FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







NULLU HOMO VIVENTE PO SKAPPARE

Dante Albanesi




Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare sul cornicione al settimo piano di un palazzo non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.

Paolo, torna dentro! Tu mi fai morire! Il ragazzo girò la testa con ribrezzo. Non v'era abbastanza spazio per sedersi a riflettere, com'era sua abitudine, quindi avanzò ancora sul cornicione. Doveva cercare di stare calmo e pensare. Stava cominciando a piovere. Il camion della spazzatura percorreva il viale, la gente usciva dal supermercato con pesanti buste fra le mani. Paolo sentì che, assieme alla paura di precipitare, all'orrore per uno spirito trapassato, stava facendosi strada in lui una certa inequivocabile sensazione che lo accompagnava da una vita. Si trattava di disgusto. Disgusto per lo stereotipo. Paolo odia le cose banali. Ogni azione aveva scritto sul suo diario, appena compiuta dalla maggioranza, diviene stupida; ogni opinione, appena conquista il favore delle folle, si rende idiota. Ciò che lo infastidiva di più in quella scena era proprio la sua volgare prevedibilità: il cornicione, il morto che parla... Quanti film, quanti fumetti avevano già prosciugato il tema? E lui avrebbe dovuto prolungare di un ennesimo capitolo la tradizione? Alla fine, la dignità superò il panico. Rientrò alla finestra e abbracciò la nonna, che lo sgridò bonariamente, prima di correre a preparare il tè. Nonna Carmela assurse ben presto a notorietà planetaria come la prima rappresentante della nuova tendenza, la pioniera di un inedito way of life (anche se sembra che a Rijadh un commerciante di 42 anni, dilaniato da un carretto, fosse riapparso con ben due giorni di anticipo su di lei; ma non esistono fonti degne di fede in proposito). La nonna concesse interviste, firmò autografi. Col suo irrimediabile accento di Porto san Giorgio, tenne ammirate conferenze nelle università di tutto il mondo. L'emulazione e l'invidia fecero il resto. I casi si moltiplicarono. Spontaneamente, in ogni città, e infine quasi in ogni famiglia, i morti cominciarono a tornare. Allegri e perfettamente in salute, non indossavano gli abiti del funerale, ma quelli che avevano portato nella vita di tutti i giorni. A dar credito alla maggiorparte dei referti, i ritornanti apparivano senza alcun preavviso, quasi sempre alla periferia della loro città natale; il più delle volte (per oscure ragioni) davanti a un semaforo, con un lieve senso di vertigine e una intermittente acidità di stomaco. Scienziati e mistici si contesero l'enigma attraverso i più sottili sofismi. Alcuni supposero coraggiosamente che la vittoria sulla morte non era mai stata un evento impossibile. Caso mai, difficile. Tutti conoscono il famoso paradosso della fisica, secondo il quale vi è una remotissima probabilità che un corpo, grazie a una disposizione incredibilmente fortuita degli atomi che lo compongono, possa attraversare indenne una parete. Con nonna Carmela, quel miracolo della materia si era verificato. E col suo passaggio, il muro che aveva sempre separato vita e non vita si era infranto. O meglio, come tentò di spiegare Stephen Hawking, si era ammorbidito. Mentre l'assenza di nonna Carmela era durata più di un mese, i suoi imitatori divennero sempre più abili e veloci, confermando il modello teorizzato in proposito da Baudrillard, che nel suo ultimo saggio aveva parlato di una grande muraglia che la volontà umana andava gradualmente sbriciolando. L'intervallo medio fra sparizione e riapparizione si andò stabilizzando sui quattro giorni; tre nei paesi tropicali. L'orrore si pacificò nell'abitudine, anche se non mancarono alcuni casi spiacevoli. Alcuni malati terminali, sottoposti ad eutanasia, riapparivano contro il loro stesso desiderio e per giunta a diversi chilometri dal luogo di degenza, cosa che non mancò di creare pesanti disagi nei servizi ospedalieri. Un famoso cronista russo, ansioso di vivere la nuova esperienza e sempre più irritato dalla propria salute granitica, promise argutamente in diretta televisiva il primo vero reportage dall'oltretomba, dopodiché si suicidò con del cianuro. Non si seppe più nulla di lui. Un operaio jugoslavo perito in un incidente minerario della Ruhr, riapparve all'alba in una piazza di Dubrovnik, e qui immediatamente colpito a morte da un cecchino; per nulla scoraggiato, l'uomo tornò ogni venerdì pomeriggio alle cinque, e per il cecchino eliminarlo era ormai divenuta una prassi. Finché, dopo una quindicina di tentativi, l'operaio sparì per sempre, e questa fu la prova inconfutabile che i meccanismi del ritorno non erano ancora stati messi a punto. Molti approfittarono della consuetudine per i più stravaganti motivi. Tulse Luper, ornitologo di Newport, uccise sua moglie per poterla più discretamente tradire con la guardiana del cimitero, e pochi giorni dopo si riconciliò con la sua metà. Manager sovraffaticati presero l'abitudine di sopprimersi ad ogni weekend, poiché sembrava che la "returning" tonificasse il fisico meglio di qualsiasi ginnastica. Con l'estendersi della pratica, poterono stilarsi le prime provvisorie statistiche. Si rilevò