurivano colorandosi di blu; in volto era pallido e aveva la pelledoca sulle braccia; tremava.
Paolo si girò di scatto, Birba ora miagolava più insistentemente, sembrava piangesse; cercò di rassicurarla, di parlarle in modo che lo ascoltasse.
La gattina si calmò.
Chiuse gli occhi, li riaprì, fissò il cielo.
In quel momento i suoi occhi videro l'immagine della nonna, che sparì quasi subito. Paolo si fece coraggio. fece altri passi e finalmente raggiunse la gattina; la prese in braccio. Ma Birba si impaurì e con uno scatto si liberò della presa di Paolo e cadde nel vuoto; egli cadde a sua volta.
Si rese conto che stava precipitando verso il basso; la caduta era veloce. Vide che la folla non c'era più, al suo posto vi era solo il vuoto, tutto nero; più scendeva più gli sembrava che il nero lo attraeva per avvolgerlo a sé.
Chiuse gli occhi e attese la sua fine imminente. In quel preciso istante risenti la voce di nonna Carmela, che risuonava nelle sue orecchie, ora molto più vicina di prima, che diceva: Paolo, rientra per favore .
Paolo spalancò gli occhi e si accorse che era seduto su una sdraio sul balcone di casa e che la nonna lo chiamava dalla cucina.
Era solo un sogno.
Paolo sospirò felice. Guardò attentamente il cielo e lo vide azzurro come non mai, si guardò intorno e notò le chiome degli alberi estendersi fino all'orizzonte innanzi a sé; si sporse dal balcone e guardò di sotto.
Sorrise.
Si girò per rientrare in casa, quando si sentì strusciare qualcosa contro la gamba, abbassò gli occhi e vide... Birba. La prese in braccio, la coccolò e le accarezzò il soffice pelo bianco; la rimise a terra e rientrò in casa, abbracciò la nonna e le diede un bacio sulla guancia.
Poi andò in camera sua.
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