che dopo la quarta-quinta riapparizione la maggiorparte dei soggetti dimenticavano completamente la propria lingua per un dialetto incomprensibile che sembrava un cinese parlato al rallentatore; ma nell'apparizione successiva, quasi tutti recuperavano l'idioma originario. Dalla settima in poi, il 62% manifestava con veemenza opinioni ecologiste. Dall'ottava si tornava sempre abbronzati e dopo la decima più del 50% guariva da miopia e presbitismo. Il 98% dei ritornanti, una volta constatate le reali condizioni dell'aldilà, aveva polemicamente cambiato religione. Alcune giovani tornarono incinta. Critiche ferocissime provenivano dall'intellighenzia tardo-marxista, che dopo aver predicato per decenni la falsità di ogni visione escatologica, non volle minimamente mutare i propri dogmi, e organizzò una sottoscrizione pubblica nella quale veniva propagandata l'obiezione di coscienza nei riguardo di qualsiasi tipo di reazionaria resurrezione. In una memorabile enciclica, il Papa testimoniò a chiare lettere che tornare dalla morte era in tutta evidenza un peccato mortale, un attacco all'ordine divino, e per di più una mancanza di rispetto verso tutte quelle anime del passato che non potevano usufruire dello stesso dono. Un ascesso polmonare lo stroncò tre settimane dopo, ma pare che lo zoom sgranato di un cineamatore lo abbia sorpreso di recente in alcuni vicoli del quartiere ebreo di Cracovia, vestito di nero e con una lunga barba. La situazione divenne insostenibile allorché la Barriera si abbassò a tal punto che anche i defunti più antichi (e dunque più deboli) ebbero la possibilità di varcarla. Ma, curiosamente, soltanto i morti famosi riuscirono a tornare in vita. Gilles Deleuze risolse l'enigma ipotizzando che l'energia migratoria di ogni individuo poteva essere alimentata esclusivamente dal ricordo che i viventi mantenevano nei suoi confronti. L'opinione popolare era invece assai più estrema: in realtà, tutti i morti erano già tornati da noi, ma i più avevano perso la memoria, riprendendo a vivere quasi senza accorgersene, mentre altri avevano preferito mantenere l'anonimato. Cosa ci guadagnerebbe infatti uno stupratore giustiziato tre secoli prima sulla forca a rivelare la propria identità? Da qui, la convinzione che i più grandi assassini della storia si aggirassero indisturbati per il mondo civile generò sgomento e aspre proposte restrittive. Secondo Biante e altri illustri esponenti della destra, era necessario smascherare tutti i ritornanti socialmente indesiderati e riapplicare su di essi le medesime condanne eseguite all'epoca. Simili proposte, negando la possibilità che un individuo potesse dimostrarsi migliore in un ambiente migliore, o perlomeno diverso in un ambiente diverso, riportavano i dibattiti sulla natura umana ad una visione medievale e astorica, che personalità come Roger Bacon non fecero a meno di stigmatizzare. Ecco perché suscitò grande soddisfazione, fra gli spiriti progressisti, un fatto di cronaca riguardante un extra-comunitario algerino il quale, arrestato dai carabinieri di Milano per spaccio di droga, su richiesta di esibire i documenti, aveva orgogliosamente dichiarato: Sono Sant'Agostino da Tagaste. Intanto, il mondo culturale era sempre più in fermento. Eschilo, docente di Lettere antiche all'Università Cattolica di Boston, riscrisse e pubblicò "Il Prometeo liberato", mentre Kafka fece causa per lesa immagine a Max Brod per non aver distrutto "Il castello", ultimandone pochi anni dopo una versione assai più pacata e ottimistica, che non riscosse però il successo dell'originale. Honoré de Balzac, dopo varie vicissitudini, emigrò in Brasile e divenne sceneggiatore di telenovele. Alberto Bevilacqua morì e fu sepolto. Gli avvocati divennero sempre più indispensabili per sbrogliare tutti i cavilli che il nuovo regime provocava: bisnonni dimenticati che pretendevano una stanza, proprietà spogliate dagli sciacalli durante i canonici quattro giorni, licenziamenti per assenteismo... Siamo in troppi, ormai. Ogni volta che ripensava a quel pomeriggio trascorso sul cornicione, Paolo si voltava a guardare nonna Carmela, da quasi duecento anni immobile sulla sua sedia, e la abbracciava commosso. Di tanto in tanto, quando i suoi occhi glielo consentivano, amava rileggere i vecchi racconti dell'orrore, tutto quello spreco di aggettivi, quella paura per Lady Ligeia che usciva dalla bara; e rileggeva i racconti venuti dopo, tutto quell'umorismo stupidotto su zii Tibia bavosi e seghe circolari; e le ultime storie sempre più pseudo-ironiche e acefale, di gente che per sentirsi alla moda eruttava neonati stuprati, fiumi di merda e overdose di crack ogni dieci righe. Quel pomeriggio, invece di sforzarsi di comprendere la novità, era subito fuggito col cuore in gola, perché così gli avevano insegnato quei racconti. Ma cosa c'era di tanto terribile? Vedere sua nonna viva non avrebbe dovuto riempirlo di gioia, piuttosto che terrorizzarlo? Tempo fa aveva sentito Mark Twain dire alla radio: Perché un mondo che da sempre accetta la morte, non riesce ad accettare una nuova vita? Perché prima di ogni altra cosa, morire è banale.



ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.